Io penso positivo

Jovanotti docet:

una bella canzone per esaltare l’ottimismo

 

 

Penso positivo

Jovanotti

Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
Io penso positivo ma non vuol dire che non ci vedo
Io penso positivo in quanto credo
non credo nelle divise né tanto meno negli abiti sacri
che più di una volta furono pronti a benedir massacri
non credo ai fraterni abbracci che si confondon con le catene
io credo soltanto che
tra il male e il bene
è più forte il bene
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
Io penso positivo perché son vivo e finché son vivo
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
Uscire dal metro quadro dove ogni cosa sembra dovuta
guardare dentro alle cose c’è una realtà sconosciuta
che chiede soltanto un modo per venir fuori a veder le stelle
e vivere le esperienze sulla mia pelle, sulla mia pelle
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
Io penso positivo perché son vivo e finché son vivo
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
Io credo che a questo mondo
esista solo una grande chiesa
che passa da CHE GUEVARA
e arriva fino a MADRE TERESA
passando da MALCOM X attraverso
GANDHI e SAN PATRIGNANO
arriva da un prete in periferia
che va avanti nonostante il Vaticano
Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo
Io penso positivo perché son vivo e finché son vivo
niente e nessuno al mondo potrà fermarmi dal ragionare
niente e nessuno al mondo potrà fermare, fermare, fermare
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
quest’onda che va
quest’onda che viene e che va
La storia, la matematica, l’italiano, la geometria,
la musica…
…la fantasia

 

 

LUCIO BATTISTI

 
 
       UN  MITO DI TUTTI I TEMPI
 
LUCIO BATTISTI
 
 
Il 9 settembre 1998 si spegneva, a Milano, il grande interprete della musica italiana Lucio Battisti, che aveva riscosso un grande successo negli anni 60 e 70, in particolare con la collaborazione del paroliere Mogol.
 
Canzoni come "I giardini di marzo", "Pensieri e parole", "Il tempo di morire", "Emozioni" e tante altre resteranno per sempre nella storia della nostra canzone e di quella internazionale, distinguendosi anche per la loro intramontabile attualità.
 
Mitico fu anche il suo duetto, nell’aprile 1972, con Mina nella trasmissione "Teatro 10", condotta dalla cantante di Cremona.
 
La sua prematura scomparsa ha lasciato in tutti i suoi fans, vecchi e giovani, un grande vuoto.
 
I cinque video incorporati a questo post si riferiscono al duetto con Mina, alla canzone "Anna", alla canzone "Pensieri e parole", alla canzone "I giardini di marzo" ed, infine, alla canzone "Il mio canto libero".
 
                   
 

La libertà

La libertà
Giorgio Gaber
(1972)
 
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
 
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
 
La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.
 
Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.
 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche avere un’opinione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione. 

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

 

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.
 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche avere un’opinione,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

La libertà non è star sopra un albero,

non è neanche il volo di un moscone,

la libertà non è uno spazio libero,

libertà è partecipazione.

 

(Da "Dialogo tra un impegnato e un non so")

 

 

 E’  il  testo di un grande cantautore italiano: Giorgio Gaber, scomparso nel gennaio del 2003, inventore del cosiddetto "teatro – canzone".

 

E’ una canzone molto significativa scritta da colui che è stato definito il cantaute libero per eccellenza. 

Essa chiarisce quello che dovrebbe essere davvero il concetto di libertà.

Non c’è libertà se non c’è partecipazione, non c’è spazio libero se non c’è impegno diretto nel cambiare le cose che non vanno.

 

Quello di Gaber è un messaggio importante soprattutto in un’epoca come la nostra in cui davvero si avverte una forte crisi sul piano della partecipazione e dell’impegno diretto, in particolare, ma non solo, dei giovani, nella politica e nella gestione dei problemi della nostra società.

 

 

 

 

Quando l’amore brucia l’anima

Quando l’amore brucia l’anima

Johnny Cash quando l’amore brucia l’anima

“Quando l’amore brucia l’anima” è il titolo del bel film del 2005.

Un film biografico incentrato sulla vita del famoso cantante americano Johnny Cash.In questo lungometraggio vengono ripercorse magistralmente le fasi salienti della vita di questo artista, dall’infanzia, travagliata dai cattivi rapporti con il padre, peggiorati dopo la tragica morte del fratellino Jack, agli anni dei suoi primi successi discografici, con l’incisione, nel 1955, del suo primo disco: Cry,Cry, Cry e, poco dopo, della canzone Folsom prison blues. Per molti anni, anche a causa dei non buoni rapporti con la prima moglie, sprofondò nel tragico abisso della droga, da cui sarebbe uscito solo nel 1967, grazie all’aiuto della sua partner musicale June Carter, poi diventata la sua seconda moglie , insieme alla quale aveva già scritto la canzone Ring of fire. La sua abitudine di vestirsi sempre di nero gli fece guadagnare il soprannome di Man in black, che ricorda anche il titolo di un suo omonimo album. Versatile, sempre molto abile nel destreggiarsi tra vari generi musicali, tra cui il gospel, il blues ed il rockabilly (una delle prime forma di rock and roll , tra i cui maggiori esponenti vi furono Jerry Lee Lewis ed Elvis Presley), Johnny Cash si è ispirato non solo alla musica tradizionale, ma anche al più moderno country e alla musica pop. E’ morto nel 2003 a qualche mese di distanza dalla scomparsa della sua seconda e legatissima moglie June Carter. Ecco una delle sue più celebri canzoni

Folsom Prison Blues

 di

John  Cash

 

 

I hear the train a coming

It’s rolling round the bend

And I ain’t seen the sunshine since I don’t know when,

I’m stuck in Folsom prison, and time keeps draggin’ on

But that train keeps a rollin’ on down to San Antone..

When I was just a baby my mama told me. Son,

Always be a good boy, don’t ever play with guns.

But I shot a man in Reno just to watch him die

When I hear that whistle blowing, I hang my head and cry..

 

I bet there’s rich folks eating in a fancy dining car

They’re probably drinkin’ coffee and smoking big cigars.

Well I know I had it coming, I know I can’t be free

But those people keep a movin’

And that’s what tortures me…

 

Well if they freed me from this prison,

If that railroad train was mine

I bet I’d move it on a little farther down the line

Far from Folsom prison, that’s where I want to stay

And I’d let that lonesome whistle blow my blues away…..

 

 

  

Sento il treno arrivare ; sta girando intorno alla curva,

E non vedo il sole da non so quanto tempo.

Sono bloccato nella Prigione di Folsom e il tempo continua a trascinarsi avanti

Ma quel treno continua ad andare giú a San Antonio

 

 

 

Quando ero solo un bambino, mia mamma mi disse, “Figliolo,

Sii sempre un bravo ragazzo; non giocare mai con le pistole.”

Ma sparai ad un uomo a Reno, solo per vederlo morire.

Quando sento quel fischio soffiare stringo la mia testa e piango.

 

 

 

Scommetto che ci sono ricconi che stanno mangiando in una lussuosa carrozza

Stanno probabilmente bevendo caffé e fumando dei grandi sigari

Ma lo sapevo che stava arrivando, lo so che non posso essere libero,

Ma quella gente continua a muoversi, ed é questo che mi tortura.

 

 

 

Beh, se mi liberassero da questa prigione, se quel treno fosse mio,

Scommetto che mi sposterei un pó piu lontano lungo la linea,

Lontano dalla prigione di Folsom, è là dove voglio stare

E lascerei quel fischio solitario soffiar via la mia tristezza.

 

ecco altri video             

  http://www.youtube.com/watch?v=1zgja26eNeY