TERREMOTO DEL 23 NOVEMBRE 1980
Domenica 23 novembre 1980, ore 19.34:
un forte boato, che precedette la lunga e violenta scossa sismica del terremoto, sorprese noi tutti, intenti alle nostre occupazioni e alle nostre mansioni.
Chi scrive aveva 11 anni e, dopo un pomeriggio trascorso a scorrazzare per le strade della città con compagni di scuola ed amici di infanzia, era rientrato, da una ventina di minuti circa, in casa con il fratello per svolgere gli ultimi compiti per il giorno successivo e con "l’impegno" di uscire di nuovo subito dopo.
Io e mio fratello avevamo, in modo assai poco saggio, ma strategico dal punto di vista logistico, deciso di suddividere equamente le nostre incombenze scolastiche: io avrei svolto i compiti di italiano, che mio fratello avrebbe poi copiato, e lui avrebbe risolto gli esercizi di matematica che io avrei poi meccanicamente, trascritto sul mio non amato quaderno a quadretti.
Il boato e la forte scossa sismica posero bruscamente fine a quei nostri atti di "pirateria scolastica".
Drammatica fu la sensazione del pavimento che veniva a mancare sotto i nostri piedi e dei balconi che, piegandosi in avanti, sembravano avanzare minacciosamente contro di noi.
Ciò che accadde nei giorni successivi fu indimenticabile: le famiglie, riunificatesi faticosamente dopo la scossa, si apprestarono a trascorrere le prime notti o nelle macchine o in rifugi di fortuna.
Il caldo, che insolitamente aveva oppresso tutti noi fino al pomeriggio di quella domenica, era stato spazzato via da un’improvvisa ed intensa ondata di freddo. Per evidenti ragioni di inagibilità, inoltre, le scuole rimasero chiuse fino a gennaio.
Noi, la mattina del 24 novembre, fummo ospitati da una nostra zia in campagna e lì continuammo a dormire all’aperto, nelle macchine, ancora per alcuni giorni, per poi ritornare gradualmente alla normalità e, benché le scosse sismiche successive rinnovassero la consapevolezza del carattere non ordinario di quella situazione, il ritrovarci lì in tanti, tutti insieme, contribuiva, se non altro, ad alleviarne i disagi e ci permetteva anche di condividere dei momenti felici.
Di quel periodo, al di là dei ricordi personali e familiari, in parte belli e in parte spiacevoli, resta la memoria storica collettiva di un sisma che ha sconvolto tante famiglie e ha distrutto molti paesi. Una disastro che ha lasciato il segno, anche perché la ricostruzione è stata il più delle volte lenta e ancora oggi non appare del tutto ultimata.