Dedicato a tutti noi

Dedicato a tutti noi!

A tutti noi che ci siamo trovati o ci troviamo in difficoltà o che crediamo di non poter affrontare ostacoli che sembrano insormontabili, vorrei dedicare un passo tratto  dal primo Libro di Samuele, incentrato sulla nota vicenda di Davide e Golia.

Nel testo viene evidenziata la sproporzione tra Golia, il gigante filisteo, e Davide, il giovane pastorello consacrato re di Israele. Davide non ha paura di Golia, benché il filisteo sia molto più abile di lui nelle armi. Non ne ha paura ed anzi lo affronta in modo spavaldo e sicuro, confidando nella sua forza, in quella forza che gli viene dalla sua fede in Dio. E così, il giovane riesce ad uccidere il gigante solo con la sua fionda e con il suo coraggio.

Davide e Golia nella celebre opera del Caravaggio.

Davide e Golia nella celebre opera del Caravaggio.

In senso lato, e volendo uscire dal contesto religioso, la vicenda di Davide che sconfigge Golia può assurgere a metafora di vita e rappresentare il giusto atteggiamento che ciascuno di noi dovrebbe assumere di fronte alle difficoltà, anche e soprattutto di fronte a quelle che ci sembrano più insuperabili e impervie.

La nostra esistenza è piena di vicende che somigliano a quella qui sopra ricordata: ciascuno di noi può essere un piccolo Davide che affronta e rimuove ogni ostacolo, anche quello più grande, con la sua tenacia e con il suo coraggio (oltre che confidando nella sua fede in Dio, per chi è credente).

Questo può essere possibile in tutti i campi e in tutte le situazioni. Bisogna crederci e bisogna volerlo!

1 Samuele 17,32-33.37.40-51 ci aiuta a credere meglio in questo….

Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra.
Dal primo libro di Samuele
In quei giorni, Davide disse a Saul: «Nessuno si perda d’animo a causa di costui. Il tuo servo andrà a combattere con questo Filisteo». Saul rispose a Davide: «Tu non puoi andare contro questo Filisteo a combattere con lui: tu sei un ragazzo e costui è uomo d’armi fin dalla sua adolescenza». Davide aggiunse: «Il Signore che mi ha liberato dalle unghie del leone e dalle unghie dell’orso, mi libererà anche dalle mani di questo Filisteo». Saul rispose a Davide: «Ebbene va’ e il Signore sia con te».
Davide prese in mano il suo bastone, si scelse cinque ciottoli lisci dal torrente e li pose nella sua sacca da pastore, nella bisaccia; prese ancora in mano la fionda e si avvicinò al Filisteo.
Il Filisteo avanzava passo passo, avvicinandosi a Davide, mentre il suo scudiero lo precedeva. Il Filisteo scrutava Davide e, quando lo vide bene, ne ebbe disprezzo, perché era un ragazzo, fulvo di capelli e di bell’aspetto. Il Filisteo disse a Davide: «Sono io forse un cane, perché tu venga a me con un bastone?». E quel Filisteo maledisse Davide in nome dei suoi dèi. Poi il Filisteo disse a Davide: «Fatti avanti e darò le tue carni agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche».
Davide rispose al Filisteo: «Tu vieni a me con la spada, con la lancia e con l’asta. Io vengo a te nel nome del Signore degli eserciti, Dio delle schiere d’Israele, che tu hai sfidato. In questo stesso giorno, il Signore ti farà cadere nelle mie mani. Io ti abbatterò e ti staccherò la testa e getterò i cadaveri dell’esercito filisteo agli uccelli del cielo e alle bestie selvatiche; tutta la terra saprà che vi è un Dio in Israele. Tutta questa moltitudine saprà che il Signore non salva per mezzo della spada o della lancia, perché del Signore è la guerra ed egli vi metterà certo nelle nostre mani».
Appena il Filisteo si mosse avvicinandosi incontro a Davide, questi corse a prendere posizione in fretta contro il Filisteo. Davide cacciò la mano nella sacca, ne trasse una pietra, la lanciò con la fionda e colpì il Filisteo in fronte. La pietra s’infisse nella fronte di lui che cadde con la faccia a terra.
Così Davide ebbe il sopravvento sul Filisteo con la fionda e con la pietra, colpì il Filisteo e l’uccise, benché Davide non avesse spada. Davide fece un salto e fu sopra il Filisteo, prese la sua spada, la sguainò e lo uccise, poi con quella gli tagliò la testa. I Filistei videro che il loro eroe era morto e si diedero alla fuga.

Alla vita

 

Alla vita

(Nazim Hikmet, poeta turco

imprigionato per motivi politici

dal 1938 al 1950)

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
come fa lo scoiattolo, ad esempio,
senza aspettarti nulla
dal di fuori o nell’aldilà.
Non avrai altro da fare che vivere.

La vita non è uno scherzo.
Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che messo contro il muro, ad esempio, le mani legate
o dentro un laboratorio
col camice bianco e grandi occhiali,
tu muoia affinché vivano gli altri uomini
gli uomini di cui non conoscerai la faccia,
e morrai sapendo
che nulla è più bello, più povero della vita.

Prendila sul serio
ma sul serio a tal punto
che a settant’anni, ad esempio, pianterai degli ulivi
non perché restino ai tuoi figli
ma perché non crederai alla morte,
pur temendola,
e la vita peserà di più sulla bilancia.

 

il mio blog “appezzottato”

Come si può evincere da questa immagine, il mio blog è costantemente "under construction", cioé costantemente "appezzottato", cioé sempre da "aggiustare" e completare!

Teatro degli…. (falce martello e la stella d’Italia)

Teatro degli Artigianelli
 
(Umberto Saba)
 
Falce martello e la stella d’Italia
ornano nuovi la sala. Ma quanto
dolore per quel segno sul muro!
 
Entra, sorretto dalle grucce, il Prologo.
Saluta al pugno, dice sue parole
perché le donne ridano e i fanciulli
che affollano la povera platea.
Dice, timido ancora, dell’idea
che gli animi affratella; chiude: "E adesso
faccio come i tedeschi: mi ritiro".
Tra un atto e l’altro, alla cantina, in giro
rosseggia parco ai bicchieri l’amico
dell’uomo, cui rimargina ferite,
gli chiude solchi dolorosi; alcuno
venuto qui da speventosi esigli,
si scalda a lui come chi ha freddo al sole.
Questo è il Teatro degli Artigianelli,
quale lo vide il poeta nel mille
novecentoquarantaquattro, un giorno
di settembre, che a tratti
rombava ancora il cannone, e Firenze
taceva, assorta nelle sue rovine.

I poeti e la guerra: la guerra di Piero

La guerra di Piero, canzone celeberrima dell’inizio degli anni 1960, è il racconto al contempo dolce e triste della contradditorietà e stupidità della guerra, fatto dal punto di vista di chi l’ha vissuta in prima persona, un semplice soldato. Riporto qui di seguito il testo della canzone.

Il video è tratto da Youtube. Il testo e il commento postati sotto il video sono tratti dal sito: http://www.letteratour.it/altro/A01deandF01.htm

 

La guerra di Piero                              La guerra di Piero, rivisitazione di

(Fabrizio De Andrè)                            Adriano Celentano 

La guerra di Piero (Fabrizio De Andrè)

Dormi sepolto in un campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi.

«Lungo le sponde del mio torrente
Voglio che scendano i lucci argentati,
Non più i cadaveri dei soldati
Portati in braccio dalla corrente».

Così dicevi ed era d’inverno
E come gli altri verso l’inferno
Te ne vai triste come chi deve;
Il vento ti sputa in faccia la neve.

Fermati Piero, fermati adesso,
lascia che il vento ti passi un po’ addosso,
Dei morti in battaglia ti porti la voce:
"Chi diede la vita ebbe in cambio una croce".

Ma tu non la udisti e il tempo passava
Con le stagioni, a passo di giava,
Ed arrivasti a passar la frontiera
In un bel giorno di primavera.

E mentre marciavi con l’animo in spalla
Vedesti un uomo in fondo alla valle
Che aveva il tuo stesso identico umore
Ma la divisa di un altro colore.

Sparagli Piero, sparagli ora,
E dopo un colpo sparagli ancora,
Fino a che tu non lo vedrai esangue
Cadere a terra a coprire il suo sangue.

«E se gli sparo in fronte o nel cuore,
Soltanto il tempo avrà per morire,
Ma il tempo a me resterà per vedere,
Vedere gli occhi di un uomo che muore».

E mentre gli usi questa premura,
Quello si volta, ti vede, ha paura
Ed imbracciata l’artiglieria
Non ti ricambia la cortesia.

Cadesti a terra senza un lamento
E ti accorgesti in un solo momento
Che la tua vita finiva quel giorno
E non ci sarebbe stato ritorno.

«Ninetta mia, a crepare di maggio
Ci vuole tanto, troppo coraggio,
Ninetta bella, dritto all’inferno
Avrei preferito andarci d’inverno».

E mentre il grano ti stava a sentire
Dentro alle mani stringevi il fucile,
Dentro alla bocca stringevi parole
Troppo gelate per sciogliersi al sole.

Dormi sepolto in campo di grano
Non è la rosa, non è il tulipano
Che ti fan veglia dall’ombra dei fossi
Ma sono mille papaveri rossi.

Piccola bozza di analisi

SCHEMA METRICO

Canzone di 13 strofe; ogni strofa è composta da 4 endecasillabi. Rime spesso baciate!

NARRAZIONE

Come un vero e proprio racconto, abbiamo qui essenzialmente due voci: quella del narratore e quella del protagonista.
Il narratore è esterno e parla in terza persona, ma in alcuni momenti entra nella narrazione con le sue esortazioni («Fermati Piero», «Sparagli Piero»), immedesimandosi nella situazione e perciò provocando anche un maggior coinvolgimento nel lettore/ascoltatore. Il discorso riportato di Piero, che si trova in tre strofe (strofa 2, 8 e 11), rende più tangibile la figura di Piero (che altrimenti rimarrebbe un semplice soldato-fantasma in mezzo a molti altri) accentuando così il coinvolgimento del lettore/ascoltatore.

RITMO

Oltre ad essere musicata, questa canzone presenta a livello testuale numerose ripetizioni che le danno un ritmo particolare e che sottolineano nel testo i passaggi più carichi di significato e di emotività.
Così, ad esempio, nella strofa 8, in cui si riporta il discorso centrale di Piero (se sparo a quel soldato io vedrò morire un uomo), si ripetono per due volte le espressioni: "il tempo" e "vedere". Il tempo infatti è protagonista della situazione: mentre Piero si sofferma a riflettere sul fatto che proprio il tempo darà a lui la possibilità di vedere un uomo che muore, egli perde irrimediabilmente tempo e dà così modo all’altro di agire. Infatti, a differenza della strofa 8 che con le sue ripetizioni scandisce un tempo assai lento, la strofa 9, quella in cui l’altro soldato agisce senza perdere tempo, si muove su un ritmo veloce, spesso per asindeto:
 "si volta, ti vede, ha paura".

Campi semantici e antitesi

la morte: il dormire sepolto, l’ombra dei fossi, i cadaveri dei soldati, l’inverno, i morti in battaglia, la croce, i colpi da sparare, il vedere un uomo che muore, le parole gelate.
la vita: il grano, i papaveri rossi, i lucci argentati, la primavera, la figura dell’amata (Ninetta).
il tempo: il fermarsi, il tempo che passa, il passare delle stagioni, il tempo che rimane per vedere, il non-ritorno dalla morte.
L’antitesi principale sulla quale si costruisce la poesia è quella tra la morte e la vita, dove ogni elemento appartenente al campo semantico dell’uno si trova in prossimità e in contrasto con gli elementi del campo semantico dell’altro. Tra i due termini, il tempo costituisce il tramite o la separazione, talvolta come mezzo di passaggio dalla vita alla morte (la perdita di tempo di Piero che è causa della sua morte), talatra come confine invalicabile tra i due mondi («ti accorgesti in un solo momento che (…) non ci sarebbe stato ritorno»).

Dibattito politico

 
 
Dibattito politico
 
Posto qui un intervento di un visitatore del mio blog, lasciato a commento del post "Rime antifasciste, il mio approccio al testo poetico"
 
 
Chiunque lo voglia, potrà esprimere una sua riflessione in merito non solo alla questione specifica sollevata dal visitatore, ma, più in generale, sulla situazione politica nazionale ed internazionale. Qualunque tipo di intervento, purché non sia lesivo ed offensivo delle coscienze o delle persone sarà bene accetto.
Io interverrò solo alla fine (magari possiamo darci una settimana di tempo).
Chi vorrà potrà esprimere liberamente le sue idee, anzi mi farà piacere, saranno eliminati solo i commenti volgari!!
 
Questo il commento del visitatore
 
Un passante
17 febbraio 21.37

 
Mi chiedo, semplicemente, passando di qui….
Se per Lei sia Comunismo che Fascismo sono spazzatura, allora perchè Rosso fa rima con Posso?
Non sono estremista di destra, quindi non celebro il razzismo, ma riconosco anche i meriti del Fascismo in Italia.
L’ideale comunista, nato con Marx, si basava su teorie econimiche, se non sbaglio, ma appena queste sono state attuate, chissà perchè, un certo Stato russo è caduto…forse per assenza di libera iniziativa. Il Fascismo, invece, ha protetto l’Italia dall’attacco nazista: in un certo senso abbiamo sacrificato Ebrei per non far morire tutti gli Italiani. Non che sia umano, affatto, non dico questo, soltanto bisogna ammettere che esistono lati positivi d’ogni evento storico: se non vi fosse stato un Medioevo, non avremmo potuto assistere al Rinascimento. Il Comunismo, inteso come unione di un popolo, e quindi non economicamente, è un’Utopia: l’uomo combatte col simile per natura, come qualunque animale, è la legge naturale delle cose.
E, poichè siamo in un tempo in cui la Giustizia fa pena, ricordo che ai tempi del Fascismo nessuno s’azzardava a rubare una mela. Uno spettacolo una Democrazia che, per tutti quegli uomini, sia di destra che di sinistra, che si scannano per un posto da 15 000 euro, non è tale. Almeno con Mussolini non avremmo fatto certe figure, dalla spazzatura a Mastella, con gli altri Stati, e staremmo certamente meglio… quindi, poichè ognuno è libero di esprimere la propria opinione secondo una Costituzione democratica… Dux Nostra Lux

Discussione su E’ Natale

 

Citazione

E’ Natale

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.

E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri. 

Madre Teresa di Calcutta

REM TENE, VERBA SEQUENTUR

 
 
Salve a tutti,
 
rieccomi di nuovo alle prese con l’aggiornamento del blog, un po’ in ritardo, rispetto al solito. D’altra parte, gli impegni scolastici sono, in questo periodo, "totalizzanti" (soprattutto in ragione del numero non esiguo di alunni per classe): centosedici compiti da correggere nell’arco di una settimana non rientrano certo nel novero di quelle che il grande Catullo definiva "nugae"!!!!
 
Cmq, non ci lamentiamo, anche perché, in fin dei conti, non ce ne sarebbe neppure il tempo!!
 
Il post odierno è davvero breve (qualcuno dirà: "meno male, cogitoergosum è rinsavito!!") e si ispira ad una celebre affermazione latina:
 
"rem tene, verba sequentur"
 
Essa, tradotta più o meno letteralmente, significa:
 
"padroneggia l’argomento, le parole seguiranno da sole".
 
Un caposaldo dell’antica oratoria, che si ricollega all’importanza del concetto e del contenuto, ma che presuppone anche un modo di pensare, tipico degli antichi Romani, fondato su una sorta di rigorosa praticità.
 
Questo motto, da alcuni attribuito a Cicerone, da altri a Catone il Censore, è senz’altro anche qualcosa di più che un semplice principio di retorica.
Costituisce, anzi, un insegnamento di vita, una valida guida per chiunque mostri esitazione o timore nel parlare, nel proporsi in pubblico e nel manifestare le proprie idee.
 
Che si tratti di un semplice discorso, di una interrogazione, di un compito o di un’esposizione non necessariamente scolastica, questo suggerimento tramandatoci degli antichi Romani non può non essere di straordinaria utilità ed attualità.
 
REM TENE, VERBA SEQUENTUR!!
 
 
 

Grande Toto’

SUPER  TOTO’ ( a  quarant’anni dalla morte)
 
 
 
Eh sì, è proprio vero, caro Totò, 
tu, straordinario,
hai confortato i tuoi "figli" ,
quelli di ieri e quelli di oggi.
 
Tu, maschera sublime dai mille volti,
ispiratore  di momenti felici, 
anche per chi, magari, felice non era, 
hai  realizzato con grande maestria
la missione più bella:
"far ridere gli uomini  in un mondo
in cui tanti vogliono renderli tristi" .
 
Sempre, per questo, rimarrai nei nostri  cuori,
sempre, per questo,  le tue parole e la tua umanità,
inobliate, riscalderanno i nostri pensieri!!
 
Grazie,  principe della risata,
grande Totò sempre  attuale e moderno.
 
                                                 
 
 
         
 
                           
 
 

GUERRA

GUERRA:

GUERRA: IL MALE DEI SECOLI

 

 

Guerra….. una parola che ha da sempre accompagnato l’uomo e la sua esistenza.

 

Il primo grande conflitto di carattere mondiale fu, probabilmnte, quello di Troia, il più antico  scontro tra Occidente ed Oriente, che trovò il suo " PETER  ARNETT " in Omero, poeta che tanti aspetti della sua età aveva inserito in quella  grandiosa cronaca in versi che è Iliade.

Poi, con il passare del tempo, il   MALE   DEI  SECOLI ha appestato e contaminato altri popoli, decretandone, di volta in volta, la sconfitta o la vittoria.  Si è quindi giunti al  secolo breve  (cioè quello appena conclusosi), che, per dirla con lo storico  Hobsbawm,  ha consegnato ai posteri l’epoca più violenta della storia dell’umanità  .  Una tragica svolta è stata impressa  dalla seconda guerra mondiale, con cui l’offensiva bellica ha assunto scopi e modalità del tutto inediti. Non più guerra combattuta per conquista di territori o di ricchezze, ma con la dichiarata ed esplicita finalità  dello sterminio di massa, dell’annientamento totale dell’avversario.

 

Tanti sono stati gli aspetti di questo conflitto, innumerevoli le conseguenze.

 

 

Per il nostro Paese un momento fondamentale fu la Resistenza Partigiana, su cui ha scritto, tra gli altri, Beppe Fenoglio, autore del romanzo IL PARTIGIANO JOHNNY . In quest’opera, l’autore narra le vicende del partigiano Johnny durante la resistenza antifascista, ripercorrendo con la mente la sua storia personale di giovane e coraggioso resistente . I protagonisti sono ben decisi a portare avanti la lotta contro i fascisti e i nazisti anche dopo il proclama del generale inglese Harold Rupert Alexander, trasmesso attraverso la mitica Radio Londra, con cui si invitavano i partigiani piemontesi a sospendere le attività, per l’inverno incipiente, e a ritirarsi in luoghi sicuri in attesa della successiva offensiva primaverile.

 

Questo è, se vogliamo, l’aspetto EROICO della guerra.

 

Ma essa spesso rende spietati i vincitori, come  scrisse, nel 1948, lo statunitense NORMAN   MAILER  nel suo romanzo intitolato IL NUDO E IL MORTO  (The naked and the dead), a proposito della crudeltà dei Marines americani resi esausti ed "abbrutiti" da mesi di scontri contro i Giapponesi.

 

La guerra, infine, cambia le coscienze delle persone e spesso le rende peggiori.

Emblematica e mitica, in tal senso, è la commedia di Eduardo De Filippo NAPOLI  MILIONARIA, in cui il protagonista, Gennaro, sopravvissuto ad un lager nazista, torna a casa dove trova una famiglia "corrotta" dal miraggio della ricchezza facile. Solo la figlia più piccola, Rita, gravemente ammalata, sembra esserne immune. La sua malattia è la "malattia" dell’ Italia uscita stremata e senza forze dal conflitto e dalla dittatura.

 

Una malattia contro la quale bisogna combattere con tenacia e pazienza.  Bellissima è, a tal proposito, l’esclamazione finale di Eduardo: “HA DA PASSA’  ‘A  NUTTATA!!!!”