Via Umberto Nobile, perché?

Eboli, via Umberto Nobile, le ragioni di un nome
 
 
Fu il primo e grande esploratore del Polo Nord, ma soprattutto fu un personaggio importanza, nato a Lauro (Av) da genitori ebolitani.
Nell’articolo seguente parliamo più dettagliatamente del personaggio!
 

PERSONAGGIO STORICO ITALIANO

GENERALE UMBERTO NOBILE

 

 

 

Del Generale dell’ Aeronautica Ing. Umberto Nobile è famosa la spedizione polare sul Polo Nord avvenuta circa ottanta anni fa, e per la precisione il 24 maggio 1928.

Nato a Lauro, in provincia di Avellino, il 21 gennaio 1885, da Vincenzo Nobile e da Maria La Torraca, di Eboli, Umberto Nobile si laurea in Ingegneria industriale meccanica col massimo dei voti, all’ Università di Napoli, nel 1908. Sempre nello stesso anno consegue la specializzazione in elettrotecnica.

Tre anni più tardi, vincitore di un concorso, è ammesso a frequentare un corso di costruzioni aeronautiche, presso il battaglione del genio militare, a Roma. Nel 1915, durante il periodo bellico, viene assegnato allo stabilimento militare di costruzioni aeronautiche, e un anno dopo progetta un nuovo dirigibile, denominato O, utilizzato per esplorazioni marine. Dal 1919 al 1927 è direttore dello stabilimento in cui presta servizio. E’ proprio nel 1927 che egli perfezionerà la progettazione dei dirigibili semirigidi.

Nel 1923 progetta e realizza il nuovo dirigibile N1, modello negli anni a seguire utilizzato nella prima trasvolata sul Polo.

Nel 1925 stabilisce i primi contatti col famoso esploratore norvegese, suo compagno di avventura nella trasvolata del 1926, Roald Amundsen.

Ma veniamo alla prima spedizione polare. Come dicevamo prima, a bordo del dirigibile N1, chiamato Norge, proprio in onore di Amundsen, l’ 11 maggio del 1926 parte da Roma, volando sopra il Polo ed atterrando in Alaska due giorni dopo, compiendo una traversata di ben 5300 km. Di volo ininterrotto.

In questo viaggio sorgono disappunti tra il generale Nobile ed Amundsen, sul merito e credito della iniziativa al punto di doversi accontentare quest’ ultimo, per tutta la durata del viaggio, del ruolo di un malcontento passeggero. Poi vedremo come la stima per il generale Nobile ed il suo grande senso di solidarietà porterà quest’ultimo, in occasione delle operazioni  di soccorso e di salvataggio dei superstiti della seconda spedizione, a bordo di un aeroplano, a recarsi sui ghiacci nel tentativo di salvarlo.

Ma veniamo, a questo punto, alla seconda trasvolata sui ghiacci del Polo Nord.

Nobile ritorna al Polo Nord come comandante del dirigibile ITALIA. Questa nuova spedizione, dal carattere marcatamente scientifico, ha inizio il 15 aprile 1928, da Milano. Alla spedizione partecipa anche un gruppo di alpini al comando del capitano Gennaro Sora, che avrebbe poi preso parte alle operazioni di soccorso conseguenti il disastro del dirigibile.

Dopo aver attraversato le Alpi, l’ Austria, la Cecoslovacchia, la Germania e la Svezia, l’ ITALIA raggiunge Kingsbay (un borgo di minatori e base militare della spedizione), nelle isole Svalbard. Dopo aver effettuato un primo viaggio di esplorazione a oriente delle Svalbard l’ ITALIA parte per il Polo il 23 maggio del 1928. L’obiettivo geografico viene raggiunto il 24 maggio alle ore 00:24. All’arrivo vengono lanciate una croce, benedetta da Papa Pio XI, ed una bandiera italiana. Il dirigibile, a questo punto, dovrebbe effettuare un atterraggio per effettuare dei rilievi, ma non può farlo a causa delle avverse condizioni atmosferiche. Dopo circa due ore di volo sopra il Polo la spedizione è costretta a rientrare alla base. Durante la fase di rientro, quando erano oramai poco distanti dalle Svalbard, l’ITALIA è protagonista di un terribile schianto sul pack, durante la violenta tempesta. Del gruppo dieci uomini (il generale Nobile, il capitano Zappi, Mariano, Viglieri, il radiotelegrafista Biagi, Behounek, il meteorologo Malmgren, Cecioni, Troiani e Pomella, poi deceduto nell’impatto, nonché la celeberrima cagnetta del generale Titina) vengono sbalzati dall’urto sul ghiaccio, mentre il dirigibile riprendeva quota portando con se gli altri membri dell’equipaggio, di cui non si è saputo più nulla (Pontremoli, Arduino, Ciocca, Lago, Alessandrini e Caratti).

 

I superstiti, fortunatamente, si trovano circondati di materiale caduto dall’aeronave, tra cui cibo, una tenda da campo (la famosa Tenda Rossa che in origine era di colore grigio chiaro e che poi venne pitturata di rosso con l’anilina utilizzata per le rilevazioni altimetriche), e la benedetta radio trasmittente che usata sapientemente da Biagi consente i sopravvissuti di lanciare gli SOS che li porteranno, dopo sette settimane, alla salvezza.

La radio, dopo essere stata riparata a causa della rottura di un condensatore, viene messa subito in funzione da Giuseppe Biagi, che lancia immediatamente i primi SOS. Ma inizialmente, trovandosi la tenda rossa in una zona d’ombra (poi vedremo come il fenomeno della deriva dei ghiacci porterà il gruppo ad un naturale graduale spostamento dal punto iniziale in cui si trovavano) i messaggi non vengono recepiti dalla Città di Milano, la nave appoggio della marina militare, in pianta stabile a Kingsbay, e comandata dal capitano Romagna. Un SOS viene captato da un radioamatore russo che, comunicatone il contenuto alle autorità militari, determinerà il primo viaggio della nave rompighiaccio denominata Krassin.

Contemporaneamente altre operazioni di soccorso partono da Kingsbay: aerei svedesi, inglesi, italiani, norvegesi, con uomini coraggiosi tutti uniti dallo stesso obiettivo, salvare i sopravvissuti e porre fine a questa tragedia.

Tra  gli eroi, a questo punto, è doveroso ricordare proprio Roald Amundsen, che fattosi convincere – come si vede nel film – dalla fidanzata di Malmgren, parte alla volta del Polo per salvare Nobile e i suoi uomini. Ma, sfortunatamente, rimane vittima di un incidente, in quanto l’aeroplano a causa delle cattive condizioni climatiche precipita. Nel film si nota che egli non muore nell’impatto, ne esce illeso, ma rimanendo solo sui ghiacci non sopravvive a lungo al freddo ed alla fame e lì finirà poco dopo i suoi giorni.

Intanto la tenda rossa viene raggiunta dal pilota svedese Ljundborg. Nobile non vuole essere salvato per primo e chiede di portare prioritariamente altre persone che versano in precarie condizioni di salute, tra cui Cecioni con una gamba ferita. Il pilota svedese a questa richiesta si rifiuta e minaccia di ritornare da solo alla base. A questo punto il generale, anche esortato dagli altri, parte verso la Città di Milano, dove lo attendeva un bel bagno caldo – così nel film, in un dialogo virtuale con Amundsen, frutto dell’immaginazione di Nobile, durante le sue frequenti pause riflessive, dove Amundsen dice al generale che a Kingsbay lo attendeva, tra le autorità militari e politiche, la stampa, le accuse, e quant’altro, un bel bagno caldo e rilassante.

E’ solo dopo sette settimane, e precisamente il 12 luglio 1928 che il Krassin raggiunge i superstiti e li trae in salvo.

 

 

Il Generale Nobile fu accusato di aver abbandonato i suoi uomini e fu costretto a dimettersi. Il governo fascista dell’epoca non fece nulla per riabilitare la figura di Nobile, abbandonandolo al suo destino. Solo dopo la fine della seconda Guerra Mondiale il giudizio della commissione di inchiesta fu sovvertito e Nobile venne riabilitato col grado di Generale.

Ricordiamo ai lettori che di questa meravigliosa ed allo stesso tempo tragica impresa fu dedicato un film intitolato “La Tenda Rossa”, una produzione italo-russa.. Prodotto nel 1971 da Franco Cristalli, e diretto dal regista russo Kalatozov, il film è interpretato da attori del calibro di Sean Connery, nel ruolo Di Amundsen, Peter Finch, nel ruolo del generale Nobile, e così via. Nel cast è presente anche una figura femminile, l’infermiera dell’ospedale di Kingsbay, Valeria, innamorata dello scienziato Malmgren, interpretata da una giovane Claudia Cardinale.

 

Restituito alla storia come un grande eroe ed un uomo di grande personalità ed umanità, Umberto Nobile viene eletto deputato alla Costituente nelle fila del Partito Comunista Italiano, come indipendente. E’ docente universitario e successivamente preside della Facoltà di Ingegneria  Aeronautica dell’ Università di Napoli.

 

Tra le sue opere ricordiamo “L’Italia al Polo Nord”, “La Tenda Rossa. Memorie di neve e di fuoco”, “Ali sul Polo”.

Muore  a Roma il 30 luglio del 1978.

ed è subito… lunedì (parte seconda)

 
Lunedì arriverà presto!
 
E se ci fosse una versione con annesso pluridisciplinare test multiplo? In quattro
 
ore si può fare e si farà molto!! Potrebbe essere una buona soluzione: una
 
sola prova scritta, una e trina!!
 
Forse sarà così!
 
 
 

Inter Reggina

Inter
 
Il centenario dell’Inter, almeno per ora, non potrebbe essere festeggiato in modo migliore: al momento, 2 – 0 dell’Inter contro la Reggina.
 
Buon secolo alla squadra interista!! 

pronostici serie A

Questi i miei "pronostici".

Fate i vostri, se vi fa piacere

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

pronostici serie A 27^ giornata

Inter

Reggina

1

Palermo

Udinese

X

Catania

Cagliari

2

Empoli

Millan

2

Lazio

Livorno

1

Napoli

Roma

x

Parma

Sampdoria

2

Siena

Fiorentina

2

Torino

Atalanta

1

Genoa

Juventus

2

8 marzo

La festa dell’ 8 marzo ha radici antiche, come spiega bene questo piccolo articolo preso dal sito della sezione toscana di un’ importante organizzazione sindacale:
 

Perché l’8 marzo?

Probabilmente la scelta di questa data risale all’8 marzo 1848, quando le lavoratrici dell’industria dell’abbigliamento di New York proclamarono uno sciopero cui parteciparono trentamila donne, la più gigantesca manifestazione femminile che si fosse mai avuta negli Stati Uniti. Ma sulla scelta della data vennero fuori leggende dal sapore tragico:
Il 7 marzo 1952 il settimanale bolognese La Lotta scrive che l’8 marzo vuol ricordare l’episodio dell’incendio scoppiato quel giorno in una fabbrica tessile di New York in cui morirono, chiuse dentro dall’interno per volere del padrone, perché minacciavano di scioperare, 129 giovani operaie.
Il Secolo XIX di Genova nel 1978 riporta l’episodio come avvenuto a Chicago in una filanda. La Repubblica nel 1980 parla di un incendio a Boston, datato 1898. Stampa Sera nel 1981 situa l’incendio ai primi del ‘900, in un luogo imprecisato degli Stati Uniti. Lo stesso anno L’Avvenire parla di 19 operaie morte. Noi Donne nel 1982 parla di Boston e di 19 operaie morte; anno 1908, stesso anno e stesso numero di vittime nel sito SpazioDonna, la città è però Cotton.
Sul sito Internet della Città di Bari viene descritto un incendio scoppiato il 25 marzo 1911 negli ultimi tre piani dell’Asch Building a Manhattan, dove delle operaie confezionavano camicette. Quando il tragico rogo fu domato si contarono 146 vittime, di cui la stragrande maggioranza donne, quasi tutte di nazionalità italiana o di origine ebraica. New York rimase sconvolta da quella tragedia e proclamò un’adunata generale dei lavoratori per seguire il corteo funebre di sette vittime non identificate.
Sulla stampa statunitense fino al 1908 nessuna Verità storica della misteriosa origine dell’8 marzo: l’incendio risulta mai accaduto. Alla stessa conclusione giungono Tilde Capomazza e Marisa Ombra nel loro 8 marzo – Storie, miti e riti della Giornata Internazionale della Donna, frutto di meticolose e appassionate ricerche.

 

Colgo l’occasione per fare gli auguri a tutte le donne.

 

(p.s.: ma ci sarà una festa anche per noi uomini?)

 
 

Test di Storia

Test di Storia:
 
tutto è stato predisposto.
 
Se si farà il test lunedì, sarà sul programma che va dalla preistoria a Filippo il Macedone compreso…
 
Se si farà….!
 
Si potrebbe non fare, però potrebbe anche essere fatto!!
 
Sicura, invece, la versione di greco.
 
Ci aggiorniamo!

indovinelli III

 
 
 
 
1) Inizia quando il caldo forte termina,
    quando il forte caldo ha inizio, finisce.
    Voi conoscete bene questa parola:
 
    la risposta esatta è _____________________
 
 
2) Una è d’argento, e l’altro è d’ oro.
Dimmi tu  chi son costoro.
Quando lei viene, va via l’altro.
Non lo sai? Sei poco scaltro!
Ti dirò che una fa rima con fortuna. _______________________
 
 
 
3) Se pareba boves
alba pratalia araba
albo versorio teneba
negro semen seminaba."

o in italiano

"Faceva avanzare i buoi
arava bianchi prati
usava un bianco aratro
spargeva un seme nero." Che cos’è?

 
______________________________
 
 
Un po’ di tempo fa la frutta costava moltissimo: in quale epoca?

 

Che cosa fanno 12 esquimesi insieme?

 

 

Questa è cattiva:

 

Che differenza c’è stata, la settimana scorsa, tra la Juventus, l’Inter e un dentifricio?

 

Nessuna: erano tutti e tre per..denti!!!

 

 

 

 

cogito ergo sum: penso, dunque sono. Cartesio diceva

Omaggio all’autentico COGITO ERGO SUM
 
 

Preambolo: la necessità di una revisione critica del sapere

(da "http://www.forma-mentis.net/Filosofia/Cartesio.html)

 

Il problema della ricerca filosofica cartesiana è la definizione di un nuovo metodo di ricerca e di indagine che sia il più possibile obbiettivo e certo, in grado di non commettere più errori. Le recenti rivoluzioni scientifiche avevano imposto la necessità di trovare un nuovo metodo di indagine che non fosse quello aristotelico, un metodo che si adattasse ai bisogni della scienza moderna, più rigorosa e sperimentale. Per questo Cartesio viene riconosciuto tra i fondatori della filosofia moderna, da Cartesio parte infatti quella critica dei metodi di indagine classici (propri della scienza e della filosofia greca e aristotelica), dalla quale si intende partire per rifondare la scienza, nel suo significato forte di tecnica che ricerca il vero e l’incontrovertibile.

 

Troppi errori, ad esempio, erano stati commessi da Aristotele e dai suoi successori in ambito fisico-cosmologico, come attestano scienziati moderni quali Copernico, Keplero, Galileo e Newton, si impose quindi la necessità di iniziare una critica della stessa filosofia, per accertare quali fossero stati gli errori di metodo che portarono alla formulazione di tesi sbagliate.

 

 

2. Le quattro regole del metodo

 

Cartesio formula così le regole del metodo di indagine moderno, un metodo che avrebbe dovuto portare la filosofia a non incorrere più in quei procedimenti sbagliati che avevano portato in errore certa filosofia classica:

 

1. La prima regola è l’evidenza: ovvero non si può accettare nulla che non abbia il carattere della chiarezza e della distinzione. E’ chiaro ciò che è evidente, la presenza e il manifestarsi della cosa stessa; è distinto ciò che non si confonde con le altre cose;

 

2. La seconda regola è l’analisi: il problema da affrontare non va affrontato nella sua intierezza ma scomposto prima nelle parti più semplici;

 

3. La terza regola è la sintesi: il problema scomposto nella sue parti semplici va ricostruito a partire da questi dati, una volta siano stati accettati e provati corrispondenti alla realtà in modo certo e incontrovertibile;

 

4. La quarta regola è l’enumerazione e revisione: ovvero la verifica dell’affermazione, una regola prudenziale che impone l’esigenza di rivedere ogni fase del processo critico in modo da eliminare eventuali errori residui.

 

 

3. ‘Cogito ergo sum’: il ‘cogito’ cartesiano

 

In relazione alla prima regola del metodo, Cartesio si trova davanti un problema tra i più complessi: quali aspetti del mondo si possono considerare chiari e distinti in modo da prenderli a modello come origine di tutti i passaggi successivi?

 

Cartesio afferma che occorre dubitare di tutto ciò che non è percepito come chiaro e distinto, quindi non può nemmeno fare affidamento sui sensi e sulle percezioni sensibili, in quanto nulla prova che le nostre percezioni siano realmente corripondenti alla realtà (Cartesio afferma che "non vi sono indizi concludenti né segni abbastanza certi per cui sia possibile distinguere nettamente la veglia dal sonno"), né esiste prova certa riguardo alle regole matematiche e della geometria (Cartesio ipotizza un Dio talmente onnipotente da essere un dio ingannatore, un dio che ci inganna volutamente su quelle conoscenze che riteniemo più sicure e universali). Tale atteggiamento di critica radicale alla corretta corrispondenza tra realtà e pensiero viene definito dubbio iperbolico.

 

Cosa resiste, allora, a questa critica radicale? La risposta di Cartesio è che l’unico aspetto della realtà che viene percepito indubbiamente in modo chiaro e distinto è il pensiero entro il quale il dubbio viene espresso: l’esistenza incontrovertibile di tale pensiero permette di affermare quindi cogito ergo sum (penso dunque sono). Il pensiero (cogito) è quell’entità minima che resiste al dubbio iperbolico e dalla quale si può partire per iniziare ogni ragionamento successivo.

 

Mentre tutta la filosofia antica e premoderna aveva considerato un punto fermo l’esistenza indipendente del mondo, aveva dato cioè per scontanto che il mondo esiste indipendentemente dagli uomini e dalle loro coscienze (tesi che si definisce "realismo"), con Cartesio, e la sua riflessione sul cogito, si inaugura per la prima volta l’atteggiamento per cui si inizia a porsi come problema il reale rapporto di corrispondenza che intercorre tra il mondo e il contenuto del pensiero.

 

"Nella prospettiva realistica, gli enti della natura e, una volta prodotti, anche i manufatti dell’uomo, esistono anche senza il pensiero: sono cose extrasoggettive. La filosofia monderna mostra invece che non solo i nostri stati inerti, psichici, ma anche gli oggetti esterni, la terra, gli alberi, il cielo, gli astri e tutti gli enti della natura sono dei pensati." (E. Severino, La filosofia moderna).

 

 

 

4. I tre generi di idee e l’esistenza provata di Dio

 

Le idee sono il contenuto immediato del pensiero, esse si dividono in tre generi: idee innate, idee avventizie e idee fattizie.

 

Le idee innate sono quelle idee che sono presenti nell’uomo fin dalla nascita, esse sono verità in qualche modo impresse nel pensiero stesso e alle quali ogni uomo non può sottrarsi;

 

Le idee avventizie provengono dal mondo esterno al pensiero, dal mondo in cui il pensiero agisce, dal mondo della natura fisica e della percezione sensoriale.

 

Le idee fattizie sono tutte quelle idee false che non hanno nessun riscontro con la realtà delle cose, sono le idee appartenenti alla fantasia e alla falsificazione, inventate dal soggetto pensante.

 

Ora, Cartesio si pone il problema dell’idea di Dio: questa idea sembra avere in sé il carattere della perfezione assoluta come già aveva affermato Sant’Anselmo. L’uomo è di per sé imperfetto, malgrado ciò nel suo pensiero alberga l’idea di un essere perfettissimo, ciò dimostra come questa idea gli provenga da un essere più perfetto di lui. Si noti comunque come Cartesio dubiti originariamente dell’esistenza di Dio, antecedendo alla Sua esistenza necessaria la certezza del cogito (tale procedimento trovera la sua critica nella filosofia di Spinoza).

 

 

L’esistenza di un Dio perfetto e infinito si rivela nell’esistenza delle idee innate, in quanto non può derivare né dalle idee avventizie (che hanno in sé i limiti della natura finita) né tantomeno dalle idee fattizie (le quali sono inventante dall’uomo, imperfetto e finito per natura). La definizione di Dio come essere perfettissimo, eterno e immutabile implica l’impossibilità stessa di una nozione prodotta dall’imperfezione e dall’instabilità umana. Ciò che produce un’idea che ha in se il concetto di perfezione deve necessariamente essere perfetto, il solo pensare l’assoluta perfezione divina implica perciò la reale esistenza di Dio.

 

Se Dio esiste, perfetto e infinito ("sostanza infinita, eterna, immutabile, onnisciente, onnipotente, e dalla quale io stesso, e tutte le altre cose… siamo stati creati e prodotti"), deve avere in sé anche la qualità di non essere un Dio ingannatore, in quanto essere benevolo: Dio non ci vuole ingannare, gli assiomi della matematica, della fisica e della geometria sono sicuri e incontrovertibili come sembrano, da ciò ne deriva che oltre al pensiero esiste anche la materia.

 

Con la dimostrazione del Dio benevolo e non ingannatore, dunque, Cartesio riesce a dimostrare anche la reale esistenza del mondo materiale, nonché la validità delle leggi matematiche e geometriche che sono espresse dal mondo stesso. La dimostrazione di Dio avviene grazie alla gerarchia della cause, per cui un ente finito e imperfetto (l’uomo che dubita, ossia che "non è in grado di sapere ogni cosa") non può produrre l’idea innata di un ente infinito e perfetto (Dio onnipotente, "che tutto sa"). ll fatto poi che l’idea di Dio come essere perfetto può essere presente nell’uomo solo come idea innata (si veda il perché due paragrafi sopra) garantisce che tale idea è stata impressa nella mente dell’uomo, di tutti gli uomini, da Dio stesso: solo Egli è in grado di creare nella mente di tutti gli uomini una stessa idea. Ed ecco che Dio esiste.

 

 

5. ‘Res cogitans’ e ‘Res extensa’

 

Una volta provata l’esistenza anche della materia, oltre che del cogito, Cartesio divide la realtà in due sostanze distinte:

 

Res cogitans (=cosa pensante), il cogito, il pensiero, ciò che produce le idee, ovvero il contenuto del pensato. La res cogitans è inestesa, ovvero è priva di dimensione spaziale e temporale, non occupa uno spazio definito e non vive un tempo determinato, è dimensione spirituale infinita, senza limiti; sostanza soggettiva. Il pensiero ha la proprietà di avere coscienza di sé.

 

Res extensa (=cosa estesa), il mondo materiale, finito, determinato, entro il quale i corpi e gli oggetti occupano un certo spazio e vivono una certa temporalità; sostanza oggettiva. Le cose estese hanno la proprietà di non essere consapevoli di sé e di sottostare alla meccanica della rapporto causa/effetto.

 

Per Cartesio anima e corpo (ovvero res cogitans e res extensa) sono due realtà (o due sostanze) ben distinte, le quali trovano però un punto di incontro nella ghiandola pineale. E’ questa ghiandola che permette alla materia di influire sullo spirito: qualsiasi sensazione fisica passa da questa ghiandola per trasmettersi allo spirito. La ghiandola pineale è quindi l’organo esteso che permette alla sostanza inestesa di penetrare nei corpi e ai corpi di dialogare con la sostanza inestesa.

 

 

6. Il corpo è una macchina

 

Per Cartesio l’anima è la res cogitans, ovvero il cogito, il pensiero. Tutto ciò che non è pensiero, compreso il corpo umano e compresa la vitalità stessa che lo anima, è un fatto puramente meccanico. Affascinato dalla nascente scienza meccanica, Cartesio definisce il corpo umano come una macchina estremamente raffinata, un congegno meccanico le cui giunture e i cui movimenti sono paragonabili e riconduciblii ai sistemi idraulici, il cervello un quadro di comando (Cartesio come teorizzatore della robotica?).

 

Questa visione estremamente meccanicistica del corpo umano porta alla conseguenza che la vita stessa contenuta nei corpi non è altro che una conseguenza di cause meccaniche e che ciò che muove i corpi è indipendente dall’anima, l’anima non è la vita, la vità è conseguenza delle propietà meccaniche dei corpi.

 

 

 

7. La geometria euclidea come modello conoscitivo

 

La deduzione, ovvero il fare derivare razionalmente da assunti indiscutibilmente certi la verità, è il metodo logico da seguire nell’analisi. Ecco allora che il metodo dell’indagine deve prendere a modello la geometria euclidea, la quale, da cinque soli assunti indiscutibili, fa derivare una quantità esponenziale di teoremi.

 

Il problema fondamentale è allora trovare dei postulati di partenza certi dai quali dedurre le conclusioni. In particolare le conclusioni vanno raggiunte attraverso una catena ininterrotta di inferenze (passaggi logici) seguendo il modello della geometria, la quale perviene a conclusioni semplici malgrado la lunghezza di certe catene logiche.

 

Da qui si può capire il problema fondamentale della filosofia di Cartesio, ovvero l’impegno di cercare basi solide, chiare e distinte, sulle quali costruire tutto il successivo edificio filosofico.

 

 

8. Le regole della morale provvisoria

 

 

Per ciò che riguarda la morale, Cartesio distingue le azioni dalle affezioni: Le prime sono gli atti volontari, le seconde i comportamenti dettati dai sensi e dalle emozioni, atti involontari. La saggezza (come già per i filosofi ellenici) deriverebbe dal non lasciarsi sopraffare dalle affezioni, non tanto perchè siano nocive, ma poiché non permettono una analisi oggettiva delle cose e del mondo.

 

Tuttavia vi sono alcune regole, che Cartesio chiama regole della morale provvisoria, che possono bastare per vivere una vita moderata e saggia:

 

1. L’obbedienza alle leggi e ai costumi del paese in cui si vive;

2. Il perseverare nelle azione che un uomo ritiene indubbiamente valide;

3. Cambiare se stessi e non il mondo, tentare di vincere le proprie paure e non la fortuna;

4. Indagare il vero, sempre e con metodo.

 

 

Compendio della filosofia cartesiana (da Wikipedia)

La finalità della filosofia di Cartesio è la ricerca della verità attraverso la filosofia, intesa come uno strumento di miglioramento della vita dell’uomo: perseguendo questa via il filosofo intende ricostruire l’edificio del sapere, fondare la scienza

Cartesio ritiene che criterio basilare della verità sia l’evidenza, cioè appare semplicemente e indiscutibilmente certo, mediante l’intuito. Il problema nasce nell’individuazione dell’evidenza, che si traduce nella ricerca di ciò che non può essere soggetto al dubbio. Pertanto, dacché la realtà tangibile può essere ingannevole in quanto soggetta alla percezione sensibile (dubbio metodico e al contempo anche la matematica e la geometria (discipline che esulano dal mondo sensibile) si rivelano fasulle nel momento in cui si ammette la possibilità che un’entità superiore (colui che Cartesio soprannomina genio maligno) faccia apparire come reale ciò che non lo è (dubbio iperbolico), l’unica certezza che resta all’uomo è che, per lo meno, dubitando, l’uomo è sicuro di esistere. L’uomo riscopre la sua esistenza nell’esercizio del dubbio. Cogito ergo sum: dal momento che è propria dell’uomo la facoltà di dubitare, l’uomo esiste.

Partendo dalla certezza di sé, Cartesio arriva, formulando tre prove ontologiche , alla certezza dell’esistenza di Dio. Dio, che nella concezione cartesiana è bene e pertanto non può ingannare la sua creazione (l’uomo), si rende garante del metodo, permettendo al filosofo di procedere alla creazione dell’edificio del sapere. Le maggiori critiche ricevute da Cartesio furono apportate da Pascal (che gli rimprovera di sfruttare Dio per dare un tocco al mondo) e da alcuni suoi avversatori contemporanei, che lo accusarono di essere caduto in una trappola solipsistica (assimilabile ad un circolo vizioso): Cartesio teorizza Dio per garantirsi quei criteri di verità che gli sono serviti a dimostrare l’esistenza di Dio.

DECISO

PER LUNEDì TUTTO DECISO E QUASI TUTTO PRONTO

Ed è subito….lunedì!!!

Buonasera a tutti!!
 
 
 
Una lunga pausa si prospetta, finalmente, dopo una settimana che, anche se breve, è stata comunque abbastanza stancante.
 
Pausa si fa per dire, dal momento che devono proseguire gli adempimenti degli impegni pomeridiani e già fervono i preparativi per le nuove  "concomitanze scolastiche" che impegneranno molte persone già a partire da lunedì mattina, "concomitanze" potranno essere più agevolmente affrontate con le "poche ed irrisorie" incombenze assegnate oggi.
 
Ancora qualche ora ed è (sigh!!) subito … lunedì!!
 
 
 
 
 
 
 

Il buongiorno si vede dal mattino?

Giornata grigia e fredda: se il buongiorno si vede dal mattino….!
 
Comunque, sopita la stanchezza del giorno precedente con il riposo della notte, ci accingiamo ad affrontare una nuova lunga e faticosa giornata.
 
 
 
Buon venerdì a tutti!!!
 
E, in attesa della nuova grande partita DI CAMPIONATO, AUDAX  FORTUNA  JUVENTUS!!!
 
 
 

Buona notte

Buona notte e sogni d’oro!!
A domani!
 
cogitoergosum

Indovinelli demenziali, ma simpatici

Indovinate un po’:
 
1) Un imperatore scuro scuro, vissuto nel I secolo D.C. . Chi era?
 
 
2) Cesare li combatté senza entrare in nessun pollaio! A chi ci riferiamo?
 
3) Perché la luna è così pallida? ….
 
 
4) ORA ti dico, se tu ben intendi….
 
 
5) Ha le braccia ma non le mani, ha il collo ma non la 
    testa…..cos’è?
 
 
 
 

Comunque

Cmq, nel caso di interrogazioni, ci affideremo alla sorte!!

Le trame per domani…. interr…..

"Trame" per domani:
 
trame per domani? Niente di particolare, anche perché potrebbe non esserci neanche la forza di "tramare" (potrebbe non esserci, ma potrebbe anche esserci!).
 
Direi, comunque, di mantenere ancora un po’ di spannung fino a domani mattina.
 
Però, è probabile che ci saranno delle interrogazioni a tappeto generali e/o individuali. L’importante è aver studiato!!
 
 
Vedremo quello che accadrà.