La Parola di oggi

Mercoledì 10 febbraio (Ceneri)

Testi e omelia dal sito: http://www.laparola.it/laparoladioggi.php

PRIMA LETTURA (Gl 2,12-18)
Laceratevi il cuore e non le vesti.
Dal libro del profeta Gioele
Così dice il Signore: «Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti.
Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio, perché egli è misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male». Chi sa che non cambi e si ravveda e lasci dietro a sé una benedizione? Offerta e libagione per il Signore, vostro Dio. Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. Radunate il popolo, indite un’assemblea solenne, chiamate i vecchi, riunite i fanciulli, i bambini lattanti; esca lo sposo dalla sua camera e la sposa dal suo talamo. Tra il vestibolo e l’altare piangano i sacerdoti, ministri del Signore, e dicano: «Perdona, Signore, al tuo popolo e non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti». Perché si dovrebbe dire fra i popoli: «Dov’è il loro Dio?». Il Signore si mostra geloso per la sua terra e si muove a compassione del suo popolo.
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 50)
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto.
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.
Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode.
Perdonaci, Signore: abbiamo peccato.

SECONDA LETTURA (2Cor 5,20 – 6,2)
Riconciliatevi con Dio… Ecco il momento favorevole.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, in nome di Cristo, siamo ambasciatori: per mezzo nostro è Dio stesso che esorta. Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio.
Poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio.
Egli dice infatti: “Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso”.
Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Parola di Dio.

CANTO AL VANGELO (cf. Sal 95,8)
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!
Oggi non indurite il vostro cuore,
ma ascoltate la voce del Signore.
Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria!

VANGELO (Mt 6,1-6.16-18)
Il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.
Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Parola del Signore.

OMELIA
Incomincia oggi il cammino di Quaresima. Un tempo favorevole, propizio che dura quaranta giorni. La sua mèta è la Pasqua: un memoriale che rinnova la grazia della passione e della morte del Signore. E’ un tempo di penitenza, che vuole dire conversione e combattimento contro lo spirito del male. E’ anche un tempo che invita a ritornare al Signore con tutto il cuore, con digiuni e preghiere. Ecco, il tempo della salvezza, ovvero della riconciliazione con Dio, è giunto. Il Vangelo odierno ci indica quale deve essere il nostro atteggiamento e insiste sulla rettitudine interiore, dandoci anche il mezzo per crescere in questa purificazione di intenzioni: l’intimità con il Padre. Il Vangelo è davvero bellissimo e dovremmo leggerlo spesso perché ci dice anche qual’era l’orientamento stesso del Signore Gesù, che “non faceva niente per essere ammirato dagli uomini ma viveva nell’intimità del Padre suo. L’evangelista Matteo ci presenta tre esempi: dell’elemosina, della preghiera, del digiuno e mette in evidenzia in tutti e tre una tentazione comune, direi normale. Quando facciamo qualcosa di bene, subito nasce in noi il desiderio di essere stimati per questa buona azione, di essere ammirati: di avere cioè la ricompensa, una ricompensa falsa però perché è la gloria umana, la nostra soddisfazione, il nostro piacere. E questo ci rinchiude in noi stessi, mentre contemporaneamente ci porta fuori di noi, perché viviamo proiettati verso quello che gli altri pensano di noi, lodano, ammìrano in noi. Il Signore ci chiede di fare il bene perché è Bene e perché Dio è Dio e ci dà anche il modo per vivere così: vivere in rapporto col Padre. Per fare il bene noi abbiamo bisogno di vivere nell’amore di qualcuno. Se viviamo nell’amore del Padre, nel segreto, con il Padre, il bene lo faremo in modo perfetto. Il nostro atteggiamento in questa Quaresima sia dunque di vivere nel segreto, dove solo il Padre ci vede, ci ama, ci aspetta. Certo, le cose esteriori sono importanti ma dobbiamo sempre sceglierle e vivere alla presenza di Dio. Se possiamo fare poco, facciamo nella preghiera, nella mortificazione, nella carità fraterna quel poco che possiamo fare, umilmente, sinceramente davanti a Dio; così saremo degni della ricompensa che il Signore Gesù ci ha promesso da parte del Padre suo e Padre nostro. (Padri Silvestrini)

La prima scuola

Questa è una immagine della mia prima scuola di servizio, la Scuola Primaria di Feriolo (Verbania). A.S. 1997 / 1998

 

immagine dal sito:http://www.baveno.net/scuola/pof2009-10/feriolo-2.html

Ricordo come se fosse stato ieri il mio primo giorno di scuola qui! E ricordo di aver trascorso un anno molto piacevole!

 

Qualche piccolo sacrificio ci può stare

Con la giornata di domani,  mercoledì delle Ceneri,  comincia la Quaresima, liturgicamente il tempo forte che precede la Pasqua e che costituisce una sorta di preparazione all’evento straordinario che celebreremo il 27 marzo.
La Quaresima, inoltre, è anche un periodo in cui ci si priva di qualcosa, ci si sacrifica in qualche cosa che abitualmente si fa molto spesso. 
Farò anche io dei piccoli sacrifici.  Tra questi, mi prefiggo l’obiettivo di guardare Facebook (e navigarvi) una sola volta al giorno.  Non sarà facile e so che rischio, come si suol dire, di “farmi i debiti con la bocca”. Ma mi ci metto di impegno. E chissà che non possa essere anche un modo per privilegiare e riscoprire il mondo reale rispetto a quello virtuale!

1974

1973

1975

1975

A colori!!!!

A colori!!!

Tutti noi che siamo nati negli anni ’60 e ’70, ricordiamo questo passaggio storico.

Posto questo video da youtube sul passaggio dalla TV in bianco e nero a quella a colori.

Il video consente anche di rivedere alcune sigle di storici programmi RAI e la brave “Signorine buonasera”.

 

1o minuti di bei ricordi!

Buon divertimento!

Il Sindaco pescatore, Angelo Vassallo

Angelo Vassallo, il Sindaco pescatore di Pollica (Sa), ucciso dalla criminalità, perché (raro) esempio di politico onesto, proteso al riscatto della sua città nel più ampio quadro del riscatto del Mezzogiorno.

Sindaco di Pollica per ben tre volte (dal 1995 al 1999, dal 1999 al 2004 e dal 2005 al 2010), nel 2010 si era presentato, unico candidato, per il quarto mandato ed era stato rieletto il 30 marzo del 2010.

Fu ucciso la sera del 5 settembre 2010, intorno alle 22:15, mentre tornava a casa con la sua automobile, nove proiettili calibro 9, sette dei quali andati a segno.

Esponente del PD, il sindaco pescatore è stato ucciso, con ogni probabilità anche per le sue azioni in difesa  dell’ambiente, azioni che lo avevano reso inviso alla camorra, per la quale era diventato un ostacolo da eliminare.

Ecco cosa si dice di lui nel sito   http://www.fondazionevassallo.it/angelo_vassallo-1/biografia-1/  da cui è tratta anche la foto

Vassallo era noto come il sindaco pescatore, per il suo passato di pescatore e per l’amore per il mare e la terra, che nella sua attività di amministratore lo aveva sempre guidato. Tra le opere che vanno ricordate non può mancare il “Museo vivo del mare”, istituito nella frazione di Pioppi, presso il castello di Vinciprova.

Ambientalista convinto, amato dai suoi concittadini, viene ricordato anche per le sue ordinanze singolari. Nel gennaio 2010 firma un’ordinanza che prevede una multa fino a mille euro per chi viene sorpreso a gettare a terra cenere e mozziconi di sigarette. Esempio di rigore nel rispetto della legge, con modi severi e fermi, che però permettono di mantenere intatta la bellezza di uno dei comuni più caratteristici del Cilento.

Angelo Vassallo ha travasato il suo amore per il mare, nelle buone pratiche di una bella politica. Ciò ha portato le acque di Pollica ad essere le più premiate, negli anni, con le 5 vele – massimo riconoscimento – della Bandiera Blu di Legambiente e Touring club. L’eredità di Angelo Vassallo ha consentito di proclamare Pollica, anche per il 2011, regina d’Italia, unica nella penisola a ricevere le prestigiose 5 vele.

La sera del 5 settembre 2010, mentre rincasava alla guida della sua auto, Angelo Vassallo è stato barbaramente ucciso, per mano di uno o più attentatori. I suoi assassini sono ancora ignoti.

Angelo Vassallo viene ricordato ogni anno il 21 marzo nella Giornata della Memoria e dell’impegno di ‘Libera’, associazioni, nomi e numeri contro le mafie.

Questa sera, lunedì 8 febbraio 2016, Raiuno renderà omaggio alla figura di Vassallo con la fiction interpretata da Sergio Castellitto.

Quando la madre natura si ribella

Quando madre natura si ribella, le cose per gli uomini si mettono male! E così, Ian Gibson, mentre stava dando la caccia a un leone, ha avuto la peggio. Leggiamo come sono andate le cose dal sito

http://www.huffingtonpost.it/2015/04/18/cacciatore-ucciso-elefante_n_7092690.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001

bull elephant zimbabwe

Ian Gibson era un cacciatore professionista ed è morto schiacciato da un elefante. Già perché Gibson è stato calpestato mentre stava cacciando un leone con un cliente americano in una zona selvaggia nel nord-est dello Zimbabwe. Il 55enne era uno dei più noti esperti di caccia grossa del Paese africano. L’animale infatti si è accorto della presenza dei cacciatori, e quando li ha visti a una distanza di 150 metri, li ha caricati. La notizia ha subito scatenato numerose reazioni sui social: “È stata legittima difesa”.

Sembra che l’elefante fosse in una condizione di massima aggressività, chiamata musth, che è connessa a una maggiore produzione di ormoni ed è ben nota ai gestori di circhi o zoo. “Non avrebbe mai sparato se non avesse avuto alternative – dicono le guide secondo quanto riferisce l’inglese Telegraph -. Lui era un cacciatore, sì, ma anche un magnifico fotografo naturalista e ambientalista”.

Notizie simili sono sempre molto spiacevoli, però se l’uomo imparasse a rispettare di più la natura e gli animali, forse tante tragedie non si verificherebbero.

La Parola di oggi

Lunedì 8 Febbraio 2016 – Lunedì della V settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura

«Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno».

Dal primo libro dei Re

1Re 8,1-7.9-13

In quei giorni, Salomone convocò presso di sé in assemblea a Gerusalemme gli anziani d’Israele, tutti i capitribù, i prìncipi dei casati degli Israeliti, per fare salire l’arca dell’alleanza del Signore dalla Città di Davide, cioè da Sion. Si radunarono presso il re Salomone tutti gli Israeliti nel mese di Etanìm, cioè il settimo mese, durante la festa.
Quando furono giunti tutti gli anziani d’Israele, i sacerdoti sollevarono l’arca e fecero salire l’arca del Signore, con la tenda del convegno e con tutti gli oggetti sacri che erano nella tenda; li facevano salire i sacerdoti e i levìti. Il re Salomone e tutta la comunità d’Israele, convenuta presso di lui, immolavano davanti all’arca pecore e giovenchi, che non si potevano contare né si potevano calcolare per la quantità.
I sacerdoti introdussero l’arca dell’alleanza del Signore al suo posto nel sacrario del tempio, nel Santo dei Santi, sotto le ali dei cherubini. Difatti i cherubini stendevano le ali sul luogo dell’arca; i cherubini, cioè, proteggevano l’arca e le sue stanghe dall’alto. Nell’arca non c’era nulla se non le due tavole di pietra, che vi aveva deposto Mosè sull’Oreb, dove il Signore aveva concluso l’alleanza con gli Israeliti quando uscirono dalla terra d’Egitto.
Appena i sacerdoti furono usciti dal santuario, la nube riempì il tempio del Signore, e i sacerdoti non poterono rimanervi per compiere il servizio a causa della nube, perché la gloria del Signore riempiva il tempio del Signore. Allora Salomone disse:
«Il Signore ha deciso di abitare nella nube oscura.
Ho voluto costruirti una casa eccelsa, un luogo per la tua dimora in eterno».

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Sal 131

R. Sorgi, Signore, tu e l’arca della tua potenza

Ecco, abbiamo saputo che era in Èfrata,
l’abbiamo trovata nei campi di Iàar.
Entriamo nella sua dimora,
prostriamoci allo sgabello dei suoi piedi. R.

Sorgi, Signore, verso il luogo del tuo riposo,
tu e l’arca della tua potenza.
I tuoi sacerdoti si rivestano di giustizia
ed esultino i tuoi fedeli.
Per amore di Davide, tuo servo,
non respingere il volto del tuo consacrato. R.

Vangelo

«e quanti lo toccavano venivano salvati».

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,53-56

salvati

immagine dal sito www.nondisolopane.it

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

Parola del Signore

Commento al Vangelo di oggi: ( dal sito:
http://www.nondisolopane.it/il-vangelo-del-giorno-lunedi-09-febbraio/ )

“Appena scesi dalla barca, la gente lo riconobbe,…” Sono seduto sul ciglio di un sentiero che conduce al mio piccolo paesello. Ho appena letto il brano del Vangelo dove la gente riconosce Gesù , accorre, portano i loro malati. In questo tramonto invernale dove si accendono, giù, lontano, le luci delle case e in cielo i primi bagliori delle stelle, una domanda si fa largo tra le miei nebbie interiori: “Perché faccio tanta fatica a riconoscere la presenza di Dio; perché stento a correre da Lui; cosa mi trattiene? Perché non stendo la mia mano e non tocco un lembo del suo mantello?”
Ad illuminarmi è un altro brano del Vangelo, quello di Luca, dove Gesù entra nella Sinagoga di Nazareth ma i suoi concittadini lo rifiutano e lo vogliono gettare da un precipizio. Anch’io sono proprio come gli abitanti della piccola città dove è nato il Signore. E’ mio compaesano Gesù, lo conosco. Fin da quando ero piccino mi hanno parlato di Lui, mi hanno raccontato i suoi insegnamenti, le sue parabole, i miracoli compiuti. Anzi, sono suo familiare! Infatti, con il battesimo, non siamo diventati figli di Dio, non siamo entrati a far parte della famiglia del Signore?

Mentre percorro il freddo sentiero che mi conduce verso casa, mentre la sera, con la sua oscurità, avvinghia gli alberi del bosco, questa verità diventa sempre più chiara. Si può abitare nella stessa casa, vivere gomito a gomito con una persona ma essere lontani, non essere in sintonia con chi ci vive accanto. Si può abitare nella casa del Padre, ma essere così lontani dal suo cuore, dai suoi sentimenti. La gente del brano evangelico corre da Gesù perché è povera, ammalata, bisognosa. Il Signore lo conoscono solo per sentito dire. Per loro Gesù è perenne novità. Il loro cuore è pieno di speranza. Apro la porta, sono tornato a casa. Ho imparato tante cose in questo tramonto invernale. Con Gesù nulla è scontato! Se voglio correre da Lui, devo imparare a rispettarlo come l’Altro, come perenne novità. Guai ad incatenarlo, a rinchiuderlo in polverosi scaffali dove le definizioni e le precisazioni si accavallano come le nubi del cielo. Guai. Lui è una Persona, non un pensiero; Gesù è amore non un arido e gravoso precetto. Quante cose si imparano su un freddo sentiero, in un banale tramonto invernale.

Incontro ravvicinato con Papa Francesco.

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06/02/2016

Più facile a dirsi che a farsi

Alcune volte è più facile a dirsi che a farsi.  È una considerazione sempre e universalmente valida,  sia nei momenti felici che in quelli tristi.

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Quesa affermazione è vera e ci indica che dobbiamo essere sempre forti in ogni momento della vita. Essere forti fa essere anche lucidi e consente di prendere di volta in volta le giuste decisioni.

Giulio Regeni,un ricercatore da eliminare

Giulio Regeni, 28 anni, ricercatore di Cambridge, impegnato in Egitto per un dottorato di ricerca sull’economia egiziana e attento a quanto si muove nel Paese attorno ai sindacati e alle forze di opposizione, è stato brutalmente ucciso. Il suo corpo, ritrovato in un fosso, presenta evidenti “segni di torture”, quali bruciature, tagli ed ecchimosi da pugni. La morte sarebbe intervenuta a seguito di un forte colpo alla testa provocato da un oggetto contundente.

Restiamo basiti di fronte ai maldestri tentativi di sviare le indagini con la ricostruzione dell’incidente stradale. Una ricostruzione nettamente in contrasto con i primi risultati dell’autopsia.

Si faccia chiarezza e si arrivi presto alle verità su questa vicenda accaduta ad un nostro connazionale in un Paese in cui torture, sparizioni e arresti sommari sono purtroppo all’ordine del giorno.

 

Giulio Regeni (Ansa)

immagine tratta da http://www.corriere.it

Immagine tratta da http://www.quotidiano.net/cairo-studente-italiano-1.1702063

Giulio Regeni, 28 anni, ricercatore, brutalmente ucciso in Egitto. Siamo sicuri che la polizia egiziana o i militari al potere non c’entrino nulla con questo delitto? Non vi sembra che la “ricostruzione” dell’incidente d’auto sia troppo simile a quanto si diceva in Cile e in Argentina a proposito della morte dei desaparecidos? Le mie sono riflessioni da inesperto e probabilmente verranno presto smentite dai fatti. Ma ….

Qualche volta ci scappa anche il “morto”

E’ esattamente quello che è successo alcuni anni fa in una scuola italiana (una storia NON inventata)!!

Un professore interroga un suo alunno, ma questi gli dice che non ha potuto studiare perché “è morto mio nonno”!!

Il professore addolorato per l’accaduto si affretta a confortare il povero studente e decide subito dopo di telefonare alla famiglia per fare le sue condoglianze.

Ma dall’altro capo del telefono chi risponde al professore?

Proprio il nonno, morto e resuscitato in meno di una giornata…. E… fu così che scattò una inedita alleanza tra il professore e il nonno che, insieme, il giorno dopo, diedero una bella lezione al giovane mentitore!!

I giovani francesi non sono certamente da meno, stando a quanto scrive Daniel Pennac nel suo libro “Chagrin d’ éecole” (Diario di scuola).

Scuse spesso esilaranti, ai confini con la realtà!! Eccone alcune:

prof: “io non ho fatto i miei esercizi perché ho trascorso buona parte della notte  in parte nel cyber spazio a combattere contro i soldati del male, che, alla fine, ho sconfitto fino all’ultimo” … oppure: … “sono desolato per gli esercizi non svolti, ma ieri sera sono stato schiacciato dal peso di una opprimente ebetudine ….”, o, ancora,: … “ho dimenticato il mio quaderno a casa di …, prima di ritirarmi”. O, ancora, … “ero occupato a leggere la traccia, quando è scoppiata la caldaia”…

 

 

Qui il testo integrale del brano in questione:

Suivons notre mauvais externe dans une de ses journées

scolaires. Exceptionnellement, il n’est pas en retard – son
carnet de correspondance l’a trop souvent rappelé à l’ordre
ces derniers temps -, mais son cartable est presque vide :
livres, cahiers, matériel une fois de plus oubliés (son
professeur de musique écrira joliment sur son bulletin
trimestriel : « Manque de flûte »).
Bien entendu ses devoirs ne sont pas faits. Or sa première
heure est une heure de mathématiques et les exercices de
math sont de ceux qui manquent à l’appel. Ici, de trois
choses l’une : ou il n’a pas fait ces exercices parce qu’il s’est
occupé à autre chose (une vadrouille entre copains, un
quelconque massacre vidéo dans sa chambre verrouillée…),
ou il s’est laissé tomber sur son lit sous le poids d’une
prostration molle et a sombré dans l’oubli, un flot de musique
hurlant dans son crâne, ou – et c’est l’hypothèse la plus
optimiste – il a, pendant une heure ou deux, bravement tenté
de faire ses exercices mais n’y est pas arrivé.
Dans les trois cas de figure, à défaut de copie, notre
externe doit fournir une justification à son professeur. Or,
l’explication la plus difficile à servir en l’occurrence est la
vérité pure et simple : « Monsieur, madame, je n’ai pas fait
mes exercices parce que j’ai passé une bonne partie de la
nuit quelque part dans le cyberespace à combattre les
soldats du Mal, que j’ai d’ailleurs exterminés jusqu’au
dernier, vous pouvez me faire confiance. » « Madame,
monsieur, désolé pour ces exercices non faits mais hier soir
j’ai cédé sous le poids d’une écrasante hébétude, impossible
de remuer le petit doigt, juste la force de chausser mon
baladeur. »
La vérité présente ici l’inconvénient de l’aveu « Je n’ai pas
fait mon travail », qui appelle une sanction immédiate. Notre
externe lui préférera une version institutionnellement plus
présentable. Par exemple : … « J’ai oublié mon devoir chez ….

avant de rentrer …. » En d’autres termes un mensonge. De son côté le
professeur préfère souvent cette vérité aménagée à un aveu
trop abrupt qui l’atteindrait dans son autorité. Le choc frontal
est évité, l’élève et le professeur trouvent leur compte dans
ce pas de deux diplomatique. Pour la note, le tarif est connu :
copie non remise, zéro.
Le cas de l’externe qui a essayé, bravement mais en vain,
de faire son devoir, n’est guère différent. Lui aussi entre en
classe détenteur d’une vérité difficilement recevable : «
Monsieur, j’ai consacré hier deux heures à ne pas faire votre
devoir. Non, non, je n’ai pas fait autre chose, je me suis assis
à ma table de travail, j’ai sorti mon cahier de texte, j’ai lu
l’énoncé et, pendant deux heures, je me suis retrouvé dans un état
de sidération mathématique, une paralysie mentale
dont je ne suis sorti qu’en entendant ma mère m’appeler
pour passer à table. Vous le voyez, je n’ai pas fait votre
devoir, mais j’y ai bel et bien consacré ces deux heures.
Après le dîner il était trop tard, une nouvelle séance de
catalepsie m’attendait : mon exercice d’anglais. » « Si vous
écoutiez davantage en classe, vous comprendriez vos
énoncés ! » peut objecter (à juste titre) le professeur.
Pour éviter cette humiliation publique, notre externe
préférera lui aussi une présentation diplomatique des faits : «
J’étais occupé à lire l’énoncé quand la chaudière a explosé. »
Et ainsi de suite, du matin au soir, de matière en matière,
de professeur en professeur, de jour en jour, dans une
exponentielle du mensonge qui aboutit au fameux « C’est ma
mère !… Elle est morte ! » de François Truffaut.

(Daniel Pennac, “Chagrin d’ éecole”)

Il progresso….

La fiumana del progresso umano

“Questo racconto è lo studio sincero e spassionato del come probabilmente devono nascere e svilupparsi nelle più umili condizioni le prime irrequietudini pel benessere; e quale perturbazione debba arrecare in una famigliuola, vissuta sino allora relativamente felice, la vaga bramosia dell’ignoto, l’accorgersi che non si sta bene, o che si potrebbe star meglio.

Il movente dell’attività umana che produce la fiumana del progresso è preso qui alle sue sorgenti, nelle proporzioni più modeste e materiali. Il meccanismo delle passioni che la determinano in quelle basse sfere è meno complicato, e potrà quindi osservarsi con maggior precisione. Basta lasciare al quadro le sue tinte schiette e tranquille, e il suo disegno semplice. Man mano che cotesta ricerca del meglio di cui l’uomo è travagliato cresce e si dilata, tende anche ad elevarsi e segue il suo moto ascendente nelle classi sociali …”

 

Giovanni Verga, Prefazione a I Malavoglia.

La Fiumana del progresso umano!

 

Così Verga definisce il progresso!

 

Io in genere credo nel progresso, anche se, in alcuni casi, mi sembra quasi una fregatura! 

 

Che cosa è davvero il progresso e quali sono (poiché ve ne sono) i suoi limiti?