Uomo del mio tempo

UOMO DEL MIO TEMPO.

(S. Quasimodo)

Immagine tratta dal sito: https://enzociotola.wordpress.com/uomo-del-mio-tempo/

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.

(dal sito:” http://www.italialibri.net/opere/uomodelmiotempo.html)

Il tema della poesia è l’immutabilità della natura umana, rimasta uguale a quella dell’uomo «della pietra e della fionda», fatta di istinti, di pulsioni, di sentimenti e di egoismo, è rimasta uguale fino a oggi, anche se la scienza ha fatto passi da giganti. La scienza ha perfezionato le armi che portano la morte ai fratelli. Alcuni uomini, presi dalla volontà di potenza, ancora oggi scatenano guerre che portano lutti e sofferenza alle popolazioni civili. La civiltà ha solo mutato le condizioni di guerra: dalla fionda si è passati ai carri armati, e agli aerei [e ai missili, aggiungeremmo noi ndr.] che seminano la morte. L’uomo del nostro tempo, afferma il poeta, ha perduto ogni considerazione dei fratelli e ha dimenticato la solidarietà e la religione che lo trattengono dalla violenza. E rimasto uguale all’uomo che, attratto il fratello in un campo, lo ha ucciso. Di nuovo l’uomo del nostro tempo tradisce oggi il fratello. E la menzogna di allora è arrivata fino all’uomo del nostro tempo. Di fronte alla menzogna e all’inganno i giovani di oggi, i figli, farebbero bene a rinnegare i padri che portano la guerra: le loro tombe giacciono in una terra desolata, gli avvoltoi rodono il loro cuore e il vento sparge nell’aria l’odore dei loro cadaveri”.

«E’ un implacabile atto d’accusa contro la ferocia – bestiale e razionale ad un tempo – a cui si sono abbandonati gli uomini nella seconda guerra mondiale. Agli occhi del poeta appare un’umanità mostruosa che inizia il suo cammino con il più belluino dei suoi gesti: il fratricidio. Non solo non è mutato nulla da allora, ma l’uomo ha mirato a perfezionare sempre di più le armi dello sterminio; ha rivestito la guerra di ideali, legittimando perfino gli assassini. La cosiddetta “ civiltà”, quindi, invece di rendere gli uomini più buoni, li lasciò fermi nei loro istinti di primitivi, di uomini-belva, alla barbarie di Caino. Ma le nuove generazioni devono ora avere il coraggio di vergognarsi dei loro padri e di dimenticarli, piuttosto che vergognarsi di essere uomini, e devono sostituire, finalmente la legge di Caino con quella di Cristo». (A. Frattini, Poeti italiani del XX secolo pagina 670).

È la constatazione della crudeltà dell’uomo che a distanza di tanti secoli è rimasto uguale a se stesso: primitivo, ferino, bestiale, crudele, istintivo, irriflessivo, selvaggio, spietato, al pari di quando per uccidere si serviva di strumenti approssimativi. Il progresso della civiltà non è servito a farne un uomo migliore e oggi si costruiscono armi sempre più intelligenti, destinate alla distruzioni di interi popoli. L’uomo del nostro tempo ha perduto l’amore, la solidarietà verso gli altri uomini e ha perduto la religione che invita gli uomini ad amare gli altri uomini e magari a sacrificarsi per essi come ha fatto Gesù Cristo che si è immolato per salvare la terra dal peccato e dal male. Ecco il commento di B. Panebianco:

« Nella prima parte il poeta esprime le sue considerazioni nei confronti del progresso: l’uomo contemporaneo è brutale come nell’età delle caverne, ha solo perfezionato i suoi strumenti distruttivi, rendendoli sempre più sofisticati. La civiltà è senza amore e senza Cristo, l’odore dell’odio e del sangue fraterno si sprigiona dalle origini fino ad oggi e l’uomo continua ad uccidere, versando altro sangue. Poi il poeta invita le nuove generazioni a dimenticare le violenze dei padri , le cui tombe sono ricoperte dalle ceneri delle distruzioni che loro stessi hanno provocato: occorre essere uomini migliori per costruire un futuro di pace e d’amore». (da Moduli di educazione letteraria pagina B157).

Ogni verso scorre veloce fino alla fine. Le parole sono prese dal linguaggio comune ma sono costruite su molte figure retoriche – sinestesia (odore sangue) analogia (nuvole di sangue) –, su richiami biblici e su richiami storici che innalzano la poesia a un linguaggio poetico efficace e tagliente. Molto bello l’appello finale nel quale il poeta condanna i padri che scatenano le guerre a danno dei figli. È compito dei figli rinnegare i padri che portano sciagure e guerre. Ecco il bel giudizio di Francesco Puccio sul finale della poesia:

« Nei confronti dell’uomo del suo tempo, come di ogni tempo, la cui unica religione è quella di uccidere il fratello, non c’è imperativo etico che imponga ai figli di seguire le orme dei padri. Dall’angoscia allo sdegno, all’ammonizione, all’esortazione finale, la voce del poeta si leva calda e accorata: che i figli non si sentano fratelli di Caino e che abbiano il coraggio di non ereditare il freddo testamento di morte lasciato dal fratricida e che purtroppo si è luttuosamente trasmesso alle generazioni ad essi precedenti, resistendo agli attacchi del tempo e ad ogni forma di pietà: che essi rinneghino la lezione dei padri intrisa dell’acre odore del sangue che si solleva da terra come una nuvola: che pongano fine ad ogni atto devozionale nei confronti delle tombe degli avi, dissacrate e assunte a testimonianza della barbarie perpretata».

La Parola di oggi

Lunedì 1 Febbraio 2016 – Lunedì della IV settimana del Tempo Ordinario

Protagonisti “negativi” del Vangelo di oggi sono i Geraseni che pensano di più ai propri interessi economici che al bene reale e spirituale degli uomini, al punto che per loro hanno più importanza dei porci che un uomo!

Queste le letture di oggi.

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 15,13-14.30; 16,5-13a

immagine tratta dal sito: http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/09samuele/2Samuele_Assalonne.htm

 

In quei giorni, arrivò un informatore da Davide e disse: «Il cuore degli Israeliti è con Assalonne». Allora Davide disse a tutti i suoi servi che erano con lui a Gerusalemme: «Alzatevi, fuggiamo; altrimenti nessuno di noi scamperà dalle mani di Assalonne. Partite in fretta, perché non si affretti lui a raggiungerci e faccia cadere su di noi la rovina e passi la città a fil di spada».
Davide saliva l’erta degli Ulivi, saliva piangendo e camminava con il capo coperto e a piedi scalzi; tutta la gente che era con lui aveva il capo coperto e, salendo, piangeva.
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della famiglia della casa di Saul, chiamato Simei, figlio di Ghera.  Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i servi del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla sua destra e alla sua sinistra. Così diceva Simei, maledicendo Davide: «Vattene, vattene, sanguinario, malvagio! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne, tuo figlio, ed eccoti nella tua rovina, perché sei un sanguinario».
Allora Abisài, figlio di Seruià, disse al re: «Perché questo cane morto dovrà maledire il re, mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa!». Ma il re rispose: «Che ho io in comune con voi, figli di Seruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: “Maledici Davide!”. E chi potrà dire: “Perché fai così?”».
Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi servi: «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».
Davide e la sua gente continuarono il cammino.

Parola di Dio

Assalonne fu un personaggio biblico, terzo figlio di Re Davide. Davide lo aveva allontanato dalla sua corte in seguito al fratricidio del fratellastro  Amnon, primo figlio di Davide, che aveva fatto violenza a sua sorella Tamàr. In seguito,aveva congiurato contro il padre, proclamandosi re, costringendo alla fuga Davide (Salmo 3) e insediandosi a Gerusalemme, affiancato da Achitofel, che era già stato consigliere dello stesso Davide. Fu poi sconfitto e ucciso da Ioab, luogotenente del re.

In questo passo del secondo libro di Samuele si manifestano in modo già abbastanza evidente, le conseguenze delle colpe e dei peccati di Davide. Il re viene spodestato e costretto alla fuga dal suo terzo figlio. Viene poi maledetto da uno sconosciuto,  Simei, figlio di Ghera, “appartenente alla famiglia della casa di Saul. In altre circostanze, Davide non avrebbe esitato ad uccidere o a far uccidere l’uomo, ma in questa occasione il re intuisce che proprio in quelle offese e in quegli insulti dello sconosciuto si manifestava la voce di Dio che lo rimproverava per le sue colpe. Davide sa che il Signore si serve degli uomini per parlare ad altri uomini, anche per rimproverarli e per ricondurli sul giusto cammino. In questa prospettiva legge la ribellione di suo figlio contro di lui e le stesse offese di quell’uomo. Così, ad Abisai che avrebbe voluto uccidere l’uomo che insultava il re, Davide rispose:  «Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: e allora, questo Beniaminita, lasciatelo maledire, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi».

Davide, dunque, mostra umiltà e contrizione nei confronti di Dio, sperando nel suo perdono e in una sua seconda benedizione.

Il significato profondo di questo passo sta, forse, proprio nel saper comprendere il valore “di salvezza” di “croci” e di sofferenze che spesso accompagnano la nostra vita quotidiana. E, magari, piuttosto che atteggiarci a “vittima degli altri”, potremmo fare un profondo esame di coscienza dentro di noi e pensare di più al valore “cairotico” di determinati avvenimenti.

 

Salmo Responsoriale
Sal 3

R. Sorgi, Signore! Salvami, Dio mio!

Signore, quanti sono i miei avversari!
Molti contro di me insorgono.
Molti dicono della mia vita:
«Per lui non c’è salvezza in Dio!».  Rit.

Ma tu sei mio scudo, Signore,
sei la mia gloria e tieni alta la mia testa.
A gran voce grido al Signore
ed egli mi risponde dalla sua santa montagna.  Rit.

Io mi corico, mi addormento e mi risveglio:
il Signore mi sostiene.
Non temo la folla numerosa
che intorno a me si è accampata.   Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 5,1-20

L’indemoniato di Gerasa guarito da Gesù. Immagine da: https://it.wikipedia.org/wiki/Legione_(demone)

 

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Gerasèni. Sceso dalla barca, subito dai sepolcri gli venne incontro un uomo posseduto da uno spirito impuro.
Costui aveva la sua dimora fra le tombe e nessuno riusciva a tenerlo legato, neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva spezzato le catene e spaccato i ceppi, e nessuno riusciva più a domarlo. Continuamente, notte e giorno, fra le tombe e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre.
Visto Gesù da lontano, accorse, gli si gettò ai piedi e, urlando a gran voce, disse: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti scongiuro, in nome di Dio, non tormentarmi!». Gli diceva infatti: «Esci, spirito impuro, da quest’uomo!». E gli domandò: «Qual è il tuo nome?». «Il mio nome è Legione – gli rispose – perché siamo in molti». E lo scongiurava con insistenza perché non li cacciasse fuori dal paese.
C’era là, sul monte, una numerosa mandria di porci al pascolo. E lo scongiurarono: «Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi». Glielo permise. E gli spiriti impuri, dopo essere usciti, entrarono nei porci e la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare; erano circa duemila e affogarono nel mare.
I loro mandriani allora fuggirono, portarono la notizia nella città e nelle campagne e la gente venne a vedere che cosa fosse accaduto. Giunsero da Gesù, videro l’indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura. Quelli che avevano visto, spiegarono loro che cosa era accaduto all’indemoniato e il fatto dei porci. Ed essi si misero a pregarlo di andarsene dal loro territorio.
Mentre risaliva nella barca, colui che era stato indemoniato lo supplicava di poter restare con lui. Non glielo permise, ma gli disse: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Egli se ne andò e si mise a proclamare per la Decàpoli quello che Gesù aveva fatto per lui e tutti erano meravigliati.

Parola del Signore

Potremmo vivere noi giorno e notte tra le tombe di un cimitero? Se anche lo facessimo ci troveremmo a disagio, saremmo aggressivi con noi stessi e con gli altri, perché non siamo fatti per vivere in luoghi di morte, di paura e di solitudine, ma in case e stanze dove si può entrare e uscire, spazzare via la polvere, stare sui balconi a stendere i panni ed innaffiare fiori, illuminare ed essere illuminati, ascoltare voci, sentire profumi, ritrovare affetti cari e rinnovati ogni giorno. Ecco che nel vangelo si parla di un indemoniato, così è etichettato da tutti in paese, costretto a gridare la sua disperazione a causa di una forza superiore lui, ma quando Gesù arriva a Gerasa tutto cambia. Non solo egli va incontro al “Figlio di Dio Altissimo” ma, dopo il suo intervento, riacquista le sembianze tipiche di ogni uomo, pacificando se stesso e gli altri. Che bella cosa la pace nel cuore! È già un anticipo di paradiso. È ritrovare la pienezza della vita stessa e farne una festa da annunciare, come sottolinea Paolo Squizzato: “Per la mia felicità, perché la festa possa rinnovarsi nella mia vita, perché l’amore possa tornare a scorrere nelle mie vene e fare di questa mia vita una festa, mi viene chiesto semplicemente di vivere e in pienezza. Di riempire di vita la mia esistenza attuale, che sia di pietra, fredda come un cadavere e vuota come un sepolcro, sbagliata come una cosa morta e infangata come straccio di strada; riempirla sino all’orlo, sino a farla tracimare. Non importa che questa mia vita sia grande come una botte o minuscola come un ditale. Ognuno ha la vita che ha (e non che si merita), l’importante è viverla, chicchessia e tanto meno a sterili quanto inutili sensi di colpa”. (dal sito: http://www.nondisolopane.it/commento-al-vangelo-del-giorno-01-febbraio-esci-spirito-impuro-da-questuomo/).

Gesù a Gerasa, oggi Jerash, in Giordania, a 30 km da Amman, compie un esorcismo liberando un uomo da numerosi spiriti che erano entrati in lui. Gli spiriti lo abbandonano ed entrano in una mandria di maiali che si buttano nel lago. I Geraseni che avevano assistito alla scena, arrabbiati per la perdita di molti maiali, ma, soprattutto, intimoriti da Gesù e dalla sua potenza, spinti da mediocrità ed egoismo, gli chiedono di andarsene via di lì. In loro gli interessi economici (legati alla perdita dei maiali) prevalgono sulla fede e sul senso di umanità che aveva, invece, indotto Gesù a guarire un uomo consentendo agli spiriti di entrare nei maiali. Per Gesù, dunque, la guarigione di un solo uomo è molto più importante di “duemila porci”. Ma i Geraseni non comprendono questo messaggio e guardano di più ai propri interessi materiali ed economici che non all’importanza della liberazione dell’uomo dal peccato e dalle conseguenze che esso produce. 

Unico testimone del miracolo di Gesù e del suo amore per gli uomini è proprio l’indemoniato guarito e liberato dal male. A lui il Signore dice: «Va’ nella tua casa, dai tuoi, annuncia loro ciò che il Signore ti ha fatto e la misericordia che ha avuto per te». Grazie alla sua testimonianza, i Geraseni potranno comprendere che forse la salvezza di un uomo vale più di tante ricchezze e di tanti interessi economici. 

Una domanda sorge spontanea: quanti “Geraseni” oggi si nascondono tra di noi, in chi ci governa e in chi regge le sorti economiche, sociali e politiche del nostro Paese e del nostro Pianeta? Fino a quando si continuerà a far prevalere l’interesse economico e materiale sul bene primario di ogni singolo uomo?  Ci saranno anche oggi dei “testimoni” che potranno far comprendere quelle che sono le giuste priorità e i giusti valori?

 

La matematica? Anche il “Circo” si adegua

Ieri, sabato 30 gennaio 2016, non poteva contenere più di qualche 100 – 200 mila persone; in passato ne poteva contenere ben 2,7 milioni.

Anche il “Circo”, dunque, si adegua: si restringe e si allarga, come una fisarmonica, a seconda delle necessità e delle convenienze.

In questi casi, “la matematica non è un’opinione”!

Nigeria: nuovo grave attentato di Boko Haram

Nuovo grave attentato in Nigeria perpetrato da Boko Haram.

La strage è avvenuta non lontano dalla località di Maiduguri, nell’area nord-orientale, dove un gruppo di  jihadisti, giunto a bordo di auto e motociclette nel v  ha colpito per circa quattro ore il villaggio di Dalori, a 12 chilometri da Maiduguri, con armi ed esplosivi, per poi appiccare il fuoco alle case. Secondo i testimoni molti abitanti, tra cui diversi bambini, sono bruciati vivi nel rogo. Il bilancio sarebbe di 86 morti e 100 feriti.

Nigeria, almeno 86 morti in attacco di Boko Haram a Maiduguri: "Bambini bruciati vivi"

foto tratta dal sito: http://www.repubblica.it/esteri/2016/01/31/news/nigeria_attacco_boko_haram_vittime-132415402/?ref=HREC1-3

 

L’adozione del cuore

L’adozione del cuore.

In genere, non lo faccio, almeno qui sul blog, ma questa volta è importante: abbiamo trovato una cagnolina di pochi mesi, credo due o tre al massimo, che ha bisogno urgente di stallo o di adozione.

Il cane si trova ad Eboli (Sa).

Anche se non potete adottarlo, è gradita almeno la condivisione sui social!

Grazie.

Ecco le foto:

30 gennaio…. “Un ospite è venuto…”.

Un ospite è venuto

Un ospite è venuto
alla porta dell’anima.
O mio cuore
innalza un canto di gioia!
Il silenzio del cielo azzurro,
la tenerezza della rugiada
risuonino nelle corde
del mio liuto.
Unisciti al ritmo
dei campi dorati,
il canto voli sulle limpide acque
del fiume in piena.
Guarda con esultanza
a Chi è venuto;
apri la porta
e corri fuori con lui.

Un ospite è venuto (Rabindranath Ragore, scrittore e poeta cantore anche dell’indipendenza dell’India. Fu proprio lui a definire Gandhi “MAHATMA”, cioé “GRANDE ANIMA” . )

Collegamento permanente dell'immagine integrata

30 gennaio 1948: veniva ucciso  a New Delhi Mahatma Gandhi

I difetti umani

” Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?”

(Luca 6,41)

Le due bisacce dei difetti umani

(Fedro)

 

I nostri e gli altrui difetti… Le due bisacce

Giove ci ha imposto due bisacce: ha collocato quella piena dei propri difetti dietro la schiena. Ha appeso davanti al nostro petto quella carica dei difetti altrui. Perciò non possiamo vedere i nostri mali, ma appena gli altri sbagliano, subito siamo pronti a criticarli.
(Fedro, 4 10)

 

“Non verremo alla mèta ad uno ad uno”

La guerra dei poeti: “Non verremo alla mèta ad uno ad uno” (paul éluard)

La guerra dei poeti (II)
Paul Èluard (poeta francese vissuto tra il 1895 ed il 1952, iscritto al Partito Comunista francese ed attivo esponente della Resistenza contro l’occupazione nazista)
Non verremo alla mèta ad uno ad uno
Non verremo alla mèta ad uno ad uno,
Ma a due a due. Se ci conosceremo
A due a due, noi ci conosceremo
Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
Un giorno rideranno
Della leggenda nera dove un uomo
Lacrima in solitudine
                                   _______________________
 
Il poeta scrive questa poesia nel 1946 e questi versi risentono dell’esperienza vissuta nella Resistenza antinazista  e dell’amore per la sua compagna, che muore proprio in quello stesso anno.
La mèta è l’obiettivo della realizzazione di una società ideale fondata sulla giustizia , sulla libertà e sulla fratellanza.
L’espressione “a due a due” si riferisce all’amore di coppia, ma più in generale al superamento dell’egoismo e dell’individualismo
“I figli” = i posteri
“leggenda nera”= si riferisce al periodo storico della seconda guerra mondiale, vissuto dal poeta ed esprime anche la speranza che in una società futura ideale i giorni vissuti dal poeta, pieni di odio, di guerra e di furore, possano essere ricordati come una “leggenda nera”, come un qualcosa di funesto che non sarà destinato a ripetersi più.
In questo ipotetico futuro ideale, dunque,  il dualismo (“due a due”) prevarrà sull’egoismo e con esso si diffonderanno ovunque la fratellanza e la solidarietà. 
Il finale della poesia è sicuramente ad effetto: l’immagine “leggenda nera” e l’antitesi “rideranno…. lacrima” sottolineano in modo efficace il contrasto tra il presente funesto, dominato dall’egoismo e dall’odio, ed il domani ideale, dualistico e felice.
Il poeta, dunque, sembra preconizzare una sorte di Pasqua, di resurrezione dell’animo umano ed una sua rigenerazione in un futuro e in un mondo migliori!!!

“Alla fine dei giorni”

 …in attesa di “nuovi giorni”…

 

immagine dal sito: http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/24isaia/Isaia.htm

Alla fine dei giorni,

il monte del tempio del Signore

sarà saldo sulla cima dei monti

e s’innalzerà sopra i colli,

e ad esso affluiranno tutte le genti.

Verranno molti popoli e diranno:

«Venite, saliamo sul monte del Signore,

al tempio del Dio di Giacobbe,

perché ci insegni le sue vie

e possiamo camminare per i suoi sentieri».

Poiché da Sion uscirà la legge

e da Gerusalemme la parola del Signore.

Egli sarà giudice fra le genti

e arbitro fra molti popoli.

Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,

delle loro lance faranno falci;

una nazione non alzerà più la spada

contro un’altra nazione,

non impareranno più l’arte della guerra.

Casa di Giacobbe, venite,

camminiamo nella luce del Signore.

(Isaia 2, 2-5)

Il profeta Isaia preannuncia la nuova presenza di Dio nell’uomo e nella storia. Una nuova epoca di pace, di rispetto tra i popoli e di prosperità, in cui le spade diventeranno aratri e le lance diventeranno falci.

Quella di Isaia è una Parola di vita e di speranza, fiduciosa in una pace stabile e duratura per l’umanità.

Unica condizione perché ciò si possa ottenere è seguire le vie del Signore e salire il monte del Suo tempio.

La via ci viene prospettata con chiarezza: “salire il monte del Signore”, ritrovare la strada di Dio, mettersi in ascolto della sua volontà che è sempre orientata al bene di coloro che egli ama, cioè di tutti gli uomini. Ci accorgeremo, allora, che tutti abbiamo delle spade e delle lance da spezzare e fondere nel fuoco dell’amore. Le energie prima sprecate per difenderci, o meglio per attaccarci reciprocamente, saranno a disposizione per costruire insieme il bene comune. E questo non solo metaforicamente o a livelli alti, ma a cominciare dagli ambienti in cui viviamo: famiglia, comunità, ambiente di lavoro, stadio, scuola, circoli ricreativi, parrocchia…
Quella che chiamiamo impropriamente “legge di Dio” è una Parola di vita che indica la via della giustizia, della concordia, della condivisione. In una parola la via dell’amore, la sola che possa condurre a una pace autentica e duratura, premessa indispensabile anche per un effettivo benessere.
Per vivere bene l’avvento, voglio cominciare a spezzare le spade e le lance a cui talvolta ricorro. Quest’oggi, nel mio rientro al cuore, mi dedicherò a individuarle.
Disarma, Signore, il mio cuore, rendilo disponibile all’amore verso tutti, iniziando da quelli con cui mi hai chiamato a vivere

(dal sito: http://www.qumran2.net/parolenuove/commenti.php?mostra_id=27037).

 

Ma è possibile un mondo senza guerra? A giudicare dagli eventi contemporanei sembrerebbe proprio di no! Eppure, basterebbero “uomini di buona volontà”, non solo tra i potenti della terra, ma anche tra tutti noi, comuni mortali, per cominciare a creare un mondo nuovo che possa avanzare, pian piano, verso un’era di pace e di stabilità!

Un’utopia? Nel mondo attuale sicuramente sì! Ma chissà che, prima o poi, una nuova generazione di donne e uomini di grande “buona volontà” non contribuisca a rendere tale utopia una realtà.

Credere e sperare, in fondo, non fa mai male!

LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

Sorgente: LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

La Parola di oggi

Venerdì 29 Gennaio 2016 – Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 11,1-4a.5-10a.13-17

immagine tratta dal sito http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2010/10/104626.html

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Parola di Dio

Davide, nonostante la sua “amicizia con Dio”, si lascia andare a gesti colpevoli e si macchia addirittura di un assassinio. Egli, per mascherare l’adulterio, fa in modo che un uomo leale e fedele, come Uria, venga ucciso. Si serve del suo potere per peccare gravemente contro un uomo e contro Dio. E ciò accade anche se Davide è uomo gradito a Dio. Egli è, come affermato da Papa Francesco, “santo, ma anche peccatore”. E, in virtù del fatto che ha esercitato il suo potere per peccare, diventa anche un “corrotto”. 

Anche noi rischiamo di fare gli stessi errori, soprattutto quando, sentendoci troppo forti e sicuri di noi, dimentichiamo quella che dovrebbe essere la nostra comune vocazione alla santità, per macchiarci di colpe più o meno gravi.

Il nostro percorso potrebbe non essere, dunque, così diverso dall’esperienza di Davide: pur potendo contare sull’amicizia di Dio, che mai ci abbandona, rischiamo di cadere nella tentazione, allontanandoci sempre di più dal percorso che Dio ha voluto tracciare per noi.  Così, anziché seguire e percorrere il cammino che Egli ha riservato a ciascuno di noi, preferiamo ad esso strade, forse meno faticose, ma certamente più insidiose e pericolose.

Salmo Responsoriale
Sal 50

R. Perdonaci Signore: abbiamo peccato

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre. Rit.

Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34

«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce».
immagine dal sito http://www.cercarelafede.it/2015/06/il-granello-di-senape-2/
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

Diversamente dal Davide della pagina odierna della Prima lettura, possiamo incamminarci per il giusto sentiero, raggiungendo il campo che il Signore ha preparato per noi. Quel campo è il “Regno di Dio”, è la sua Parola che ciascuno di noi deve diffondere e promuovere, facendola germogliare e crescere, proprio come fa il contadino che getta il seme sul terreno. La sua attesa deve essere come la nostra attesa, all’insegna “della silenziosa fiducia e della serena pazienza di Dio”. Dobbiamo solo gettare il seme nel terreno: anche il più piccolo granello di senape può crescere e dare grande frutto.  

 

Se noi siamo pronti a ciò, allora la Parola potrà crescere come il granello di senape (…) e potrà adempiere al suo compito di rappresentarci il Regno di Dio. (…) Un Regno sicuramente più grande di ogni regno che possa esserci sulla terra” (Adrienne von Speyr).

 

 

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Maturità 2016: seconda prova scritta

 

Sono state comunicate oggi, giovedì 28 gennaio, le materie su cui verterà la seconda prova scritta nei vari istituti di istruzione secondaria di II grado.

Eccone alcune:

Greco al Liceo Classico,

Matematica allo Scientifico,

Discipline turistiche e aziendali negli Istituti tecnici per il Turismo,

Tecnica di produzione e di organizzazione negli Istituti professionali di indirizzo Produzioni industriali e artigianali,

Tecniche della danza al Liceo coreutico,

Teoria, analisi e composizione al Liceo Musicale.

L’elenco completo delle materie è sul sito

http://www.istruzione.it/esame_di_stato/index.html

A tutti gli studenti impegnati nella prossima maturità, un grande in bocca al lupo!

Contate sulle vostre forze e su tutte le vostre energie e… andrà tutto bene!

Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare

Per non dimenticare…

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Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare

Jaroslav Vyskocil e Vojteck Mertl, deportati politici cecoslovacchi dal 1941 al 1945

Durante la nostra detenzione abbiamo osservato i seguenti delitti, commessi dagli ufficiali SS di Mauthausen e dal Kommando dipendente di Gusen

Il comandante in capo del Lager, colonnello Ziereis, lo si può definire un sadico che, a causa del suo comportamento bestiale, è stato promosso due volte. (…) Si verificarono parecchi tentativi di fuga; gli evasi erano sempre o quasi catturati e Ziereis li faceva impiccare in presenza di tutti gli altri deportati che dovevano assistere. (…) Alla fine dell’esecuzione dovevamo sfilare davanti agli impiccati e guardare bene il loro sacrificio. Chi non lo faceva era picchiato sul posto. (…) Oltre agli adulti, uomini e donne, abbiamo visto impiccare e fucilare anche bambini. (…).

Il sottotenente Streitwieser era uno dei più fidati aiutanti   di Bachmayer (un capitano nazista). Gli…

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