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La condotta in classe? SARA’ DETERMINANTE!
Rigore nella valutazione e formazione permanente dei docenti
Per il ministro sono i punti essenziali per rilanciare la scuola
Gelmini: "Voto in condotta
valga per la promozione"
ROMA – Il voto in condotta degli studenti potrebbe presto avere un ruolo determinante per la promozione. E’ quanto sostiene il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini. "E’ incomprensibile – afferma il ministro – che non si valuti in alcun modo il comportamento dei ragazzi poiché anche la condotta ha la sua valenza ed il rispetto delle regole deve avere la giusta considerazione".
La Gelmini punta al rigore e al rilancio dell’Invalsi, l’organo di valutazione nelle scuole. "Ho in mente – sottolinea – un progetto importante che presenterò nelle prossime settimane e che metta al centro il merito".
E per arginare il problema del turn-over dei docenti la Gelmini propone "incentivi per gli insegnanti che garantiscono la permanenza per un ciclo scolastico in una scuola". Per migliorare la formazione è necessario tornare a investire sui docenti e rivedere il sistema di reclutamento. L’insegnante dovrà essere valutato in base alla disponibilità a garantire la continuità, alla formazione permanente e al grado di apprendimento dei ragazzi.
Commentando ancora
l’indagine di Bankitalia su docenti e scuola italiana, il ministro ha poi aggiunto:"Non penso che sia tanto un problema di anzianità, quanto di motivazioni: si è persa la percezione del ruolo dell’insegnante, della centralità della funzione educativa nella società".
Infine la Gelmini punta il dito sull’Università e sull’assetto del tre più due: "Il tempo ha dimostrato che non funziona. Molti sostengono che non è modificabile, ho fatto un approfondimento normativo e non è così".
(14 luglio 2008)
Credo che il Ministro abbia formulato delle giuste valutazioni e riflessioni.
Solo così la scuola potrà anche valorizzare in pieno chi si impegna e rispetta le regole.
La scuola, però, non dovrebbe avere classi di trenta – trentaquattro alunni, perché ciò indebolisce l’efficacia formativa e didattica e non consente agli insegnanti di seguire costantemente gli alunni in difficoltà!
Un docente che ha poche ore in una classe numerosa, alla fine dell’anno a mala pena ricorda i nomi dei suoi alunni.
Comunque, ben vengano queste riflessioni relative all’ambito del comportamento e del rispetto delle regole e al ruolo del docente!
Eboli ieri e oggi
Appena nati e già in copertina!
Come va l’estate? Novità in arrivo!
Un’indagine dei ricercatori di Bankitalia e del ministero dell’Istruzione
rileva che i troppi spostamenti di insegnanti, anche di ruolo, influiscono negativamente.
Allarme docenti insoddisfatti
"Un danno per gli studenti"
I professori italiani sono più anziani del resto degli occupati. Meno istruiti al Sud
ROMA – Insegnanti anziani, insoddisfatti della scuola in cui lavorano e troppo spesso desiderosi di fuggire dal proprio istituto. E’ il quadro delineato da alcuni ricercatori di Bankitalia e del ministero della Pubblica istruzione. Un’analisi che mette sotto accusa soprattutto l’eccesso di "turnover" dei professori, che influisce negativamente sugli studenti e sul loro apprendimento, messo a rischio anche dallo "scarso attaccamento" dei docenti alla scuola in cui lavorano.
Troppi spostamenti. L’indagine, inserita tra i temi di discussione di via Nazionale, si concentra sul "turnover" degli insegnanti di ruolo, che rappresentano circa un terzo degli spostamenti complessivi. I ricercatori rilevano che le entrate e le uscite di docenti dal sistema scolastico, così come il "turnover" dei professori con cattedra causano una "mancanza di continuità didattica". In generale, più di un quinto dei docenti cambia scuola da un anno all’altro. E a subirne le conseguenze sono gli studenti.La loro preparazione scolastica risente anche del "mismatch", cioè dello scarso attaccamento dei professori alla scuola in cui operano.
Docenti "vecchi" e meno istruiti. Nell’indagine emerge poi che gli insegnanti in Italia sono in media più vecchi del resto degli occupati e sono in prevalenza donne. Nelle regioni meridionali, in particolare, i docenti sono in genere "più vecchi, meno istruiti e con voti di laurea o di diploma inferiori a quelli dei loro colleghi che operano nel resto del paese". I più anziani possono di solito contare su un voto di diploma o laurea più basso rispetto alla media. Secondo i ricercatori questo potrebbe derivare da "meccanismi di cosiddetta ‘selezione avversa’, per cui rimangono nella professione soggetti meno capaci".
Precarietà di inizio carriera. L’indagine segnala poi che, per quanto riguarda l’accesso nel mondo del lavoro, "l’inizio della carriera è caratterizzato da forte precarietà, con contratti a termine di durata inferiore rispetto al resto dell’economia, una più intensa ricerca di un altro lavoro e una più elevata probabilità di svolgere un secondo lavoro".
"Azione determinante per l’apprendimento". L’indagine passa ai raggi X il corpo insegnante italiano non solo perché i docenti assorbono circa i due terzi della spesa corrente per l’istruzione, ma anche perché la loro azione quotidiana rappresenta "la principale determinante, insieme alle caratteristiche innate e al contesto socio-economico, degli apprendimenti degli studenti".
(13 luglio 2008)
Questo è l’articolo…
Diciamo che su alcune cose e su alcuni giudizi non sono d’accordo… però il rischio di una sfiducia del corpo docente.
Diverse le ragioni: esse in parte sono riscontrabili nel sistema – scuola che deve essere rivisto e reso più autorevole, in parte sono ravvisabili nel rapporto tra la scuola ed il contesto sociale e familiare in cui si opera.
Spesso c’è un’ incomprensione eccessiva nel rapporto tra la scuola e le famiglie. Talvolta, ciascuna delle due parti vede nell’altra il nemico da fronteggiare.
Ovviamente, ciò non succede sempre, ma quando accade è un danno per il mondo della scuola nel suo complesso: i ragazzi, infatti, non sono messi nella condizione di comprendere determinate cose , soprattutto, la necessità di deteminate regole da rispettare; i docenti, invece, rischiano di apparire sempre di più invisi agli occhi della pubblica opinione.
Questo si verifica quando viene meno quella giusta collaborazione che deve esserci, nel rispetto dei rispettivi ruoli, tra la scuola e la famiglia!
corsi di recupero finiti
E’ morto Gianfranco Funari
Quota 40000
Un arbitro ubriaco
Un Husky “intelligente”
CALENDARIO ESAMI DI SETTEMBRE!!
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(CLICCARE SUL TITOLO IN VERDE PER VEDERE MEGLIO!) Calendario esami di settembre | ||
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| Mercoledì 3/9/2008 | 15.30 – 17.30 | GRECO ORALE |
| Giovedì 4/9/2008 | 8.30 – 10.30 | MATEMATICA SCRITTA – INGLESE SCRITTO esclusa VD |
| Giovedì 4/9/2008 | 10.30 – 12.30 | MATEMATICA ORALE NON SPERIMENTALE |
| Giovedì 4/9/2008 | 15.30 – 17.30 | MATEMATICA ORALE SPERIMENTALE |
| CLASSE V C | ||
| Lunedì 1/09/2008 | 10.00 – 13.00 | ITALIANO SCRITTO |
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| Martedì 2/9/2008 | 10.30 – 12.30 | ITALIANO ORALE |
| Martedì 2/9/2008 | 15.30 – 17.30 | LATINO ORALE |
| Mercoledì 3/9/2008 | 8.30 – 10.30 | GRECO SCRITTO |
| Mercoledì 3/9/2008 | 15.30 – 17.30 | GRECO ORALE |
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| Giovedì 4/9/2008 | 10.30 | Orale INGLESE, STORIA, GEOGRAFIA, MATEMATICA |
La storia della mitica, della GLORIOSA….
La storia della Juventus Football Club, dal 1897 aL 1904
Raccontare le origini di questa gloriosa società non è semplice considerato il fatto che all’epoca la stampa dedicava davvero molto poco spazio alle attività sportive. Le uniche notizie su cui possiamo basarci sono quelle che ci giungono da uno dei fondatori, nonchè secondo presidente, dott. Enrico Canfari, che nel 1914 decise di raccontare la storia ufficiale della nascita della Juventus.
Tutto nacque nel lontano autunno dell’anno 1897, grazie ad un gruppo di studenti del Liceo Massimo D’Azeglio di Torino. Questi giovani ragazzi, tutti fra i quindici e i diciassette anni, amavano ritrovarsi su una panchina di Corso Re Umberto, per trascorrere così le loro giornate. Proprio intorno a questa panchina prese via l’idea di creare una società sportiva di calcio. La data precisa non è certa, quindi si fa riferimento al 1 novembre di quell’anno.
Il primo problema che si presentò fu quello di trovare una sede adeguata. In questo furono preziosi i Fratelli Canfari, che misero a disposizione la propria officina. Questa fu la prima sede della Juventus.
Durante la prima riunione, si cercò di far chiarezza sulla società e sul nome più adeguato per essa. Le proposte furono diverse, fra cui "Iris Club", "Società Massimo d’Azeglio", "Società Polisportiva Augusta Taurinorum", "Vigore Robur". Alla fase finale delle votazioni, arrivarono tre proposte: "Società Via Fori", " Società Sportiva Massimo D’ Azeglio", "Sport Club Juventus ". Visto il gran numero di voti per le prime due, si scelse quasi per sfida il terzo nome, cioè quello che meno piaceva: Sport Club Juventus. Ebbe così inizia la storia Calcistica della Juventus.
Nel 1898, diversi soci calciatori entrarono a far parte della Juventus. Il presidente Eugenio Canfari, lasciò l’incarico e il nuovo presidente divenne il fratello Enrico Canfari. La sede in quel periodo si spostò in un locale in via Piazzi 4. Il 15 marzo nacque poi la F.I.F. (Federazione Italiana Football), che col tempo diventerà FIGC (Federazione Italiana Gioco Calcio). Non si conoscono bene le motivazioni, ma in quell’anno la Juventus non si iscrisse alla federazione, rimanendo così fuori dal 1° campionato di calcio a 4 squadre, che venne disputato poi in un’unica giornata l’8 maggio; fra FC Torinese, Genoa, Società Ginnastica e Internazionale.
Si arrivò al 1899 e la società Sport Club Juventus, prese definitivamente il nome di Football Club Juventus, denominazione che arriverà poi fino ai giorni nostri, e gioca le sue partite in Piazza D’Armi in località Crocetta. Viene anche ufficializzata la prima divisa di gioco, camicia rosa con colletto bianco, cravattino e berretto. La stoffa per le divise fu messa a disposizione dal padre di uno dei soci, industriale tessile. La Juventus fu anche la prima squadra a portare a Torino una formazione straniera, il Montriond di Losanna.
In questo periodo cresce molto il prestigio e la fama della squadra, che acquisisce così il diritto di disputare le partite al Velodromo.
Finalmente nel 1900 si iscrisse alla F.I.F., disputando così il suo primo campionato ufficiale che ebbe inizio il giorno 11 maggio. Era la terza edizione. La Juventus giocò la sua prima partita in Piazza D’Armi contro l’FC Torinese e perse per 1-0, uscendo così subito dal torneo. La squadra cominciò in questo periodo a vincere i primi tornei; vinse la medaglia d’oro a Milano, offerta dalla società "L’Esercito", un servizio da scrittoio a Torino, offerto dalla società "Ginnastica Magenta" e la coppa "Ministero Della Pubblica Istruzione" a Torino.
Il 1902 fu l’anno in cui i primi stranieri fecero il loro ingresso nella squadra. Sono uno svizzero e uno scozzese, che all’epoca lavoravano in una filanda di Torino. In questo periodo la stampa ancora non dava molto spazio al calcio, praticato maggiormente nella parte settentrionale della penisola. La Juventus prese parte per l’ennesima volta al campionato, insieme ad altre squadre Torinesi; l’FC Torinese, l’Audace Torino e la Ginnastica Torino. La Juve giocò bene, ma alla fine dovette cedere nuovamente all’FC Torinese.
In quest’anno le cose non andarono molto bene, e lo scudetto andò al Genoa. Era periodo d’esami e i pensieri erano altrove. Nonostante tutto arrivò l’ennesima coppa "Ministero Della Pubblica Istruzione", molto ambita per l’epoca.
Nel 1903 ci fu una vera e propria svolta significativa, la divisa della Juventus divenne a strisce verticali bianche e nere. Curiosamente il cambio non fu voluto, ma casuale. Un imprenditore simpatizzante per la Juve, tale John Savage, si offrì di acquistare le nuove divise e le ordino in un emporio di Notthingham, dove aveva contatti economici. Per un errore di spedizione, invece di arrivare le classiche divise rosa arrivarono quelle a strisce, identiche a quelle del Notts County. Visti i pochi soldi che giravano all’epoca, si scelse di tenere le divise ugualmente e di ufficializzarle. Quell’anno la Juventus, vuoi per le nuove maglia, cominciò a farsi notare seriamente ed arrivò in finale contro il Genoa, che però si aggiudicò per l’ennesima volta il trofeo.
Il 1904 è l’anno in cui si disputarono le prime trasferte internazionali, la Juventus viene invitata a Losanna in rappresentanza del calcio italiano, per disputare un torneo. Nel campionato italiano la Juventus arrivò nuovamente in finale contro il Genoa, ma anche questa vinsero i liguri, con uno stretto 1-0 combattuto fino alla fine. Nuovi soci arrivano alla Juventus, e con questi anche nuovi soldi che rafforzano le fondamenta della società. Dalla svizzera arrivarono i tre fratelli Ajmone Marsan e il campo di gioco ufficiale si sposto dalla Piazza D’Armi al Velodromo Umberto I, dotato finalmente di tribune. La sede sociale venne poi trasferita in Via Pastrengo.