Claudio, imperatore rivalutato

 

Claudio:  un imperatore rivalutato dalla storiografia moderna

Il 24 gennaio del 41 d.C., durante le feste augustali, dopo tre anni, dieci mesi e otto giorni di governo, venne ucciso Caligola, l’imperatore forse più pazzo che la storia romana ricordi. Morì per mano del tribuno dei pretoriani Cassio Cherea, che il despota era solito umiliare ed insultare, e di Cornelio Sabino. Il primo lo colpì alla testa con una spada, l’altro al petto. L’opera venne “completata” da altri congiurati di origine senatoria ed equestre. Come in una sorta di déjà vu, che richiama alla mente l’uccisione di Cesare, i congiurati uscirono per le strade dell’Urbe gridando: “Roma libera, Roma libera”.

 

All’inizio il popolo romano, avvezzo alle folli stranezze di Caligola, accolse l’annuncio della morte senza alcuna reazione, credendo che non fosse veritiero e che lo stesso imperatore avesse diffuso ad arte quella notizia per poi uccidere tutti coloro che avessero esultato. 

 

Salì al potere Claudio (Tiberius Claudius Drusus Nero Germanicus, fratello di Germanico e, quindi, zio dell’imperatore ucciso) e governò Roma dal 41 al 54 d.C.. Come già accaduto per il suo predecessore, è molto probabile che la nomina di Claudio sia stata influenzata dal mito di Germanico, che tra il 14 ed il 15 d.C., si era brillantemente distinto in Germania.

 

Il nuovo imperatore raccolse un’eredità difficile, resa ancora meno invidiabile dalla crisi economica provocata dalle folli spese di Caligola. Claudio  cercò di attuare all’inizio del suo principato una politica volta a restaurare quell’equilibrio istituzionale e sociale che aveva già caratterizzato il periodo augusteo.

 

In tale direzione andava il suo tentativo di avviare una proficua collaborazione con il Senato. Tuttavia, non riuscì nel suo intento soprattutto a causa delle sempre crescenti ostilità e diffidenze del Senato romano.

 

Per questa ragione, abbandonando l’iniziale suo progetto politico, mirò a consolidare l’appoggio dell’esercito e conferì al suo governo un aspetto dispotico e tirannico.

Dette vita ad un’ efficiente burocrazia di corte (costituita da un ampio numero di liberti, cioé schiavi poi liberati) ed estese la cittadinanza ed il rango senatorio a molti abitanti delle province, rendendo il senato un organismo sempre più “universale” e sempre meno italico.  

 

Questi, in breve, furono gli aspetti salienti della sua azione politica:

 

* visione dell’impero come un “unico organismo” territoriale, senza privilegi o disparità tra le popolazioni

 

* volontà di rendere il Senato un organismo rappresentativo di tutto l’impero e non solo dell’aristocrazia romana ed italica

 

* estensione del diritto di cittadinanza ad un numero sempre più ampio di uomini ed, in particolare, ai soldati ausiliari

 

* creazione di un’efficiente burocrazia imperiale, attraverso il coinvolgimento dei liberti a lui  fedeli (liberi imperiali)

 

* indebolimento dell’aristocrazia romana

 

* risanamento delle finanze pubbliche

 

* ampliamento del porto di Ostia e realizzazione del grandioso acquedotto dell’ Acqua Claudia, già avviata, però, da Caligola

 

 * politica estera “difensiva” o, comunque, fondata sul rafforzamento dei confini. 

 

 * conquiste militari  importanti:

 

           – Mauretania (attuale Marocco), nel 42 d.C.

           – Britannia, ( in parte conquistata dal figlio Britannico), nel 43 d.C. 

           – Giudea, nel 44 d.C. .

  

Tuttavia, i buoni risultati politici vennero rapidamente offuscati dagli scandali e dalla corruzione di corte, che videro coinvolte anche personalità della famiglia imperiale. Lo stesso Claudio, su pressione dai liberti, fece giustiziare la moglie Messalina. Successivamente, sposò Agrippina, sorella del defunto Caligola, madre di Nerone.

Proprio questa donna provocò la fine del suo impero e la sua morte. Infatti, ella, dopo aver messo fuori gioco l’influenza dei liberti imperiali,  persuase il marito a designare come suo successore proprio Nerone e poi lo avvelenò.

 

Gli antichi scrittori, quali Seneca, Svetonio, Tacito ed altri, rappresentavano questo imperatore come una persona abulica  e succube sia delle donne di corte, sia dei suoi potenti liberti.

 

Eppure, come la storiografia moderna ha giustamente evidenziato, il principato di Claudio è stato uno dei migliori quanto meno tra quelli del primo  secolo d.C. e, soprattutto, uno dei più innovatori.

 

Claudio, infatti, fu ispirato da una visione straordinariamente moderna dell’impero e della missione di Roma. La  potremmo definire universalistica e cosmopolita, fondata sulla concezione di una società aperta e “globalizzata” che sapesse inserire ed integrare negli organismi politici e dirigenti le forze migliori, al di là della loro provenienza o della loro condizione di nascita. Solo così, dunque, possiamo spiegarci la sua decisione di estendere il rango senatorio anche agli abitanti delle province, oppure la sua volontà di conferire le più alte cariche istituzionali a persone che, anche se di origine servile, avessero mostrato una particolare attitudine per l’espletamento di quegli incarichi. Sotto questo profilo, egli fu il primo a creare, in Roma una burocrazia centralizzata e ad affidare l’amministrazione pubblica imperiale a liberti professionisti, in base a diverse sfere di influenza, conferendo a ciascun liberto una sorta di funzione ministeriale. Tra questi liberti si distinsero in particolare:

  

* Narciso, capo della segreteria privata del princeps e incaricato di gestire le relazioni con i governatori, l’esame 

   di  lettere e messaggi di vari funzionari, le relazioni con città o comunità  provinciali;

* Pallante, responsabile della ragioneria, dell’erario e delle finanze dello Stato; 

* Callisto che si interessava, in particolare, delle richieste inviate al princeps;

* Polibio che svolgeva funzioni di consigliere culturale di Claudio.

 

Essi, pur coinvolti in intrighi di corte  e in giochi di potere, mostrarono in genere grandi capacità e furono le “colonne” del nuovo sistema burocratico ed amministrativo centralizzato voluto dall’imperatore.

 

Il giudizio negativo della storiografia e dell’ intellighenzia del suo tempo sul suo operato scaturisce, con ogni probabilità, dal fatto che con queste riforme Claudio aveva ridimensionato drasticamente il potere ed il prestigio della classe senatoria ed aristocratica, dalle cui file tutti questi vari scrittori provenivano.

A parte Tacito e Svetonio, fu soprattutto Seneca a delinearne un ritratto negativo nell’opera Apocolokyntosis, sive de morte Claudii,  cioè ZUCCHIFICAZIONE, ovvero sulla morte di Claudio. Trasformazione in una zucca, era il termine impiegato dal filosofo stoico per ridicolizzare il processo di apoteosi e divinizzazione voluto per Claudio dopo la sua morte.

 

 

 

 

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