Archiloco

Archiloco fu uno dei più famosi poeti della letteratura greca arcaica.
Visse nel VII secolo a.C. ed è oggi considerato l’iniziatore della poesia  giambica.
Nativo di Paro, isola delle Cicladi, sull’Egeo, si trasferì con il padre Telesicle a Taso, a sud della costa tracia, per prendere parte alla fondazione di una nuova colonia. Qui dovette adattarsi a vivere in condizioni disagiate e, spinto sia da motivazioni economiche, legate allo stesso suo sostentamento, sia dalla necessità di difendere la colonia dagli attacchi di alcune popolazioni della Tracia, intraprese la dura professione del soldato mercenario. La sua vita fu molto segnata dalla storia d’amore con Neobule promessa in sposa al poeta dal padre di lei Licambe, che poi, però, venne meno alla parola data. Questa vicenda trova uno spazio non irrilevante nella produzione poetica archilochea e viene rappresentata con toni polemici tanto accesi, nei confronti di Licambe e della sua famiglia, da spingere lo stesso Licambe e la figlia al suicidio. E, in effetti, il suo carattere fu piuttosto impetuoso ed indomito. Questo aspetto della sua personalità traspare con chiarezza nei suoi versi (la produzione archilochea giunta fino a noi consta di 140 frammenti di varia estensione), improntati al biasimo (ψόγoς), all’invettiva mordace (la iambikè idéa) ed all’ enipé (ingiuria). Tra i temi trattati spicca l’individualità del poeta, posta in chiave centrale nei suoi componimenti, come attestano questi versi: (Archiloco, fr. 128 W.)
 
    Animo, animo mio, sconvolto da sventure senza rimedio
     sorgi, opponi il petto ai nemici e difenditi;
     non indietreggiare di fronte alle loro insidie.
     E, se vinci, non inorgoglirti in pubblico,
     se sei vinto, non piangere prostrato in casa.
     Godi delle gioie, ma non troppo, e nel dolore per le sventura
     non perdere il senso della misura.
     Riconosci quale ritmo domina gli uomini.
 
In questo componimento, presentato nella traduzione di G. Tarditi, il poeta sembra colloquiare con se stesso. Impiegando diverse metafore, ispirate al linguaggio militare (cfr. versi sottolineati), egli incoraggia il suo animo a "combattere" contro gli ostacoli e gli imprevisti della vita. Il testo, poi, si chiude con un invito a ricercare una forma di equilibrio e a  non travalicare i confini della moderazione e della misura. E’ la filosofia dell’antichissimo precetto delfico "medén àgan", del "niente di troppo" e del "gnoti sautòn", cioé del "conosci te stesso". 
 
 
Altri temi affrontati da Archiloco sono: a) il ripudio, anticonfomista, della gloria, della ricchezza e del potere; b) il rovesciamento dell’ideale della kalokagathia, dell’eroe prestante e generoso, tipicamente omerico (fr. 114 W); c) il senso della realtà che lo spinge, nel corso della guerra, ormai data per persa, contro i Sai (popolazione della Tracia) ad abbondonare lo scudo vicino ad un cespuglio (fr. 5 W.), come testimoniano i seguenti esempi:
 
a) Non mi interessa una vita come quella del ricchissimo Gige
      e mai ne ho provato invidia: non aspiro
      ad azioni divine, né desidero un grande potere:
      queste cose son lontane dai miei occhi
                                                                                  (Archiloco, fr. 19 W.)
 
 
b) Non mi piace un comandante d’alta statura, né piantato a gambe larghe,
      né fiero dei suoi riccioli o ben rasato:
      me ne andrebbe bene uno piccolo, con le gambe
      storte a vedersi: però ben saldo sui piedi, pieno di cuore.
                                                                                               
                                                                                   (Archiloco, fr.114 W)
 
 
c) Qualcuno dei Sai si fa bello del mio scudo, che accanto a un cespuglio,
      arma senza difetto, ho dovuto abbandonare. 
      Però ho salvato me stesso: che m’importa di quello scudo?
      Al diavolo! Me ne procurerò uno non peggiore
 
                                                                                    (Archiloco, fr. 5 W).
 
Altri temi importanti sono la riflessione sui disagi dell’esistenza umana e l’amore. Non mancano  "favole", o racconti paradigmatici, che mirano a fornire degli esempi morali di vita.
 
Dal punto di vista stilistico, Archiloco, si ispira alla tradizione poetica, anche omerica, ma ne varia i moduli espressivi e linguistici. Archiloco, però, resta famoso soprattutto per l’uso del giambo e di un tipo di poesia fortemente polemica ed aggressiva che, alcuni secoli dopo, il poeta latino Orazio imiterà negli Epodi.                   
 
 
 
 
 
 

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