Ora abbiamo un professore nuovo…. a scuola?

Un professore nuovo
 
 
Un professore nuovo: di chi sto parlando?
 
Di un docente di scuola?
 
Di un docente universitario?
 
 
No… Sto parlando del Professor "Robot", o meglio del chirurgo – robot a quattro bracci (non braccia, perché non parliamo di esseri umani) che da qualche giorno è protagonista di interventi chirurgici presso l’Ospedale San Giovanni di Roma. E’ proprio così: si tratta di un robot con quattro bracci meccanici, con telecamere e con joy stick (più o meno come quello dei giochi elettronici, ovviamente in un contesto assai meno giocoso), guidato nei movimenti dal dottore Annibale D’Annibale (un poliptoto nel nome e cognome di questo medico).
 
Per i particolari, nei quali non oso addentrarmi, rinvio ad una parte dell’articolo , tratto dal sito di Repubblica, che posto in questo intervento:
 
 
Sotto la lampada scialitica, con "passo" felpato, sulle sue ruote elettriche, e tanta "manualità" il robot prende posizione, muovendosi di qua e di là dopo aver rubato il posto della tradizionale squadra dei sanitari. Indietro tutta, dunque, per chirurghi, anestesisti, ferristi, infermieri. Ma solo per guidare da una consolle che sembra una mega play station con tanto di joy stick e visori, azioni e movimenti della macchina. Dalla cabina di regia il chirurgo ordina con movimenti delle manopole e il robot esegue rispondendo alle sollecitazioni con perizia maggiore delle mani guantate più esperte.

Lui, il robot chirurgo che costa oltre un milione ed è stato donato al San Giovanni da una banca, interviene su impulsi del collega umano. E questi, attraverso una fibra ottica collegata a due telecamere che riportano le immagini separatamente all´occhio destro e a quello sinistro in una visione tridimensionale, scruta il campo operatorio ingrandito fino a quattordici volte. All´interno dell´addome o del torace, via il tremore delle mani, anche quello più impercettibile. Massima la precisione al decimo di millimetro con possibilità di rendere fino a sei volte più "cauti" i movimenti. Un rallenti dell´azione chirurgica impossibile alla mano umana più collaudata. Per fare cosa? Per punti sutura, che devono essere estremamente precisi, su arterie e vasi microscopici, per esempio: «Il robot», ancora D´Annibale, «è nato nel 1999 proprio per i bypass ortocoronarici».

La panoramica diretta offerta al chirurgo è migliore di quella colta dall´occhio nudo separato dagli organi da operare da una distanza che il robot annulla. L´area dell´intervento balza in primo piano, portando il chirurgo sul suo ridosso. Così, attraverso la telecamera che mette a fuoco ingrandendo il campo sulla scala desiderata, D´Annibale adopera i bracci meccanici facendoli armare di volta in volta dagli strumentisti dei ferri che occorrono, pinse, forbici, coagulatori, radiofrequenza. E interviene così, attraverso gli "occhi" e gli "arti" del robot. Che essendo meccanizzati e tarati per la microchirurgia offrono possibilità di intervenire molto più precisamente e con movimenti più raffinati del chirurgo più bravo.

Un´asportazione totale della prostata assediata da un tumore? «Ormai in America», spiega D´Annibale sono sempre più numerose le compagnie di assicurazione che non rimborsano l´intervento se questo è eseguito senza il robot». «E anche per i risultati c´è da stare tranquilli», ancora D´Annibale, «con la chirurgia robotica è pressoché impossibile recidere vasi e nervi dedicati all´attività sessuale, come spesso avviene con la chirurgia tradizionale».

(05 marzo 2008)
 
 

Avveniristico, ma vero!!

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