FAVOLA JUVE!!!!

Favola Juve: batte l’Inter e riapre il campionato

POSTATO DAL SITO:

http://www.corriere.it/Speciali/Sport/2007/Campionato/articoli/giornata30/index.shtml

La Juventus castiga l’Inter a San Siro e riapre il campionato: il 2-1 con cui la squadra di Ranieri ha fermato la capolista è la sorpresa nell’uovo di Pasqua che in molti si auguravano, soprattutto la Roma, la vera vincitrice di questa 30ª giornata di serie A, che con il successo sull’Empoli per 2-1 ha conquistato i tre punti che la portano ora a meno quattro dai campioni d’Italia. Vincono anche Fiorentina e Milan, che hanno battuto rispettivamente Lazio (1-0) e Torino (1-0). In zona Uefa mezzo falso della Sampdoria che impatta in casa con il Cagliari, mentre l’Udinese la sorpassa. In chiave salvezza il Siena batte il Parma. Pari tra Atalanta e Catania, e tra Reggina e Napoli, il Genoa vince a Palermo.

INTER KO – La partita di San Siro si è giocata soprattutto nel secondo tempo dopo una prima fase di gara che non ha regalato grandissime emozioni. A sbloccare il risultato è stato Camoranesi al quarto minuto della ripresa. Un gol su cui i neroazzurri avranno molto da recriminare, visto che l’intera azione è stata viziata da un fuorigioco non segnalato dal guardalinee. Al 18esimo è stato Trezeguet a centrare il raddoppio. I neroazzurri solo a questo punto, forse, hanno iniziato a mettercela tutta, accorciando le distanze con un gol di Maniche al 38°, dopo un suggerimento di Maicon. Sul finale l’Inter ha condotto un forte pressing cercando di agguantare la rete del pareggio e andandoci vicino al 46° con un forte tiro di Maniche, finito però in pieno contro il palo alla destra di Buffon. Ma non è servito e alla fine la Juve è riuscita ad uscire vittoriosa dal campo del Meazza.

LA ROMA SI RIPRENDE – «Contro l’Empoli è la partita più importante dell’anno», aveva detto il tecnico Spalletti dopo la sconfitta nel derby. E la Roma ha fatto più fatica del previsto ad avere ragione dell’Empoli che, con la sconfitta 2-1, è penultimo in classifica. I toscani si sono basati sulle grande giocate di Giovinco: il gol del momentaneo pareggio, una traversa e altre ottime azioni. Primo tempo in ombra per i giallorossi che passano comunque in vantaggio al 36′ con Tonetto con un’azione manovrata. Ma al 5′ della ripresa pareggia Giovinco, poi Perrotta viene espulso per un inutile fallo da dietro. In dieci ci pensa Panucci di testa a dare al 18′ la vittoria alla Roma, che continua la rincorsa all’Inter.

FIORENTINA, GOL DEL «PAZZO» – È Pazzini al 32′ della ripresa, subentrato a Vieri, a dare la vittoria alla Fiorentina contro una Lazio volitiva, ma imprecisa sotto porta con Rocchi, Bianchi e Pandev. I viola avrebbero meritato forse una vittoria più larga: gol annullato a Santana, traversa di Pazzini, e grande parate di Ballotta su Mutu.

MILAN, UN RESPIRO DI SOLLIEVO – Il Milan, dopo due sconfitte consecutive, passa a Torino 1-0 con un gol di Pato. Il brasiliano al 21′ della ripresa tocca a 10 cm dalla linea di porta un tiro di Gilardino che forse sarebbe entrato comunque. Per i rossoneri, senza Kakà, sono tre punti importanti per continuare la corsa sulla Fiorentina per il quarto posto in campionato che dà l’accesso alla prossima Champions League. Bella la reazione del Torino, menomato dagli infortuni, ma il Milan ha meritato il successo.

LE ALTRE PARTITE – Atalanta-Catania 0-0 (Doni ha fallito un rigore, parato da Polito); Palermo-Genoa 2-3 (non è bastata la doppietta di Amauri per i siciliani, Guidolin praticamente già esonerato dal presidente Zamparini); Reggina-Napoli 1-1 (i calabresi pareggiano al 92′ con Brienza il gol di Sosa al 77′); Sampdoria-Cagliari 1-1 (pari al 91′ dei doriani, i sardi hanno fallito numerose occasioni); Siena-Parma 2-0 (Maccarone all’87’ – rigore – e al 94′): Udinese-Livorno 2-0 (firmano i bomber Quagliarella e Di Natale).

22 marzo 2008

E’ finita: Inter Juve: 1 – 2

E’ DUNQUE FINITA: INTER – JUVE
= 1 – 2.
LA SQUADRA DI BUFFON STAVA PER FARSI SOFFIARE IL RISULTATO, MA ALLA FINE HA DIFESO IL VANTAGGIO OTTENUTO.
 
RICORDIAMO CHE SE IL PRIMO GOL, QUELLO DI CAMORANESI, ERA FORSE FUORI GIOCO, L’ALTRO, QUELLO DI TREZEGUET, E’ STATO DAVVERO GRANDISSIMO!!
 
LA JUVE AVREBBE POTUTO METTERE DEFINITIVAMENTE K O L’INTER CON IL TERZO GOL CHE STAVA PER REALIZZARE PER BEN PER ALMENO TRE VOLTE!!
MA COSI’ NON E’ STATO! COMUNQUE, L’IMPORTANTE E’ AVER VINTO, IN TRASFERTA, BATTENDO ANCHE IL RECORD DELL’IMBATTIBILITA’ INTERISTA IN CASA!!
AUDAX FORTUNA JUVENTUS!!
 
PER L’INTER E’ PROPRIO UNA SETTIMANA DI PASSIONE!!!
 
LE MIE PIU’ SPORTIVE CONDOGLIANZE AGLI AMICI INTERISTI!!

Inter – Juve

INTER  JUVE = 1 – 2
 
ATTENTA JUVE, NON FARTI FARE LE SCARPE, GIACCHE’ HAI GIA’ FALLITO TRE VOLTE IL GOL DEL 3 – 0!!!
 
GUAI A CEDERE PROPRIO ORA!!!

Grande TREZEGUET

ALEA IACTA EST!!, MA NON PER JULIO CESAR, MA PER LA GRANDE JUVENTUS!!!!
 
 
INTER – JUVE = 0 – 2
 
FORSE, HO FATTO BENE A VOLER FARE IL "GRADASSO" NEL PRIMO POST SULLA GRANDE JUVE.
 
AVANTI COSI’
 
AUDAX  FORTUNA  JUVENTUS!!!!!!
 
INTER NOS NON EST!!!
 

Inter Juve

E, PER ORA, INTER – JUVE = O – 1 PER IL GRANDE SQUADRONE BIANCONERO!!!!
 
AUDAX FORTUNA JUVENTUS….!!!
FORZA COL SECONDO GOL!!!

La guerra dei poeti 2: generale (De Gregori) testo e video musicale

Generale

Generale, dietro la collina
ci sta la notte crucca e assassina,
e in mezzo al prato c’è una contadina,
curva sul tramonto sembra una bambina,
di cinquant’anni e di cinque figli,
venuti al mondo come conigli,
partiti al mondo come soldati
e non ancora tornati.

Generale, dietro la stazione
lo vedi il treno che portava al sole,
non fa più fermate neanche per pisciare,
si va dritti a casa senza più pensare,
che la guerra è bella anche se fa male,
che torneremo ancora a cantare
e a farci fare l’amore, l’amore delle infermiere.

Generale, la guerra è finita,
il nemico è scappato, è vinto, è battuto,
dietro la collina non c’è più nessuno,
solo aghi di pino e silenzio e funghi
buoni da mangiare, buoni da seccare,
da farci il sugo quando è Natale,
quando i bambini piangono
e a dormire non ci vogliono andare.

Generale, queste cinque stelle,
queste cinque lacrime sulla mia pelle
che senso hanno dentro al rumore di questo treno,
che è mezzo vuoto e mezzo pieno
e va veloce verso il ritorno,
tra due minuti è quasi giorno,
è quasi casa, è quasi amore.

 

                                                                            Francesco De Gregori

 

I poeti e la guerra (1)

Generali
(Archiloco, frammento 114 – traduzione di Giovanni Tarditi)
 
Generali
 
Non mi piace un generale gigantesco, gambe larghe,
tutto fiero dei suoi ricci, glabro a forza di rasoi,
io lo voglio piccoletto; gli si notino le gambe
storte, ma si regga in piedi saldamente, tutto cuore.
 
In questo frammento Archiloco di Paro, poeta vissuto nel VII secolo a.C., contesta il modello tradizionale, omerico ed aristocratico, del soldato e del generale. Il poeta, in particolare, disprezza il modello dell’eroe prestante e vanitoso,  preferendo un condottiero brutto e "tozzo", anche con le gambe storte, ma coraggioso ed in grado di combattere.
 
Il mondo militare e guerriero di Archiloco non è più, dunque, quello dei grandi eroi omerici, ma quello dei soldati e degli eserciti impegnati non in singoli duelli, ma in lunghe, estenuanti e sanguinose battaglie.
 
E’ da notare che Archiloco scelse come forma metrica il giambo. Esso era costituito dalla succesione di una sillaba breve e da una sillaba lunga e prendeva l’accento sulla seconda sillaba.
 
Il giambo consentiva di spaziare dall’invettiva al turpiloquio, dalla satira sociale  a quella politica.
 
I versi erano recitati spesso nei simposi o banchetti. Le parole erano pronunciate attraverso la parakataloghé, cioé l’elemento recitativo ed erano accompagnate da uno strumento a corda (la lira) o a fiato (il flauto, detto in greco aulòs). 
 

Novità

Novità
 
Novità nelle prossime ore e ….. non solo
 
 

Storia dell’Inter

 

Storia dell’Inter

dal sito

http://www.solointer.it/storia.php

A breve, altre squadre

 

La Storia dell’Inter

I protagonisti, le vittorie, le curiosità sulla gloriosa storia dell’Inter dalle origini ai giorni nostri.

L’INTER DALLE ORIGINI AI GIORNI NOSTRI

Il Football Club Internazionale Milano nasce al ristorante "L’Orologio" la sera del 9 marzo 1908 da una costola di 43 dissidenti del preesistente Milan Football and Cricket Club il quale, in seguito al divieto di far giocare calciatori stranieri, aveva deciso di non partecipare a nessun torneo nazionale. Il nome scelto per la nuova squadra vuole simboleggiare la volontà cardine della società: dare la possibilità a giocatori non italiani di vestire questa maglia. Tutt’ora l’Inter è la squadra italiana con il maggior numero di tesserati stranieri.

Al primo Presidente Giovanni Paramithiotti succedono nel 1909 Ettore Strauss e nel 1910 Carlo De Medici il quale, dopo sole due Stagioni dalla fondazione, porta l’Inter di mister Fossati ad aggiudicarsi il primo Titolo nazionale battendo in Finale per 10-3 la quarta squadra di undicenni della Pro Vercelli, mandata in campo per protesta in seguito al rifiuto da parte della F.I.F. (Federazione Italiana del Football) di spostare la data del match nonostante gli impegni in tornei militari di alcuni vercellesi. Allo Scudetto seguono quattro Stagioni fiacche, durante le quali nel la Presidenza cambia diverse volte: entrano in carica Emilio Hirzel (1912), Luigi Ansbacher (1914) e nello stesso anno Giuseppe Visconti Di Modrone, che rimane al vertice della società fino al (1919), quando la carica sarà rilevata da Giorgio Hulss. Durante la presidenza Modrone divampa la Prima guerra mondiale: essa porta all’interruzione del Campionato 1914/15 e alla sospensione di tutti i successivi. Arruolamenti e relative perdite non intralciano però il cammino nerazzuro, che nel 1919/20 vince il primo Scudetto del dopoguerra vincendo 3-2 la Finale contro il Livorno sul neutro di Bologna. Presidente è Francesco Mauro, allenatore Nino Resegotti.

Allo Scudetto segue un lungo periodo anonimo, segnato solo da una retrocessione evitata per un soffio e, dopo molti piazzamenti di media classifica nei Gironi interregionali, da un quinto posto nel 1926/27. Due i cambi al timone: nel 1923 a Mauro succede Enrico Olivetti, e nel 1926 è la volta di Senatore Borletti. La panchina vede invece alternarsi Bob Spotishwood, Paolo Schiedler, Arpàd Veisz e Josef Viola.

Con l’arrivo del "Ventennio", l’Inter si vede costretta a cambiare ragione sociale: il Partito Fascista non apprezza infatti il nome "Internazionale", che non rispetta la tradizionale italianità promossa dalla linea di governo e richiama troppo esplicitamente l’Internazionale per antonomasia, vale a dire la Terza Internazionale comunista. Nell’estate del 1928, sotto la guida del presidente Senatore Borletti (entrato in carica nel 1926), l’F.C. Internazionale si fonde con l’Unione Sportiva Milanese, muta nome e casacca e diviene "Società Sportiva Ambrosiana", con tenuta bianca rossocrociata (colori di Milano) e segnata dal fascio littorio. La nuova divisa dura soltanto pochi mesi, e di nuovo in nerazzurro (ma con il colletto a scacchi bianconeri, colori sociali dell’U.S. Milanese), la squadra di nuovo allenata da Arpàd Veisz e guidata dai presidenti Ernesto Torrusio (1929) e Oreste Simonotti (1930) conquista il terzo Scudetto in occasione del primo Campionato a girone unico senza suddivisioni geografiche, la Serie A del 1929/30, raggiungendo anche la semifinale di Mitropa Cup, coppa riservata ai club più forti di Austria, Italia, Ungheria, Cecoslovacchia, Romania e Jugoslavia. In questo Campionato inoltre riceve la consacrazione definitiva Giuseppe Meazza, detto "Balilla", bomber nerazzurro brillante sostituto degli "ex" Antonio Powolny, Fulvio Bernardini e Luigi Cevenini III.

Dopo un quinto posto nel 1930/31 c’è aria di cambiamento: il nuovo timoniere Ferdinando Pozzani, soprannominato "Generale Po" per i modoi autarchici, lascia andare molte bandiere, cambia allenatore (Istvan Toth) e ottiene dalla FIGC il permesso per assumere la denominazione di Ambrosiana-Inter. Lo stravolgimento societario non porta però risultati, che si limitano a un deludente sesto posto. Il nuovo ritorno di Veisz, l’arrivo del prestigioso portiere Carlo Ceresoli e de nuovi attaccanti di spessore Levratto e Frione II sembra spingere l’Ambrosiana verso lo Scudetto, che però è mancato: nel 1932/33 la squadra arriva seconda otto punti sotto la Juventus. Il 1933 è anche l’anno dell’unica Finale in Mitropa Cup. Dopo aver liquidato First Vienna e Sparta Praga, ai nerazzurri resta da battere il fortissimo Austria Vienna: la vittoria per 2-1 a Milano sembra arridere a Meazza e compagni, che però Vienna vengono sconfitti 3-1 dai i padroni di casa, che vincono il trofeo.

Si sente di nuovo odore di Scudetto nel 1933/34. A due giornate dalla fine l’Ambrosiana batte la Juventus 3-2 all’Arena Civica, in un match storico che registra l’incasso record di 400 mila lire. Tuttavia le sconfitte con Fiorentina e Torino condannano i nerazzurri a un altro secondo posto, stavolta con lo scarto ridotto a quattro punti. L’anno successivo, negativamente segnato dalla scomparsa di "Tito" Frione, ha dell’incredibile: all’ultima giornata Inter e Juve sono a pari punti. I bianconeri vincono a Firenze, mentre i nerazzurri perdono contro la Lazio, con rete dell’ex nerazzurro Levratto, e il 1934/35 diviene per i ragazzi allenati da Gyula Feldmann l’anno del terzo secondo posto consecutivo.

Passano due anni spenti, dove in panchina si avvicendano Albino Carraro (sostituto di Feldmann, esonerato) e Armando Castellazzi, ottenendo solo un quarto e un settimo posto in Serie A e una Semifinale di Mitropa Cup.

L’Ambrosiana-Inter torna in auge nel 1937/38, spuntandola nella corsa allo Scudetto su Juventus e Milan solo all’ultima giornata, seppur in Mitropa Cup arrivi un’eliminazione già ai quarti. Ancora protagonista del trionfo nerazzurro il centravanti Giuseppe Meazza (nella foto in alto a sinistra), che si laurea Campione del Mondo per la seconda volta. La società compensa il ritiro di mister Castellazzi con Tony Cargnelli, abile teorico del "Sistema" (modulo che sostituisce il classico schema danubiano), e fronteggia l’improvviso declino di Meazza con il ritorno di Attilio Demaria dal Sudamerica. La squadra così rinnovata arriva terza in Serie A e vince la sua prima Coppa Italia nel 1938/39. Otto giorni prima dell’entrata in guerra dell’Italia arriva l’ultimo Tricolore sotto la denominazione di Ambrosiana-Inter. Nonostante l’idolo della folla Meazza sia bloccato per l’intera stagione da una grave vasocostrizione al piede, i nerazzurri dirigono autorevolmente il Campionato 1939/40, vincendo all’ultima di Campionato lo scontro diretto con il Bologna e festeggiando lo Scudetto sul neutro di San Siro, campo del Milan scelto perché il numero di spettatori era superiore alla capienza massima dell’Arena Civica (l’incasso sarà di 471 mila lire).

La coppia di allenatori Peruchetti-Zamberletti decide per la cessione di Meazza al Milan, considerato ormai finito. Dopo tredici anni passati in nerazzurro si fa tuttavia ancora rimpiangere segnando la rete del definitivo 2-2 nel derby cittadino. in Campionato un’Andata birllante si contrappone a un discutibile Ritorno, e nel 1940/41 l’Ambrosiana-Inter arriva seconda. Nei due anni successivi Ivo Fiorentini non va oltre una clamorosa dodicesima posizione e Giovanni Ferrari, sotto la nuova presidenza di Carlo Masseroni porta i suoi ragazzi a un modesto quarto posto. Nel 1943 la FIGC decide per la sospensione delle attività sportive nazionali: nel Campionato Alta Italia 1944, organizzato dai Comitati Regionali, l’Ambrosiana arriva prima nelle Eliminatorie Lombarde, ma è soltanto sesta nel Girone di Semifinale.

Dopo la caduta del regime fascista, il 27 ottobre 1945 il presidente Masseroni (foto a destra) annuncia con toni gloriosi che "l’Ambrosiana torna a chiamarsi solo Internazionale". L’Inter saluta questo storico avvenimento senza fare faville, e alterna brillanti prestazioni (come uno storico 6-2 sul "Grande Torino") ad altre ben più fiacche. Il Campionato Misto Serie A-B 1945/46 è la prima e unica edizione "non a girone unico" dal 1930: nonostante la qualificazione ottenuta con la seconda piazza nel Campionato Alta Italia, nel Girone Finale la squadra di Carlo Carcano chiude soltanto al quarto posto.

Il 1946/47 parte con i migliori propositi: confermato Carcano, Masseroni ottiene dalla FIGC il permesso di tesserare calciatori stranieri e acquista i sudamericani Bovio, Cerioni, Pedemonte, Volpi e Zapirain, che diventano noti in Italia con il soprannome di "cinque bidoni" per la loro leggendaria inadeguatezza al calcio. Zapirain si fa notare solo come giocatore di biliardo, mentre Bovio, criticato a causa del sovrappeso, si caratterizza per comportamenti oggi impensabili: nel gennaio 1947, dopo un esaltante primo tempo a Modena, nella ripresa lascia la squadra in dieci pur di rimanere abbracciato alla stufa dello spogliatoio. Pochi giorni dopo Bovio, Cerioni e Volpi fuggono in Sudamerica e fanno perdere le loro tracce. Masseroni salva le sorti della squadra affidandone la gestione tecnica a Nino Nutrizio e all’allenatore-giocatore Giuseppe Meazza, tornato all’Inter a trentasei anni suonati. La coppia riesce nell’impresa e, nell’ultima partita di Meazza, i tifosi festeggiano una comoda salvezza al decimo posto.

Soltanto l’idolo della folla è confermato in panchina, e questo gli causa forti problemi di comunicazione con i propri giocatori, tanto da renderne necessario l’esonero e il ritorno di Carcano. Questi, non potendo più contare sul trascinatore dell’Andata Bruno Quaresima bloccato da un infortunio, decide di far girare la squadra attorno all’estro del giovane Benito Lorenzi, che si era già distinto all’inizio della Stagione. Alla fine del 1947/48, tuttavia, la terza piazza conquistata al giro di boa si riduce solo a un sofferto dodicesimo posto.

Il 1948/49 diventa tristemente famoso come l’anno della tragedia di Superga. L’Inter fa grandi acquisti: arrivano l’apolide Istvan Nyers, detto "Etienne" per le origini francesi, il difensore Attilio Giovannini e la punta Gino Armano, gettando le prime basi per un glorioso futuro. I nuovi campioni però non offrono il gioco richiesto da mister Astley, che viene sostituito a metà Stagione da Giulio Cappelli. Il nuovo allenatore conduce una sfrenata rimonta fino a raggiungere il secondo posto solitario, cinque punti davanti alla Juventus e altrettanti dietro a quel Torino che proprio con l’Inter gioca la sua ultima partita ufficiale.

Il Campionato 1949/50 riprende con i migliori propositi. il "tulipano volante" Faas Wilkes infiamma gli spalti, ma insiste troppo nelle azioni personali, mentre il dualismo Amadei-Lorenzi toglie serenità alla squadra. Alla fine l’Inter mette le mani su un terzo posto al di sotto delle aspettative. Il nuovo allenatore è Aldo Olivieri, la fiducia in Lorenzi è tale da portare alla cessione di Amadei e l’addio del centrocampista Aldo Campatelli porta Masseroni a cercare un nuovo campione del settore, trovato nello svedese Lennart Skoglund, detto "Nacka" per la regione d’origine. Il finale di Campionato è caratterizzato da una rimonta su un Milan in declino, ma l’Inter non è abbastanza incisivo e lo Scudetto 1950/51 rimane affare dei rossoneri per un solo punto. Nell’estate che precede il Campionato 1951/52 il presidente dà fiducia all’organico, rimpolpato solo dal portiere Giorgio Ghezzi. La squadra soffre però sulla continuità di rendimento, particolarmente evidente per Skoglund e Wilkes, e arriva solo terza.

Il 1952/53 inizia con una rivoluzione tattica. Il nuovo allenatore è il Dottor Alfredo Foni, un precursore del catenaccio, che reinventa Ivano Blason libero e scarta l’estroso Wilkes in favore di un più concreto Bruno Mazza, acquistato per pochi soldi. La nuova impostazione di gioco non piace alla critica, ma sbaraglia gli avversari all’insegna del "prima non prenderle": l’Inter è Campione d’Italia. In seguito alle pesanti critiche riguardo al gioco troppo difensivistico, nella Stagione successiva Foni decide di proporre un modello di calcio più estroso e aggressivo. A inizio Stagione Nyers è escluso dalla rosa per aver richiesto un aumento di stipendio, ma alla vigilia della partita contro il Milan Masseroni cede alle sue richieste pur di farlo giocare: segna una tripletta, gli unici tre gol dell’incontro, e l’Inter si aggiudica il derby. Skoglund è invece protagonista assoluto di un leggendario 6-0 sulla Juventus. In un Campionato in cui tutti i nerazzurri hanno il loro momento di gloria, l’Inter si impone in volata e, davanti alla Juve per un solo punto, è Campione d’Italia 1953/54 (foto sotto).

Nel 1954 il presidente e patron Carlo Masseroni è ormai appagato dalle vittorie in Serie A e inizia una lunga trattativa con il petroliere Angelo Moratti per la cessione della società. Senza nuovi arrivi stranieri (il Ministro Andreotti ha chiuso le frontiere dopo la figuraccia a Svizzera ’54) il vuoto lasciato da Giovannini vuole essere colmato da Giorgio Bernardin, che però non convince in linea con le prestazioni generali della squadra: alla fine del 1953/54 l’Inter arriva solo ottava.

Sabato 28 maggio 1955, il nuovo presidente e patron dell’Inter è Angelo Moratti, che acquista la società da per 100 milioni. Mentre nelle giovanili cresce gran parte dei campioni del futuro, Moratti allontana Foni e punta su Aldo Campatelli. Il Campionato inizia bene, dopo sei Giornate l’Inter è in testa, ma una sequela di cinque sconfitte porta all’esonero. È chiamato a curare le ferite Giuseppe Meazza, che recupera posizioni e limita i danni chiudendo il 1955/56 al terzo posto. L’anno successivo Moratti punta sulla coppia Frossi-Ferrero. Il primo è un catenacciaro, il secondo un teorete dell’offensivismo puro. Una coppia in teoria complementare, in pratica inefficace. Meazza rileva ancora una volta la guida della squadra: una iniziale serie positiva porta l’Inter al secondo posto, poi cinque sconfitte consecutive la fanno scendere di parecchio. Con la vittoria nell’ultima Giornata 1956/57 i nerazzurri agguantano la quinta posizione.

L’arrivo del centravanti Antonio Valentin Angelillo e del quotato allenatore John Carver non porta ancora risultati: nel 1957/58 la squadra si ferma al nono posto in classifica. Il disastro della Stagione appena conclusa pesa sulla società, che in estate cede Ghezzi e Lorenzi e si affida a mister Giuseppe Bigogno. I risultati non sono dei migliori e a tre mesi dalla fine del Campionato 1958/59 ritorna in panca Campatelli, che chiude terzo e perde la finale di Coppa Italia. Si mettono in luce gli attaccanti: Edwing Firmani gioca la miglior Stagione della sua carriera e Angelillo realizza 33 goal in 33 partite, risultato ineguagliato nella Serie A a 18 squadre, seppur segnando solo 5 volte nelle ultime 16 Giornate. Il 1959/60 è una Stagione transitoria. Parte Skoglud e in panca si siede la coppia Campatelli-Achilli. L’Andata è ottima, ma il Ritorno di Campionato è decisamente in declino e la squadra è eliminata ai Quarti in Coppa delle Fiere. Dopo una sconfitta nel derby viene esonerato Campatelli, dopo un mese tocca anche ad Achilli. Il ritorno di Giulio Cappelli permette di chiudere in quarta posizione.

Nell’estate Moratti (nella foto sotto, a destra) getta le basi di quella che sarà la Grande Inter: in panchina si siede il "Mago" Helenio Herrera (nella foto sottom, a sinistra) e dietro la scrivania l’esperto uomo di calcio Italo Allodi. Herrera rivoluziona l’Inter stravolgendo le tattiche e trasformando Picchi in efficace libero, ma non manca di portare il suo estro nel calcio italiano con l’invenzione del "ritiro". Lo Scudetto 1960/61 va alla Juventus fra le polemiche: durante lo scontro diretto con l’Inter, seconda classificata, la partita è interrotta da un’invasione di campo di tifosi bianconeri. L’Inter vince 0-2 d’ufficio, ma la FIGC (presieduta da Umberto Agnelli) contesta la decisione, delibera che l’invasione non avrebbe condizionato lo svolgimento della gara e ne ordina la ripetizione al termine del Campionato. L’Inter risponde mandando a Torino la Primavera, che perde 9-1 e chiude al terzo posto. L’unica segnatura nerazzura è siglata su rigore dal fututo campione Sandro Mazzola, che sigilla così il suo esordio. Durante il periodo di mercato la chiacchierata vita amorosa di Angelillo porta il severo Herrera a ordinarne la cessione. Il "Mago" poi chiede e ottiene, per la cifra record di 250 milioni, il Pallone d’oro del Barcellona e già Campione d’Europa Luis Suárez. Secondo l’allenatore è il regista adatto ai nuovi meccanismi di gioco, ma un repentino infortunio lo costringe però a rinunciarvi nei primi due mesi del Campionato 1961/62, che l’Inter chiude in seconda posizione. La Coppa delle Fiere si chiude con l’eliminazione ai Quarti, in Coppa Italia addirittura agli Ottavi. Si mettono però in evidenza i gioielli del vivaio, su tutti Giacinto Facchetti, Gianfranco Bedin e Sandro Mazzola.

Al terzo anno l’Inter parte con due nuovi acquisti: la riserva del Brasile Jair e Tarcisio Burgnich, che arriva dal Palermo dove la Juventus l’aveva parcheggiato come scarto. Il "Mago" Herrera azzecca gli acquisti che, uniti ai vecchi colpi di mercato, ai giovani ormai affermati e al talento di Mario Corso, dalle celebri punzioni "a foglia morta", trascinano l’Inter verso la gloria. La squadra parte lenta, ma si riprende a metà Campionato e vince quasi tutti gli scontri diretti, come nel brillante 4-0 inflitto al Bologna alla tredicesima di Andata. Dopo la vittoria nel Derby dominato da Mazzola arriva tuttavia la doccia fredda di una sconfitta a Bergamo contro l’Atalanta. Se l’allenatore non dà peso all’accaduto, Moratti raduna furioso la squadra e ordina di far giocare le riserve Bugatti, Bolchi e Maschio al posto di Buffon, Zaglio e Di Giacomo, che il "Presidentissimo" ritiene responsabili della sconfitta. La frustata scuote i ragazzi e l’Inter scavalca il Genoa 6-0. Due mesi dopo la vittoria sulla Juventus, ancora vanto di Mazzola, proietta i nerazzurri verso lo Scudetto 1962/63. La certezza matematica arriva la settimana dopo. Va meno bene la Coppa Italia: l’Inter è fuori ai Quarti.

La vittoria in Serie A qualifica l’Inter in Coppa dei Campioni, e per affrontare la fatica dei due tornei arrivano il portiere Giuliano Sarti, il centravanti Aurelio Milani e il meno celebre Horst Szymaniak. In Europa la cavalcata è trionfale: eliminato l’Everton (0-0/1-0), i nerazzurri infilano Monaco (1-0/3-1), Partizan (2-0/2-1) e Borussia Dortmund (2-2/2-0), raggiungendo la Finale contro il Real Madrid. Si gioca a Vienna il 27 maggio 1964, e in una serata in cui Carlo Tagnin annulla Di Stéfano e Aristide Guarneri ferma Puskás, l’Inter si impone per 3-1 con doppietta di Mazzola e rete di Milani. Il club Campione d’Europa (foto sotto a destra) si fa valere altrettanto nella Serie A 1963/64, ma con esiti meno fausti. L’arrancante partenza è compensata da una buona ripresa. La squadra si trova prima in classifica dopo la penalizzazione inflitta al Bologna per l’uso di sostanze dopanti, ma una guerra di carte bollate riporta i tre punti agli emiliani. A fine Campionato Inter e Bologna sono appaiate a 54 punti, e lo Scudetto deve essere deciso sul neutro di Roma: nell’unico spareggio per il primo posto della storia, il Bologna vince 2-0 con autorete di Facchetti e gol di Nielsen lasciando i nerazzurri a bocca asciutta. Va segnalato che, con le regole attuali, l’Inter averebbe vinto il Campionato in virtù del 2-0 totale (0-0/2-0) negli scontri diretti.

La nuova Stagione inizia con un importante trofeo: la Coppa Intercontinentale. Il cattivo inizio con la sconfitta 1-0 in Argentina è appianato da un 2-0 a Milano. La vincente fra i nerazzurri e l’Independiente deve essere determinata il 26 settembre sul neutro di Madrid, dove l’Inter batte gli avversari con un 1-0 siglato da "Mariolino" Corso, laureandosi Club Campione del Mondo per prima in Italia. In Campionato l’inizio non è dei migliori, tanto che a fine gennaio il Milan ha sette punti di vantaggio. In una rimonta durata due mesi l’Inter vince 5-2 il derby, portando il distacco a un solo punto, e opera il sorpasso battendo 2-0 la Juventus a Torino mentre i cugini perdono in casa contro la Roma. Alla fine della Serie A 1964/65 si aggiungono altri due punti di distacco: l’Inter è Scudetto. Nel frattempo prosegue il cammino in Coppa dei Campioni inanellando un eclatante 6-0/1-0 alla Dinamo Bucarest, un più sofferto passaggio contro i Rangers (3-1/0-1, rischiando di andare allo spareggio) e un’incredibile eliminazione del Liverpool, che dopo aver vinto 3-1 in Inghilterra è travolta dai nerazzurri 3-0 a San Siro. La finale per l’Inter si gioca in casa, ma la vittoria non è così scontata: sotto una pioggia scrosciante entra solo il tiro di Jair, ma basta per fare dei nerazzurri i nuovi Campioni d’Europa. Manca un solo trofeo al grande slam: è la Coppa Italia. Il 29 agosto a Roma si gioca Juventus-Inter, ma la supremazia nerazzurra dimostrata in tutti gli altri tornei non si fa vedere. Con una rete di Menichelli, i bianconeri togliono alla Beneamata l’ultimo trofeo.

Il 1965/66 si apre di nuovo sotto il segno di un’importante vittoria. In Coppa Intercontinentale i Campioni d’Europa affrontano ancora una volta l’Independiente, senza però dover ricorrere allo spareggio, poiché al 3-0 siglato a Milano si aggiungere un pareggio a reti inviolate a Buenos Aires. In Campionato gli avversari sono tanti, ma nessuno si fa abbastanza valere: il Napoli degli acquisti record Sivori e Altafini perde competitività alla tredicesima Giornata, il Milan, secondo di un punto a metà Campionato, crolla nel ritorno e il Bologna, risorto dopo un’iniziale crisi, si gioca tutte le speranze pareggiando la penultima contro la Juventus, mentre l’Inter affonda la Lazio e guadagna in anticipo la certezza matematica della Stella sul petto, simbolo di dieci Scudetti. Un’inaspettata nota negativa arriva dalla Coppa dei Campioni: dopo aver eliminato la Dinamo Bucarest (1-2/2-0) e il Ferencvaros (4-0/1-1), un Real Madrid dal dente avvelenato si prende la rivincita di due anni prima, elimina i nerazzurri (0-1/1-1) e si invola verso il suo trionfo. Negativa anche la Coppa Italia, con l’Inter fuori in semifinale.

Sull’epopea della "Grande Inter" Ferruccio Mazzola ha gettato fosche nubi, accusando in particolare l’allenatore Herrera di sistemi di allenamento e punizione disumani e di impiegare costantemente sostanze dopanti. Tali accuse non hanno però mai trovato un concreto riscontro.

Il 1967 è un anno dove in meno di una settimana l’Inter passa dal Paradiso all’inferno. In pochi giorni l’Inter perde dapprima la finale di Coppa dei Campioni 2-1 contro il Celtic Glasgow e meno di una settimana dopo è la volta della sconfitta a Mantova per 1-0 durante l’ultima Giornata di Campionato, che costa sorpasso e Scudetto in favore della Juventus. L’anno seguente l’Inter ottiene un deludente quinto posto, risultato che provoca il licenziamento di Helenio Herrera e pone le fondamenta per una decisione drastica da parte di Angelo Moratti. Infatti, nel 1968 il "Presidentissimo" passa la mano e diventa presidente Ivanoe Fraizzoli. Sotto la sua gestione arriva l’undicesimo Scudetto nel 1971, la seconda Coppa Italia nel 1978 ed il dodicesimo Scudetto nel 1980, gli ultimi due con allenatore Eugenio Bersellini.

Poco dopo, nel 1984 tocca al nuovo presidente Ernesto Pellegrini riorganizzare la squadra per centrare nuovi successi e nella stagione 1988/89 riesce ad allestire una squadra da record (foto in alto a sinistra): è l’anno dei tedeschi Lothar Matthäus e Andreas Brehme e del record di punti, 58 (84 conteggiando tre punti a vittoria), con 26 vittorie, 6 pareggi e 2 sconfitte. Tale risultato risultato non è mai stato eguagliato nella Serie A a 18 squadre.

La stagione successiva l’Inter si aggiudica la Supercoppa Italiana e nel 1991 a distanza di 26 anni dall’ultimo successo europeo arriva la Coppa Uefa battendo in finale un’altra squadra italiana, la Roma. Nel 1994 è ancora Coppa Uefa battendo il Casino Salisburgo nella doppia sfida.

Nel febbraio del 1995 la squadra torna nelle mani della famiglia Moratti: è infatti Massimo Moratti figlio del "Presidentissimo" a prenderne le redini, ma i risultati faticano ad arrivare. Nel 1997 la squadra perde la doppia finale di Coppa UEFA contro lo Schalke 04, ma recupera l’anno seguente con la terza vittoria (foto a destra) in quella stessa competizione ai danni della Lazio al Parco dei Principi di Parigi. In campo c’è Ronaldo, che però non basta per vincere nello stesso anno il campionato: in un torneo dagli animi tesi a causa di dubbie decisioni arbitrali, la Juventus si aggiudica la Serie A in seguito alla decisiva vittoria per 1-0 nello scontro diretto di Torino, reso celebre dall’invasione in campo dell’allenatore dell’Inter Gigi Simoni a seguito di un contatto in area tra Mark Iuliano e Ronaldo, giudicato non falloso dall’arbitro Ceccarini di Livorno. Prima dell’arrivo di Cuper nel 2001, si susseguiranno sulla panchina dell’Inter Lucescu, Castellini, Hodgson, Lippi e Tardelli.

Clamoroso è l’esito della stagione 2001/02. Sembra finalmente arrivato per l’Inter il tanto agognato Scudetto, invece è ancora la Juventus a far svanire i sogni tricolori dei milanesi. Quando mancano solo 5 giornate al termine l’Inter ha 6 punti di vantaggio sulla Juventus, terza dietro la Roma. In queste cinque settimane, tuttavia, accade l’impensabile. L’Inter perde 1-2 in casa con l’Atalanta e nella stessa giornata la Juventus vince a Perugia 4-0 e la Roma pareggia 2-2 a Venezia. A questo punto l’Inter si trova in testa con 3 punti di vantaggio su Roma e Juventus. Vengono disputati altri tre turni di campionato che permettono alla Juventus di scavalcare la Roma in classifica. L’ultima giornata si disputò il 5 maggio 2002 e la classifica era la seguente: Inter 69, Juventus 68, Roma 67. La partite da disputare erano Lazio-Inter, Udinese-Juventus e Torino-Roma. A Roma già si respira l’aria della festa-scudetto e persino i tifosi laziali ("gemellati" con gli interisti) tifano per la squadra nero-azzurra. La Juventus vince facilmente a Udine per 2-0 (goal di Del Piero e Trezeguet) e l’Inter cade clamorsamente contro la Lazio. Dopo essere stata in vantaggio perderà la partita per 4-2. La Roma vince con il Torino 1-0 e cosìal termine dei novanta minuti la classifica sarà la seguente: Juventus 71, Roma 70, Inter 69.

Al termine della stagione 2001/2002 scoppia lo scandalo "passaportopoli" riguardante la naturalizzazione illecita di alcuni calciatori extracomunitari. Vi sono coinvolte olter all’Inter molte altre società, tra cui il Milan e la Lazio. Gabriele Oriali patteggia 20.000 euro di ammenda e Alvàro Recoba subisce una squalifica totale di 2 anni, poi ridotta dalla FIGC a 6 mesi di radiazione nelle competizioni nazionali con diffida. Nell’inverno del 2003 viene inoltre trovato positivo al nandrolone Mohammed Kallon. La società si dichiara estranea alla vicenda, posizione che né il calciatore né il suo avvocato hanno mai smentito.

Il 15 giugno 2005 l’Inter torna a conquistare un trofeo, vincendo la sua quarta Coppa Italia (foto in alto) dopo aver battuto in finale la Roma. I nerazzurri siimpongono 2-0 allo Stadio Olimpico con una doppietta di Adriano, e 1-0 al Meazza, con gol di Siniša Mihajlović.

Il 20 agosto 2005 l’Inter si aggiudica la seconda Supercoppa Italiana della sua storia grazie a una rete di Juan Sebastián Verón nei supplementari contro la Juventus.

L’annata 2005/06 comincia con la fuga della Juventus in campionato. L’incredibile passo dei bianconeri viene rimontato dall’Inter, capace di tenere il torneo aperto fino al secondo derby d’Italia, perso per 1-2 dai nerazzurri con gol decisivo di Alessandro Del Piero. Il passo falso, unito alla precedente sconfitta con la Fiorentina, favorisce il forte recupero del Milan, capace di rimontare 14 punti all’Inter e 11 alla Juventus. In Champions League, nonostante le prime sfide a porte chiuse (causa i fatti del derby di Champions) il cammino è in discesa e le avversarie non sembrano irresistibili. Dopo la vittoria nella fase a gironi, la squadra sconfigge l’Ajax agli ottavi ma, inaspettatamente, esce dal torneo per mano degli spagnoli del Villarreal CF per via del gol in trasferta segnato da Diego Forlán al primo minuto di gioco. Ai nerazzurri così resta la Coppa Italia vinta per la seconda volta consecutiva, ancora contro la Roma. Dopo il pareggio all’Olimpico (1-1, reti di Cruz per l’Inter e di Mancini per la Roma), i nerazzurri vincono il ritorno per 3-1 (goal di Cambiasso, Cruz e Martins per l’Inter e di Nonda per la Roma), conquistando il trofeo per la quinta volta nella loro storia. A seguito dello "scandalo Calciopoli", il 26 luglio 2006 il Commissario Straordinario della FIGC Guido Rossi, recepito il parere positivo di una commissione di "tre saggi" (Gerhard Aigner, Massimo Coccia e Roberto Pardolesi) appositamente creata, ha assegnato all’Inter il quattordicesimo Scudetto della sua storia, proclamandola Campione d’Italia in seguito alla retrocessione della Juventus e ai 30 punti di penalizzazione inflitti al Milan dalla Corte Federale. Eccezion fatta per alcuni pareri isolati, la società ha assunto una linea celebratrice dello Scudetto, riassunta dall’opinione del Presidente Facchetti il quale ha ribattezzato il trofeo "Scudetto della correttezza". La tifoseria ha assunto diverse posizioni ma, salvo alcuni gruppi ultras, anch’essa è generalmente soddisfatta per il titolo vinto d’ufficio.

Il 26 agosto 2006 l’Inter si presenta alla sfida di Supercoppa Italiana a San Siro come favorita, con la coccarda della Coppa Italia sulla manica sinistra e lo scudetto sul petto. Sebbene quello dell’Inter sia un double ottenuto a tavolino, in passato l’accoppiata era riuscita solo a Torino, Juventus, Napoli e Lazio. In campo giocano dall’inizio Zlatan Ibrahimovic e Patrick Vieira, fiori all’occhiello di una campagna-acquisti faraonica e provenienti dalla decaduta Juventus. Ceduto Obafemi Martins, in panchina c’è Hernán Crespo, altro grande acquisto (prelevato dal Chelsea), tornato in nerazzurro dopo tre anni. Nei primi 30 minuti di gioco la Roma realizza tre gol (Mancini e doppietta di Aquilani), ma sul finire della prima frazione il nuovo acquisto Patrick Vieira segna il gol che riapre la partita. Nel secondo tempo, infatti, Crespo, subentrato ad Adriano e ancora Vieira vanno in gol per il 3-3 su cui si chiudono i 90 minuti regolamentari. I supplementari danno poi merito ad un’Inter con maggiore qualità e forza fisica rispetto ad una Roma che accusa una preoccupante flessione fisica. La punizione di Luís Figo fissa il risultato sul 4-3 per la formazione nerazzurra e le consegna la terza Supercoppa Italiana (foto in alto) della sua storia, la seconda consecutiva.

Il 4 settembre 2006, tuttavia, pochi giorni dopo la vittoria in Supercoppa, un grave lutto colpisce l’Inter, oscurandone l’atmosfera di ottimismo in vista della nuova stagione: muore, infatti, a Milano, il presidente Giacinto Facchetti (foto a destra), già bandiera nerazzurra negli anni sessanta e settanta, gravemente malato da alcuni mesi.

Nella stagione 2006-2007 l’Inter torna a dominare la scena italiana: ottiene il primato assoluto delle vittorie consecutive in campionato (17, record per i campionati europei di 1° livello) e occupa stabilmente la vetta della classifica di Serie A con molti punti di vantaggio sulla seconda in classifica. Anche il cammino in Coppa Italia è ottimo: raggiunge la terza finale consecutiva con la Roma. Non è mai accaduto prima che le stesse squadre si sfidassero in finale per tre anni di fila. L’avventura in Champions League dei nerazzurri si conclude, però, agli ottavi di finale, dove l’Inter è eliminata dal Valencia per la regola dei gol fuori casa. Con un doppio pareggio, 2-2 nell’andata al Meazza e 0-0 nel ritorno al Mestalla, si qualificano infatti gli spagnoli.

Intanto in Serie A l’Inter prosegue il suo dominio incontrastato. Frantuma il record di vittorie consecutive in un campionato stabilito da Real Madrid e Bayern Monaco, collezionando 17 vittorie consecutive. Il 18 aprile, però, subisce la prima sconfitta in campionato, ad opera della Roma, vittoriosa per 3-1 a San Siro. Si tratta della prima sconfitta dopo 39 partite consecutive di imbattibilità. Il 22 aprile i nerazzurri conquistano il 15° scudetto, il primo vinto sul campo dopo 18 anni, con 5 giornate di anticipo sulla fine del campionato, grazie alla vittoria per 2-1 contro il Siena in trasferta e alla contemporanea sconfitta della Roma contro l’Atalanta.

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