I poeti e la guerra (1)

Generali
(Archiloco, frammento 114 – traduzione di Giovanni Tarditi)
 
Generali
 
Non mi piace un generale gigantesco, gambe larghe,
tutto fiero dei suoi ricci, glabro a forza di rasoi,
io lo voglio piccoletto; gli si notino le gambe
storte, ma si regga in piedi saldamente, tutto cuore.
 
In questo frammento Archiloco di Paro, poeta vissuto nel VII secolo a.C., contesta il modello tradizionale, omerico ed aristocratico, del soldato e del generale. Il poeta, in particolare, disprezza il modello dell’eroe prestante e vanitoso,  preferendo un condottiero brutto e "tozzo", anche con le gambe storte, ma coraggioso ed in grado di combattere.
 
Il mondo militare e guerriero di Archiloco non è più, dunque, quello dei grandi eroi omerici, ma quello dei soldati e degli eserciti impegnati non in singoli duelli, ma in lunghe, estenuanti e sanguinose battaglie.
 
E’ da notare che Archiloco scelse come forma metrica il giambo. Esso era costituito dalla succesione di una sillaba breve e da una sillaba lunga e prendeva l’accento sulla seconda sillaba.
 
Il giambo consentiva di spaziare dall’invettiva al turpiloquio, dalla satira sociale  a quella politica.
 
I versi erano recitati spesso nei simposi o banchetti. Le parole erano pronunciate attraverso la parakataloghé, cioé l’elemento recitativo ed erano accompagnate da uno strumento a corda (la lira) o a fiato (il flauto, detto in greco aulòs). 
 

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