Teatro degli Artigianelli
(Umberto Saba)
Falce martello e la stella d’Italia
ornano nuovi la sala. Ma quanto
dolore per quel segno sul muro!
Entra, sorretto dalle grucce, il Prologo.
Saluta al pugno, dice sue parole
perché le donne ridano e i fanciulli
che affollano la povera platea.
Dice, timido ancora, dell’idea
che gli animi affratella; chiude: "E adesso
faccio come i tedeschi: mi ritiro".
Tra un atto e l’altro, alla cantina, in giro
rosseggia parco ai bicchieri l’amico
dell’uomo, cui rimargina ferite,
gli chiude solchi dolorosi; alcuno
venuto qui da speventosi esigli,
si scalda a lui come chi ha freddo al sole.
Questo è il Teatro degli Artigianelli,
quale lo vide il poeta nel mille
novecentoquarantaquattro, un giorno
di settembre, che a tratti
rombava ancora il cannone, e Firenze
taceva, assorta nelle sue rovine.