Discussione su Boicottiamo le Olimpiadi

 

Citazione

Boicottiamo le Olimpiadi

Nell’antica Grecia le olimpiadi erano una occasione di riappacificazione tra le citta elleniche ,almeno per periodo della durata dei giochi ,e una occasione per riunirsi tutti col solo scopo di gareggiare lealmente.
Certo al giorno d’oggi sarebbe difficile trovare la concordia a livello mondiale per medesimi intenti. Ad agosto iniziano a pechino  le olimpiadi 2008 ,una occasione per la Cina per mettersi in mostra a livello mondiale. C’è una regione nell’estremo ovest della cina , il tibet ,dove vive il popolo piu mansueto della terra e  che segue la religione piu aperta , tollerante , pacifica del mondo. In questi giorni è in atto una brutale repressione da parte della polizia cinese con centinaia di morti tibetani.Il dalai lama capo morale di questo popolo attua solo resistenza di non violenza .
Se fossi un atleta io mi rifiuterei di andare a gareggiare  in cina almeno fino a quando non termina questa persecuzione.Perche l’italia non prende una posizione in merito? Ma gia quando è venuto il dalai lama in italia non lo ha ricevuto ne la farnesina ne il papa. Tutti hanno paura di perdere i loro interessi con la cina e cosi tutti si adeguano all’ipocrisia internazionale. Io no , popolo del tibet io sto con te 

BUFFONE AVVISATO….

Attenzione,
 
non voglio più vedere frasi volgari o insulti sul mio blog, altrimenti chi sarà investito del prolema, potrà facilmente risalire ai responsabili a punirli a norma di legge.
 
BUFFONE AVVISATO, (NEANCHE) MEZZO SALVATO!!

Denuncia effettuata

 
 
ATTENZIONE!!
HO APPENA DENUNCIATO UN CAFONE CHE HA PRESO L’ABITUDINE DI RILASCIARE COMMENTI PIU’ STUPIDI E VOLGARI DI LUI SUL GUESTBOOK DEL MIO BLOG. NATURALMENTE, COME PREVEDE ANCHE IL CODICE DI COMPORTAMENTO, HO ELIMINATO IL COMMENTO, MA NON SENZA AVERNE DENUNCIATO L’AUTORE!!
 
 
RICORDO CHE, ANCHE IN CASO DI COMMENTI ANONIMI, LE AUTORITA’ POSSONO COMUNQUE RISALIRE ALL’AUTORE DEL MESSAGGIO OFFENSIVO.
 
 
 
D’ORA IN POI OGNI COMMENTO VOLGARE, DUNQUE, SARA’ DENUNCIATO ALLE AUTORITA’ COMPETENTI!!
 
 
I CAFONI SONO AVVISATI!!!

A tutti gli amici dei ….

Il gatto è senza dubbio uno degli animali che ha suscitato grandissima ammirazione, qualche volta anche odio, ma il più delle volte grande interesse per i suoi movimenti e per la sua agilità.
 
A me piacciono gli animali e soprattutto i cani e i gatti. Questi ultimi sono, a mio avviso, il simbolo della libertà e della agilità!
Posto sul blog delle fotografie di gatti tratte dal web. Dedico questo post a tutti i GATTOFILI!!!
 

L’isola che non c’è

L’isola che non c’è

Edoardo Bennato

E. Bennato

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all’isola che non c’è.

Forse questo ti sembrerà un strano,
ma la ragione ti ha un po’ preso la mano.
Ed ora sei quasi convinto che
non può esistere un’isola che non c’è.

E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!

Son d’accordo con voi,
non esiste una terra
dove non ci son santi né eroi
e se non ci son ladri,
e se non c’è mai la guerra,
forse è proprio l’isola che non c’è
… che non c’è.

E non è un’invenzione
e neanche un gioco di parole
se ci credi ti basta perché
poi la strada la trovi da te.

Son d’accordo con voi,
niente ladri e gendarmi,
ma che razza di isola è?
Niente odio e violenza,
né soldati, né armi,
forse è proprio l’isola che non c’è
… che non c’è.

Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
non ti puoi sbagliare perché
quella è l’isola che non c’è!
E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!

isola

Non è proprio la giornata climaticamente adatta, ma immaginate di trovarvi su un’isola assolata, alle prese con uno splendido mare, in mezzo ad una vegetazione ridente, tra palme e…..
 
 

lavori di gruppo V E: “comunicazioni”

Istruzioni per i lavori di gruppo di V E (Geografia)
 
 
gruppo Africa parte fisica – cominciare a trovare notizie sulla parte fisica delle seguenti regioni:
 
a)Africa nord – mediterranea
b)Africa del Sahel
c)Africa guineense
d)Africa centrale
e)Africa orientale
f)Africa meridionale
 
Per il gruppo che si è occupato della parte economica:
cominciare a trovare notizie su:
aspetti economici delle regioni dell’Africa (con riferimento agli Stati più importanti compresi nelle singole regioni)
 
a)Africa nord – mediterranea
b)Africa del Sahel
c)Africa guineense
d)Africa centrale
e)Africa orientale
f)Africa meridionale
 
Per gli altri gruppi, dovrò vedere i lavori al ritorno dalle vacanze, poi ne parleremo.
 
Si tratta, ovviamente, di INIZIARE a trovare del materiale e delle informazioni, poi in classe avrete "istruzioni più precise".
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Non ora

Paulo maiora canamus….. ma non ora
 
C’è prima il gioco del pallone per cinque ore circa!!
 
Intanto, primo pomeriggio di vacanze pasquali…. per gli altri.
 
Per me non ancora!!

cose importanti domani

"Paulo maiora canamus".
 
"Rubo" un celebre verso di Virgilio per dire che nel prossimo post di domani parlerò di qualcosa di un po’ più importante.
 
Per ora, la stanchezza accumulata in questa giornata mi consente solo di salutare e dare a tutti la buona notte!
 
Aggiungo solo questo:
 
GRANDE, VERAMENTE GRANDE CHI HA INVENTATO IL SONNO E CHI HA INVENTATO IL LETTO!!!
A domani
COGITOERGOSUM
 
 
 
 
 
 
 
 

El pueblo unido jamás será vencido per il Cile, omaggio ad Allende!!

El pueblo unido jamás será vencido

Omaggio a Salvador Allende e al Cile democratico

contro tutte le dittature e le repressioni

contro le porcherie che stanno accadendo in questi giorni in Tibet, a conferma del fatto che tutte le dittature sono schifose!!!

 

El pueblo unido jamás será vencido (Il popolo unito non sarà mai vinto) è una delle più note canzoni legate alla movimento Unidad Popular ed alla presidenza del Cile da parte di Salvador Allende, morto nel tragico golpe cileno del 1973.

 

La canzone venne composta nel 1970 da Sergio Ortega, musicista cileno facente parte del gruppo musicale Quilapayun.

 

Famosa in Cile durante i tre anni della presidenza Allende, divenne – dopo il golpe cileno che portò al potere i militari guidati da Augusto Pinochet – un simbolo della lotta per il ritorno alla democrazia tanto in Cile quanto nel resto del mondo.

 

Oltre al gruppo dei Quilapayun, esule in Francia negli anni della dittatura, la canzone venne cantata e incisa anche dagli Inti-Illimani, altro gruppo storico della Nueva Canción Chilena, che aveva ottenuto asilo politico in Italia e che portò il brano alla completa notorietà.

 

Numerose sono state successivamente le traduzioni in altre lingue e gli arrangiamenti compiuti sul brano. In Iran la melodia è stata usata per una canzone rivoluzionaria in lingua persiana cantata nel 1979 durante la rivoluzione contro la monarchia dagli attivisti iraniani della sinistra ed intitolata "Barpakhiz" (traducibile con Stai su, o Resisti).

 

Quattro anni prima, nel 1975 il musicista Frederic Rzewski aveva composto trentasei variazioni per pianoforte del brano intitolate The People United Will Never Be Defeated!.

 

Molti gruppi fra cui gli Ska-p, La Banda Bassotti, i 99 Posse, Claudio Baglioni e gli Anti-Flag hanno eseguito una propria interpretazione del brano.

 

I versi della canzone sottoriportati sono quelli della versione originale. In alcune versioni di gruppi militari la frase El pueblo unido jamas sera vencido è sostituita, nell’ultimo verso, con El pueblo armado jamás será aplastado (Il popolo armato non sarà mai fermato).

  

 

 

 

 

El pueblo unido jamás será vencido,

¡el pueblo unido jamás será vencido!

De pie, cantad, que vamos a triunfar.

Avanzan ya banderas de unidad,

y tú vendrás marchando junto a mí

y así verás tu canto y tu bandera florecer.

La luz de un rojo amanecer

anuncia ya la vida que vendrá.

De pie, luchad,

el pueblo va a triunfar.

Será mejor la vida que vendrá

a conquistar nuestra felicidad,

y en un clamor mil voces de combate

se alzarán, dirán,

canción de libertad,

con decisión la patria vencerá.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha

con voz de gigante gritando: ¡Adelante!

El pueblo unido jamás será vencido,

¡el pueblo unido jamás será vencido!

La patria está forjando la unidad.

De norte a sur se movilizará,

desde el Salar ardiente y mineral

al Bosque Austral,

unidos en la lucha y el trabajo irán

la patria cubrirán.

Su paso ya anuncia el porvenir.

De pie, cantad que el pueblo va a triunfar

millones ya imponen la verdad.

De acero son ardiente batallón.

Sus manos van llevando la justicia

y la razón, mujer,

con fuego y con valor,

ya estás aquí junto al trabajador.

Y ahora el pueblo que se alza en la lucha

con voz de gigante gritando: ¡Adelante!

El pueblo unido jamás será vencido,

¡El pueblo unido jamás será vencido! La la la la la la la…

che significa? Un buon viatico per il lavoro di domani

Che cosa significano le seguenti espressioni?
 
1) demagogo
2) ecclesìa
3) isonomia
4) parrhesia
5) ostracismo
6) imperialismo
7) Commedia Archaia
8) Commedia di Mezzo
9) Commedia Nuova
10)Democrazia diretta
11)Democrazia rappresentativa
12)onomastì komodèin
13)Polìtes
14)Idiòtes
 

Tibet: siamo tutti tibetani!!

SIAMO TUTTI TIBETANI!!!
 
Diventa sempre più drammatica la situazione in Tibet, dove è in atto una rivolta dei monaci tibetani e della popolazione contro la repressione e le brutalità delle autorità cinesi. La situazione è diventata ancora più preoccupante in seguito allo scadere dell’ultimatum lanciato da Pechino agli insorti della regione. Le ambasciate cinesi nel mondo sono state oggetto di dure contestazioni e proteste per il rispetto dei diritti umani in questa regione. Anche in Italia, partiti e movimenti sindacali hanno organizzato dei sit – in.
 
Ormai, a dispetto di quanto lascia trapelare la rigida censura cinese, le vittime in questa regione sono centinaia. La comunità internazionale ha il compito di fermare questo grave massacro perpetrato dalla dittatura cinese e giustamente il Presidente Napolitano chiede che l’Unione Europea affronti con celerità e fermezza questo grave problema.
 
 
 
Tutti noi che siamo per la difesa dei diritti umani oggi possiamo dire una sola cosa: SIAMO TUTTI  TIBETANI!!!

La guerra del Peloponneso

La guerra del Peloponneso e relativa cronologia

                                                         

         

La guerra del Peloponneso


Nonostante la “pace trentennale” conclusa tra Atene e Sparta nel 446 a. C., il conflitto tra le due grandi poleis del mondo greco non potè essere evitato. Esso scoppiò in tutta la sua devastante violenza nel 431 a. C. e, fatta eccezione per una breve tregua, nota come “pace di Nicia”, si protrasse fino al 404 a.C. .


Ebbe, dunque, una durata di circa venticinque anni, periodo durante il quale un’intera generazione nacque, crebbe e divenne adulta convivendo con la cupa atmosfera di un conflitto dalla portata eccezionale.


Il primo grande scrittore che ne comprese subito l’eccezionalità fu Tucidide, storico, ma anche generale e uomo politico ateniese. Egli, nella parte introduttiva de La guerra del Peloponneso, scriveva: Tucidide di Atene racconta la guerra sorta tra le città del Peloponneso e Atene, con le sue varie vicende. Cominciò a scriverla subito, ai primi indizi di ostilità, prevedendo che sarebbe stata importante e la più degna di considerazione tra tutte […], questo fu certamente il più grave sconvolgimento che sia mai avvenuto per i Greci. Tucidide, dunque, costituisce la fonte più importante del conflitto, almeno fino agli eventi del 411. Soprattutto, a lui dobbiamo l’analisi delle cause (di quelle occasionali, ma anche di quelle remote) che furono alla base del conflitto.


Così, se per causa occasionale possiamo intendere, tra le altre, il cosiddetto decreto megarese, con cui Pericle impose l’esclusione di Megara, città alleata di Sparta, dai porti e dai mercati della lega delio – attica, le cause remote del conflitto possono essere individuate 1) nel crescente imperialismo ateniese; 2) nel timore della stessa Sparta che Atene potesse acquisire il controllo di tutta la Grecia, in palese contrasto con le clausole della pace trentennale del 446 a. C.; 3)  nel profondo conflitto politico – ideologico tra il sistema di governo oligarchico, vigente in Sparta e nelle poleis filo – spartane, e la democrazia ateniese. Il timore che Atene, in caso di vittoria, avrebbe addirittura potuto imporre un unico stato territoriale greco sotto la sua egida, annullando di fatto l’autonomia delle singole poleis, era molto forte e spinse la città lacedemone a farsi paladina dell’autonomia delle città – stato.


Antefatti della guerra (433 – 431)


Tra gli antefatti, o meglio tra le cause occasionali della guerra, abbiamo la rivalità tra Atene e Corinto.


Questa città, collocata sull’Istmo di Corinto, vedeva sempre più minacciate le sue attività commerciali con la Sicilia e l’Italia meridionale dalla concorrenza di Atene, che rivolgeva le sue mire verso le stesse località. Che non si trattasse solo di una rivalità di natura commerciale ed economica, ma anche politica, lo dimostra l’episodio dello scontro fra Atene e Corinto per l’isola di Corcira (oggi Corfù), snodo fondamentale per le rotte commerciali verso la Magna Grecia. Corcira, colonia di Corinto, entrò in guerra con la sua madrepatria ed ottenne l’intervento militare, in suo sostegno, di Atene.


Un altro momento dello scontro tra Atene e Corinto riguardò la città di Potidea, situata nella penisola Calcidica (area dell’Egeo settentrionale). Fondata dai Corinzi, Potidea era entrata, come altre città delle aree costiere, nella lega delio – attica. Ciò nonostante, contrariamente a Corcira, aveva continuato ad avere buoni rapporti con la madrepatria, dalla quale ogni anno giungevano  degli speciali magistrati, definiti “epidemiurghi”. Sull’onda del conflitto già in atto con Corinto per la città di Corcira, Pericle ordinò a Potidea di espellere gli epidemiurghi e di demolire il  muro meridionale che la rendeva inespugnabile. Per tutta risposta, Potidea, con l’appoggio di Corinto e del re macedone Perdicca, fuoriuscì dalla lega di Delo, ponendosi in aperto contrasto con Atene.



Infine, una terza fase dello scontro tra Atene e Corinto si ebbe quando, nel 432, Atene promulgò il Megarikon  yhfisma (megarikòn psèfisma), cioè il decreto megarese, con cui Pericle introdusse il divieto assoluto per le città della sua lega di relazioni commerciali con Megara, città alleata di Corinto, che era, a sua volta alleata con Sparta.



Nel corso di un’assemblea della lega peloponnesiaca, tenutasi nell’inverno del 432 / 431 a.C., Sparta, non ancora intenzionata a combattere in campo aperto con Atene, intimò a Pericle di ritirare il decreto. Il rifiuto di Pericle rese non più procastinabile la guerra.


431 – 421: prima fase dello scontro : la guerra archidamica


La fase iniziale della guerra vede i seguenti schieramenti: Sparta, potenza terrestre, dotata di un forte esercito di terra; Atene, grande potenza navale.


Alleate di Sparta erano la Macedonia, Delfi, Tebe, Megara, la regione del Peloponneso, nonché, in Italia, Siracusa, Gela, Selinunte, Messina.


Alleate di Atene erano la Tessaglia, l’Eubea, l’Attica, la penisola Calcidica e le poleis situate lungo le aree costiere della Tracia e dell’Asia Minore. In Italia, Atene poteva contare sull’amicizia di Segesta, Naxos, Catania, Camarina, Reggio, Cuma e Napoli.


La guerra vera e propria ebbe inizio con il progetto di occupazione della città di Platea, alleata di Atene, da parte di Tebe, città legata, invece, a Sparta. I Plateesi, sostenuti da Atene trucidarono gli opliti tebani già entrati nella città. Per ritorsione, l’esercito di terra della lega peloponnesiaca invase l’Attica, con i suoi 40.000 uomini contro gli appena 16.000 soldati di Atene e città alleate.


L’assedio era guidato dal re spartano Archìdamo e, pertanto, questa prima fase del conflitto viene definita guerra archidamica: i Peloponnesiaci, però, dovettero limitarsi a saccheggiare campagne e villaggi abbandonati su consiglio di Pericle, mentre gli Ateniesi, per ritorsione, reagirono con la devastazione delle coste del Peloponneso, sostenuti dalla potente flotta della lega delio – attica.


Pericle, come abbiamo già detto, fece evacuare le campagne dell’Attica, raccogliendone la popolazione dentro le mura della città. Lo stratega ateniese, ritenendo che la salvezza dell’Attica non potesse giungere dalla difesa delle campagne, ma dal mare, decise di evitare lo scontro aperto con Sparta, troppo forte sulla terraferma, per effettuare incursioni contro i nemici. Il piano era quello di logorare la città avversaria con una guerra di lunga durata, dal momento che, essendo Sparta più debole di Atene sul piano economico, non avrebbe potuto affrontare le spese di un conflitto di lunga durata.


La strategia di Pericle, tuttavia, non potè essere realizzata in pieno, in quanto una terribile peste, scoppiata in Atene nel 430, lo privò, nel 429, della vita, insieme a molti suoi concittadini.


Probabilmente, proprio la scomparsa dell’uomo che aveva fino a quel periodo guidato con successo la politica ateniese fu una delle ragioni della sconfitta finale di Atene. I successori, infatti, non avrebbero dimostrato le sue stesse capacità.


A Pericle subentrò Cleone, spregiudicato sostenitore della guerra ad oltranza e molto criticato dagli intellettuali del tempo ed in modo particolare dal commediografo Aristofane, perché cavalcava spesso, e in modo demagogico, le istanze e gli interessi del demos.


Dal 429 al 426 non ci furono risultati di rilievo, anzi la guerra venne assumendo, in quegli anni, un ritmo piuttosto monotono, che vedeva ogni estate Sparta invadere la campagna dell’Attica per poi ritirarsi, con l’avvicinarsi dell’inverno.


Occorre, però, ricordare la defezione, avvenuta nel 428, della città di Mitilene, capoluogo dell’isola di Lesbo, dalla lega delio – attica. Molto violenta, foriera per giunta di ulteriori conseguenze, fu la reazione di Atene che fece uccidere molti uomini di Mitilene, mentre fece vendere come schiavi donne e bambini. Altrettanto spietata fu la reazione degli Spartani, che occuparono Platea e uccisero gran parte della popolazione.


Un anno di svolta fu, invece, il 425 a. C., quando gli Ateniesi, guidati dallo stesso Cleone, conquistarono l’isola di Sfacteria, prospiciente la costa del Peloponneso, catturando il presidio spartano che ne controllava il territorio e che era stato inviato in quell’area in seguito alla scoperta di un tentativo di Atene di sollevare a Pilo, in Messenia, una rivolta antispartana.


Sparta rispose mandando un contingente, guidato da Bràsida, contro le colonie ateniesi della Grecia settentrionale. Bràsida riuscì a conquistarle, occupando, in particolare, la colonia di Anfipoli, la cui perdita tolse ad Atene il controllo delle miniere d’oro del monte Pangeo. Nel conflitto trovarono la morte, nel 422, ad Anfipoli, gli stessi Brasida e Cleone.


La scomparsa, in entrambi gli schieramenti, dei due generali più oltranzisti, permise ai sostenitori della pace di prevalere. Fu così che, nel 421, si giunse alla pace di Nicia, così chiamata dal nome del politico ateniese, esponente della fazione conservatrice filospartana. Essa prevedeva il ritorno alla situazione territoriale preesistente allo scoppio del conflitto, con la restituzione dei territori conquistati nei dieci anni appena trascorsi di guerra.


421 – 413:  La pace “inesistente” e la seconda fase della guerra


In una situazione in cui nessuna delle grandi città si mostrava disponibile a cedere i territori conquistati nei primi dieci anni di guerra, in Atene tornò a prendere il sopravvento la fazione democratico – radicale, guidata da Ipèrbolo, poi ostracizzato nel 417. Ma un nuovo e più importante esponente si affacciò prepotentemente sulla scena politica ateniese: era Alcibiade, appartenente alla nobile famiglia degli Alcmeonidi, che venne eletto, per l’anno 417 / 416, stratega con Nicia, l’estensore del trattato di pace del 421.


Gli anni seguenti furono caratterizzati da una serie di provocazioni ateniesi contro Sparta. Nel 416 a.C., Atene diede pubblica dimostrazione del lato violento della sua politica imperialistica. A farne le spese fu la piccola isola di Melo. Si trattava di una colonia spartana che, però, era rimasta fino a quel momento neutrale. Gli Ateniesi pretesero che i Melii si schierassero dalla loro parte e contro la madrepatria e, al fermo diniego dell’isola, reagirono conquistando la città e massacrandone gran parte degli abitanti.


La spedizione in Sicilia (415 – 413)


In Sicilia erano scoppiati dei contrasti tra Siracusa, città alleata di Sparta e Lentini, alleata di Atene, da un lato, e tra la filospartana Selinunte e la filoateniese Segesta.


Proprio questa città rivolse una richiesta di aiuto ad Atene che l’ecclesìa ateniese subito accolse, dietro consiglio di Alcibiade. Questi, infatti, riteneva politicamente opportuno inserirsi nelle controversie tra le città siciliane, sia per avere, a breve termine, gioco più facile nell’infliggere a Sparta la definitiva sconfitta, sia, in una prospettiva a medio e a lungo termine, per fare della Sicilia conquistata un avamposto per il controllo del Mediterraneo e delle coste dell’Africa, dopo un’eventuale vittoria contro Cartagine.


Nicia e i moderati cercarono di opporsi, ma, come si è detto, l’ecclesìa decise di avallare la spedizione in Sicilia, affidandone il comando ad Alcibiade, Lamaco e Nicia. Tutto era pronto, nell’estate del 415, per la partenza della flotta in Sicilia, quando un grave scandalo colpì la città, ma in particolar modo Alcibiade. La notte precedente la partenza della flotta dal Pireo, infatti, si verificò la mutilazione delle Erme, le statue consacrate al dio Ermes, poste agli incroci delle strade ateniesi. La flotta partì ugualmente, ma Alcibiade, accusato di questo sacrilegio dai suoi avversari politici, fu richiamato in patria ed invitato a discolparsi in presenza dei giudici. Temendo un’eventuale condanna, egli si rifugiò, con un clamoroso, ma forse inevitabile, voltafaccia, a Sparta, dove consigliò agli Spartani di inviare truppe in Sicilia contro gli Ateniesi, indicando anche i punti deboli dell’esercito ateniese.


Lo scandalo delle Erme non solo privò Atene del suo generale più valente, ma ebbe, come conseguenza ben più grave, il cambiamento improvviso ed imprevisto delle sorti del conflitto in Sicilia.


Difatti, era ormai il 414 a.C. e, sia pur lentamente, le forze ateniesi guidate da Nicia stavano prendendo il sopravvento nella città siracusana. Anzi, le trattative già avviate tra Siracusa ed Atene sembravano attestare che le sorti della colonia spartana fossero già segnate, quando un corpo di spedizione lacedemone, guidato da Gilippo, giunse in soccorso della città assediata dagli Ateniesi, causando loro gravissime perdite. In seguito, lo stesso Nicia cercò di fuggire, abbandonando l’assedio di Siracusa, ma fu intercettato, insieme al generale Demostene (inviato con dei rinforzi a sostegno degli Ateniesi) e con l’esercito ateniese.


Nicia e Demostene furono decapitati, i soldati ateniesi rimasti ancora vivi, furono rinchiusi nelle Latomìe, le cave di pietra siracusane utilizzate come prigione, e qui vennero lasciati morire di stenti.


Terza fase: 413 – 404, la guerra deceleica


La rovinosa disfatta di Atene in Sicilia determinò una svolta decisiva per le sorti più generali del conflitto. Sparta, che ormai si avvaleva della preziosa collaborazione di Alcibiade, assediò la località attica di Decelea, un po’ più a Nord di Atene, punto nevralgico per l’arrivo dei rifornimenti e dei rinforzi dal Mare Egeo. Contemporaneamente, Atene dovette assistere alla defezione dalla sua lega di molte città alleate, ormai decise ad allearsi con Sparta.


Intanto, nel 411 si ebbero due importanti avvenimenti:


–        il colpo di Stato oligarchico ad Atene, capeggiato da Antifonte, Pisandro, Frìnico, Teràmene e Crizia, che abolì la costituzione democratica, affidando il governo della città ad un ristretto consiglio di quattrocento persone (definito, appunto, il Consiglio dei Quattrocento)


–        l’entrata in scena, nel conflitto, della Persia che, alleandosi con Sparta in funzione antiateniese, sperava di riconquistare le città greche della costa ionica perse nel 480 e nei due anni successivi. L’intervento persiano fece pendere in modo decisivo il piatto della bilancia a favore di Sparta.


Il regime oligarchico dei Quattrocento fu deposto, nel 410, dal democratico Trasibulo, mentre, nel 408 – 407, riappacificatosi con la sua città, Alcibiade tornò in Atene, dove fu proclamato strathgoV autokratwr (strategòs autokràtor, cioè stratego con pieni poteri). Tuttavia, il ritorno dell’Alcmeonide non sortì per Atene i risultati sperati: difatti, nella primavera del 407, gli Ateniesi vennero sconfitti dallo spartano Lisandro presso Notion, sulla costa ionica, a nord di Samo. Alcibiade, colpito anche personalmente dalla sconfitta, si ritirò in alcuni suoi possedimenti nel Chersoneso Tracico e, in seguito, fu assassinato.


Il 406 fu per Atene un anno importante: infatti, gli Ateniesi sconfissero, nella battaglia navale delle Arginuse (isole poste davanti all’isola di Lesbo), gli Spartani. Tuttavia, gli strateghi ateniesi, non poterono, a causa delle cattive condizioni del mare, recuperare i soldati ateniesi naufraghi e, pertanto, tornati in patria, furono quasi tutti posti sotto processo e giustiziati.


Il risultato fu che Atene si privò, in tal modo, dei migliori strateghi che avesse mai avuto da alcuni anni a questa parte e, pertanto, quello stesso esito vittorioso della battaglia, che avrebbe potuto segnare una nuova svolta nel conflitto a favore di Atene, fu drammaticamente compromesso da quell’atto di giustizia sommaria.


Così, indebolita dai conflitti intestini e dalla mancanza di viveri e di rinforzi, a seguito dell’assedio di Decelea, Atene fu definitivamente sconfitta, nel 405, nella battaglia navale di Egospotami, sulla costa del Chersoneso Tracico. Sparta, ormai controllava tutto l’Egeo ed il blocco di Decelea continuava ad affamare la popolazione ateniese, fin quando, nel 404, Atene dovette arrendersi alla nuova città egemone del mondo greco, accettando durissime, anche se non insostenibili, condizioni di pace. Queste prevedevano l’abbattimento delle mura che collegavano Atene al Pireo, la rinuncia alla flotta ed all’egemonia, la consegna di tutta la flotta ad eccezione di dodici navi, l’abolizione della costituzione democratica (che, in effetti, fu sostituita dal governo fantoccio dei Trenta Tiranni), la subalternità di Atene a Sparta sancita dall’accettazione di un’alleanza offensiva e difensiva con Sparta.


In realtà, Tebe ed altre città della Beozia avrebbero voluto la distruzione completa della città, ma Sparta preferì evitare questo trattamento alla sua eterna rivale anche per evitare che, annientata completamente Atene, Tebe avrebbe potuto rafforzarsi in modo eccessivo ai danni dei Lacedemoni.


Cronologia della guerra del Peloponneso (comprensiva degli antefatti)


–        433: alleanza tra Atene e Corcira


–        432: ribellione di Potidea e intervento ateniese


–        432/431: decreto ateniese contro Megara


–        431/404: guerra del Peloponneso


–        431/421: prima fase della guerra


–        431: nel mese di maggio l’esercito peloponnesiaco, guidato da Archìdamo, invade l’Attica, assediandola per un mese


–        430: nuova invasione peloponnesiaca dell’Attica; inizio della peste ad Atene


–        429: morte di Pericle


–        428: nuova invasione dell’Attica


–        427: capitolazione, nella primavera, di Mitilene e, nell’estate, di Platea


–        425: nuova invasione dell’Attica; spedizione di Demostene a Pilo; cattura del contingente spartano a Sfacteria


–        422: battaglia di Anfipoli: morte di Cleone e di Bràsida


–        421: Pace di Nicia


–        420 – 417: Alcibiade irrompe nella scena politica ateniese


–        417: ostracismo di Iperbolo


–        416: spedizione ateniese contro Melo


–        415/413: spedizione ateniese in Sicilia (guidata da Nicia, Lamaco e Alcibiade e preceduta dall’evento della mutilazione delle Erme)


–        414: assedio ateniese di Siracusa; intervento dello spartano Gilippo


–        413: blocco di Decelea


–        411: golpe oligarchico in Atene; intervento della Persia a sostegno di Sparta


–        408: ritorno di Alcibiade in Atene


–        407: sconfitta di Atene presso Notion, Alcibiade esce dalla scena politica


–        406: vittoria ateniese presso le isole Arginuse; processo agli strateghi vincitori


–        405: battaglia di Egospotami: gli Ateniesi vengono definitivamente sconfitti dallo spartano Lisandro


–        404: (primavera): Atene si arrende a Sparte, accettando dure, ma non disastrose, condizioni di pace


–        404: (giugno / dicembre): governo dei Trenta Tiranni


–        403: reintroduzione della democrazia ad opera degli esuli ateniesi guidati da Trasibulo




42 minuto: grande gol, Juve missione compiuta!!!

Quarantaduesimo minuto del secondo tempo:
 
GRANDE GOL DI IAQUINTA: JUVE 1 NAPOLI 0  !!!
 
Ai tifosi partenopei dico:
non prendetevela, avete giocato bene.
 
E’ vero, avete perso, ma avete perso contro questa grande squadra:
 
 

 
 
Audax  Fortuna  Juventus!!!!
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Juve – Napoli

Juventus – Napoli: un  primo tempo non bello, segnato da una eccessiva fallosità da parte di entrambe le squadre!
 
Cmq, primo tempo: 0 – 0
con due occasioni, mancate negli ultimi minuti sia dal Napoli che dalla Juventus!!
 
 
Forza Juve
Audax fortuna Juventus!!