Intramontabile vinile

 
Intramontabile vinile!!
 
Pomeriggio, quello di ieri 30 aprile, trascorso a ripercorrere i mitici anni ’60 e ’70 attraverso l’ascolto di LP dal suono straordinario!
 
Beatles, Eagles, Pink Floyd (e altro ancora) riprodotti in modo fantastico dal giradischi! Un suono che non ho ritrovato, in passato, nell’ascolto dei medesimi brani su CD.
 
Fissazione, mania?
 
Forse è così, ma da quanto si può leggere, sembra proprio che questo supporto, il vinile, dato per morto forse troppo in fretta, stia per tornare in auge.
 
Oggi il mercato degli LP e dei 45 giri si muove ancora in forme limitate e, direi, sperimentali, ma il trend pare essere positivo. Un grosso contributo è giunto da Bob Dylan che, nel 2006, ha inciso un album in vinile intitolato "Modern Times" ! Altri cantanti e gruppi sembrano pronti a seguirne l’esempio.
 
 
 
 
Intramontabile vinile

Dato per morto dopo l’avvento del cd, oggi il disco in vinile è più vivo che mai, non solo tra gli inguaribili nostalgici e i disc jokey

 

Non è certo un fenomeno nuovo ma in un mercato discografico in affanno, sapere che l’unica curva in salita nei bilanci dei discografici è quella delle stampe e ristampe in vinile fa un po’ impressione. Non parliamo solo dell’Italia; Francia e Spagna vedono crescere fortemente la richiesta, anche da parte dei giovani, di dischi in vinile; non parliamo poi dei Giapponesi, da anni impegnati a raccattare di tutto per sé o, se all’estero, per spedirlo in patria e rivenderlo a un mercato famelico e disposto a pagarlo a peso d’oro.

E che dire dei Rolling Stones, di David Bovie, di Manu Chao, Bjork o Eminem che sono tornati a incidere le loro novità anche su vinile? Eminem poi ha visto il suo Eminem show vendere il triplo nella versione su vinile rispetto al cd… Solo merito dei disc jokey? Non proprio.

 

Facciamo un piccolo passo indietro. Molti ricorderanno quando venne lanciato il compact disc all’inizio degli anni Ottanta. Fu un’ operazione di marketing condotta in maniera spietata. In sostanza il messaggio era: buttate via il vostro vecchio giradischi, tutti i vostri dischi, oggi c’è un nuovo formato, meglio suonante, senza fruscii, più comodo da gestire, inalterabile ed eterno (e qui si potrebbe aprire un lungo capitolo) ecc. ecc. Bel colpo, non c’è che dire, per le casse delle major discografiche.

In pochi anni il formato digitale ha soppiantato quello analogico, milioni di persone in tutto il mondo hanno convertito i vecchi e gracchianti dischi neri, spariti letteralmente dalla circolazione nel giro di qualche anno, con quel nuovo supporto (peraltro meno costoso da produrre). E così interi cataloghi sono stati ristampati in cd e rivenduti a quelle stesse persone che avevano acquistato lo stesso titolo in vinile.

Non lo si può negare, il cd è più comodo del vecchio lp. Ma vi ricordate come suonavano i primi cd? Freddi, metallici, privi di anima… Anche un giradischi economico poteva surclassare in qualità di riproduzione quelle macchine e quei supporti. Ma il giradischi è una macchina che richiede cura, attenzione, una giusta taratura pena l’usura immediata dei cari dischi e un suono orribile, distorto, gracchiante e… decisamente peggio di un cd.

Ricordo a questo proposito un amico, fiero possessore di un Thorens 160 disposto su una leggera mensola scorrevole che doveva essere estratta per mettere i funzione l’apparecchio. Il povero giradischi doveva funzionare su questa rampa risuonante e inclinata. Inutile dire che il risultato era pessimo. E questo amico rappresentava non un’eccezione ma la norma. Fu così un giochetto da ragazzi dimostrare che il cd era inequivocabilmente meglio di quel logoro, polveroso, fragile e preistorico supporto.
Oggi anche il cd è roba vecchia, o quasi, superato dai nuovi formati del dvd audio e dal sacd (SuperAudioCd) sui quali non si è ancora arrivati alla definizione di uno standard e forse mai si arriverà. Ma la diatriba tra i sostenitori del vinile e quelli del digitale, oggi che sia hardware sia software hanno raggiunto livelli molto ma molto alti, continua e paradossalmente proprio oggi il mercato, un mercato piccolo ma molto attivo, offre giradischi strepitosi (seguite questo link per farvene un’idea:
http://aca.gr/turntable.htm) mentre non manca, giapponesi in prima fila, chi cerca di recuperare i vecchi giradischi professionali utilizzati dalle radio, macchine dall’incredibile fascino e dalle prestazioni musicali eccellenti (anche qui un link per tutti: http://www.stefanopasini.it/My%20Turntables-Main.htm).

Ma torniamo al disco nero e al suo revival. Si può grosso modo dividere gli appassionati di vinile in due categorie, escludendo i disc jokey che ne fanno uno strumento di lavoro. La prima è quella dei collezionisti puri, alla ricerca di discografie complete, specializzati su alcuni autori, su un periodo particolare, a caccia di prime stampe, di bootleg, disposti a pagare cifre non indifferenti per pezzi rari (si pensi, per restare in Italia, al celeberrimo "Le stelle" di Mario Schifano, disco molto ambito dai collezionisti, tirato in sole 500 copie – di cui 50 in vinile rosso -, quotato attorno ai 2000 €).

 

La seconda categoria affamata di vinile lo ricerca perché convinta che sia ancora il migliore supporto per ascoltare musica come si deve. Eccoli allora disposti a comprare ristampe da 180 grammi su vinile vergine a 40-50 € il pezzo, prodotte in tiratura limitata da piccole etichette specializzate, eccoli sempre a caccia dei mitici e rarissimi RCA Living Stereo, dischi prodotti dalla RCA americana a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta e considerati tra quelli meglio registrati e incisi nella storia della riproduzione audio! (due titoli per tutti: il doppio Belafonte at Carnagie Hall o Gaité parisienne di Hoffenbach), dei Decca, dei London, dei Mercury e di altre etichette che hanno raggiunto l’eccellenza sonica e quotazioni degne della loro fama.

Due facce di una stessa passione, la prima forse più nostalgica, la seconda più audiofila ma entrambe hanno portato a una crescita del mercato del disco usato, al lievitare dei prezzi, all’affermarsi di un fenomeno che ha permesso al disco nero di rimanere in auge a dispetto delle nuove tecnologie, perfette, silenziose, un po’ fredde e impersonali, digitali insomma… mentre noi continuiamo, come i vecchi dischi, a restare analogici.

 
 
Marco Musazzi
 
leggiamo:
 

Il ritorno del vinile: boom di vendite degli LP

pubblicato: lunedì 18 febbraio 2008 da Dodo
 
Chi l’avrebbe detto, in tempi di download e supporti digitali il più grande incremento di vendite (in percentuale) riguarda i cari vecchi dischi in vinile. Negli ultimi tempi, in effetti, alcuni negozi di dischi hanno ri-dedicato un piccolo spazio alla vendita degli LP.

A ragione: lo scorso anno la vendita di vinili in Italia ha registrato un clamoroso + 250%. La fetta di mercato è piccola, si parla dello 0,2% contro il 15% dei download, mentre il grosso lo fanno sempre i cd. In ogni caso il fenomeno incuriosisce.

Questo settore, creduto morto, ha registrato nel mondo la cifra di un milione di pezzi venduti nel 2007. E non si pensi che la cosa riguardi solo gli adulti più nostalgici. Se l’LP più venduto risulta il classico Abbey Road dei Beatles, nella top ten figurano anche gruppi che piacciono soprattutto ai più giovani, come i The Killers e i My Chemical Romance.

Così accanto a ristampe di grandi classici, da Elvis Presley a Miles Davis, dai Rolling Stones agli U2, fino all’ultimo dei Radiohead, le etichette non mancano di pubblicare qualche copia in LP anche di dischi (e artisti) nuovi. E qui da noi già si parla già, per esempio, della versione in vinile del prossimo disco di Vasco Rossi.

E’ innegabile che un LP ascoltato su un buon impianto stereo, rilasci un livello di suono che non ha paragone nè con i cd, nè tantomeno con i file compressi mp3. Così anche nella musica, come in molti altri settori – dalle altre arti al cibo – in un momento storico in cui la quantità e la fruibilità non sono mai state così vaste, sembra crescere una nuova richiesta di qualità.

Dopo anni di ascolti su supporti sempre più scadenti è davvero interessante e in qualche modo significativa questa inversione di tendenza. Stiamo parlando di una piccola nicchia di appassionati che sembra però destinata a crescere.

Detto tutto questo non è venuta voglia anche a voi di andare a rimettere sul piatto un buon vecchio vinile?

 

Con le citazioni mi fermo qui.

Aggiungo che, collegando, tramite un dispositivo usb, il giradischi al computer si può registrare su mp3 o su cd la musica del vinile e sentirla dovunque e comunque.

Pertanto, anche se non necessariamente coniugato con le nuove tecniche digitali, il ritorno al vinile analogico può dare davvero grandi soddisfazioni ai musicofili.

Aggiungo, per concludere, che accumulare musica digitale su lettori mp3 è forse più facile e pratico, ma i file msicali non puoi mostrarli fisicamente a un tuo amico.

Come accadeva in passasto, invece, anche oggi la collezione di dischi in vinile potrebbe manifestare l’anima ed il carattere della persona che li colleziona! Il tutto sarebbe assai meno freddo ed arido!

 

 

 

 

 

 
 
 

4 pensieri su “Intramontabile vinile

  1. Prof siete grande!!!! io ho un mangia-dischi ma è rotto e quindi mi accontento di avere i cd… che purtroppo sono in via di estinzione anche loro per far spazio ai maledetti blue-ray !!! però ascoltare Led Zeppelin IV sul cd ha sempre il suo fascino…xD buone vacanze…

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  2. Ho fatto bene allora a non buttare via i miei LP degli anni 70/80:. per la maggior parte Mina Battisti Vanoni Aznavour Mia Martini Clayderman Ray Charles …. e poi tante colonne sonore di film. Alcuni però sono un po\’ rovinati
    Ciao

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  3. per

    comepietrenelfiume
     
    Hai fatto bene sì a non buttare i tuoi lp degli anni \’70, anche perché valgono molto e puoi sentirli su un giradischi!
     
    saluti

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