lacrime e sangue di una congiura

Lacrime e sangue di una congiura

Nel 65 d.C., durante l’impero di Nerone, a Roma, su istigazione di Caio Calpurnio Pisone, fu ordita una congiura, a causa della quale incontrarono la morte molti (ed) illustri uomini. Un liberto del senatore Flavio Scevino, recatosi presso Nerone, denunciò la congiura di Pisone. Congiuravano dunque, sia numerosi senatori, sia i consoli designati, sia i tribuni della plebe, sia illustri uomini dotti, come il poeta Lucano ed il filosofo Seneca. Ma, svelata la congiura, molti (partecipi) membri della congiura, sicuri o soltanto sospettati, furono condannati a morte o condannati all’esilio. Alcuni di loro, però, non aspettarono il supplizio e preferirono darsi la morte: tra questi Seneca che, in un podere presso Cuma, secondo l’usanza degli Stoici, si tagliò le vene e morì. Ma dopo la congiura Nerone diventò più sospettoso e più crudele: infatti, alcuni cittadini romani per minimi sospetti venivano condannati a morte o perdevano tutti i beni.

4 pensieri su “lacrime e sangue di una congiura

  1. Seneca è splendido come autore, ma il mio preferito rimane sempre Catullo….\’\’da mi basia mille, deinde centum, dein mille altera, dein secunda centum, deinde usque altera mille, deinde centum.\’\’ [cit]è POESIA *_*

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  2. Superlativi, quali? C\’è un "vero" prima dei comparativi "suspicacior" e "crudelior". Quel "vero" può avere valore sia di avverbio che di congiunzione e, nel nostro testo, è preferibile tradurlo con "ma". Comunque, se hai tradotto con "davvero", come mi sembra, va bene lo stesso. Penso che tu ti riferisci a questa parola. Solo che è vicina a due comparativi, non a due superlativi.

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