La liturgia di oggi ci apre le porte della casa di Betania, il luogo dell’amicizia e del ristoro di Gesù. Giovanni nella Prima Lettura ci esorta all’amore vicendevole: «Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l’amore è da Dio… Dio è amore» (1Gv 4,7.8). Questo amore divino è gratuito e si manifesta concretamente nelle relazioni e nell’ospitalità quotidiana, proprio come quella che i tre fratelli di Betania, Lazzaro, Marta e Maria, offrivano a Gesù. Ma come si vive, concretamente, questo amore?Nel primo dei due testi alternativi del Vangelo (Luca 10,38-42) vediamo Marta interamente assorta neii servizi della casa. È mossa da una generosità autentica, ma si lascia prendere dall’affanno e dall’ agitazione interiore. Quante volte capita anche a noi? Pensiamo a un genitore che corre tutto il giorno per non far mancare nulla ai figli, o a chiunque sia sommerso da tante cose da organizzare. Quando l’azione non è accompagnata dall’ascolto di Dio, diventiamo nervosi, ci sentiamo soli e iniziamo a giudicare chi ci sta accanto, esattamente come Marta che si lamenta di Maria. Gesù, ricordandoci che «di una cosa sola c’è bisogno», non condanna il lavoro, ma ci invita a ritrovare la priorità: sedersi ai suoi piedi, come Maria, per ricaricare il cuore con la sua Parola. L’amore vero per gli altri nasce solo se prima ci lasciamo amare da Dio.Tuttavia, lo spirito di Betania non si ferma alla quiete della casa. Il secondo testo del Vangelo (Giovanni 11,19-27) ci conduce in uno scenario completamente diverso: la casa è avvolta dal lutto per la morte di Lazzaro. Qui ritroviamo le due sorelle dinanzi alla prova più dura. E proprio qui avviene un capovolgimento straordinario. Marta, la donna che prima era bloccata nell’affanno del servizio, diventa la donna di una fede straordinaria. Corre incontro a Gesù nel dolore e pronuncia una delle più grandi professioni di fede di tutto il Nuovo Testamento: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo» (Gv 11,27).Questo legame tra i due vangeli e la prima lettura è formidabile. L’amore di Dio non ci mette al sicuro da lacrime o fatiche. Ma l’ascolto assiduo della Parola (scelta da Maria) e l’adorazione di Gesù impreziosiscono il nostro servizio quotidiano (incarnato da Marta) con una fede che ci fortifica sempre, in tutte le situazioni, anche quelle più spiacevoli. Quando affrontiamo un fallimento lavorativo, una malattia o la perdita di una persona cara, la fede di Marta ci sprona a gridare: “Signore, anche ora io so che Tu sei il Signore della mia vita”.Oggi la Chiesa celebra i tre fratelli, Marta, Maria e Lazzaro in un’unica memoria. Soprattutto, il vangelo ci insegna che non dobbiamo scegliere tra l’essere Marta o l’essere Maria: possiamo e dobbiamo essere entrambe, operosi, come Marta, nel servizio ai fratelli, disponibili e sensibili all’ascolto del Signore, come Maria.Chiediamo oggi la grazia di saper accogliere Gesù in ogni situazione: nella calma delle nostre stanze, nell’affanno del lavoro e nel buio del dolore, certi che, come afferma Giovanni, chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui (1Gv 4,16). Amen.Immagine tratta da https://www.parrocchiasanbenedetto.org/2023/07/29-luglio-2023-memoria-dei-santi-marta-maria-e-lazzaro-amici-del-signore/

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