I Franchi da Clodoveo a Carlo Magno

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Forza e fragilità

“Non è la forza che cambia il disegno divino, ma è la fragilità dell’uomo” (Ezio Mauro).


“Però, ci vuole l’una, cioè la forza, ma si deve accettare anche l’altra, cioè la fragilità, perché ci vuole forza per accettare la debolezza” (Mons. Georg Gänswein)

‘La scelta”, programma andato in onda su RaiTre.

Abbiamo trovato …. Un incontro indimenticabile

“Vieni e vedi”

Il vangelo questa mattina, 5 gennaio 2023, ci presenta la chiamata di san Bartolomeo, che la tradizione ha identificato con il Natanaele riportato dall’evangelista Giovanni. I sinottici parlano di Bartolomeo, Giovanni parla di Natanaele. La tradizione vede in questi due personaggi un’unica persona, cioè l’apostolo Bartolomeo.

La chiamata di Natanaele non è diretta, ma indiretta, proprio come la vocazione di Giovanni, Andrea e Simone nel Vangelo di ieri. Quella di Natanaele avviene tramite la mediazione di Filippo, che, a sua volta aveva già conosciuto Gesù. Filippo, rivolgendosi a Bartolomeo, con entusiasmo, gli dice: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazareth”. Filippo, in pratica, riferisce di aver trovato il Messia, da lungo tempo atteso dalla Scritture.

Di primo acchito, Natanaele reagisce con diffidenza, sostenendo la posizione tradizionale ricavata dai Testi Sacri e, cioè, che il Messia doveva venire da Betlemme e non da Nazareth, pertanto replica: “da Nazaret può venire qualcosa di buono?”.

Se, da una parte, è convinto delle profezie di Israele, tuttavia l’entusiasmo di Filippo spinge Natanaele ad andare incontro a Gesù, per verificare di persona. Natanaele è un cercatore della verità e, incuriosito, accoglie l’invito rivoltogli da Filippo a verificare di persona con la semplice frase “Vieni e vedi!”. Filippo, dunque, non impone, ma propone a Natanaele l’incontro con Gesù.

Gesù, vedendolo arrivare, subito lo elogia ed esclama: “ecco un Israelita in cui non c’è falsità”. Con queste parole Gesù riconosce in lui un Israelita aperto alla novità, non chiuso grettamente nelle convinzioni tradizionali, quindi un vero cercatore della verità. Egli ricercava la verità nelle Scritture, ma la ritrova in Gesù, che è la via, la verità e la vita. L’elogio di Gesù spinge Natanaele a replicare: “Come mi conosci?”. Gesù gli risponde: “Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico”.

Da queste affermazioni possiamo comprendere che, forse, Natanaele era uno scriba, un conoscitore della Legge e che probabilmente era sotto un fico immerso nella contemplazione delle Scritture. Il fico era considerato, infatti, in Israele un simbolo importante, era paragonato alla Scrittura, la cui meditazione produce dolci frutti spirituali.

Natanaele si sente compreso, intuisce che in Gesù c’è una forza spirituale e si apre alla fede: “Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!”. Quel giorno rimase memorabile sicuramente nel cuore e nella vita del santo e fu l’inizio del cammino alla sequela di Cristo fino a donare la propria vita per Lui con il martirio finale.

Rinnoviamo anche noi, sull’esempio di Bartolomeo, la nostra fede in Gesù Cristo con le sue stesse parole “Tu sei il Figlio di Dio, tu il re d’Israele”. Chiediamo anche noi la grazia di lasciarci sempre conquistare da Gesù e di testimoniare il suo Vangelo ai nostri fratelli con gioia ed entusiasmo, invitandoli alla conoscenza personale del Signore!

“Venite e vedrete”

4 gennaio 2023

Il vangelo di oggi, 4 gennaio 2023, ci ha presentato il racconto della vocazione dei primi discepoli: Giovanni, Andrea e Pietro.

Ciò che colpisce è il modo in cui i primi discepoli hanno incontrato il Signore: l’incontro non è causale, ma nemmeno voluto e organizzato. Non si sono messi loro alla ricerca di Gesù, lo hanno incontrato attraverso la MEDIAZIONE di qualcuno che li ha orientati verso Cristo e ha favorito questo incontro. Giovanni e Andrea incontrano Gesù attraverso il Battista, mentre Pietro lo incontra tramite suo fratello Andrea. Tutti comunque sono giunti a Cristo, hanno incontrato Cristo attraverso la testimonianza di qualcuno.

Il contesto storico-geografico in cui si è realizzato l’incontro dei primi discepoli con Cristo è presso il fiume Giordano, dove il giorno prima Gesù aveva ricevuto il battesimo dal Battista. Il giorno seguente al battesimo, Gesù ritorna sul luogo e a vederlo il Battista fu preso da un sussulto di gioia ed esclamò: “Ecco l’agnello di Dio”!
Con queste parole il Battista confessa apertamente e limpidamente la sua fede in Gesù che definisce “l’agnello di Dio”, riconoscendolo come il Messia, venuto nel mondo per essere immolato per la salvezza e la redenzione dell’umanità.
Le parole del Battista sulla identità e sulla missione di Gesù, così chiare, dirette e convincenti, colpiscono il cuore dei suoi discepoli Giovanni e Andrea, a tal punto che questi si misero alla sequela di Cristo. Il testo, infatti, dice: “i due, sentendolo parlare così, seguirono Gesù”.

Gesù si accorge di essere seguito da due giovani, si volta indietro e dice loro: “Chi cercate, cosa volete?”. Rispondono: “Maestro, dove abiti? Abbiamo sentito parlare di te, Giovanni ci ha detto che tu sei il Messia. Vogliamo conoscerti”. Alla loro richiesta Gesù risponde: “Venite e vedrete”. Il modo in cui Gesù risponde è singolare: egli sembra quasi non curarsi di ciò che i due giovani. Infatti, non risponde “sì, avete ragione, sono io il Messia”. Non dà loro leggi da osservare o un programma di vita da rispettare, come avrebbe fatto un maestro con i suoi discepoli. Offre, invece, loro la sua amicizia, cioè li invita a fare esperienza di lui. Li lascia di fare esperienza in prima persona della novità che è in lui. È come se dicesse loro: “Venite, restate con me e capirete chi sono e che cosa sono venuto a fare”. Dalla risposta di Gesù ai primi discepoli traspare l’identità vera della vita cristiana. Non è l’imposizione di un’ideologia, cioè di un’obbedienza cieca ad alcune idee, ma è una proposta di vita nuova, capace di cambiare il cuore dell’uomo. Una proposta che l’uomo è libero di accogliere oppure no.
Il ricordo di questo primo incontro con Gesù fu così importante per l’evangelista Giovanni che rimase vivo nella sua mente, al punto che l’autore, a distanza di anni, mette in evidenza un dettaglio importante, cioè l’ora tale incontro (“erano circa le quattro del pomeriggio”). Le cose belle non si possono dimenticare.

Senza il Battista, Giovanni e Andrea non avrebbero mai incontrato Gesù. Hanno avuto bisogno di un intermediario. Questo vale per tutti i discepoli, anche per noi: se non c’è qualcuno che ci indica Gesù, difficilmente riusciremmo a trovarlo. Abbiamo bisogno di gente innamorata di Gesù, che crede veramente in lui e che ci aiuti a trovarlo. Certo la fede è un dono di Dio, qualcosa che Dio concede all’uomo. È Dio che suscita la fede, ma è anche vero che la fede dipende dalla testimonianza dei cristiani. In altre parole, con il nostro modo di vivere, possiamo o avvicinare o allontanare le persone dal Signore. Il rapporto degli altri con Gesù dipende quindi anche da noi, dalla nostra fede, dalla nostra testimonianza. Testimoniare la fede è dunque un dovere a cui non possiamo rinunciare. È un dovere di giustizia nei nostri confronti, altrimenti si rischia di cadere nell’ipocrisia, di essere incoerenti con noi stessi. Non è però solo un dovere, ma è anche una grande responsabilità: la nostra testimonianza di fede può essere determinante e decisiva anche per altri.
Siamo tutti canali di grazia. L’amore di Dio, infatti, raggiunge gli altri attraverso di noi. Chiediamo al Signore, inoltre, la gioia di poter fissare, anche noi come il Battista, lo sguardo su Gesù!


Immagine tratta dal sito: https://gifratoscana.it/archivio/parola-viva/venite-e-vedete/

Buon anno nuovo, ricco di pace e di serenità per tutti

Santo Stefano, protodiacono e protomartire



Santo Stefano protodiacono e protomartire

“Ieri abbiamo celebrato la nascita nel tempo del nostro Re eterno, oggi celebriamo la passione trionfale del soldato. Ieri, infatti, il nostro Re, rivestito nella nostra carne e uscendo dal seno della Vergine, si è degnato di visitare il mondo; oggi il soldato, uscendo dalla tenda del corpo è entrato trionfante nel cielo” (dai “Discorsi” di San Fulgenzio di Ruspe, vescovo).

La liturgia odierna celebra la festa di S. Stefano protodiacono e protomartire. Nato in Grecia nel 5 d.C. e morto martirizzato a Gerusalemme nel 36, Stefano, il cui nome in greco significa “corona”, è stato il primo dei sette diaconi prescelti dalla comunità cristiana affinché aiutassero gli apostoli nel ministero della fede, nella evangelizzazione e nella cura dei poveri.

Egli fu pieno “di fede e di Spirito Santo”.

Negli “Atti degli Apostoli” (6,8) leggiamo che egli “faceva grandi prodigi e segni tra il popolo”, dedicandosi, instancabilmente, e con tutte le energie fisiche e spirituali che poteva caratterizzare un “giovane” della sua età, all’annuncio e alla predicazione del Vangelo e distinguendosi come un validissimo predicatore della buona novella.
Proprio per questo, fu ritenuto dai giudei troppo pericoloso, fu da essi catturato e condotto dinanzi al sinedrio. Stefano, ricolmo di Spirito Santo e di entusiasmo verso la Parola di Cristo, si difese, di fronte ai suoi accusatori, definendoli “testardi e incirconcisi di cuore”, perché hanno ucciso Cristo, proprio come i loro padri avevano perseguitato i profeti mandati da Dio.

Tra i persecutori di Stefano si distinse quel Saulo che, di lì a poco, si sarebbe convertito “sulla via di Damasco”, diventando Paolo, lo straordinario “Apostolo delle genti” che noi tutti oggi celebriamo il 29 giugno e i cui testi costituiscono, ancora oggi, un patrimonio fondamentale per la Chiesa.

Proprio con Stefano, protodiacono e protomartire, il sangue del martirio cominciava ad essere quel seme profondo destinato, nel tempo, ad accrescere sempre di più la grande schiera dei testimoni e degli straordinari “milites Christi”.

La Chiesa celebra la sua festa subito dopo il Natale di nostro Signore Gesù Cristo perché Stefano rappresenta il “profondo legame” che esiste tra l’incarnazione del Verbo e il martirio, in quanto primo martire (protomartire) cristiano, ma anche perché, proprio come Gesù, anche egli, esalando il suo ultimo respiro, pregò per i suoi persecutori.

Infatti, Stefano, mentre veniva lapidato, pregava e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: «Signore, non imputare loro questo peccato» (“Atti”7, 59-60).

L’iconografia lo rappresenta come un giovane rivestito della dalmatica, che costituisce ancora oggi l’abito di noi diaconi, e con la pietra (o le pietre) con cui fu lapidato.

Auguri a tutti i diaconi, permanenti e transeunti della Comunità cristiana universale e della comunità diaconale della nostra Arcidiocesi di Salerno – Campagna – Acerno.

Preghiamo sempre il Signore affinché S. Stefano ci aiuti ad essere sempre più forti testimoni del Vangelo e “ci insegni ad amare anche i nostri nemici, sull’esempio di lui che morendo pregò per i suoi persecutori” (Colletta di oggi).

Il nostro Liceo Perito-Levi!!

Guarda “15 Bellissimi Canti Natalizi | Preghiera in Canto | #cantidinatale #cantireligiosi” su YouTube

Guarda “Buon Natale – Le più belle canzoni di Natale in italiano e al pianoforte” su YouTube

Buon Natale a tutti!!

Presenti sotto un’altra dimensione, ma sempre vicini a noi!

“La pazienza non è la capacità di attendere, ma la capacità di mantenere un’attitudine positiva (e ottimistica) mentre attendete”.

Una straordinaria interpretazione tra grande cinema e grande letteratura.

Gallo e Scalera: due grandi attori circondati da altri grandi attori, tra cui Nunzia Schiano. Non ha senso, secondo me, fare paragoni con Eduardo, ma la loro interpretazione è stata veramente straordinaria, oltre che coraggiosa. Un’interpretazione per larghi tratti commovente ed emozionante. Condivido molti dei commenti che ho letto su facebook, soprattutto quelli che mettono in evidenza che l’eternità della grande opera di Eduardo De Filippo traspare anche attraverso interpretazioni (e rivisitazioni) belle ed emozionanti come questa. Penso anche io che il MAESTRO sarebbe stato orgoglioso e contento di questi attori e della loro recitazione.

Lectio magistralis su Pier Paolo Pasolini del prof. Alberto Granese, sabato scorso, 17 dicembre, presso il nostro Liceo Perito-Levi di Eboli (non solo letteratura, ma straordinaria lezione ad ampio raggio e a carattere transdisciplinare!!

Bella e interessante Lectio magistralis del prof. Alberto Granese, sabato 17 dicembre, al nostro Liceo Perito-Levi!! https://www.gazzettadisalerno.it/al-perito-levi-di-eboli-lectio-magistralis-su-pasolini/?amp=1 https://www.instagram.com/p/CmY1UsDKNsj/?igshid=MDJmNzVkMjY=

IL PRESENTE INDICATIVO E MEDIO-PASSIVO DEI VERBI GRECI IN -μι (lingua e letteratura greca)