LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

Sorgente: LA LEGGE HA UN OMBRA DELLE BUONE COSE AVVENIRE – IV

Una brutta notizia

Una brutta notizia è quella trasmessa oggi dai Tg e diffusa sui siti web dei giornali di informazione.

Il grande regista Francesco Nuti, vincitore in passato di due “Donatello” alla carriera con i film “IO, CHIARA E LO SCURO” e CASABLANCA CASABLANCA, veniva da ormai diverso tempo assistito da un badante georgiano, dopo che, a seguito di un incidente in casa, era rimasto in coma per diversi mesi.

Ebbene, ora si apprende che il regista è stato più volte “maltrattato, umiliato e picchiato dal suo badante”.

La procura della città di Prato, che sta indagando sulla vicenda, ha raccolto delle testimonianze che sembrerebbero confermare il grido di dolore lanciato dallo stesso regista.

foto tratta dal sito: http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2016/01/29/francesco-nuti-maltrattato-e-umiliato-dal-suo-badante_5a1815d9-f2c8-490b-a778-0afb80e08605.html

I maltrattamenti si sarebbero ripetuti per almeno un anno.

A leggere questa notizia viene sicuramente una grande tristezza nel cuore, sia perché si è portati facilmente a pensare alla mutevolezza delle sorti umane (tanto per usare un’espressione molto in voga presso gli antichi Greci), sia perché non si può non provare un grande dispiacere per un uomo che la malattie e le vicende familiari hanno reso sempre più solo e sempre più abbandonato da tutti.

Una dolorosa parabola discendente, dall’apice del successo alla triste solitudine, come possiamo leggere in questa scheda dell’Ansa sul sito

http://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/2016/01/29/francesco-nuti-la-parabola-di-una-vita-difficile_1e93c41d-a4d0-442a-b1b3-6b19b559c99b.html .

 

La Parola di oggi

Venerdì 29 Gennaio 2016 – Venerdì della III settimana del Tempo Ordinario

Prima Lettura
Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 11,1-4a.5-10a.13-17

immagine tratta dal sito http://www.ilgiornaledellarte.com/articoli/2010/10/104626.html

All’inizio dell’anno successivo, al tempo in cui i re sono soliti andare in guerra, Davide mandò Ioab con i suoi servitori e con tutto Israele a compiere devastazioni contro gli Ammoniti; posero l’assedio a Rabbà, mentre Davide rimaneva a Gerusalemme.
Un tardo pomeriggio Davide, alzatosi dal letto, si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno: la donna era molto bella d’aspetto. Davide mandò a informarsi sulla donna. Gli fu detto: «È Betsabea, figlia di Eliàm, moglie di Urìa l’Ittita». Allora Davide mandò messaggeri a prenderla.
La donna concepì e mandò ad annunciare a Davide: «Sono incinta». Allora Davide mandò a dire a Ioab: «Mandami Urìa l’Ittita». Ioab mandò Urìa da Davide. Arrivato Urìa, Davide gli chiese come stessero Ioab e la truppa e come andasse la guerra. Poi Davide disse a Urìa: «Scendi a casa tua e làvati i piedi». Urìa uscì dalla reggia e gli fu mandata dietro una porzione delle vivande del re. Ma Urìa dormì alla porta della reggia con tutti i servi del suo signore e non scese a casa sua. La cosa fu riferita a Davide: «Urìa non è sceso a casa sua».
Davide lo invitò a mangiare e a bere con sé e lo fece ubriacare; la sera Urìa uscì per andarsene a dormire sul suo giaciglio con i servi del suo signore e non scese a casa sua.
La mattina dopo Davide scrisse una lettera a Ioab e gliela mandò per mano di Urìa. Nella lettera aveva scritto così: «Ponete Urìa sul fronte della battaglia più dura; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia». Allora Ioab, che assediava la città, pose Urìa nel luogo dove sapeva che c’erano uomini valorosi. Gli uomini della città fecero una sortita e attaccarono Ioab; caddero parecchi della truppa e dei servi di Davide e perì anche Urìa l’Ittita.

Parola di Dio

Davide, nonostante la sua “amicizia con Dio”, si lascia andare a gesti colpevoli e si macchia addirittura di un assassinio. Egli, per mascherare l’adulterio, fa in modo che un uomo leale e fedele, come Uria, venga ucciso. Si serve del suo potere per peccare gravemente contro un uomo e contro Dio. E ciò accade anche se Davide è uomo gradito a Dio. Egli è, come affermato da Papa Francesco, “santo, ma anche peccatore”. E, in virtù del fatto che ha esercitato il suo potere per peccare, diventa anche un “corrotto”. 

Anche noi rischiamo di fare gli stessi errori, soprattutto quando, sentendoci troppo forti e sicuri di noi, dimentichiamo quella che dovrebbe essere la nostra comune vocazione alla santità, per macchiarci di colpe più o meno gravi.

Il nostro percorso potrebbe non essere, dunque, così diverso dall’esperienza di Davide: pur potendo contare sull’amicizia di Dio, che mai ci abbandona, rischiamo di cadere nella tentazione, allontanandoci sempre di più dal percorso che Dio ha voluto tracciare per noi.  Così, anziché seguire e percorrere il cammino che Egli ha riservato a ciascuno di noi, preferiamo ad esso strade, forse meno faticose, ma certamente più insidiose e pericolose.

Salmo Responsoriale
Sal 50

R. Perdonaci Signore: abbiamo peccato

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro. Rit.

Sì, le mie iniquità io le riconosco,
il mio peccato mi sta sempre dinanzi.
Contro di te, contro te solo ho peccato,
quello che è male ai tuoi occhi, io l’ho fatto. Rit.

Così sei giusto nella tua sentenza,
sei retto nel tuo giudizio.
Ecco, nella colpa io sono nato,
nel peccato mi ha concepito mia madre. Rit.

Fammi sentire gioia e letizia:
esulteranno le ossa che hai spezzato.
Distogli lo sguardo dai miei peccati,
cancella tutte le mie colpe. Rit.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,26-34

«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce».
immagine dal sito http://www.cercarelafede.it/2015/06/il-granello-di-senape-2/
In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».
Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Parola del Signore

Diversamente dal Davide della pagina odierna della Prima lettura, possiamo incamminarci per il giusto sentiero, raggiungendo il campo che il Signore ha preparato per noi. Quel campo è il “Regno di Dio”, è la sua Parola che ciascuno di noi deve diffondere e promuovere, facendola germogliare e crescere, proprio come fa il contadino che getta il seme sul terreno. La sua attesa deve essere come la nostra attesa, all’insegna “della silenziosa fiducia e della serena pazienza di Dio”. Dobbiamo solo gettare il seme nel terreno: anche il più piccolo granello di senape può crescere e dare grande frutto.  

 

Se noi siamo pronti a ciò, allora la Parola potrà crescere come il granello di senape (…) e potrà adempiere al suo compito di rappresentarci il Regno di Dio. (…) Un Regno sicuramente più grande di ogni regno che possa esserci sulla terra” (Adrienne von Speyr).

 

 

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Libertà religiosa e di culto – http://wp.me/p34nAW-OJ

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Il trionfo come spettacolo – http://wp.me/p34nAW-P8

Maturità 2016: seconda prova scritta

 

Sono state comunicate oggi, giovedì 28 gennaio, le materie su cui verterà la seconda prova scritta nei vari istituti di istruzione secondaria di II grado.

Eccone alcune:

Greco al Liceo Classico,

Matematica allo Scientifico,

Discipline turistiche e aziendali negli Istituti tecnici per il Turismo,

Tecnica di produzione e di organizzazione negli Istituti professionali di indirizzo Produzioni industriali e artigianali,

Tecniche della danza al Liceo coreutico,

Teoria, analisi e composizione al Liceo Musicale.

L’elenco completo delle materie è sul sito

http://www.istruzione.it/esame_di_stato/index.html

A tutti gli studenti impegnati nella prossima maturità, un grande in bocca al lupo!

Contate sulle vostre forze e su tutte le vostre energie e… andrà tutto bene!

Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare

Per non dimenticare…

Avatar di CARLO MANZIONE cogitoergosum1969CARLO MANZIONE - INTERMINATI SPAZI SOVRUMANI SILENZI - CARLO MANZIONE - COGITOERGOSUM 1969 - Un sito didattico e ... non solo!

Testimonianze dai lager nazisti – per non dimenticare

Jaroslav Vyskocil e Vojteck Mertl, deportati politici cecoslovacchi dal 1941 al 1945

Durante la nostra detenzione abbiamo osservato i seguenti delitti, commessi dagli ufficiali SS di Mauthausen e dal Kommando dipendente di Gusen

Il comandante in capo del Lager, colonnello Ziereis, lo si può definire un sadico che, a causa del suo comportamento bestiale, è stato promosso due volte. (…) Si verificarono parecchi tentativi di fuga; gli evasi erano sempre o quasi catturati e Ziereis li faceva impiccare in presenza di tutti gli altri deportati che dovevano assistere. (…) Alla fine dell’esecuzione dovevamo sfilare davanti agli impiccati e guardare bene il loro sacrificio. Chi non lo faceva era picchiato sul posto. (…) Oltre agli adulti, uomini e donne, abbiamo visto impiccare e fucilare anche bambini. (…).

Il sottotenente Streitwieser era uno dei più fidati aiutanti   di Bachmayer (un capitano nazista). Gli…

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Hic manebimus optime

Signifer, statue signum; hic manebimus optime!

SIGNIFER, STATUE SIGNUM; HIC MANEBIMUS OPTIME!
Questa espressione, tradotta in italiano, vuol dire: alfiere, pianta l’insegna; qui staremo benissimo!
E’ una frase divenuta proverbiale per indicare l’intenzione di fermarsi in un posto, reale o virtuale che sia.
L’espressione ci viene riportata dallo storico Tito Livio e risale al periodo dell’assedio di Veio da parte di Roma (405 – 396 a.C.).
Da quale circostanza scaturì?
In pratica, dopo la vittoria romana su Veio, i plebei sembravano intenzionati a lasciare Roma e a trasferirsi nella nuova città conquistata, per sottrarsi ai soprusi dei patrizi.
Furio Camillo, eroe dell’assedio di Veio, cercò di persuadere i suoi concittadini a non abbandonare Roma.
La sua orazione, per quanto accorata, sembrò non produrre risultati, finché qualcuno, forse un centurione, esclamò:
 
SIGNIFER, STATUE SIGNUM; HIC MANEBIMUS OPTIME!
Ciò fu interpretato come un presagio o una volontà degli dei, per  cui i plebei si convinsero che Roma fosse il posto migliore in cui stare!
Ecco la testimonianza di Tito Livio:
«  … sed rem dubiam decrevit vox opportune emissa, quod cum senatus post paulo de his rebus in curia Hostilia haberetur cohortesque ex praesidiis revertentes forte agmine forum transirent, centurio in comitio exclamavit: ‘Signifer, statue signum; hic manebimus optime’. Qua voce audita, et senatus accipere se omen ex curia egressus conclamavit et plebs circumfusa adprobavit.  »
«  …quello che risultò decisivo in quella situazione di incertezza fu una frase pronunciata al momento giusto. Mentre il Senato era in riunione nella Curia Ostilia per dibattere la questione, poco dopo le parole di Camillo, transitarono per caso nel Foro delle coorti in ordine di marcia di ritorno dal presidio e il centurione esclamò proprio nel luogo del comizio: “Pianta l’insegna qui, alfiere; questo è il posto giusto per noi!”. I senatori usciti dalla curia udirono la frase e dissero che la interpretarono come un presagio; la plebe, accorsa tutto intorno, approvò.  »

 

La fede e le opere

immagine tratta dal sito: http://blogs.universal.org/bispomacedo/it/2015/06/23/senza-opere-lei-e-morta/

A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede ma non ha opere? Può la fede salvarlo? Se un fratello o una sorella non hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: «Andate in pace, scaldatevi e saziatevi», ma non date loro le cose necessarie al corpo, a che cosa serve? Così è della fede; se non ha opere, è per se stessa morta
(Giacomo, 2, 14-17).

In Giacomo emerge l’esigenza di una fede visibile e concreta, proprio come in Paolo, una fede che si realizzi attraverso le opere.

La fede senza le opere è morta.

 

 

27 gennaio

 

27 gennaio 1945: apertura dei cancelli del lager di Auschwitz, l’orrore della follia nazista di lì a qualche anno verrà sempre più tragicamente alla luce. Il dramma della Shoah, in cui furono uccisi circa 6 milioni di Ebrei, rivela fino a che punto possa spingersi la follia umana.

Dobbiamo ricordare e restare vigili perché quello che è stato non si verifichi più.

Probabilmente, non riusciremo a comprendere, ma dobbiamo sicuramente conoscere e ricordare!

“Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” – Primo Levi

“Una triplice pace”

“Di tre cose si compiace l’anima mia”

Siracide, 25, 1-2

Proverbi numerici

1 Di tre cose si compiace l’anima mia,
ed esse sono gradite al Signore e agli uomini:
concordia di fratelli, amicizia tra vicini,
moglie e marito che vivono in piena armonia.
2Tre tipi di persone detesta l’anima mia,
la loro vita è per me un grande orrore:
il povero superbo, il ricco bugiardo,
il vecchio adultero privo di senno.

Una “triplice pace”, che può darci serenità interiore e fiducia, è quella che scaturisce dalla concordia tra fratelli, dall’amicizia tra vicini e dall’armonia familiare.

Una “triplice pace” che, però, è spesso esposta agli attacchi di una “triplice guerra”: la superbia, la menzogna e il tradimento. E, per la precisione, sono sgraditi a Dio il povero superbo, il ricco bugiardo, il vecchio adultero privo di senno.

Alleanza tra fratelli, alleanza tra vicini e alleanza tra coniugi per vivere e testimoniare al meglio la più grande Alleanza tra Dio e uomini.

I più grandi disastri di questo mondo potrebbero essere evitati se si pensasse più spesso a questa pagina della Scrittura.

Sono uomini questi?

Sono uomini questi?

Vendevano cuccioli di gatti per esche da combattimento per cani.

Accade in Gran Bretagna…

Condivido qui l’articolo tratto dal sito: http://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/26/news/gb_gattini_genduti_come_esche_per_i_cani_da_combattimento-132073982/?ref=HRLV-18

cfr. http://www.repubblica.it/ambiente/2016/01/26/news/gb_gattini_genduti_come_esche_per_i_cani_da_combattimento-132073982/?ref=HRLV-18

GB, gattini venduti come “esche” per i cani da combattimento

Indaga la Rspca britannica, l’associazione che nel Regno Unito si batte contro la crudeltà nei confronti degli animali, scrive il Daily Telegraph. Annunci cifrati sul web.

LONDRA – All’inizio sembrava una delle solite “bufale” che imperversano sul web e sui social media, ma ora la cosa è stata presa seriamente anche dalla grande stampa e dalle autorità della Gran Bretagna. Secondo quanto scrive il Daily Telegraph, la Rspca britannica, l’associazione che nel Regno Unito si batte contro la crudeltà nei confronti degli animali, sta indagando su diverse denunce giunte ai suoi uffici e relative a gattini che sarebbero usati come “esca” e premi per i cani da combattimento.

La spinta alle indagini della autorità è arrivata dopo che gli esperti hanno trovato diversi siti e pagine Facebook dove, con un linguaggio in codice ma facilmente interpretabile, vengono messi in vendita cuccioli di gatto per il fiorente settore illegale dei combattimenti di cani. Quasi tutte le denunce provengono dall’area di Liverpool, una zona del Regno Unito relativamente molto povera e disagiata e dove le lotte fra cani vengono spesse organizzate in aree dismesse o magazzini in disuso.

Sempre secondo il Daily Telegraph, sui

siti di annunci vengono spesso utilizzati nickname femminili e che richiamano sentimenti quali la dolcezza e la bontà dei sentimenti, in un chiaro intento di sviare l’attenzione delle autorità, che sono molto severe nel Regno Unito per quanto riguarda i crimini contro gli animali.

La Parola di oggi

Martedì 26 Gennaio 2016 – Santi Timoteo e Tito

immagine dal sito: http://parrocchiasanpaolo.altervista.org/vita-di-san-paolo/

Prima Lettura
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timòteo
2Tm 1,1-8

Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.
Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno. Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.
Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. Dio infatti non ci ha dato uno Spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo.

Oppure:

Dalla lettera di san Paolo apostolo a Tito
Tt 1,1-5

Paolo, servo di Dio e apostolo di Gesù Cristo per portare alla fede quelli che Dio ha scelto e per far conoscere la verità, che è conforme a un’autentica religiosità, nella speranza della vita eterna – promessa fin dai secoli eterni da Dio, il quale non mente, e manifestata al tempo stabilito nella sua parola mediante la predicazione, a me affidata per ordine di Dio, nostro salvatore -, a Tito, mio vero figlio nella medesima fede: grazia e pace da Dio Padre e da Cristo Gesù, nostro salvatore.
Per questo ti ho lasciato a Creta: perché tu metta ordine in quello che rimane da fare e stabilisca alcuni presbiteri in ogni città, secondo le istruzioni che ti ho dato.

Paolo chiede ai suoi preziosi collaboratori, Timoteo e Tito, di vivere con coraggio e in pienezza di fede la loro missione di annunciare il Vangelo, pregando per gli altri, insegnando e testimoniando con il loro esempio la Parola. 
Salmo Responsoriale
Sal 95 (96)

R. Annunciate a tutti i popoli le meraviglie del Signore.

Cantate al Signore un canto nuovo,
cantate al Signore, uomini di tutta la terra.
Cantate al Signore, benedite il suo nome. R.

Annunciate di giorno in giorno la sua salvezza.
In mezzo alle genti narrate la sua gloria,
a tutti i popoli dite le sue meraviglie. R.

Date al Signore, o famiglie dei popoli,
date al Signore gloria e potenza,
date al Signore la gloria del suo nome. R.

Dite tra le genti: «Il Signore regna!».
È stabile il mondo, non potrà vacillare!
Egli giudica i popoli con rettitudine. R.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 10,1-9

“La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai”

immagine tratta dal sito: http://www.cercarelafede.it/category/vangelo-della-domenica/operai-nella-messe/

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”».

Nel Vangelo ritorna il tema della prima lettura: “la messe è abbondante e gli operai sono pochi”. Non a torto, il Vangelo di Gesù potrebbe essere definito una “Logoterapia”. Esso, infatti, è l’annuncio e la testimonianza del Logos in stretta correlazione con la “terapia”, cioè con la venerazione, attraverso la fede. 

È una Parola che guarisce, facendo riscoprire la giusta dimensione della vita umana e conducendo, così, alla salvezza. 

Tutti possono essere come Timoteo e Tito, operai della messe del Signore. 

Ci vogliono grande entusiasmo, un semplice cenno di disponibilità, sobrietà e coraggio: il Signore dice: “Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada”.

La “missione” dei settantadue nasce da un “incontro” che li spinge “avanti”. Ma che valore contiene questo “avanti”? In un sito dei Giovani Dehoniani ho trovato scritto: “Avanti per ricordare la salvezza avvenuta e donata in Gesù. Avanti per non perdere la speranza nella vita. Avanti non per conquistare qualcuno, ma per lasciarsi accogliere e accogliere la fatica di ogni “malato”. Avanti per portare in dote a tutti il Padre che ci ama in Gesù, il cuore del Padre”. Certo, c’è molta fragilità nel nostro andare avanti, tuttavia se Gesù ci invia è perché un messaggio buono sta anche in noi. Poi lui arriva e dà il senso della completezza. (citazione dal sito http://www.nondisolopane.it/commento-al-vangelo-del-giorno-26-gennaio-agnelli-mezzo-ai-lupi-2/).

L’oggi

Viviamo l’oggi di Dio

 

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini. Dobbiamo ascoltare la Parola e dobbiamo vivere l’oggi di Dio, il tempo di Dio visto non come asse cronologico, ma con valenza salvifica. Dobbiamo vivere l’oggi di Dio, interpretando e testimoniando il Vangelo in modo profetico, contestualizzandolo nella nostra storia e nella nostra epoca. Dio si fa “vangelo”, cioè buona notizia della nuova gioia, della nuova liberazione e della vera salvezza. Dio, attraverso Cristo, si prende cura dei poveri e dei diseredati. Il Vangelo si fa “teologia della Storia” e della vita. “Una storia di uomini e donne che vivono il presente affidandosi a Cristo”.

L’oggi di Dio è il nostro presente: è un oggi che non è più ieri e non è ancora domani. Ieri non è più nostro. Domani non è ancora nostro. Solo l’oggi ci appartiene e solo nell’oggi possiamo e dobbiamo operare, anche in modo da tenerci pronti e preparati per le incertezze del domani, vivendo così la Parola con piccoli quotidiani gesti concreti.

Anno scolastico 2015-2016, maturità….

Anno scolastico 2015-2016 … Maturità al Liceo Scientifico, e se un giorno, all’improvviso….

…. se un giorno all’improvviso il MIUR comunicasse come seconda prova scritta Fisica, anziché Matematica, come è sempre stato fino allo scorso anno?

immagine dal sito: http://www.corriereuniv.it/cms/2015/12/maturita-2016-pubblicata-la-simulazione-della-seconda-prova/

Come la prenderebbero docenti e studenti?

Qualche possibile risposta ci viene fornita dall’articolo del sito web del Corriere della Sera

http://www.corriere.it/scuola/secondaria/16_gennaio_25/maturita-fisica-simulazione-seconda-prova-panico-studenti-866dee8a-c383-11e5-b326-365a9a1e3b10.shtml

Ecco un ampio stralcio dell’articolo

«Se dovesse uscire fisica in seconda prova alla maturità io balzo», dice usando un linguaggio quasi aulico Laura B. su Twitter. «Raga, voglio piangere che simulazione di m… non ho mai fatto così schifo in fisica voglio morire davvero non voglio fare la maturità», è lo sfogo tutto d’un fiato (e senza giri di parole) di disagiaTina (nomen omen). «La simulazione di fisica mi ha tolto la voglia di vivere, che già era pari all’1%», calcola mereh. E’ la bestia nera, il babau degli studenti dello Scientifico: Fisica in seconda prova. Non è mai successo da quando la Maturità (riforma Berlinguer, 1997) ha cambiato nome e pelle diventando il nuovo Esame di Stato. Ma già l’anno scorso il Miur ha fatto sapere che andando a regime i nuovi licei disegnati dal ministro Gelmini, d’ora innanzi Fisica e Matematica avrebbero dovuto alternarsi un anno per ciascuna, come greco e latino al classico. E così in Rete, ma anche fra gli addetti ai lavori, sono in molti a credere che quest’anno sia la volta buona (si fa per dire).

Simulazione o prova generale?

Se ancora qualcuno aveva dei dubbi (il Miur scioglierà le riserve entro fine mese, la data più quotata è venerdì 29), a confermare le paure dei ragazzi oggi si è svolta la prima «vera» simulazione di Fisica: quella a marzo dell’anno scorso è da considerarsi solo come «virtuale» visto che si è svolta quando già si sapeva che allo scritto ci sarebbe stata Matematica. E come durante il vero esame di maturità, già in mattinata circolavano in Rete le foto scattate dai ragazzi in classe e le soluzioni arrangiate in casa. Due i problemi, fra i quali i ragazzi dovevano sceglierne uno, e sei quesiti: ne andavano fatti tre. Il portale Skuola.net ha seguito gli sfoghi dei ragazzi sui social. Da Facebook a Twitter, passando per Instagram e Snapchat, oggi non si contavano i selfie dei ragazzi collassati sui fogli delle prove lasciate in bianco. E ci sono stati anche alcuni prof che, prendendo le parti dei ragazzi, hanno annullato la simulazione a «causa dell’elevata difficoltà». Fortunatamente, non tutti però l’han presa così. «I due problemi erano abbordabili – dice il professor Stefano Accorsi, che insegna allo scientifico Archimede di San Giovanni in Persiceto (Bologna) -. Il primo era tratto dall’esperienza di Thomson sul rapporto fra massa e carica. Si chiedeva di ritrovare le equazioni delle traiettorie delle particelle cariche quando queste sono soggette a campi elettrici e/o magnetici. Veniva anche assegnata una foto autentica della prova sperimentale di Thomson, e da questa si chiedeva di riconoscere quella che ha il rapporto carica-massa maggiore (cioè l’idrogeno) e di confrontarla con un’altra traiettoria. Il secondo faceva il caso di un magnete che, cadendo su un binario, rallenta la sua velocità perché la corrente elettrica che produce gli fa, in un certo senso, da paracadute e le richieste (grafico della velocità, valore della velocità massima, funzione della velocità) erano guidate in modo intelligente». Se un difetto avevano i due problemi, fa notare il professor Accorsi con un pizzico di malizia, è che sembravano saccheggiati dalle prove d’esame del liceo scientifico francese. «Lo so perché io le consulto in continuazione, sia quelle del Bac che di altri Paesi: in Rete si trova di tutto!», dice.

La richiesta dei prof: rinviare di un anno. E più ore nel quinquennio

Di una cosa è certo il professore. Che la prova in Fisica alla maturità è benedetta: «E’ la nostra prova d’indirizzo, noi docenti è anni che chiediamo venga introdotta all’esame. Mica ci chiamiamo liceo matematico, siamo il liceo scientifico!». Semmai il professore dubita della fretta di farla quest’anno. «Come Aif (Associazione insegnanti di fisica, ndr) abbiamo chiesto al ministero di rinviarla di un anno in modo che nel frattempo possiamo preparare delle prove per i ragazzi sulla falsa riga di quella di oggi. Finora non sapevamo come muoverci perché mancava un modello al quale ispirarsi. Adesso c’è, ma ora c’è bisogno di tempo e di esercizio». Soprattutto il professore e i suoi colleghi ritengono che sarebbe fondamentale aumentare il monte orario della materia, colpevolmente negletta nei programmi dello Scientifico. Attualmente si fanno due ore nel biennio e tre nel triennio per un totale di 13 ore nel quinquennio contro le 22 ore di matematica. «Dovremmo almeno allinearci al monte orario di greco al classico che prevede quattro ore nel biennio e tre nel triennio – dice Accorsi -. Parliamo di una materia che sviluppa tantissime abilità nei ragazzi: la Fisica non è come la matematica, è sperimentale, va fatta anche in laboratorio, altrimenti come fanno i ragazzi per esempio a capire come si propaga un raggio di luce quando passa dall’aria all’acqua? E poi insegna a lavorare in gruppo per prendere le misure, fare i grafici». Evviva insomma la Fisica, ma meglio non correre: diamo ai ragazzi e ai prof il tempo di abituarsi, di prenderci la mano.

Anche i prof si sentono impreparati

Più perplesso il professor Domingo Paola del liceo Giordano Bruno di Albenga. «Io vedo tre grandi criticità nello scritto di Fisica – dice -. La prima riguarda i ragazzi. Non si può immaginare una prova dello stesso livello di difficoltà di Matematica visto che il monte orario delle due materie è molto diverso. La seconda riguarda noi docenti. E’ vero che siamo tutti abilitati a insegnare Matematica e Fisica ma la verità è che i laureati in Fisica sono pochissimi. Molti di noi, e mi ci metto anch’io, si sentono insufficienti di fronte alle difficoltà concettuali della materia. Terzo: non esiste una tradizione di prove scritte che, per essere costruita, richiede del tempo e tante simulazioni. Per questo io mi auguro che il ministero rinvii almeno di un anno la prova».
Ascolterà il Miur le preci di prof e studenti? Molti in questi giorni temono di no.

E se ci fossero sorprese anche al Liceo Classico?

Speriamo veramente di no, sia per gli studenti del Classico che per quelli dello Scientifico.

La vita è già difficile così!!