Allarme…

…. Allarme rientrato alla Stazione Termini a Roma, dove un uomo, un italiano, ha tenuto per circa un’ora passeggeri e treni sotto scacco.

Come si legge sul sito http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/01/25/news/termini_allarme_terrorismo_e_caccia_all_uomo_armato-132037331/

L’uomo ripreso dalle telecamere di sicurezza è stato poi individuato ad Anagni, una località a una cinquantina di chilometri dalla Capitale. E non aveva nulla a che fare con terrorismo: è un italiano di 40 anni che aveva in mano un fucile giocattolo, regalo per il figlio.

L’uomo avrebbe problemi psichiatrici ma è involontariamente riuscito a seminare il terrore nella stazione, facendo scattare un gigantesco allarme e attivare tutte le misure di sicurezza.

No alla doppia vita!

No alla doppia vita!

Scelte nette da portare avanti con coerenza.

Questo vale per tutti.

Il Papa ha riferito queste parole ai sacerdoti.

Portino avanti la loro scelta e siano semplici e misericordiosi.

Posto dal sito dell’Osservatore Romano

http://it.radiovaticana.va/news/2016/01/25/papa_sacerdoti_siano_semplici_e_misericordiosi/1203547

Sacerdoti siano semplici, evitino ogni forma di doppiezza e non cerchino il proprio interesse. Sono alcuni dei consigli che Francesco ha offerto ai seminaristi del Pontificio Seminario Lombardo, ricevuti in Vaticano nel 50.mo di fondazione da parte del Beato Paolo VI. Il Papa ha ribadito che non bisogna formarsi a “compartimenti stagni” e ha invitato i pastori – con le parole di San Carlo Borromeo – ad essere “padri per la gente, soprattutto per i poveri”. L’indirizzo di saluto è stato pronunciato dal cardinale arcivescovo di Milano, Angelo Scola.

Siate sacerdoti “secondo il cuore di Dio, non secondo le preferenze di ciascuno o le mode del momento, ma come l’annuncio del Vangelo richiede”. E’ l’esortazione che Papa Francesco ha rivolto alla comunità del Pontificio Seminario Lombardo in Roma. Il Pontefice ha ricordato che questa istituzione fu benedetta 50 anni fa dal Beato Paolo VI nello spirito del Concilio Vaticano II che spingeva la Chiesa ad “annunciare il Vangelo in modo nuovo”.
“Normalità” dei sacerdoti sia la santità, no a doppia vita
Francesco ha dunque sottolineato che per “prepararsi bene occorre un lavoro approfondito, ma soprattutto una conversione interiore” quotidiana. Ed ha citato come modello San Carlo Borromeo la cui vita, diceva il padre gesuita de Certeau, era come un costante “movimento di conversione, proteso a riflettere l’immagine del Pastore”. Quindi, il Papa si è soffermato su alcune tentazioni che vanno respinte da parte dei sacerdoti: innanzitutto quella della normalità, di un Pastore a cui basta una vita “normale”:
“Allora questo sacerdote comincia ad accontentarsi di qualche attenzione da ricevere, giudica il ministero in base ai suoi successi e si adagia nella ricerca di ciò che gli piace, diventando tiepido e senza vero interesse per gli altri. La ‘normalità’ per noi è invece la santità pastorale, il dono della vita. Se un sacerdote sceglie di essere solo una persona normale, sarà un sacerdote mediocre o peggio”.
Sacerdoti siano uomini spirituali e pastori misericordiosi
San Carlo, ha soggiunto, “desiderava Pastori che fossero servi di Dio e padri per la gente, soprattutto per i poveri”. Ma, ha ammonito, “può annunciare parole di vita solo chi fa della propria vita un dialogo costante con la Parola di Dio o, meglio, con Dio che parla”. In questi anni, ha sottolineato, “vi è affidata la missione di allenarvi in questo dialogo di vita” perché “la conoscenza delle varie discipline che studiate non è fine a sé stessa, ma va concretizzata nel colloquio della preghiera e nell’incontro reale con le persone:
“Non giova formarsi a compartimenti stagni; preghiera, cultura e pastorale sono pietre portanti di un unico edificio: devono stare sempre saldamente unite per sostenersi a vicenda, ben cementate tra loro, perché i sacerdoti di oggi e domani siano uomini spirituali e pastori misericordiosi, interiormente unificati dall’amore del Signore e capaci di diffondere la gioia del Vangelo nella semplicità della vita”.
Sacerdoti siano semplici nella vita e nella predicazione
“L’evangelizzazione – ha detto ancora – oggi, sembra chiamata a dover nuovamente percorrere proprio la via della semplicità”:
“Semplicità di vita, che eviti ogni forma di doppiezza e mondanità, a cui basti la comunione genuina con il Signore e con i fratelli; semplicità di linguaggio: non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi”.
Francesco ha infine sottolineato “la necessità, per essere un buon sacerdote, del contatto e della vicinanza con il Vescovo”, vivere la “diocesanità”. “Un sacerdote che non ha un rapporto assiduo con il suo Vescovo – ha avvertito – lentamente si isola dal corpo diocesano e la sua fecondità diminuisce, proprio perché non esercita il dialogo con il Padre della Diocesi”. Dal Papa infine l’incoraggiamento ai seminaristi a “coltivare la bellezza dell’amicizia e l’arte di stabilire relazioni, per creare una fraternità sacerdotale più forte delle diversità particolari”.

 

 

Letture di oggi

Lunedì 25 gennaio

CONVERSIONE DI SAN PAOLO

Caravaggio, Conversione di San Paolo, 1600-1601, Roma, Cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo

Prima Lettura
Dagli atti degli Apostoli
At 22,3-16

In quei giorni, Paolo disse al popolo:
«Io sono un Giudeo, nato a Tarso in Cilìcia, ma educato in questa città, formato alla scuola di Gamalièle nell’osservanza scrupolosa della Legge dei padri, pieno di zelo per Dio, come oggi siete tutti voi. Io perseguitai a morte questa Via, incatenando e mettendo in carcere uomini e donne, come può darmi testimonianza anche il sommo sacerdote e tutto il collegio degli anziani. Da loro avevo anche ricevuto lettere per i fratelli e mi recai a Damasco per condurre prigionieri a Gerusalemme anche quelli che stanno là, perché fossero puniti.
Mentre ero in viaggio e mi stavo avvicinando a Damasco, verso mezzogiorno, all’improvviso una grande luce dal cielo sfolgorò attorno a me; caddi a terra e sentii una voce che mi diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?”. Io risposi: “Chi sei, o Signore?”. Mi disse: “Io sono Gesù il Nazareno, che tu perséguiti”. Quelli che erano con me videro la luce, ma non udirono la voce di colui che mi parlava. Io dissi allora: “Che devo fare, Signore?”. E il Signore mi disse: “Àlzati e prosegui verso Damasco; là ti verrà detto tutto quello che è stabilito che tu faccia”. E poiché non ci vedevo più, a causa del fulgore di quella luce, guidato per mano dai miei compagni giunsi a Damasco.
Un certo Ananìa, devoto osservante della Legge e stimato da tutti i Giudei là residenti, venne da me, mi si accostò e disse: “Saulo, fratello, torna a vedere!”. E in quell’istante lo vidi. Egli soggiunse: “Il Dio dei nostri padri ti ha predestinato a conoscere la sua volontà, a vedere il Giusto e ad ascoltare una parola dalla sua stessa bocca, perché gli sarai testimone davanti a tutti gli uomini delle cose che hai visto e udito. E ora, perché aspetti? Àlzati, fatti battezzare e purificare dai tuoi peccati, invocando il suo nome”».

oppure:

Dagli Atti degli Apostoli
At 9,1-22

In quei giorni, Saulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damasco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damasco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Saulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damasco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damasco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Saulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli di Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Saulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damasco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio. E tutti quelli che lo ascoltavano si meravigliavano e dicevano: «Non è lui che a Gerusalemme infieriva contro quelli che invocavano questo nome ed era venuto qui precisamente per condurli in catene ai capi dei sacerdoti?».
Saulo frattanto si rinfrancava sempre di più e gettava confusione tra i Giudei residenti a Damasco, dimostrando che Gesù è il Cristo.

Salmo Responsoriale
Sal 116/117

R. Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode. Rit.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre. Rit.
Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 16,15-18

In quel tempo, (Gesù apparve agli Undici) e disse loro:
«Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato.
Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».

Messaggio di speranza

Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra … Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme

dal sito: https://www.movimentodiriforma.it/capitolo/lezione-12-il-destino-dei-giusti-e-degli-empi

Un messaggio di speranza dall’Apocalisse di Giovanni

Giovanni, Apocalisse, 21 (1-8; 22-27)

[1]Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. [2]Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. [3]Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
[4]E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate”.

[5]E Colui che sedeva sul trono disse: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose”; e soggiunse: “Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.

[6]Ecco sono compiute!
Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.
[7]Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.

[8]Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. E’ questa la seconda morte”.

….

[22]Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. [23]La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.

[24]Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
[25]Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.
[26]E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
[27]Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

Apocalisse – Capitolo 22 (1-5; 12-15)

[1]Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. [2]In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.

[3]E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
[4]vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
[5]Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli.

…..

[12]Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. [13]Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. [14]Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. [15]Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!

Amicizia accettata!

 

 

Amicizia accettata!

Perché battersi per la famiglia

Sorgente: Perché battersi per la famiglia

La Parola del giorno

Domenica 24 gennaio

III domenica del tempo ordinario

San Francesco di Sales

PRIMA LETTURA (Ne 8,2-4a.5-6.8-10)

«Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!»

Dal sito: http://percorsoirc.blogspot.it/2014/11/un-nuovo-regno-e-nuovi-dominatori.html

Dal libro di Neemia
In quei giorni, il sacerdote Esdra portò la legge davanti all’assemblea degli uomini, delle donne e di quanti erano capaci di intendere.
Lesse il libro sulla piazza davanti alla porta delle Acque, dallo spuntare della luce fino a mezzogiorno, in presenza degli uomini, delle donne e di quelli che erano capaci d’intendere; tutto il popolo tendeva l’orecchio al libro della legge. Lo scriba Esdra stava sopra una tribuna di legno, che avevano costruito per l’occorrenza.
Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo, poiché stava più in alto di tutti; come ebbe aperto il libro, tutto il popolo si alzò in piedi. Esdra benedisse il Signore, Dio grande, e tutto il popolo rispose: «Amen, amen», alzando le mani; si inginocchiarono e si prostrarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.
I levìti leggevano il libro della legge di Dio a brani distinti e spiegavano il senso, e così facevano comprendere la lettura.
Neemìa, che era il governatore, Esdra, sacerdote e scriba, e i leviti che ammaestravano il popolo dissero a tutto il popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». Infatti tutto il popolo piangeva, mentre ascoltava le parole della legge.
Poi Neemìa disse loro: «Andate, mangiate carni grasse e bevete vini dolci e mandate porzioni a quelli che nulla hanno di preparato, perché questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza».

Siamo nel periodo del ritorno di una parte degli Ebrei in patria, dopo l’esilio babilonese. Esdra, sacerdote e scriba, ebbe dal re di Persia Artaserse I, nel 458, il permesso di tornare nel paese a Gerusalemme con un nuovo gruppo di esuli, per restaurare la Legge e l’Alleanza con Dio.  Neemia, governatore del re Artaserse I, rinsaldò economicamente e socialmente il popolo.  Sotto l’egida di Esdra e Nemia ci fu anche la ricostruzione del Tempio. 

Esdra, nel giorno consacrato al Signore, invita il suo popolo a deporre il lutto e a festeggiare con carni grasse e vini dolci e a trovare forza nella gioia del Signore. Una nuova epoca è iniziata!

SALMO RESPONSORIALE  (Dal Salmo 18)
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
La legge del Signore è perfetta,
rinfranca l’anima;
la testimonianza del Signore è stabile,
rende saggio il semplice.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
I precetti del Signore sono retti,
fanno gioire il cuore;
il comando del Signore è limpido,
illumina gli occhi.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Il timore del Signore è puro,
rimane per sempre;
i giudizi del Signore sono fedeli,
sono tutti giusti.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.
Ti siano gradite le parole della mia bocca;
davanti a te i pensieri del mio cuore,
Signore, mia roccia e mio redentore.
Le tue parole, Signore, sono spirito e vita.

SECONDA LETTURA (1Cor 12,12-30)
«noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo»
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi

Fratelli, come il corpo è uno solo e ha molte membra, e tutte le membra del corpo, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati mediante un solo Spirito in un solo corpo, Giudei o Greci, schiavi o liberi; e tutti siamo stati dissetati da un solo Spirito.
E infatti il corpo non è formato da un membro solo, ma da molte membra. Se il piede dicesse: «Poiché non sono mano, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. E se l’orecchio dicesse: «Poiché non sono occhio, non appartengo al corpo», non per questo non farebbe parte del corpo. Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l’udito? Se tutto fosse udito, dove sarebbe l’odorato?
Ora, invece, Dio ha disposto le membra del corpo in modo distinto, come egli ha voluto. Se poi tutto fosse un membro solo, dove sarebbe il corpo? Invece molte sono le membra, ma uno solo è il corpo. Non può l’occhio dire alla mano: «Non ho bisogno di te»; oppure la testa ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi proprio le membra del corpo che sembrano più deboli sono le più necessarie; e le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza, mentre quelle decenti non ne hanno bisogno. Ma Dio ha disposto il corpo conferendo maggiore onore a ciò che non ne ha, perché nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui.
Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra. Alcuni perciò Dio li ha posti nella Chiesa in primo luogo come apostoli, in secondo luogo come profeti, in terzo luogo come maestri; poi ci sono i miracoli, quindi il dono delle guarigioni, di assistere, di governare, di parlare varie lingue. Sono forse tutti apostoli? Tutti profeti? Tutti maestri? Tutti fanno miracoli? Tutti possiedono il dono delle guarigioni? Tutti parlano lingue? Tutti le interpretano?

Tutti siamo membra vive di un unico corpo. Questo corpo è la Chiesa, formata dalla comunità dei fedeli che ha il suo Capo in Cristo. In questo passo ritroviamo anche il fondamento del Ministero petrino, del Magistero e, in generale, della Chiesa come corpo di Cristo e come comunità.

Al suo interno ciascuno può svolgere. Ognuno ha la sua funzione, il suo servizio da svolgere per il Signore, guardando all’ “oggi di Dio”, in umiltà e dedizione.
Alleluia, alleluia. (Lc. 4,18)
Il Signore mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione.
Alleluia.

Vangelo (Lc 1,1-4; 4,14-21)
«Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»
+ Dal Vangelo secondo Luca
Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.

Dal sito http://www.umanesimocristiano.org/it/details-articles/non-disprezzare-il-profeta-/25796788/

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».

In Gesù, Verbo Incarnato, si compie la Scrittura. In Lui l’Antica Alleanza diventa Nuova Alleanza, fondata sul progetto di liberazione e di salvezza per tutti gli uomini. Dobbiamo ascoltare la Parola e dobbiamo vivere l’oggi di Dio, il tempo di Dio visto non come asse cronologico, ma con valenza salvifica. Dobbiamo vivere l’oggi di Dio, interpretando e testimoniando il Vangelo in modo profetico, contestualizzandolo nella nostra storia e nella nostra epoca. Dio si fa “vangelo”, cioè buona notizia della nuova gioia, della nuova liberazione e della vera salvezza. Dio, attraverso Cristo, si prende cura dei poveri e dei diseredati. Il Vangelo si fa “teologia della Storia” e della vita. “Una storia di uomini e donne che vivono il presente affidandosi a Cristo”.

L’oggi di Dio è il nostro presente: è un oggi che non è più ieri e non è ancora domani. Ieri non è più nostro. Domani non è ancora nostro. Solo l’oggi ci appartiene e solo nell’oggi possiamo e dobbiamo operare, anche in modo da tenerci pronti e preparati per le incertezze del domani. 

Non è tuo fratello!

Mancini e le scuse di Sarri

 

 

Mancini accetta le scuse di Sarri.

Ma, per colpa di entrambi, ad avere avuto la peggio è stato il fair play!

In ogni modo, si tratta di una vicenda incresciosa che ha visto due personalità importanti del mondo del calcio insultarsi e reagire in modo eccessivo.

Il mondo dello sport dovrebbe essere di esempio soprattutto per i tanti ragazzi e i tanti giovani che lo seguono.

Dovrebbe essere esempio di onestà, di misura e di fair play.

Ma quasi mai lo è!

Comunque la si pensi….

 

la famiglia è altra cosa!

«Non può esserci confusione tra famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione».

“La famiglia, fondata sul matrimonio indissolubile, unitivo e procreativo, appartiene al sogno di Dio e della sua Chiesa per la salvezza dell’umanità”.

 

 

Chi non l’ha fatto, anche più di una volta?

Gesti quotidiani, semplici, ma allo stesso tempo gustosi!

Gesti che, in teoria, si potrebbero fare solo fino ad una certa età, ma che, nella pratica, si fanno anche fino a tarda età, anche se si dice che fanno un po’ più male alla salute!

(Ma, magari, con appena un po’ di olio in meno…!!)

Chi non l’ha fatto, anche più di una volta?

A chi piace questo caffè?

Sul sito di Repubblica .it leggiamo:
Il colosso Usa delle caffetterie chiude il 2015 con risultati sotto le attese, colpa della debole crescita delle vendite nell’ultimo trimestre in Cina e in Europa. Risultati molto positivi invece, da Stati Uniti, Canada, Brasile e Puerto Rico, dove il gruppo ha già una presenza consolidata con 14.800 punti vendita, oltre la metà dei suoi 23mila bar.  (…) La catena di caffetterie più famose negli Usa vive inoltre un momento di cambiamento, dopo che McDonald’s sta sperimentando in tutto il mondo la formula colazione insieme a quella degli hamburger, anche il gruppo ha dovuto rinnovare al sua immagine, con un’offerta più ricca di cibo e aggiungendo anche le bevande alcoliche, per incrementare il fatturato.
(http://www.repubblica.it/economia/finanza/2016/01/22/news/starbucks_delude_gli_invesitori_perche_cresce_solo_nelle_americhe-131811047/?ref=HRLV-5)

Ma, crisi e debole crescita economica a parte, il caffè dello Starbucks a chi piace?

 

LUMEN GENTIUM

Costituzione dogmatica della Chiesa. Una delle quattro Costituzioni del CVII.

Un sito importante è

http://www.gliscritti.it/blog/entry/1808#h318

È composta da 8 capitoli:

Capitolo I: Il Mistero della Chiesa. Viene illustrato il mistero della Chiesa e della sua relazione con Cristo.
Capitolo II: Il Popolo di Dio. Viene trattato il popolo di Dio e il rapporto tra la Chiesa e le altre confessioni religiose o gli atei.
Capitolo III: Costituzione gerarchica della Chiesa. È illustrata la struttura gerarchica della Chiesa, con particolare riferimento all’Episcopato.
Capitolo IV: I Laici. Descrive il ruolo dei laici nella struttura ecclesiastica e la loro missione ecclesiale.
Capitolo V: Universale Vocazione alla Santità nella Chiesa. Il tema dominante è la chiamata che tutti i cristiani hanno per conseguire la santità.
Capitolo VI: I Religiosi.
Capitolo VII: Indole Escatologica della Chiesa Peregrinante e sua Unione con la Chiesa Celeste.
Capitolo VIII: La Beata Maria Vergine Madre di Dio nel Mistero di Cristo e della Chiesa. Maria viene presentata come figura della Chiesa.

La Chiesa viene presentata non come struttura gerarchica, ma come Popolo di Dio.

La scelta

Venerdì 22 gennaio 2016

San Vincenzo, diacono e martire

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuèle
1Sam 24,3-21

«Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore»

«Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male».

(da http://www.conmaria.it/Bibbia_illustrata/09samuele/Samuele_Davide.htm)

In quei giorni, Saul scelse tremila uomini valorosi in tutto Israele e partì alla ricerca di Davide e dei suoi uomini di fronte alle Rocce dei Caprioli. Arrivò ai recinti delle greggi lungo la strada, ove c’era una caverna. Saul vi entrò per coprire i suoi piedi, mentre Davide e i suoi uomini se ne stavano in fondo alla caverna. Gli uomini di Davide gli dissero: «Ecco il giorno in cui il Signore ti dice: “Vedi, pongo nelle tue mani il tuo nemico: trattalo come vuoi”». Davide si alzò e tagliò un lembo del mantello di Saul, senza farsene accorgere. Ma ecco, dopo aver fatto questo, Davide si sentì battere il cuore per aver tagliato un lembo del mantello di Saul. Poi disse ai suoi uomini: «Mi guardi il Signore dal fare simile cosa al mio signore, al consacrato del Signore, dallo stendere la mano su di lui, perché è il consacrato del Signore». Davide a stento dissuase con le parole i suoi uomini e non permise loro che si avventassero contro Saul. Saul uscì dalla caverna e tornò sulla via. Dopo questo fatto, Davide si alzò, uscì dalla grotta e gridò a Saul: «O re, mio signore!». Saul si voltò indietro e Davide si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Davide disse a Saul: «Perché ascolti la voce di chi dice: “Ecco, Davide cerca il tuo male”? Ecco, in questo giorno i tuoi occhi hanno visto che il Signore ti aveva messo oggi nelle mie mani nella caverna; mi si diceva di ucciderti, ma ho avuto pietà di te e ho detto: “Non stenderò le mani sul mio signore, perché egli è il consacrato del Signore”. Guarda, padre mio, guarda il lembo del tuo mantello nella mia mano: quando ho staccato questo lembo dal tuo mantello nella caverna, non ti ho ucciso. Riconosci dunque e vedi che non c’è in me alcun male né ribellione, né ho peccato contro di te; invece tu vai insidiando la mia vita per sopprimerla. Sia giudice il Signore tra me e te e mi faccia giustizia il Signore nei tuoi confronti; ma la mia mano non sarà mai contro di te. Come dice il proverbio antico: “Dai malvagi esce il male, ma la mia mano non sarà contro di te”. Contro chi è uscito il re d’Israele? Chi insegui? Un cane morto, una pulce. Il Signore sia arbitro e giudice tra me e te, veda e difenda la mia causa e mi liberi dalla tua mano». Quando Davide ebbe finito di rivolgere a Saul queste parole, Saul disse: «È questa la tua voce, Davide, figlio mio?». Saul alzò la voce e pianse. Poi continuò rivolto a Davide: «Tu sei più giusto di me, perché mi hai reso il bene, mentre io ti ho reso il male. Oggi mi hai dimostrato che agisci bene con me e che il Signore mi aveva abbandonato nelle tue mani e tu non mi hai ucciso. Quando mai uno trova il suo nemico e lo lascia andare sulla buona strada? Il Signore ti ricompensi per quanto hai fatto a me oggi. Ora, ecco, sono persuaso che certamente regnerai e che sarà saldo nelle tue mani il regno d’Israele».

In Davide il desiderio di vendetta è messo a tacere dal rispetto che egli ha per il consacrato Saul, colui che era stato scelto da Dio. Ne ha rispetto nonostante che Saul avesse cercato di fargli del male. 

Salmo Responsoriale
Sal 56

Rit: Pietà di me, o Dio, pietà di me.
Oppure: A te mi affido: salvami, Signore.

Pietà di me, pietà di me, o Dio,
in te si rifugia l’anima mia;
all’ombra delle tue ali mi rifugio
finché l’insidia sia passata.

Invocherò Dio, l’Altissimo,
Dio che fa tutto per me.
Mandi dal cielo a salvarmi,
confonda chi vuole inghiottirmi;
Dio mandi il suo amore e la sua fedeltà.

Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Grande fino ai cieli è il tuo amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.

Vangelo
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 3,13-19

Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni.

(immagine tratta da: http://www.parrocchiabanzano.it/2015/07/10/domenica-12-luglio-2015-gesu-chiamo-i-dodici-e-linvio-a-due-a-due/)

In quel tempo, Gesù salì sul monte, chiamò a sé quelli che voleva ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici –  che chiamò apostoli – , perché stessero con lui e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni. Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro, poi Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè “figli del tuono”; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo, figlio di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananeo e Giuda Iscariota, il quale poi lo tradì.

Gesù chiama quelli che vuole che stiano con lui e sceglie superando e sconvolgendo ogni logica umana, guardando non ciò che siamo, i titoli o la bravura che abbiamo, ma ciò che, con l’aiuto della grazia divina, possiamo essere. Così, ha scelto “i dodici” e li ha chiamati ad essere con lui, ricostituendo, così, anche l’unità dei 12 figli di Giacobbe e delle 12 tribù di Israele. La missione loro affidata è quella di andare a “predicare con il potere di scacciare i demòni”, ad annunciare la Parola e la salvezza.

Dodici persone diverse tra loro, ma rese unite, costituite in vera e propria comunità dalla chiamata del Signore e dalla missione loro affidata.

Fiducia!

Alle volte siamo portati a giudicare e a “tagliare” troppo frettolosamente.

Ἡ τῆς συκῆς ἀκάρπου παραβολή

(κατὰ Λουκάν, 13,6-9)

Ἔλεγεν δὲ ταύτην τὴν παραβολήν· Συκῆν εἶχήν τις πεφυτευμένην ἐν τῷ ἀμπελῶνι αὐτοῦ, καὶ ἦλθεν ζητῶν καρπὸν ἐν  αὐτῇ καὶ οὐχ εὗρεν. Εἶπεν δὲ πρὸς τὸν ἀμπελουργόν, Ἰδοὺ τρία ἔτη ἀφ᾿ οὗ ἔρχομαι ζητῶν καρπὸν ἐν τῇ συκῇ ταύτῃ καὶ οὐχ εὑρίσκω ἔκκοψον οὖν αὐτήν· ἱνατί καὶ τὴν γῆν καταργεῖ; Ὁ δὲ ἀποκριθεὶς λέγει αὐθῷ, Κύριε, ἄφες αὐτὴν καὶ τοῦτο τὸ ἔτος, ἕως ὅτου σκάψω περὶ αὐτὴν καὶ βάλω κόπρια· κἄν μὲν ποιήσῃ καρπὸν εἰς τὸ μέλλον· εἰ δὲ μή γε, ἐκκόψεις αὐτήν.

La parabola del fico sterile (La fiducia del Signore: Egli sa attendere!)

Poi Gesù raccontò loro questa parabola: ‘Un tale aveva piantato un albero di fico nella sua vigna. Un giorno andò nella vigna per cogliere alcuni fichi ma non ne trovò. 7Allora disse al contadino:
– Sono già tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero e non ne trovo. Taglialo! Perché deve occupare inutilmente il terreno? 8Ma il contadino rispose:
– Padrone, lascialo ancora per quest’anno! Voglio zappare bene la terra attorno a questa pianta e metterci il concime. 9Può darsi che il prossimo anno faccia frutti; se no, la farai tagliare’

fico sterile

(questa immagine è tratta dal sito: https://gpcentofanti.wordpress.com/2013/07/17/parabole-per-bambini/)

Qui di seguito un commento tratto dal sito: http://www.collevalenza.it/Carisma/Carisma010.htm

Dio è paziente, Dio è misericordioso, ma la sua pazienza non si può programmare, le possibilità di salvezza sono sempre aperte: “Signore, lascialo ancora quest’anno, che io abbia tempo di dissodare e concimare il terreno”. Il tempo che si prolunga è segno di misericordia, non assenza di giudizio. Il tempo si prolunga per permetterci di approfittare, non per giustificare il rimando o l’indifferenza. Il tempo è decisivo, non perché è breve, ma perché è carico di opportunità decisive, qualunque sia la sua durata.
Ma sicuramente l’aspetto più importante della parabola è sicuramente il dialogo tra il padrone della vigna e il contadino, impersonificato nelle parole: “lascialo ancora tre anni”. Tra il padrone e il contadino si insatura un rapporto di intercessione per l’umanità arida e indifferente. Il Cristo tenta, quindi, di provocare una possibilità che l’albero si metta a fare frutti anche attraverso il suo benefico aiuto. Cristo non vuole che il suo lavoro di “tre anni” del suo intenso ministero di morte e risurrezione sia inutile e supplica il Padre di attendere ancora un anno, finché finalmente questo albero, riesca a sbocciare, a fiorire, a fruttificare in una risposta di amore e di fecondità.
Qui è in gioco uno degli aspetti più importanti del nostro carisma: la Pazienza di Dio! Le Scritture più volte attestano che la “pazienza” è uno delle prerogative più importanti di Dio. Secondo il libro dell’Esodo Dio è il “paziente” (30), “Dio è paziente e misericordioso” (31), evidenzia il libro del Siracide.
Si canta così nel salmo 103: “Benedici, anima mia, il Signore: non dimenticare i suoi benefici. Egli perdona tutte le tue colpe, guarisce tutte le tue malattie, salva dalla fossa la tua vita, ti corona di grazia e di misericordia… Buono e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Egli non continua a contestare e non conserva per sempre il suo sdegno. Non ci tratta secondo i, nostri peccati, non ci ripaga secondo i nostri errori… Come un padre ha pietà dei suoi figli, così il Signore ha pietà di quanti lo temono.”
Questa parabola vuole ancora una volta sottolineare che esiste un Dio completamente innamorato dell’uomo, un Dio fortemente interessato e pienamente impegnato verso tutti gli “alberi” che non producono frutto. L’Amore Misericordioso non si arrende di fronte all’aridità del cuore umano e continua a riversare su di esso tutte quelle cure amorevoli che sono necessarie perché esso si svegli dallo stato di torpore improduttivo, per fargli conoscere nuove stagioni primaverili. E’ tipico e proprio dell’Amore avere pazienza, continuare a sperare, prorogare le scadenze, prolungare le attese, concedere nuove opportunità, essere misericordiosi, fare continui e ripetuti sacrifici per non perdere nessuno, lottare con tutte le sue forze e fino allo stremo pur di dare la vita stessa, pur di salvare la persona amata.
La parabola del fico ci fa vedere questo aspetto di Dio, del suo amore per noi, ci mette di fronte alla grandezza del suo amore per dare luce ai nostri occhi, per svegliarci dalla nostra pigrizia, per alimentare in noi il desiderio di corrisponderlo con la piena partecipazione alla sua vita di amore.
Il Signore è il contadino paziente e innamorato, non si ferma di fronte alle nostre sterilità, ci circonda con il suo Amore, con la sua cura, con la zappa e il concime, sa attendere le nostre stagioni migliori come solo la misericordia sa attendere e sperare. Quante volte il “fico” della nostra vita sarebbe stato da tagliare se il Signore non ci avesse dato un altro tempo per smuovere il nostro cuore e rivitalizzare le radici. Quante volte, abbiamo detto: “Aspetta”, “adesso non posso, abbi pazienza”, e il Signore come buon Padre si è seduto e ci ha aspettato lungo il nostro cammino.
Dio ha pazienza con noi, non ci taglia subito. Si prende cura di noi con tutti i mezzi d’amore che lui conosce. Strumenti a volte misteriosi che solo Lui sa rendere santificanti per noi. Lui crede in ognuno di noi nella nostra possibilità di ritornare a dare frutti dolci e buoni. Sì, Dio aspetta con pazienza ciascuno di noi. La misericordia, la pazienza, la tenerezza di Dio devono essere motivo della nostra fiducia, della nostra speranza, donandoci il coraggio di ritornare a Lui qualunque errore o peccato ci sia nella nostra vita. E’ un Dio che vuole liberare, un Dio che soffre con il suo popolo e per questo vuole liberarlo. Un Dio che tollera, che educa: “La misericordia trionfa sul giudizio” (32).
La pazienza di Dio ci stupisce e ci coglie impreparati, perché è infinitamente più grande della nostra. Se Dio ha pazienza con noi, anche noi dovremmo averla con noi stessi ((P. Antonio Garofalo, fam).

Se avessimo un minimo di questa pazienza e fiducia, forse ….!