Archivio dell'autore: CARLO MANZIONE cogitoergosum1969
combattere i rincari di gasolio e benzina? Yes, we can!!!!
Vedete e firmate… Vergognosa bestialità!! Discussione su Discussione su Vi prego…
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Nel anno 2007, Guillermo Vargas Habacuc, un finto artista, prese un cane di strada, lo lego’ ad una corda corta ad un muro di una galleria d’arte e lo lascio’ morire lentamente di fame e di sete: Durante parecchi giorni, l’autore di questa orribile crueltà e i visitatori di questa galleria d’arte erano spettatori impassibili alla agonia del povero animale, fino a quando finalmente mori’ per inanizione, sicuramente dopo aver passato per un doloroso, assurdo ed incomprensibile calvario.
Ti sembra forte ???Quello non è tutto: la prestigiosa Biennale Centroamericana di Arte decise, incomprensibilmente, che la bestialità che aveva appena commesso questo individuo era arte, ed in questo modo tanto incomprensibile Guillermo Vargas Habacuc è stato invitato a ripetere la sua crudele azione in fortuna Biennale in 2008. OSTACOLIAMOLO!!!
Firmate qui: <XX&#XX>http://www.petitiononline.com/13031953/petition.html, non bisogna pagare, né registrarsi, né niente pericoloso, e vale la pena, per inviare una petizione e che questo uomo non sia congratulato né chiamato ‘artista’ per tanto crudele atto, per simile insensibilità e piacere col dolore altrui.
È molto facile, tarda 10 secondi e è sicuro, se perdiamo il tempo rinviando sciocchezze che nessuno si crede, bene possiamo dedicare un po’ di quello tempo a cercare di evitare che un altro animale innocente soffra la crudeltà di questo, ed altri, sadico e ripugnante ‘essere umano’:
RINVIA QUESTO MESSAGGIO A TUTTI I TUOI CONTATTI, PER FAVORE.
Un ospite è venuto
Grandi preparativi per la giornata di domani
Hacker? No, meglio Loacker!!! loacker che bontà!!
Io hacker? Bah!!
“Mio fratello aviatore”… contro le guerre!!!
Mio fratello aviatore (Bertolt Brecht)
Avevo un fratello aviatore.
Un giorno, la cartolina.
Fece i bagagli, e via,
lungo la rotta del sud.
Mio fratello è un conquistatore.
Il popolo nostro ha bisogno
di spazio; e prendersi terre su terre,
da noi, è un vecchio sogno.
E lo spazio che s’è conquistato
è sui monti del Guadarrama.
E’ di lunghezza un metro e ottanta,
uno e cinquanta di profondità.
La poesia risale al 1937, al tempo della guerra civile spagnola. Ben presto si ritrovano coinvolti nel conflitto giovani e meno giovani di altre nazioni europee.
Francia e Russia sostengono il fronte di sinistra, mentre italiani e tedeschi appoggiano la Falange di destra. Il poeta, tedesco esule in Danimarca, immagina di aver lasciato in Germania un fratello che viene, insieme a tanti altri, richiamato dal regime di Hitler alle armi per combattere in Spagna al fianco dei fascisti.
Le autorità tedesche promettono ai soldati in partenza altro spazio vitale e “terre su terre”. Invece, afferma il poeta, lo spazio “conquistato” dal “fratello aviatore” “si estende” per un metro e ottanta di lunghezza ed uno e cinquanta di profondità. Non è, dunque, lo “spazio vitale”, ma lo “spazio mortale”. E’ lo spazio scavato nel terreno per la tomba del soldato morto a causa di una guerra assurda e crudele.
Una chiara condanna politica del nazionalismo, dell’imperialismo e delle guerre in generale.
Una condanna che è molto, ma molto attuale!!!!
help me IMPORTANTE!!!
Discussione su AIUTIAMO UN PICCOLO ANGELO
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AIUTATE FRANCESCO!!!!!
aiutate il piccolo francesco!!!!visitate il sito creato x lui dai genitori,ha tanto bisogno di aiuto,siate solidali e fate una donazione anche piccola ma fatela..ecco il sito x le informazioni necessarie e x conoscere il problema del piccolo francesco.grazie ancora.
Un gatto spettacolare
Ognuno sta.. ed è subito sera.
In attesa che venga domani…carpe diem
Nell’attesa che venga (il) domani, "cogli l’attimo"!!!
Carpe diem, cogli l’attimo
Carpe diem (lett. "Cogli il giorno", generalmente tradotta con l’espressione "Cogli l’attimo", anche se la traduzione più appropriata sarebbe "Vivi il presente" (non pensando al futuro).
Si tratta di una locuzione tratta dai Carmina del poeta latino Orazio (odi 1, 11, 8). Viene di norma citata in questa forma abbreviata, anche se sarebbe opportuno completarla con il seguito del verso oraziano: "quam minimum credula postero" ("confidando il meno possibile nel domani
Tu ne quaesieris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di dederint, Leuconoe, nec Babylonios
temptaris numeros. Ut melius quicquid erit pati,
seu pluris hiemes seu tribuit Iuppiter ultimam,
quae nunc oppositis debilitat pumicibus mare
Tyrrhenum: sapias, vina liques et spatio brevi
spem longam reseces. Dum loquimur, fugerit invida
aetas: carpe diem, quam minimum credula postero.
quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
se molti inverni Giove ancor ti conceda
o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
– breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: cogli l’attimo, non pensare a domani.
"Spesso male interpretata e identificata con un gretto opportunismo o con il più gaudente edonismo, la «filosofia» oraziana del carpe diem si fonda sulla razionale considerazione che all’uomo non è dato di conoscere il futuro, né tanto meno di determinarlo. Solo sul presente l’uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, deve concentrarsi il suo agire, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro.
Si tratta di una «filosofia» che pone in primo piano la libertà dell’uomo nel gestire la propria vita, un invito a essere responsabili del proprio tempo, perché, come dice il Poeta stesso nel verso precedente, "Dum loquimur, fugerit invida aetas" ("Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato")."