“Donna, grande è la tua fede!”

LA DONNA CANANEA (DOMENICA 20 AGOSTO 2023) – XX DOMENICA DEL T.O. – ANNO A –

Il Vangelo di oggi inizia con una indicazione geografica, riferendo che Gesù con i suoi si trova nella terra di Canaan, al di fuori dei confini di Israele.

Il Signore lascia un segno della sua messianicità anche in questa terra segnata dal paganesimo. E lo fa con un nuovo miracolo.

È una donna la protagonista di questo miracolo. Questa donna, avendo sentito la fama dei prodigi di Gesù gli si fa incontro e con tutte le sue forze gli grida la sua necessità: la guarigione della figlia tormentata dallo spirito impuro di un demonio.

In questa donna possiamo vedere gli stessi sentimenti e lo stesso stato d’animo di una madre che si rivolge al Signore e gli chiede di aiutare il proprio figlio in difficoltà, colpito da una malattia o afflitto da un qualche problema di difficile soluzione.

Eppure, sorprendente è l’indifferenza di Gesù nei confronti di questa richiesta. Egli è insensibile al grido di dolore di quella madre.

Come mai?

È davvero strano, se pensiamo che in altri brani del Vangelo il cuore di Cristo ha sempre avuto compassione per le necessità degli altri e questa compassione lo ha sempre spinto ad aiutarli.

Gesù sembra comportarsi in modo provocatorio: leggiamo nel Vangelo “ma egli non le rivolse neppure una parola”. Finanche i discepoli, infastiditi dall’insistenza della donna, si sorprendono e, stupiti, gli dicono: “esaudiscila, non vedi come ti grida dietro?”.

La reazione infastidita dei discepoli mette a nudo l’apparente indifferenza di Gesù.
Egli risponde affermando che la salvezza appartiene a un popolo prescelto, quello di Israele, ed egli è stato inviato dal Padre suo alla Casa di Israele. Per questo dice: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”.

Il pane rappresenta la salvezza, cioè il dono di grazia portato da Cristo, e i cagnolini, nel linguaggio del tempo, erano le persone impure, coloro che non appartenevano al popolo, quindi tutti i pagani.

Ma la donna non si offende e, soprattutto, non desiste e ribatte affermando: “È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni”.
Gesù, allora, ammirato dalla tenacia di quella madre cananea, lascia ora trasparire nel suo volto, apparentemente duro, un dolce e rassicurante sorriso.

Così, il Signore, a sua volta, risponde: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri” e, in quello stesso momento, la figlia fu guarita.

Se Gesù sottolinea che la salvezza passa per il popolo eletto, la risposta della donna evidenzia, invece, l’universalità o, come si direbbe oggi, la cattolicità di questo dono che non si limita solo al popolo di Israele, ma che raggiunge tutti gli uomini di buona volontà, cioè tutti coloro si aprono alla grazia di Cristo e che ne accolgono il Vangelo con fede.

Il messaggio fondamentale del passo odierno del vangelo è che la “condicio sine qua non” per ottenere la salvezza non è l’appartenenza ad un popolo, ma è la fede. È la fede, quindi, che ci salva! Per questo Gesù in un passo nel Vangelo di Marco con grande chiarezza afferma: “chi crederà e sarà battezzato” sarà salvo.

Ma che cos’è la fede? Che cosa significa “credere”?

Secondo una suggestiva etimologia latina, “credere” deriva dall’espressione “cor dare”, cioè “dare il cuore”. Dunque, “credere” vuol dire “dare il cuore a Cristo”, affidarsi totalmente a Lui e credere incessantemente nella sua onnipotenza.

E noi a chi affidiamo il nostro cuore? Alle creature o al Creatore? Agli uomini o a Dio?

La donna cananea ha scelto di affidarsi al Signore e non è rimasta delusa!

Imitiamola e anche noi sperimenteremo la benevolenza e l’onnipotenza di Dio e sicuramente anche a noi il Signore, un giorno, dirà: “grande è la tua fede!”.

L’immagine è tratta dal sito: https://www.facebook.com/1954moreno.33/posts/domenica-16-agosto-2020xx-domenica-to-anno-a-dal-vangelo-secondo-matteo-1521-28-/3233565606692927/

A chi è come loro appartiene il Regno dei cieli!! (sabato 19 agosto 2023 – anno dispari)



Breve, ma bella e illuminante, è la pagina del Vangelo di oggi, sabato 12 agosto. Gesù, dopo aver lasciato la Galilea (Mt 19,1), si reca in Giudea per diffondere anche lì la sua predicazione e il suo annuncio di salvezza.


La fama che precede il Signore, ovunque egli vada, è tale che vengono portati al suo cospetto tutti i “diseredati”, affinché egli imponga su di loro le mani, li benedica e li conforti con il suo messaggio di speranza e di pace. E tra questi diseredati non possono certamente mancare i bambini.


Nel Vangelo di oggi i bambini rappresentano:
1. un’altra categoria di persone deboli da proteggere e sostenere
2. un piccolo grande modello di comportamento che tutti dovrebbero seguire per poter entrare nel Regno dei cieli.

È sorprendente la considerazione che il Maestro ha per i bambini: i discepoli li rimproverano e cercano di allontanarli da Gesù, ma egli, con tono fermo, esclama: «lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il Regno dei cieli».


Ancora una volta, dunque, Gesù ribalta e sovverte pregiudizi e abitudini duri a morire e rivolge il suo sguardo a coloro che vengono generalmente tenuti ai margini della società e non godono di alcuna considerazione e, in particolare, a quei “piccoli” ai quali, come leggiamo nel Canto al Vangelo di oggi, “Dio Padre, Signore del cielo e della terra, ha voluto rivelare i misteri del Regno”.


Gesù è molto vicino ai bambini perché sa che essi hanno un grande bisogno di protezione e di aiuto, così come hanno bisogno di autorevoli figure di riferimento che possano allevarli e educarli nel migliore dei modi. A tutto ciò il Maestro per eccellenza non può certamente rimanere insensibile!


Quanto attuale e prezioso è per tutti noi educatori questo atteggiamento di Gesù! Verrebbe da pensare a tutte quelle volte in cui, nelle varie parti del mondo, le legislazioni, le istituzioni e le varie strutture preposte alla cura e alla formazione dei più giovani sono state davvero manchevoli nei loro confronti!


C’è, poi, un secondo aspetto che rende Gesù particolarmente vicino ai bambini: la loro capacità di stupirsi e di meravigliarsi di fronte ad ogni nuova esperienza. Sono delle qualità preziose che li rendono sempre disponibili ad ascoltare, a credere e ad affidarsi agli altri, con una lealtà e con uno spirito di obbedienza certamente più saldi di quanto, nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro di Giosuè, abbia dimostrato il popolo di Israele. Per questo, Gesù vede in loro delle persone semplici, umili e pure, per nulla inclini alla superbia, alla prepotenza e alla volontà di prevaricazione che caratterizzano, in qualche caso, noi adulti.


Tutti noi dobbiamo cercare di diventare come i bambini del Vangelo di oggi, liberandoci da logiche egoistiche e di tornaconto personale, e tornando a vedere la realtà con gli occhi puri e semplici dei fanciulli.
Dobbiamo “farci piccoli”, umili e puri come loro, convertendoci sempre di più al Signore e impegnandoci a “formare in noi un cuore nuovo e uno spirito nuovo”.


È una conversione radicale, dunque, quella che Dio ci chiede, è una conversione che rischia di spiazzarci, perché ci destabilizza rispetto a vecchie e desuete certezze.
Ci riusciremo solo affidandoci a Gesù!

Possiamo chiedere anche noi al più paziente e al più saggio Maestro dei “piccoli” di illuminarci, di aiutarci ad entrare nel suo Regno, guidando i nostri passi malfermi lungo il sentiero, per noi forse ancora inesplorato, della purezza, della semplicità e dell’umiltà.


Facciamoci anche noi umili e piccoli come questi bambini, affinché anche a noi possa un giorno appartenere il regno dei cieli!

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A chi è come loro appartiene il Regno dei cieli!! (sabato 19 agosto 2023

Breve, ma bella e illuminante, è la pagina del Vangelo di oggi, sabato 12 agosto. Gesù, dopo aver lasciato la Galilea (Mt 19,1), si reca in Giudea per diffondere anche lì la sua predicazione e il suo annuncio di salvezza.
La fama che precede il Signore, ovunque egli vada, è tale che vengono portati al suo cospetto tutti i “diseredati”, affinché egli imponga su di loro le mani, li benedica e li conforti con il suo messaggio di speranza e di pace. E tra questi diseredati non possono certamente mancare i bambini.
Nel Vangelo di oggi i bambini rappresentano:
1. un’altra categoria di persone deboli da proteggere e sostenere
2. un piccolo grande modello di comportamento che tutti dovrebbero seguire per poter entrare nel Regno dei cieli.
È sorprendente la considerazione che il Maestro ha per i bambini: i discepoli li rimproverano e cercano di allontanarli da Gesù, ma egli, con tono fermo, esclama: «lasciateli, non impedite che i bambini vengano a me; a chi è come loro, infatti, appartiene il Regno dei cieli».
Ancora una volta, dunque, Gesù ribalta e sovverte pregiudizi e abitudini duri a morire e rivolge il suo sguardo a coloro che vengono generalmente tenuti ai margini della società e non godono di alcuna considerazione e, in particolare, a quei “piccoli” ai quali, come leggiamo nel Canto al Vangelo di oggi, “Dio Padre, Signore del cielo e della terra, ha voluto rivelare i misteri del Regno”.
Gesù è molto vicino ai bambini perché sa che essi hanno un grande bisogno di protezione e di aiuto, così come hanno bisogno di autorevoli figure di riferimento che possano allevarli e educarli nel migliore dei modi. A tutto ciò il Maestro per eccellenza non può certamente rimanere insensibile!
Quanto attuale e prezioso è per tutti noi educatori questo atteggiamento di Gesù! Verrebbe da pensare a tutte quelle volte in cui, nelle varie parti del mondo, le legislazioni, le istituzioni e le varie strutture preposte alla cura e alla formazione dei più giovani sono state davvero manchevoli nei loro confronti!
C’è, poi, un secondo aspetto che rende Gesù particolarmente vicino ai bambini: la loro capacità di stupirsi e di meravigliarsi di fronte ad ogni nuova esperienza. Sono delle qualità preziose che li rendono sempre disponibili ad ascoltare, a credere e ad affidarsi agli altri, con una lealtà e con uno spirito di obbedienza certamente più saldi di quanto, nella prima lettura di oggi, tratta dal Libro di Giosuè, abbia dimostrato il popolo di Israele. Per questo, Gesù vede in loro delle persone semplici, umili e pure, per nulla inclini alla superbia, alla prepotenza e alla volontà di prevaricazione che caratterizzano, in qualche caso, noi adulti.
Tutti noi dobbiamo cercare di diventare come i bambini del Vangelo di oggi, liberandoci da logiche egoistiche e di tornaconto personale, e tornando a vedere la realtà con gli occhi puri e semplici dei fanciulli.
Dobbiamo “farci piccoli”, umili e puri come loro, convertendoci sempre di più al Signore e impegnandoci a “formare in noi un cuore nuovo e uno spirito nuovo”.
È una conversione radicale, dunque, quella che Dio ci chiede, è una conversione che rischia di spiazzarci, perché ci destabilizza rispetto a vecchie e desuete certezze.
Ci riusciremo solo affidandoci a Gesù! Possiamo chiedere anche noi al più paziente e al più saggio Maestro dei “piccoli” di illuminarci, di aiutarci ad entrare nel suo Regno, guidando i nostri passi malfermi lungo il sentiero, per noi forse ancora inesplorato, della purezza, della semplicità e dell’umiltà.
Facciamoci anche noi umili e piccoli come questi bambini, affinché anche a noi possa un giorno appartenere il regno dei cieli!

Buona solennità dell’Assunzione!

Una donna ha chiuso la porta del cielo,
una donna l’apre per noi:
Maria, madre del Signore, alleluia (dai Primi Vespri di ieri, 14 agosto).

BUONA SOLENNITÀ DI MARIA ASSUNTA IN CIELO!!!
Buon onomastico a tutte coloro che portano il nome di Assunta!

Assunzione in cielo di Maria, “donna del sì”, “donna del Magnificat” e dell’ascolto” (15 agosto 2023).

Oggi celebriamo la solennità di Maria assunta in cielo in corpo e anima.
I padri della Chiesa parlano di “dormizione di Maria” (“dormitio Mariae”) o “riposo di Maria” (“pausatio Mariae”) per indicare il trapasso della Vergine e la sua assunzione in cielo.
Colei che portò nel mondo l’umanità di Cristo, è oggi festosamente accolta da Cristo, suo figlio, in Paradiso e «viene assunta alla gloria celeste in anima e corpo», come leggiamo nella Costituzione Apostolica di Pio XII “Munificentissimus Deus”, con cui, nel 1950, fu istituito il dogma dell’Assunzione di Maria.

Unita a Gesù ai piedi della Croce, Maria è ora unita al Figlio anche nel trionfo in cielo. E, così, anche lei, seconda dopo Gesù, primizia dei risorti, gode della visione beatifica di Dio, nella gloria totale dell’anima e del corpo.
Possiamo immaginare, con le parole di San Pio, “la gioia indefinibile” con cui in Paradiso è stato salutato l’ingresso della “Madre di Dio”. Pensiamo al grande tripudio di festa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, alla letizia di tutti gli angeli del Paradiso, all’esultanza di San Michele Arcangelo, il “Principe della Milizia Celeste”, che “con la potenza divina ricaccia nell’inferno satana e gli altri spiriti maligni”. Sì, Maria assunta in cielo rappresenta anche questo: la nuova grande vittoria di Dio, il nuovo trionfo, dopo quello della resurrezione di Gesù, della vita sulla morte, della luce sulle tenebre del peccato, del bene sul male, la dimostrazione più efficace che “la vita non è tolta, ma è trasformata”.
L’umile fanciulla del “Magnificat”, diventa la nuova Eva, colei che riapre le porte del Paradiso all’umanità. “Là dove Eva, con la sua disobbedienza, aveva reciso in radice la comunione tra Dio e l’umanità, Maria con il suo sì diviene canale di grazia per gli uomini e per l’intero creato” (Anna Maria Canopi), schiacciando sotto il calcagno quel drago rosso, con sette teste e dieci corna, di cui parla San Giovanni apostolo nel Libro dell’Apocalisse.

La gloriosa assunzione di Maria è, come spiega chiaramente l’apostolo Paolo nella Seconda Lettura di oggi, anche l’anticipazione di ciò che accadrà a noi dopo la morte, quando, dopo la seconda venuta di Cristo e il giudizio universale, la nostra anima si riunirà al corpo e risorgeremo anche noi in Cristo risorto, trasfigurati ed illuminati nella contemplazione dello splendore e della gloria di Dio nella Gerusalemme Celeste.

Maria è la “vera madre dei viventi”! Non stanchiamoci mai di ricorrere a lei, di invocarla: sempre, ma, soprattutto, quando ci troviamo in difficoltà.
Lei è sempre pronta a rialzarci e a sorreggerci ogni volta che nel nostro animo soffia forte il vento della tentazione, ogni volta che si insinuano in noi il dubbio e la paura, ogni volta che le prove della vita ci angosciano.

Maria, “donna del sì”, “donna del Magnificat” e dell’ascolto” è il modello più puro e perfetto di quella fede limpida e solida su cui si fonda il Vangelo. Ella è la “stella della nuova evangelizzazione”, la luce del mattino che guida e orienta i nostri passi. Affidiamoci sempre a lei: ella ci prenderà per mano e ci guiderà lungo il giusto cammino.

In fondo, può andare bene così….

Abbracciaci sempre con il tuo fedele sostegno

Crux fidélis

Crux fidélis ínter ómnes
árbor úna nóbilis
núlla sílva tálem prófert,
frónde, flóre, gérmine.
Dúlce lígnum, dúlces clávos,
dúlce póndus sústinet.

Pánge língua gloriósi
láuream certáminis,
et súper crúcis trophéo
dic triúmphum nóbilem
quáliter Redémptor órbis
immolátus vícerit.

Crux fidélis ínter ómnes
árbor úna nóbilis
núlla sílva tálem prófert,
frónde, flóre, gérmine.
Dúlce lígnum, dúlces clávos,
dúlce póndus sústinet.

Félle pótus écce lánguet
spína, clávi, láncea,
míte córpus perforárunt,
únda mánat et crúor
térra, póntus, ástra, múndus,
quo lavántur flúmine!

Crux fidélis ínter ómnes
árbor úna nóbilis
núlla sílva tálem prófert,
frónde, flóre, gérmine.
Dúlce lígnum, dúlces clávos,
dúlce póndus sústinet.

Flécte rámos, árbor álta,
ténsa láxa víscera,
et rígor lentéscat ílle,
quem dédit natívitas
et supérni mémbra régis
ténde míti stípite.

Crux fidélis ínter ómnes
árbor úna nóbilis
núlla sílva tálem prófert,
frónde, flóre, gérmine.
Dúlce lígnum, dúlces clávos,
dúlce póndus sústinet.

Sóla dígna tu fuísti
férre múndi víctimam
átque pórtum præparáre
árca múndo náufrago
quam sácer crúor perúnxit
fúsus ágni córpore.

Crux fidélis ínter ómnes
árbor úna nóbilis
núlla sílva tálem prófert,
frónde, flóre, gérmine.
Dúlce lígnum, dúlces clávos,
dúlce póndus sústinet.

Sempitérna sit beátæ
Trinitáti glória
æqua Pátri Filióque,
par décus Paraclíto
uníus trínique nómen
láudet univérsitas.

Crux fidélis ínter ómnes
árbor úna nóbilis
núlla sílva tálem prófert,
frónde, flóre, gérmine.
Dúlce lígnum, dúlces clávos,
dúlce póndus sústinet.

Traduzione:
Croce fedele, fra tutti
unico albero nobile:
nessuna selva ne produce
uno simile per fronde, fiori e frutti.
Dolce legno, dolci chiodi
che sostenete il dolce peso.

Celebra, o lingua, la vittoria
del glorioso combattimento,
e racconta del nobile trionfo
davanti al trofeo della croce:
in che modo il redentore del mondo,
pur essendo vittima, abbia vinto.

Ecco, egli langue, abbeverato di fiele,
poiché le spine, i chiodi e la lancia
hanno trafitto il mite suo corpo,
da cui sgorgano sangue ed acqua:
in quel fiume sono lavati la terra,
il mare, il cielo, il mondo.

Croce fedele…

Piega i rami, o albero singolare,
rilascia le fibre tese,
si addolcisca quel rigore
che natura ti diede
ed offri un mite sostegno
alle membra del re celeste.

Croce fedele…

Tu solo fosti degno
di sostenere la vittima del mondo;
tu solo fosti l’arca degna di procurare
un porto al naufrago mondo;
tu, bagnato dal sacro sangue
scaturito dal corpo dell’agnello.

Croce fedele…

Sia gloria eterna
alla beata Trinità;
uguale onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Tutto il mondo dia lode
al nome di Dio, uno e trino.

Croce fedele…

L’età di Pericle e la guerra del Peloponneso

Il “divisore”

La divisione non viene da Dio, ma dal diavolo.

La parola “diavolo” deriva dal greco διάβολος (diabolos) ed è passata nella nostra lingua attraverso il latino “diabolus”.

Il termine διάβολος (diàbolos) deriva, a sua volta, dal verbo διαβάλλω (diabàllo) e presenta la vocale -o- per apofonia di grado forte nella radice del sostantivo.

Il verbo διαβάλλω (diabàllo) significa “mettersi di traverso”, “gettare discordia”, “disunire”, “separare”, “calunniare”.

Il διάβολος (diàbolos), cioè il diavolo, è, dunque, colui che si mette di traverso, colui che calunnia, che separa, che disunisce, colui che “getta” guerra e discordia “tra” due o più persone.

In quanto “calunniatore”, il διάβολος (diàbolos) è anche il “divisore” per eccellenza, è colui che intrappola nella sua rete di malvagità chi non riesce a discernere le sue opere e le sue malefiche seduzioni.

Il διάβολος (diàbolos) calunnia e, dunque, divide e fomenta sempre sentimenti di discordia.

Dio, invece, unisce e ispira sempre sentimenti di pace e di concordia.

“Le divisioni sono l’arma che il diavolo ha più alla mano per distruggere…” (cit. Papa Francesco).

Gesù vuole e ci chiede unità e concordia.

La divisione è il campo del diavolo.

L’unità, nella carità e nella verità, è, invece, il campo di Dio.

A noi spetta operare la nostra giusta scelta di campo, pregando e discernendo con molta attenzione che cosa ci avvicina a Dio e che cosa, invece, ci allontana da lui.

“…il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”

Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Facciamo le nostre buone azioni e facciamole nel silenzio, senza metterci in mostra. Non deve interessarci l’approvazione degli uomini, ma l’approvazione di Dio, colui “che vede nel silenzio” e che ci “ricompenserà”!!!

Inaugurazione biblioteca diffusa

Pellegrinaggio in Terra Santa dal 18 al 25 agosto 2023

Oggi si rinnova la memoria delle Foibe e dell’orrendo massacro di uomini e donne innocenti perpetrato dal regime comunista di Tito. Fu anche una spietata pulizia etnica di tanti italiani che vivevano in Jugoslavia.Fanatismo e totalitarismo, a qualunque colore appartengano, sono sempre il frutto della barbarie dell’uomo e sono un satanico strumento di divisione e di oppressione.Preghiamo per le vittime delle Foibe e di tutte le persecuzioni, per le loro famiglie e per i loro discendenti che oggi e in futuro avranno il compito di rievocarne sempre il ricordo.

10 febbraio: in memoria delle Foibe

Domani 10 febbraio è una giornata particolare: si celebra il ricordo dei martiri delle Foibe e dell’esodo degli Italiani delle aree di Fiume, Istria e Dalmazia.

Per tanti anni questa tragedia è passata sotto silenzio, ma è giusto che se ne parli e non solo il 10 febbraio.

Posto il link del blog di Massimo Del Mese, con un ottimo articolo in merito, pubblicato nel 2018.

https://www.massimo.delmese.net/119977/10-febbraio-giorno-del-ricordo-su-foibe-ed-esodo/

Il Liceo Classico

“Mi chiamo Liceo Classico”

https://www.facebook.com/groups/www.societaeditricedantealighieri.it/permalink/10160595682224820/

“ @Ciao lettore,
mi chiamo liceo classico.

Non ho conservato nel mio nome neppure le iniziali maiuscole, perchè ormai molti mi disprezzano e mi temono.
E allora dirai che se mi temono, dovrebbero di conseguenza rispettarmi. Sarebbe bello fosse così. Invece no, mi disprezzano e provano un irriverente timore nei miei confronti.
Chi è mio allievo è sottoposto a grandi sfide, non lo nego, ma non maggiori di quelle a cui sono sottoposti gli altri che non sono miei studenti.
Mi temono perchè ho grande potere: faccio sudare, sfiancare, deprimere e dubitare gli alunni ma poi proprio per questo loro mi amano e mi sono riconoscenti. Crescere non è facile e io certo non posso mentir loro, perché li sto educando alla vita.
È difficile capire l’odio che hanno per me. Prima molti mi deridono, però se poi finiscono il percorso come miei allievi si vantano di me, come dicessero: «Guarda, sono sopravvissuto a qualcosa di difficile.».
E io ti risponderò, caro lettore, che qui sta il bello. Quanta soddisfazione può darti una vita facile? Certo non come il difficile. I miei colleghi, ovvero Liceo Scientifico, Istituto Tecnico ecc, fanno esattamente come me. Ci siamo messi d’accordo: abbiamo capito che è proprio il mostrare la vita come è realmente che rende persone capaci di vivere. Mostrare una vita senza fronzoli, ecco cosa ci vuole.
Io sono convinto che i voti che assegnamo siano l’aspetto meno reale tra tutti quelli con cui vogliamo istruire i ragazzi alla vita, perché sono semplicemente numeri, però la nostra mamma, Istituzione Scolastica, ce lo ha imposto, e i suoi consiglieri statali continuano a sostenere la votazione numerica.
Con le lacrime agli occhi sono costretto a vedere ragazzi vergognarsi di un 60/100 e altri gloriarsi per un 100/100. Di cosa vi vergognate esattamente? E di cosa voi altri vi gloriate?
La scuola è la palestra per la vita, caro lettore, non una lotteria.
E se penso così, vengo disprezzato.
Chi mi vorrà ancora? Quel che insegno io è troppo antico o è troppo inutile per fare un po’ di fatica.
Salvami, lettore, salvami dai pregiudizi, dalle critiche, dalle derisioni.
Non sono migliore di nessuno, non sono inutile, non sono antiquato.
Almeno tu, lettore mio, ritrova la fiducia in me, e io prometto di renderti per sempre un cittadino del mondo.”