ATENE

 

 

 

Il testo in italiano è stato da me tradotto e liberamente rielaborato, con altre informazioni, dall’opera, in francese:

 

 

 

 

(il post è stato aggiornato, oggi 29 dicembre, fino alla riforma di Solone) 

 

Dictionnaire de MYTHOLOGIE GRECQUE ET ROMAINE

 

(LAROUSSE – PARIS, 2003, pgg. 93 sgg.)

 

 

 

La storia di Atene

 

Il destino della Grecia è tutto racchiuso in quello di Atene. Modello di democrazia per il mondo antico, simbolo delle resistenza eroica alle invasioni dei barbari persiani, Atene e le altre poleis soccombono di fronte all’egemonia macedone di Alessandro il Grande, prima di sprofondare in una quasi totale oscurità.

 

Eziologia del nome della città

 

Un ulivo spuntato tutto ad un tratto dalla terra, nello stesso momento in cui una sorgente d’acqua sgorga altrettanto improvvisamente in un altro luogo: questi sono i due prodigi che stupiscono il re Cecrope, il quale interroga subito l’oracolo di Delfi per sapere cosa ciò significhi e, soprattutto, cosa gli convenga fare. Apollo risponde che l’ulivo corrisponde ad Atena e l’acqua a Poseidone: spetta agli Ateniesi decidere a quale delle due divinità essi si ispireranno per dare il nome alla città.

Cecrope, allora, riunisce tutti i cittadini, sia uomini che donne (infatti le donne hanno un ruolo importante nelle decisioni politiche). Gli uomini hanno votato compatti per Poseidone, le donne per Atena. Siccome c’è una donna in più rispetto agli uomini, Atena la spunta. Allora, Poseidone, sdegnato, devasta con le sue onde le terre degli Ateniesi.  Per placare il dio, le donne sono colpite da ogni sorta di punizione: non avranno più voce in capitolo nelle assemblee, nessuno dei loro figli porterà il loro nome, non verranno più considerate cittadine Ateniesi.

 

 

 

 

 

 

Secondo un’altra versione, invece, è Teseo che dà alla città il nome di Atene.

 

 

LA SITUAZIONE  DELL’ATTICA PRIMA  DI  TESEO

 

Prima di Teseo, gli abitanti dell’Attica erano disseminati in dodici villaggi, ciascuno dei quali aveva il suo pritaneo e i suoi magistrati. La città consisteva nell’Acropoli e nel quartiere collocato al di sotto del lato meridionale. nell’Acropoli o in questa parte bassa della città si trovavano i templi consacrati alla maggior parte delle divinità, come quello di Zeus Olimpio o quello dedicato ad Apollo Pizio. Un tempo solo l’Acropoli costituiva la parte abitata di Atene. 

 

Atene arcaica

Intorno al 2000 a.C., gli Achei, giunti dal Nord, invadono l’Attica. Questa regione, in quest’epoca, non è che un raggruppamento di piccoli villaggi, ciascuno dei quali governato da un re, spesso in contrasto tra di loro. Atene che vive sotto la sudditanza del re di Creta, il  Minosse tramandatoci dal mito, ha comunque un suo nome, cioè Cecropia, in memoria del suo primo mitico re, Cecrope.

Tuttavia, il vero fondatore (ugualmente mitico) della città è considerato Teseo (XIII secolo a.C.); egli, infatti, non solo libera la città dal pesante tributo che la vincola a Minosse, ma “promuove” Atene al rango di capitale dell’Attica ed invita gli abitanti dei diversi villaggi dell’Attica a riunirsi attorno ad essa. È questo il cosiddetto sinecismo, che è alla base della riunificazione dell’Attica attorno ad un’unica grande città. Questa nuova città, scaturita dal sinecismo, si estende fino all’Istmo di Corinto….

Le feste panatenaiche, probabilmente da lui istituite, sanciscono questa riunificazione.

 

I  RE  IN  ATTICA (CRONOLOGIA RICAVATA DAI MITI E DALLE LEGGENDE E, QUINDI, MOLTO RELATIVA)

 

 

Acteo

(incerta)

Cecrope

1581

Cranao

1531 (Diluvio – Deucalione e Pirra)

Anfizione

1522

Erittonio

1512

Pandione

1462 (1431: Minosse a Creta)

Eretteo

1422

Cecrope II

1372

Pandione II

1332

Egeo

1307

Teseo

1259 (1258: sinecismo Attica)

Mnesteo

1229

Demofonte

1207 (figlio di Teseo)

Ossinte

1174 (figlio di Demofonte)

Afeida

1163 (fratello di Ossinte)

Timoete

1162 (figlio di Ossinte)

Melanto

1154 (padre di Codro)

Codro

1117 (ultimo re di Atene)

 

 

 

                       Atene al tempo dell’aristocrazia

 

Intorno all’VIII secolo, dopo il periodo monarchico, Atene è governata da un sistema di governo aristocratico (fondato sugli Eupatridi), in cui gli arconti detengono le magistrature. La situazione politica e sociale di Atene, relativamente stabile in una prima fase, tende a modificarsi tra il VII ed il VI secolo a.C.: la città, infatti, è messa a dura prova da una grave crisi sociale ed agraria. Ne scaturisce un conflitto tra i grandi proprietari terrieri aristocratici ed i contadini, mentre la miseria fa sentire sempre di più i suoi effetti sulla popolazione.

Da un lato, l’introduzione della moneta modifica ed altera i rapporti economici, dall’ altro, l’esportazione dei prodotti ricavati dagli ulivi richiede un apporto sempre più forte di capitali, con grave danno per l’economia fondata sull’economia sul grano che dà sostentamento ai contadini.

 

Due grandi gruppi sociali emergono da questo conflitto:

    A) La nobiltà, alla ricerca sempre più incessante di

          ricchezze

    B) Il piccolo popolo costretto dalla miseria ad emigrare,

          oppure a "vendersi" come schiavo per pagare i  debiti.

 

   

Nel 636 a.C. Cilone cerca di rovesciare il regime degli Eupatridi, per sostituirlo con la tirannide; ma si scontra con la potente famiglia degli Alcmeonidi che lo fa uccidere.

 

Nel 624 a.C. il legislatore Dracone (o Draconte) dà ad Atene la sua prima legislazione; si suole dire che questo codice di leggi sia stato scritto "non con l’inchiostro, ma con il sangue", proprio per sottolinearne la severità. Dracone pone fine alle vendette personali, la giustizia viene ora amministrata da un tribunale composto da 51 magistrati (il collegio degli efèti, ma i casi di omicidio premeditato ed i crimini contro la religione sono riservati all’Areopago; le leggi di Dracone tendono comunque a salvaguardare i diritti di proprietà.

 

 

                                           SOLONE

 

Arconte dal 594 al 593, Solone intraprende delle riforme di natura sociale e politica a favore dei piccoli contadini. Egli, infatti, abolisce i debiti che opprimono questa fascia sociale, restituendo la libertà personale a coloro che sono diventati schiavi per essersi precedentemente indebitati e proibendo l’ipoteca sull’individuo.

 

 

Intanto, col tempo, tra i due gruppi sociali a cui si è fatto prima riferimento se ne inserisce un terzo, quello del demos, o della nascente borghesia, costituito da coloro che sono in grado di organizzarsi economicamente e di avviare attività alternative, legate all’artigianato ed al commercio.

 

L’affermazione di questo nuovo ceto sociale, che accomuna Atene alle altre poleis della Grecia, è resa possibile anche dalle mutate esigenze militari. Infatti, viene adottata la tattica oplitica, fondata sui reparti di fanteria di opliti, costituiti da cittadini che possono consentirsi l’acquisto dell’armatura in ferro.  La classe emergente dei "nuovi ricchi" (il demos) diventa, così, il pilastro del nuovo esercito e vede aumentare la propria ‘importanza ed il  proprio ruolo nella difesa della patria.

Essa, pertanto, aspira legittimamente a ricoprire un ruolo importante non solo in campo militare, ma anche nell’ambito sociale e politico.

 

 

Per questa ragione Solone, prendendo coscienza dell’evoluzione della società ateniese, nell’intento di porre fine ai conflitti sociali, promulga una riforma fondata sul principio, molto innovativo, che  la partecipazione alla vita politica non può essere un privilegio legato alla nascita, ma deve essere garantita ad ogni cittadino in base alle sue ricchezze e a quanto egli produce.

 

Viene così introdotto un ordinamento censitario e timocratico, fondato, cioé, sul reddito accertato e sulla ricchezza prodotta.

 

La popolazione viene suddivisa in quattro classi sociali, in base al censo. L’accesso alle magistrature era regolamentato in base alle ricchezze prodotte e possedute:

 

 

 CLASSI CENSITARIE 

TIPO DI DIRITTO ELETTORALE

MAGISTRATURE RICOPERTE

PENTACOSIOMEDIMNI
(POSSEDEVANO  500
MEDIMNI DI CEREALI (PARI A 260 ETTOLITRI) O 500 METRETI DI OLIO
(PARI A CIRCA 160 ETTOLITRI).

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO
(POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

TRIACOSIOMEDIMNI,
O CAVALIERI
(POSSEDEVANO ALMENO 300 MEDIMNI DI CEREALI O 300 METRETI D’OLIO, O RICCHEZZE IN
DANARO EQUIVALENTI.)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

ARCONTATO,
AREOPAGO,
MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
EFESIA,
ELIEA

ZEUGITI (DA ζεύγος. zèugos = giogo,
ERANO I PICCOLI PROPRIETARI
TERRIERI CHE POSSEDEVANO UNA COPPIA DI BUOI PER ARARE LA TERRA)

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI NELLA MAGISTRATURE)
PASSIVO (POTEVANO
ESSERE ELETTI)

MAGISTRATURA DEGLI UNDICI,
ELIEA

TETI (NON POSSEDEVANO
REDDITI AGRARI.
SI TRATTAVA,
PER LO PIU’, DI BRACCIANTI
O ARTIGIANI. )

ATTIVO
(POTEVANO ELEGGERE RAPPRESENTANTI)

ELIEA

 

 

 

 

 

 

 

(il testo in greco moderno è stato ricavato dal sito dI"wikipedia"in greco

 

 

Atene

Αθήνα

 

Πήρε το όνομά της από την θεά Αθηνά

 

prende il nome dalla dea Atena 

 

Ετυμολογία (from Wikipedia)

 

Η επίσημη σημαία του Δήμου Αθηναίων

 

Από τη μυθολογία είναι γνωστό ότι έχει το όνομα της θεάς της σοφίας, της Αθηνάς, μετά από τον αγώνα της με το Θεό της θάλασσας Ποσειδώνα για να φανεί το καλύτερο δώρο, που είχε καθένας για την πόλη αυτή. Συγκεκριμένα ο πρώτος βασιλιάς της Αθήνας Κέκροπας ο οποίος ήταν μισός άνθρωπος και μισός φίδι έπρεπε να αποφασίσει ποιος θα ήταν ο προστάτης της πόλης. Οι δύο θεοί Ποσειδώνας και Αθηνά θα έκαναν από ένα δώρο στον Κέκροπα και όποιος του έκανε το καλύτερο δώρο αυτός θα γινόταν και προστάτης της πόλης. Εμφανίστηκαν και οι δύο μπροστά στον Κέκροπα και πρώτος ο Ποσειδώνας χτύπησε την τρίαινα του στο έδαφος και αμέσως εμφανίστηκε ένα ρυάκι με γάργαρο νερό. Αμέσως μετά η Αθηνά χτύπησε το δόρυ της στο έδαφος και εμφανίστηκε μια μικρή ελιά. Ο Κέκροπας παραξενεύτηκε αλλά και εντυπωσιάστηκε από το δώρο της Αθηνάς και αποφάσισε να διαλέξει το δώρο της και να γίνει αυτή προστάτιδα της πόλης. Έτσι πήρε και η Αθήνα το όνομα της. Όμως ο Ποσειδώνας νευρίασε που ο Κέκροπας δεν διάλεξε το δικό του δώρο και έτσι καταράστηκε την Αθήνα να μην έχει ποτέ αρκετό νερό. Έτσι από τότε ξεκίνησε και το πρόβλημα της λειψυδρίας που ταλαιπωρεί καμιά φορά ακόμα και σήμερα την Αθήνα. Άλλοι όμως ερμηνεύουν το όνομα Αθήνα ως εξής: υποστηρίζουν ότι σχηματίστηκε από τη λέξη άθος=άνθος ή το ρήμα θάω=θηλάζω, ώστε η λέξη Αθήνα σημαίνει "Ανθούσα" ή "Εύφορη".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ιστορική Εξέλιξη

 

Το έμβλημα των Αθηνών με την θεά ΑθηνάΗ Αθήνα ήταν η σπουδαιότερη πόλη κατά το μεγαλύτερο μέρος της περιόδου που άκμασε ο Ελληνικός πολιτισμός. Κατά την «Χρυσή Εποχή» της Ελλάδας (περίπου 500 π.Χ. με 300 π.Χ.) ήταν το λίκνο του Δυτικού πολιτισμού και κέντρο πολιτισμού και διανόησης. Είναι στις ιδέες και πρακτικές της Αρχαίας Αθήνας που είχε τις ρίζες του και στηρίζεται αυτό που αποκαλούμε σήμερα "Δυτικός πολιτισμός». Μετά την χρυσή εποχή, η Αθήνα συνέχισε να είναι μια πλούσια πόλη και κέντρο πολιτισμού και γνώσης μέχρι και την ύστερη εποχή της Ρωμαϊκής Αυτοκρατορίας.

 

Οι σχολές φιλοσοφίας έκλεισαν το 529 από τον αυτοκράτορα του Βυζαντίου Ιουστινιανό,περίπου 200 χρόνια από τότε που η Βυζαντινή Αυτοκρατορία αποδέχθηκε τον Χριστιανισμό ως επίσημη θρησκεία. Η Αθήνα έχασε την αίγλη της και μετατράπηκε σε περιφερειακή πόλη. Μεταξύ του 13ου και 15ου αιώνα η πόλη πολιορκήθηκε και διεκδικήθηκε από τους Βυζαντινούς, τους Γάλλους και τους Ιταλούς ιππότες της Λατινικής Αυτοκρατορίας. Το 1458 η πόλη κατακτήθηκε από τους Τούρκους και περιήλθε στην Οθωμανική Αυτοκρατορία. Ο πληθυσμός της μειώθηκε καθώς οι συνθήκες διαβίωσης επιδεινώθηκαν μαζί με την παρακμή της αυτοκρατορίας. Μέρη της πόλης (συμπεριλαμβανομένων και πολλών αρχαίων κτιρίων) καταστράφηκαν τον 17ο, 18ο και 19ο αιώνα καθώς διάφορες φατρίες προσπαθούσαν να ελέγξουν την πόλη.

 

Η Αθήνα ήταν σχεδόν έρημη και ακατοίκητη όταν έγινε πρωτεύουσα του νέου βασιλικού κράτους της Ελλάδος το 1833. Στις επόμενες δεκαετίες η Αθήνα ξανακτίστηκε και έγινε μια μοντέρνα πόλη. Η επόμενη φάση μεγάλης επέκτασης ήταν μετά το 1923 οπότε πολλές γειτονιές δημιουργήθηκαν, κυρίως άναρχα, από πρόσφυγες της Μικράς Ασίας. Κατά τον Β’ Παγκόσμιο Πόλεμο η πόλη κατακτήθηκε από τους Γερμανούς και ιδιαίτερα κατά τα τελευταία χρόνια του πολέμου υπέφερε πάρα πολύ και υπέστη μεγάλες καταστροφές. Μετά τον πόλεμο η πόλη άρχισε ξανά να μεγαλώνει.

 

Η είσοδος της Ελλάδας στην Ευρωπαϊκή Ένωση (τότε Ε.Ο.Κ.) το 1981 έφερε καινούργιες επενδύσεις στην πόλη ταυτόχρονα όμως μαζί με προβλήματα κυκλοφοριακού και ατμοσφαιρικής ρύπανσης.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I GUAI DELLA SCUOLA ITALIANA

I  PROBLEMI DELLA SCUOLA  ITALIANA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Studenti italiani sempre più impreparati, soprattutto in matematica e scienze. Una recente indagine dell’ OCSE ha evidenziato che addirittura il 62% dei ragazzi tra i 13 ed i 15 anni non conoscono la ragione dell’alternarsi del giorno e della notte, ignorando completamente che ciò è dovuto alla Terra che ruota attorno al proprio asse. Inoltre, il 50,9 % degli studenti risulta non in grado di leggere e comprendere un testo in modo adeguato. Elevata la percentuale di chi non sa leggere ed interpretare grafici.

Un vero e proprio guaio a cui la scuola italiana deve porre assolutamente rimedio!! Il ministro Fioroni, pur dichiarando di non voler trovare capri espiatori, punta il dito sui ragazzi, sulle famiglie, ma anche sui docenti, per i quali è prevista una nuova fase di formazione e di aggiornamento sui programmi e sulle metodologie didattiche da seguire in classe . (cosa che non farebbe poi tanto male!!)

 

 

Ecco, nel dettaglio, quanto è emerso dai test:

 

Dati Ocse Pisa raccolti ed elaborati dall’Invalsi (RIPORTATI FEDELMENTE DALLA PUBBLICAZIONE INVALSI)

Matematica: sotto al livello 2, cioè il minimo accettabile Media Ocse di insufficienti: 22% ITALIA 35% (Nord Est 18% Nord Ovest 22% Centro 29% Sud 41% Sud e Isole 50,4%)

Lettura e comprensione di un testo: sotto al livello 3, il minimo che gli consenta di vivere con pienezza Media Ocse di insufficienti 43% Italia 50,9% (Nord Ovest 40% Nord Est 37% Centro 45% Sud 63% Sud e Isole 65%)

Alcune prove 􀂾 Scienze “La luce diurna” La domanda era: “Perché c’è differenza tra il giorno e la notte?” 62 quindicenni italiani su 100 non sanno da cosa dipendono il giorno e la notte Lo sa solo il 38% (perché la terra ruota intorno al suo asse) Nel Sud il 30% Al Nord il 46% Nei licei risponde bene solo il 43%

􀂾 Lettura Il 40% degli studenti non sa leggere un testo discontinuo l’83% non sa usare tutte le informazioni

“Il Lavoro” E’ stato mostrato un diagramma ad albero che descrive la popolazione attiva di un paese. La domanda era relativa a quante persone della popolazione attiva non facevano parte della forza lavoro. Hanno risposto correttamente (senza fare alcun errore) e quindi ottenendo il punteggio pieno il 17% dei ragazzi. Il 44% ha ottenuto un punteggio parziale ed il 22% ha sbagliato la risposta. Il 17% non ha risposto. 􀂾

Matematica1 Il 30% degli studenti non sa interpretare una formula Tasso di cambio.- “E’ stato chiesto a quanto corrisponde il valore di una data moneta conoscendone il tasso di cambio”. Le risposte corrette sono state il 71,5% ed il 28,5% errate. Di queste ultime l’11,5% non ha risposto. I licei e gli istituti tecnici hanno risposto correttamente in modo quasi analogo (licei: 79,6%, tecnici: 77,5). Gli studenti dei professionali, invece, hanno risposto correttamente solo nel 54,6% dei casi, inoltre il 18,2% non ha risposto. 􀂾 Matematica2 Un terzo degli studenti non sa leggere un grafico Esportazioni.- “Sono stati mostrati due grafici che riportavano, in valori percentuali, la quantità di prodotti esportati da un certo paese. E’ stato chiesto di tradurre i dati in valori assoluti, utilizzando anche il tasso di cambio della domanda precedente. Le domande sono state formulate con due livelli di difficoltà. A quella meno complessa ha risposto in modo corretto il 68% dei ragazzi (11 punti percentuali sotto la media OCSE). Non ha risposto il 19% dei ragazzi. A quella più complessa ha risposto correttamente il 39,2% ( i licei ed i tecnici per il 43% i professionali per il 27%).

buon natale nelle varie lingue del mondo

 
 
A tutti gli amici del blog
 
BUON NATALE,

BEOM NATAL

FELIZ NAVIDAD

CR

ĂCIUN FERICIT (romeno)

MALIGAYANG PASKO (filippino)

SRETAN BOŽIĆ (croato)

Joyeux Noël (francese)

Il Buon Natale in tutte le lingue del mondo

 

Afrikaans:                                    Gesëende Kersfees

Albanese:                                     Gezur Krislinjden

Arabo:                                         Idah Saidan Wa Sanah Jadidah

Armeno:                                       Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand

Azerbaijan:                                  Tezze Iliniz Yahsi Olsun

Bahasa (Malesia):                        Selamat Hari Natal

Basco:                                          Zorionak eta Urte Berri On!

Bengali:                                        Shuvo Naba Barsha

Boemo:                                         Vesele Vanoce

Bretone:                                        Nedeleg laouen na bloavezh mat

Bulgaro:                                       Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo

Catalano:                                     Bon Nadal i un Bon Any Nou!

Ceco:                                            Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok

Cinese (Cantonese):                      Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun

Cinese (Mandarino):                     Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan

Cingalese:                                     Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa

Coreano:                                       Sung Tan Chuk Ha

Croato:                                         Sretan Bozic

Danese:                                         Glædelig Jul

Dutch (Pennsylvania):                  En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!

Eschimese (inupik):                      Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!

Esperanto:                                    Gajan Kristnaskon

Estone:                                         Ruumsaid juulup|hi

Farsi:                                           Cristmas-e-shoma mobarak bashad

Fiammingo:                                  Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar

Filippino:                                     Maligayan Pasko!

Finlandese:                                  Hyvaa joulua

Francese:                                    Joyeux Noël

Frisone:                                       Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!

Gaelico (Scozia):                         Nollaig chridheil huibh

Gaelico:                                       Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!

Gallese:                                       Nadolig Llawen

Giapponese:                                 Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto

Greco:                                          Kala Christouyenna! Hamish

Hausa:                                         Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!

Hawaaiano:                                 Mele Kalikimaka

Hindi:                                          Shub Naya Baras

Indonesiano:                                 Selamat Hari Natal

Inglese:                                          Merry Christmas and Happy New Year

Iracheno:                                     Idah Saidan Wa Sanah Jadidah

Irochese:                                     Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon Nagwutut. Ojenyunyat o

Islandese:                                  Gledileg Jol Isola di Man: Nollick ghennal as blein vie noa

Latviano:                                   Prieci’gus Ziemsve’tkus un Laimi’gu Jauno Gadu!

Lituano:                                        Linksmu Kaledu

Macedone:                                 Sreken Bozhik

Maltese:                                      LL Milied Lt-tajjeb

Maori:                                          Meri Kirihimete

Navajo:                                        Merry Keshmish

Norvegese:                                    God Jul oppure Gledelig Jul

Occitano:                                     Pulit nadal e bona annado

Olandese:                                    Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig   

                                                     Kerstfeast

Papua Nuova Guinea:               Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu

Polacco:                                     Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie

Portoghese (Brasile):                 Boas Festas e Feliz Ano Novo

Portoghese:                                  Feliz Natal

Rapa-Nui (Isola di Pasqua):        Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua

Rumeno:                                       Sarbatori vesele

Russo:                                          Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom

Samoa:                                         La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou

Serbo:                                          Hristos se rodi

Slovacco:                                     Sretan Bozic oppure Vesele vianoce

Sloveno:                                       Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto

Spagnolo:                                     Feliz Navidad

Svedese:                                        God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År

Tailandese:                                   Sawadee Pee Mai

Tedesco:                                       Fröhliche Weihnachten

Turco:                                           Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun

Ucraino:                                      Srozhdestvom Kristovym

Ungherese:                                   Kellemes Karacsonyi unnepeket

Urdu Naya:                                  Saal Mubarak Ho

Vietnamita:                                  Chung Mung Giang Sinh

Yoruba:                                         E ku odun, e ku iye’dun!

  MA, PER SEGUIRE LA NOSTRA LINGUA – NONNA:

Natale hilare et Annum Faustum! (non doveva mancare in latino)


 

 

 

VIP: Very Important Post: il significato del termine POLIS

 
 
Very Important P….ost:
 
La polis ed  il  suo  significato .
La città di SPARTA
 
Il termine polis indica, nel complesso, il luogo nel quale sorgevano gli edifici pubblici e in cui si praticavano i culti, ma anche e, forse, in misura maggiore, la forma statale, l’organizzazione politica e, quindi, la comunità degli uomini e dei cittadini che abitavano quel luogo.
 
La polis, infatti, oltre che un luogo geografico, in cui abitare, era soprattutto un "spazio politico", in cui prendere decisioni che venivano prese non da un’unica persona o da un ristretto gruppo di persone (eccezion fatta per il caso delle tirannidi), ma  "una pluralità di soggetti", cioé dai cittadini, dai politai, che, contrariamente a quanto accadeva nelle città – stato orientali, svolgevano un ruolo attivo nella vita politica della polis.
Le due poleis principali, attorno alle quali è sempre ruotata la storia della Grecia del V e del IV secolo a.C., furono Sparta e Atene.
 
La costituzione di Sparta affonda le sue radici nella Grande Rhetra, cioé nel grande responso delfico, ricevuto e messo in atto dal legislatore spartano Licurgo (nel IX secolo a.C. circa). Come si può desumere dalla radice della parola (che si richiama alla radice rhe- , collegata al significato del dire, del parlare ), la Grande Rhetra è una costituzione NON SCRITTA, ma "detta" oralmente.
 
Quasi tutti gli organi politici e costituzionali erano compresi nella Costituzione non scritta di Licurgo, ad eccezione del collegio dei cinque efori, che Sparta introdusse nel suo ordinamento, forse, dal 754/753 in poi, mentre già erano contemplate, probabilmente la diarchia, la gherousia e l’apella. 
 
Una città fondata su un rigido militarismo e su una ferrea organizzazione politico – militare, non poteva non presentare, quale suo elemento peculiare, l’ agoghé, cioé l’educazione e l’istruzione del giovane spartiate. Caratterizzavano l’agoghé spartana:
 
1) una rigida divisione dei giovani combattenti per classi d’età
2) una costante preparazione all’esercizio e alla sopportazione della vita militare
3) la partecipazione ai sissizi (da  sussition o sussitia ), cioé ai pasti comuni, al fine di sviluppare nei fanciulli, educati ad essere validi e forti soldati, il senso dell’appartenenza comune ad uno stesso "Stato".
 
 
Postiamo, da Wikipedia,  le notizie, più in generale, sulla costituzione spartana.
 
 
  APELLA E DIARCHIA

                       (assemblea cittadini

                       di pieno diritto)     |

                                             |   

                                     —————-

                                    |                |

                                   EFORI        GERUSIA

 

 Caste sociali 

 

 Gli Spartiati 

Gli spartiati appartenevano al ceto dominante di Sparta ed erano gli unici cittadini a pieno diritto. Essi si dichiaravano homòioi, uguali, anche se la loro uguaglianza era solo di carattere giuridico. Gli spartiati si dedicavano esclusivamente alle attività belliche, alle quali venivano addestrati in un regime di vita comunitario. A sette anni i fanciulli di robusta costituzione fisica venivano sottratti alla famiglia e educati alle arti belliche in vita comunitaria mentre a diciannove anni erano ammessi nell’esercito. Compiuto il trentesimo anno, infine, si potevano trasferire in abitazioni private con la moglie e i figli benché fossero tenuti a continuare gli addestramenti militari fino ai sessant’anni. Ogni spartiate possedeva un appezzamento di terreno inalienabile, che poteva essere lasciato in eredità solo al primo figlio maschio e assicurava il mantenimento della famiglia.

 

 

 I Perieci 

I perieci ("quelli che abitano intorno") erano gli abitanti delle comunità presenti nei territori che circondavano la città, come le parti costiere del territorio, viventi, sebbene sotto il dominio politico di Sparta, in stato di libertà e di autonomia, soprattutto dediti a lavori commerciali e artigianali, attività che invece gli spartani ignoravano, in quanto gli unici cittadini a pieno diritto, gli spartiati, non potevano arricchirsi e commerciare per rimanere appunto homoioi. Sull’ origine dei perieci ci sono pareri discordanti, c’è chi ritiene sia una popolazione derivante dalle popolazioni assoggettate dagli spartani al momento della loro invasione del territorio, micenee o pre-micenee (che, a differenza degli iloti, non opposero resistenza militare); altre ipotesi è che derivino da insediamenti militari situati in prossimità della frontiera[2]; o che fu una classe istituita per. spezzare la solidarietà fra i messeni vinti[3]. Come membri di comunità conquistate essi dovevano combattere, in posizione subalterna, a fianco di Sparta in caso di guerra. Essi rimanevano autonomi nelle loro città, obbligati anche al pagamento di tasse, ma esclusi dai pieni diritti politici.

 

 

 Gli Iloti 

Gli iloti si suppone furono i discendenti degli indigeni, soprattutto dei messeni, popolazione assoggettata dagli spartani all’inizio dell’occupazione della laconia, per allargare i possedimenti e concedere più terreni agli spartiati; i dori li avevano asserviti al momento della loro invasione del territorio. Nella loro qualità di schiavi pubblici, erano privi di qualunque diritto civile e politico, e venivano costretti, in misura prevalente, al lavoro agricolo. Ogni anno i magistrati spartani dichiaravano formalmente guerra agli iloti, così da rendere lecite potenziali aggressioni nei loro confronti. Le dure condizioni in cui si trovavano gli iloti e il loro numero, essendo stati sempre più numerosi degli spartiati (non si sa con sicurezza in che proporzione, forse è eccessivo il rapporto suggerito da Erodoto di 7 a 1 nel V secolo a.C.), facevano temere continuamente la possibilità di rivolte. Particolarmente significativa fu quella del 464 a.C., seguita a un terremoto che colpì la città, durante la quale gli iloti si arroccarono sul monte Itome, nel cuore della Messenia.

 

Caratteristica di Sparta fu l’aura di ammirazione e leggenda che la circondava, derivante dall’assenza di testimonianze scritte provenienti da essa. Le principali notizie che la riguardano provengono infatti tutte da fonti esterne a essa, e conseguentemente indirette. Sempre all’interno dei miti relativi a Sparta si ricorda Elena, la donna più bella dell’antichità. Suo padre Tindaro la dette in sposa a Menelao, che aveva ottenuto la promessa di protezione degli altri pretendenti greci, i più grandi sovrani della Grecia arcaica. Ben presto si abbatte la sventura sulla coe, Elena fu affidata da Ermes al re d’Egitto, che la custodì fino al ritorno in patria; la ragazza per cui si combatteva a Troia era solo una nuvola con le sue sembianze.

 

 

 Educazione 

La ricostruzione della sua reale natura è complicata dalla presenza di solo fonti di periodo tardo, che potrebbero quindi rappresentarla in modo idealizzato. Ne dà una importante testimonianza Plutarco nella Vita di Licurgo.

 

Il caratteristico sistema educativo a cui obbligatoriamente veniva sottoposto ogni giovane spartano era detto agoghé (ἀγωγή). Il giovane iniziava il proprio percorso formativo all’età di sette anni, lasciando definitivamente le cure familiari, e lo concludeva a 20 anni, allorché, non più fanciullo, era considerato un irene (in greco εἰρήν). L’educazione dei giovani, divisi in classi d’età, avveniva in comune, come comunitario era il momento del gioco e del confronto. Durante l’agoghé i fanciulli più validi venivano scelti per essere sottoposti ad una ulteriore e più severa fase d’addestramento, la krypteía (κρυπτεία), durante la quale i fanciulli erano confinati in località periferiche, con mezzi limitati, in particolare armati di un pugnale, e l’ordine di restare nascosti di giorno. La loro missione era l’aggressione degli iloti in cui si potevano imbattere la notte. Comportamenti considerati da alcuni studiosi complementari alla formazione del cittadino spartano, orientata verso il sistema oplitico, coprendone gli aspetti solitari, da caccia selvaggia, dotati comunque di una loro utilità in battaglia, retaggio di una possibile tradizione precedente il nuovo ordinamento militare[1].

 

 

 L’organizzazione dello stato 

A capo della città di Sparta vi erano due re: Sparta fu l’unica città nell’antichità ad assumere la diarchia come forma di governo. Questo rispondeva anche ad una necessità pratica. Infatti, poichè Sparta era una città basata sulla forza, si trovava continuamente coinvolta in lotte, e interne e esterne. Quindi tramite due re si poteva avere un controllo totale sia della situazione interna sia di quella esterna. Non va dimenticato altresì come i re avessero una funzione di condottieri militari. In tempo di pace i re avevano un potere nullo, figuravano solo tra le fila del senato, in tempo di guerra avevano poteri assoluti. Rivestivano anche cariche di capi religiosi. La carica di re era per via ereditaria: entrambi appartenevano alla dinastia degli Agiadi e degli Europontidi. Ben più forti rispetto ai re erano gli èfori, che venivano eletti annualmente dall’assemblea. Di questa istituzione non si hanno notizie nella Grande Rhetra, fu istituito nell’VIII secolo a.C.. Era il vero e proprio senato, formato da trenta membri eletti dalle tre tribù (Dimani, Pamfili, Illei). Essi controllavano le leggi, l’educazione dei cittadini, il comportamento dei cittadini, la politica estera amminisdicare i re. Ognuno degli èfori alla fine del mandato era sottoposto a un processo, per controllarne l’operato. L’assemblea dei cittadini (dei soli Spartiati quindi), aveva poteri molto ristretti: potevano solo approvare o disapprovare le leggi avanzate dalla gerusìa. Non erano previsti dibattiti o scambi di opinioni, e non si potevano avanzare leggi. Infine troviamo la gerusia, consiglio composto da 28 ai (detti geronti) di età superiore ai 60 anni, eletti a vita, e i due re.                                    

L’oracolo di Apollo a Delfi

 
Un potentissimo "mezzo di comunicazione" dell’antichità, posto nel centro del mondo
 
L’oracolo di Apollo a Delfi
 
 
 
Potremmo considerarlo a tutti gli effetti il primo grande esempio di "banca dati" universale al mondo. L’oracolo di Delfi, infatti, era il principale centro di informazione e di comunicazione non solo per la Grecia, ma per il mondo intero. Da ogni parte del globo vi giungevano uomini e personalità di spicco per chiedere informazioni su eventi già accaduti o, nella maggior parte dei casi, su eventi futuri e su scelte da compiere a livello individuale o collettivo. Numerosi erano gli ex voto lasciati nel santuario per benefici ricevuti. Il dio manifestava la sua volontà attraverso la Pizia, una sacerdotessa prescelta tra le fanciulle  del luogo, che, dopo essersi purificata con l’acqua della fonte Castalia e dopo aver masticato foglie di alloro, accedeva all’adyton, la cella sotterranea del tempio. Qui, caduta in stato di trance, ispirata dal dio Apollo, parlava in sua vece, formulando responsi generalmente ambigui e di non facile interpretazione. Possiamo ricordare, ad esempio, il responso tramandato dai Romani: "ibis redibis non morieris in bello", che, a seconda della punteggiatura poteva essere interpretato: "ibis, redibis, non morieris in bello" oppure "ibis, redibis non, morieris in bello", cioé: "andrai, ritornerai, non morirai in guerra", ma anche "andrai, non ritornerai, morirai in guerra".
 
 
 
 
 
 
La storia di questo santuario è antichissima ed avvincente. Il mito narra che Zeus, desiderando trovare il centro del mondo, avesse fatto volare da due punti opposti della Terra due aquile. Esse si "incrociarono" nella regione del Parnaso, a Delfi, nella Focide, che da allora i Greci considerarono l’omphalos, l’ombelico del mondo. Il santuario di Apollo soppiantò quello più antico consacrato a Gea (la Terra), al cui culto erano associati i figli Themis (la Giustizia) e Pitone (dall’aspetto di serpente). Pochi giorni dopo la sua nascita nell’isola di Delo, Apollo giunse a Delfi per impossessarsi dell’oracolo, uccidendo Pitone che custodiva il santuario di Gea. Costretto da Zeus a fuggire, il dio vi fece ritorno sotto forma di delfino con dei marinai cretesi che poi "promosse" al rango di sacerdoti  del tempio, assumendo lui stesso l’epiteto di Pitico, in memoria di Pitone.
Il santuario di Delfi fu chiuso definitivamente tra il 381 ed il 394 d.C. da Teodosio , ma già una ventina di anni prima, come riferisce la tradizione, esso aveva profetizzato la sua fine imminente ai legati dell’imperatore Giuliano l’Apostata che, intorno al 362 – 363 d.C., mosso dal disegno di restaurare il paganesimo e di riportarlo agli antichi splendori, fece interrogare l’oracolo, anche al fine di garantirsene il sostegno. Il dio, però, freddò le sue ambizioni, rispondendo più o meno così: "Dite al re che sono crollate le corti sfarzose, che Febo Apollo non abita più qui, che il dio non ha più riparo. Ditegli pure che l’albero profetico si è essiccato e che l’acqua che gorgogliava non parla più", rimarcando, in tal modo, lo sgretolamento inarrestabile e definitivo di un’epoca grandiosa e straordinaria, quella del paganesimo ed, in generale, del mondo antico, che si era riconosciuto idealmente, e non solo, in questo luogo misterioso ed affascinante allo stesso tempo.  
 
 

MORATORIA INTERNAZIONALE SULLA PENA DI MORTE

 
 
Svolta storica oggi nel Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.
DISCO VERDE DELL’ONU ALLA MORATORIA SULLA PENA DI MORTE
Consensi più ampi del previsto alla proposta italiana di moratoria sulla pena capitale
 
(foto: Corriere della Sera)
 
 
(foto Ansa)
 
 
 
 
Giornata storica, quella di oggi martedì 18 dicembre 2007. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a stragrande maggioranza la proposta italiana di moratoria sulla pena di morte. I voti favorevoli sono stati 104, tra cui anche, a sorpresa, quello della Russia. 54 i voti contrari e 29 i Paesi che si sono astenuti.
 
 
(foto Ansa)
 
 
Il risultato di oggi suggella un successo indiscusso della diplomazia italiana, rappresentata dal Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, ma, soprattutto, rappresenta una straordinaria vittoria della civiltà sulla barbarie.
Certo, il documento approvato dall’Onu non è vincolante e ancora molta strada dovrà essere percorsa per l’abolizione totale della pena capitale nel mondo, ma è evidente che esso avrà un forte valore morale e politico per tutti i Paesi in cui è ancora in vigore questa barbarie giuridica.
Unanime l’apprezzamento dei due Poli nel nostro Paese. Il "più vivo apprezzamento" è stato espresso anche dal nostro Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
 
 

VERSIONE DI GRECO IN CLASSE: ONLINE LA TRADUZIONE DI TUTTI I BRANI ASSEGNATI

GLI   SPARTIATI

Gli abitanti di Sparta sono chiamati, in base all’origine, Spartiati, Perieci, Iloti. Solo gli Spartiati sono realmente cittadini: i Perieci, infatti, godono della libertà, ma non prendono parte alla vita politica; gli Iloti, invece, sono schiavi in tutto e per tutto. Gli Spartiati, invero, non lavorano nei campi, né si occupano di pesca o di commercio, né delle arti, ma si prendono cura solo delle armi e si esercitano alla guerra. Inoltre, evitano il lusso e la ricchezza, (anzi) fin dalla fanciullezza sono abituati a sopportare fatiche e dolori. Infatti, i fanciulli, a Sparta, sopportano  il caldo e il freddo, la fame e la sete e, inoltre, le percosse senza difficoltà e senza lamento. Così gli Spartiati si procurano forza e perseveranza contro i pericoli della guerra.

 

LEGISLATORI  E  TIRANNI

I legislatori trascorrono non poco tempo nelle regioni degli stranieri e conoscono i modi di dire degli altri e leggi (anche “usanze”) importanti. Poi, quando ritornano, introducono le leggi nei loro Paesi. Fra i legislatori sono molto famosi Licurgo, a Sparta, Dracone, Solone e Clistene ad Atene. Le leggi di Licurgo sono antiche: il famoso legislatore, infatti, è venerato come una divinità. In Atene ottiene il potere anche Pisistrato, ma come tiranno, non (come) legislatore. Pisistrato, tuttavia, governa bene sul popolo e dopo la (sua) morte ottengono il potere i figli Ippia e Ipparco. I figli del tiranno, però, non sono ugualmente buoni e giusti, ma tracotanti e violenti: perciò Ippia viene cacciato dal popolo, mentre Ipparco viene ucciso.

 

LE  ERME

Le Erme sono statue (colonne) di pietra, di forma quadrata, con la testa di Ermes, il dio dei commerci e dei viaggi. Talvolta, però, le Erme raffigurano anche altre divinità. In Atene abbondano di Erme le case dei ricchi, i templi, le piazze e le strade, ma soprattutto gli incroci (di tre strade): infatti, gli Ateniesi venerano molto le Erme. Alcuni sconosciuti, tracotanti e violenti, di notte mutilano tutte le Erme nelle strade di Atene. La mutilazione delle Erme getta in un gran panico i cittadini, alcuni attribuiscono la responsabilità ad Alcibiade, uomo nobile e potente. Le autorità, dunque, richiamano Alcibiade dalla spedizione in Sicilia, ma Alcibiade, incriminato per empietà, per paura della condanna, si rifugia a Sparta. 

 

DEDALO   E   TESEO

Secondo i miti l’Ateniese Dedalo costruisce il Labirinto a Creta, l’isola famosa per il Minotauro. Subito anche Dedalo viene rinchiuso nel Labirinto, insieme al figlio Icaro, dal tiranno . In seguito, giunge a Creta Teseo, entra nel Labirinto, uccide il Minotauro, esce sano e salvo con i compagni e fugge. Teseo esce con l’aiuto di Arianna, Dedalo, invece, con una straordinaria astuzia: costruisce delle ali incollate con la cera, lega le ali alle spalle e “vola via”, coraggiosamente, dalla finestra con il figlio. Dedalo giunge in Sicilia; ma il sole scioglie la cera ad Icaro, perciò lo sventurato ragazzo precipita in mare e muore.

L’ALBERO  INUTILENella terra di un contadino c’è un albero bello ed alto, ma infruttoso, ed offre riparo soltanto ai passeri. Il buon contadino vuole tagliare l’albero per la (sua) inutilità ed infligge con l’accetta terribili colpi. I passeri rimproverano con aspre parole il contadino e dicono: “Ritieni inutile l’albero, poiché non produce frutti, ma esso procura alle tue fatiche ombra refrigerante, a noi, invece, un tranquillo rifugio, quando rallegriamo i tuoi bambini con i nostri canti. Perciò, non tagliare l’albero”. Il contadino dapprima non presta ascolto alle parole dei passeri, poi, però, trova sull’albero (lett: “nel legno”, nel tronco) un grande alveare di api laboriose, depone la scure e “venera” come sacro l’albero. Spesso dagli uomini non viene apprezzato il giusto, ma viene ricercato il profitto.

FAMA  E  DANARO  NON  PROCURANO  SAGGEZZA

Come nel mare spesso scoppiano violente tempeste e disperdono i marinai, così nella vita improvvise sciagure si abbattono sugli uomini e spingono gli uomini verso sorti avverse. Perciò alcuni ottengono grandi ricchezze e buona fama, altri, invece, sono infelici e poveri. Ma, tuttavia, la gloria e la ricchezza non sempre procurano saggezza: alcuni uomini, infatti, similmente ai ragazzi,si lasciano trascinare da una smodata brama di ricchezza e da un eccessivo desiderio di gloria e compiono azioni insensate (e fanno cose insensate). Per questo, essi ritengono stabili e duraturi i beni terreni (della Terra) e non tengono in conto i cambiamenti della sorte, anzi trattano con insolenza gli infelici. Ma gli dei puniscono uomini simili e modificano le sorti (umane): così, spesso, i ricchi diventano poveri, le persone famose (i famosi) diventano prive di gloria (ignote).

A voi la parola

 
 
 
Riflessioni  su  questa mattinata trascorsa …..
 
 
 
 
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A voi la parola:
 
chi vuole può esprimere una sua opinione nello spazio dei commenti.  Accorrete numerosi!!

LAZIO – JUVENTUS

 
 
LAZIO – JUVENTUS
 
 
2 – 3
 
 
sedicesima giornata del campionato di calcio di serie A
 
il  buon giorno si vede dal mattino,
 
anzi …. dalla sera!!!
 
(foto  Ansa – Repubblica)
 
 
 
 
 
 
 
 
Dunque, questa sedicesima giornata della serie A è cominciata decisamente bene.  Nella partita dell’anticipo serale di sabato 15 dicembre 2007 i bianco neri battono per 3 a 2 una Lazio che ha comunque giocato la sua partita, ma che nulla ha potuto contro lo slancio della vecchia signora del calcio.
 
Questi i gol segnati:
 
29′ primo tempo: Trezeguet; 36′ primo tempo: Pandev, 3′ secondo tempo: Del Piero, 25′ secondo tempo: Del Piero ("Pinturicchio" non perdona!!), 48′ secondo tempo: Pandev.
 
Ora la Juventus ha, almeno per stasera, agganciato la Roma in classifica al secondo posto e si trova a 5 punti di distanza dall’Inter.
 
 
AUDAX  FORTUNA  JUVENTUS
(TOTO’)
 
 
 
 
 
 
 
 

Inter e Juventus vincono ancora. Stasera: Napoli – Parma. Forza Napoli!!

 
 
Juventus e, soprattutto, Inter
 
vincono ancora.
 
Stasera posticipo Napoli – Parma
 
FORZA  NAPOLI!!!
 
 
Domenica calcistica abbastanza ricca di gol quella di oggi 9/12/2007
 
In particolare si segnalano le seguenti partite:
 
 
 
Inter – Torino 
 
 
 
 
vinta dall’Inter per il "modico" punteggio di 4 – 0, con gol di Ibrahimovic al 38′ del primo tempo su rigore, di Cruz, al 5′ del secondo tempo, di Jimenez e, infine, di Cordoba al 31′ della ripresa
 
Empoli – Cagliari
vinta dall’Empoli per 4 – 1, con il gol della bandiera, per il Cagliari, segnato da Daniele Conti
 
 
JUVENTUS  –  ATALANTA
 
 
 
     
 
Vinta dalla SIGNORA per 1 – 0, con gol di Nedved, ad un minuto dalla fine. (I Romani, però, dicevano POTIUS  SERO  QUAM  NUMQUAM, cioè  "meglio tardi che mai!!!")
 
 
 
E  stasera posticipo  NAPOLI – PARMA
 
 
FORZA  NAPOLI !!!!
 
 
Riepilogo (provvisorio) di questa giornata
 
 

Risultati giornata odierna

Lazio – Catania 2-0

Palermo – Fiorentina 2-0

Empoli – Cagliari 4-1

Genoa – Siena 1-3

Inter – Torino 4-0

Juventus – Atalanta 1-0

Livorno – Roma 1-1

Udinese – Sampdoria 3-2

Napoli – Parma   (stasera)

Reggina – Milan  (rinviata al 30 gennaio)

 

 

Classifica

Inter 37

Roma 32

Juventus 29

Udinese 28

Fiorentina 24

Atalanta* 21

Palermo 21

Sampdoria 20

Milan** 18

Napoli* 18

Catania 18

Lazio 17

Torino 15

Parma* 15

Genoa 15

Livorno 14

Siena 13

Empoli 13

Reggina* 10

Cagliari 10

 

* = 1 Partita in meno

 Classifica Marcatori

D. Trezeguet 11

Z. Ibrahimovic 9

C. Bellucci 8

J. Cruz 8

M. Borriello 7

C. Doni 7

R. Kaka’ 7

F. Totti 7

A. Di Natale 6

V. Iaquinta 6

 
 
 
 
 

LUTTAZZI – “LA 7″LIBERALI PER MODO DI DIRE

 
 
 
 
"DECAMERON"
 
SU LA 7
 
LIBERALI SOLO  A  PAROLE?
 
SPERIAMO DI NO!!
 
 
 
 
 
 
Ci riferiamo all’episodio della sospensione del programma satirico di Daniele Luttazzi sull’emittente televisiva "LA 7".
 
I fatti sono questi:
il popolare conduttore nell’ambito di alcune affermazioni sulla guerra in Iraq e sul ruolo giocato dall’ex Presidente del Consiglio, ha espresso delle dichiarazioni piuttosto forti su Giuliano Ferrara, volto storico della "La 7", e su altre personalità dell’attualità.
 
La frase di Luttazzi è stata senza dubbio pesante, tuttavia, pensiamo che anche questo rientri nella satira, soprattutto quando ad un conduttore come Luttazzi viene giustamente assicurata la più ampia e "totale libertà creativa". Ci sembra, pertanto, ingiustificata la sospensione del programma, soprattutto quando ciò avviene su un’emittente televisiva che ha fatto della difesa della libertà d’espressione, dell’indipendenza e dell’imparzialità giornalistica la propria bandiera e la propria ragion d’essere.
 
Cari dirigenti de "La 7", sapete meglio di tutti noi che oscurare una trasmissione e cancellare una voce televisiva come quella di Luttazzi (ripetendo ancora una volta un errore, diciamo così "bulgaro – italico") è, a voler usare un altro eufemismo, un vero peccato in quanto significa non solo cancellare un programma importante che ottiene anche una buona audience, depotenziando e depauperando così l’emittente televisiva nella sua interezza, ma  anche infliggere un duro colpo alla democrazia, come avviene nelle dittature (rosse o nere che siano!!!).
 
Possibile che siate liberali solo a parole?
 
In verità, noi non lo crediamo e proprio per questo confidiamo in una "sospensione" della sospensione del programma ed in un suo rapido reintegro nel palinsesto televisivo.
 
FORZA LUTTAZZI!!!
 
W LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’ DI PAROLA!!
 
Saluti
cogitoergosum

Claudio, imperatore rivalutato

 

Claudio:  un imperatore rivalutato dalla storiografia moderna

Il 24 gennaio del 41 d.C., durante le feste augustali, dopo tre anni, dieci mesi e otto giorni di governo, venne ucciso Caligola, l’imperatore forse più pazzo che la storia romana ricordi. Morì per mano del tribuno dei pretoriani Cassio Cherea, che il despota era solito umiliare ed insultare, e di Cornelio Sabino. Il primo lo colpì alla testa con una spada, l’altro al petto. L’opera venne “completata” da altri congiurati di origine senatoria ed equestre. Come in una sorta di déjà vu, che richiama alla mente l’uccisione di Cesare, i congiurati uscirono per le strade dell’Urbe gridando: “Roma libera, Roma libera”.

 

All’inizio il popolo romano, avvezzo alle folli stranezze di Caligola, accolse l’annuncio della morte senza alcuna reazione, credendo che non fosse veritiero e che lo stesso imperatore avesse diffuso ad arte quella notizia per poi uccidere tutti coloro che avessero esultato. 

 

Salì al potere Claudio (Tiberius Claudius Drusus Nero Germanicus, fratello di Germanico e, quindi, zio dell’imperatore ucciso) e governò Roma dal 41 al 54 d.C.. Come già accaduto per il suo predecessore, è molto probabile che la nomina di Claudio sia stata influenzata dal mito di Germanico, che tra il 14 ed il 15 d.C., si era brillantemente distinto in Germania.

 

Il nuovo imperatore raccolse un’eredità difficile, resa ancora meno invidiabile dalla crisi economica provocata dalle folli spese di Caligola. Claudio  cercò di attuare all’inizio del suo principato una politica volta a restaurare quell’equilibrio istituzionale e sociale che aveva già caratterizzato il periodo augusteo.

 

In tale direzione andava il suo tentativo di avviare una proficua collaborazione con il Senato. Tuttavia, non riuscì nel suo intento soprattutto a causa delle sempre crescenti ostilità e diffidenze del Senato romano.

 

Per questa ragione, abbandonando l’iniziale suo progetto politico, mirò a consolidare l’appoggio dell’esercito e conferì al suo governo un aspetto dispotico e tirannico.

Dette vita ad un’ efficiente burocrazia di corte (costituita da un ampio numero di liberti, cioé schiavi poi liberati) ed estese la cittadinanza ed il rango senatorio a molti abitanti delle province, rendendo il senato un organismo sempre più “universale” e sempre meno italico.  

 

Questi, in breve, furono gli aspetti salienti della sua azione politica:

 

* visione dell’impero come un “unico organismo” territoriale, senza privilegi o disparità tra le popolazioni

 

* volontà di rendere il Senato un organismo rappresentativo di tutto l’impero e non solo dell’aristocrazia romana ed italica

 

* estensione del diritto di cittadinanza ad un numero sempre più ampio di uomini ed, in particolare, ai soldati ausiliari

 

* creazione di un’efficiente burocrazia imperiale, attraverso il coinvolgimento dei liberti a lui  fedeli (liberi imperiali)

 

* indebolimento dell’aristocrazia romana

 

* risanamento delle finanze pubbliche

 

* ampliamento del porto di Ostia e realizzazione del grandioso acquedotto dell’ Acqua Claudia, già avviata, però, da Caligola

 

 * politica estera “difensiva” o, comunque, fondata sul rafforzamento dei confini. 

 

 * conquiste militari  importanti:

 

           – Mauretania (attuale Marocco), nel 42 d.C.

           – Britannia, ( in parte conquistata dal figlio Britannico), nel 43 d.C. 

           – Giudea, nel 44 d.C. .

  

Tuttavia, i buoni risultati politici vennero rapidamente offuscati dagli scandali e dalla corruzione di corte, che videro coinvolte anche personalità della famiglia imperiale. Lo stesso Claudio, su pressione dai liberti, fece giustiziare la moglie Messalina. Successivamente, sposò Agrippina, sorella del defunto Caligola, madre di Nerone.

Proprio questa donna provocò la fine del suo impero e la sua morte. Infatti, ella, dopo aver messo fuori gioco l’influenza dei liberti imperiali,  persuase il marito a designare come suo successore proprio Nerone e poi lo avvelenò.

 

Gli antichi scrittori, quali Seneca, Svetonio, Tacito ed altri, rappresentavano questo imperatore come una persona abulica  e succube sia delle donne di corte, sia dei suoi potenti liberti.

 

Eppure, come la storiografia moderna ha giustamente evidenziato, il principato di Claudio è stato uno dei migliori quanto meno tra quelli del primo  secolo d.C. e, soprattutto, uno dei più innovatori.

 

Claudio, infatti, fu ispirato da una visione straordinariamente moderna dell’impero e della missione di Roma. La  potremmo definire universalistica e cosmopolita, fondata sulla concezione di una società aperta e “globalizzata” che sapesse inserire ed integrare negli organismi politici e dirigenti le forze migliori, al di là della loro provenienza o della loro condizione di nascita. Solo così, dunque, possiamo spiegarci la sua decisione di estendere il rango senatorio anche agli abitanti delle province, oppure la sua volontà di conferire le più alte cariche istituzionali a persone che, anche se di origine servile, avessero mostrato una particolare attitudine per l’espletamento di quegli incarichi. Sotto questo profilo, egli fu il primo a creare, in Roma una burocrazia centralizzata e ad affidare l’amministrazione pubblica imperiale a liberti professionisti, in base a diverse sfere di influenza, conferendo a ciascun liberto una sorta di funzione ministeriale. Tra questi liberti si distinsero in particolare:

  

* Narciso, capo della segreteria privata del princeps e incaricato di gestire le relazioni con i governatori, l’esame 

   di  lettere e messaggi di vari funzionari, le relazioni con città o comunità  provinciali;

* Pallante, responsabile della ragioneria, dell’erario e delle finanze dello Stato; 

* Callisto che si interessava, in particolare, delle richieste inviate al princeps;

* Polibio che svolgeva funzioni di consigliere culturale di Claudio.

 

Essi, pur coinvolti in intrighi di corte  e in giochi di potere, mostrarono in genere grandi capacità e furono le “colonne” del nuovo sistema burocratico ed amministrativo centralizzato voluto dall’imperatore.

 

Il giudizio negativo della storiografia e dell’ intellighenzia del suo tempo sul suo operato scaturisce, con ogni probabilità, dal fatto che con queste riforme Claudio aveva ridimensionato drasticamente il potere ed il prestigio della classe senatoria ed aristocratica, dalle cui file tutti questi vari scrittori provenivano.

A parte Tacito e Svetonio, fu soprattutto Seneca a delinearne un ritratto negativo nell’opera Apocolokyntosis, sive de morte Claudii,  cioè ZUCCHIFICAZIONE, ovvero sulla morte di Claudio. Trasformazione in una zucca, era il termine impiegato dal filosofo stoico per ridicolizzare il processo di apoteosi e divinizzazione voluto per Claudio dopo la sua morte.

 

 

 

 

INTER – LAZIO

 
 
Perbacco (il nero – azzurro è d’obbligo)!! 
 
Anche l’Inter fa coniugare i verbi difettivi ai suoi avversari
 
INTER  –  LAZIO  = 3 – 0
 
nella partita di recupero disputata stasera, mercoledì 5 dicembre.
 
Auguri all’Inter,
 
anche se, citando l’indimenticabile Totò, non mi stancherò di dire 
 
 
 
AUDAX  FORTUNA  JUVENTUS!!!!!
 
 
e citando sempre Totò, anzi parafrasando una sua celebre frase, dico:
 
 
SIGNORA  SI  NASCE
 
E  LEI  LO NACQUE
 
NON A CASO E’ LA VECCHIA SIGNORA DEL CALCIO!!
 
 
 

Gli Ateniesi erano….. felici?

 
 
 
GLI ATENIESI ERANO FELICI?
 
 
______________
 
 
ATENE  SCUOLA DELL’ELLADE,
 
PATRIA DELLA  DEMOCRAZIA
 
(ANCHE SE CHIUSA AGLI STRANIERI),
 
LUOGO NEL QUALE GLI ATENIESI
 
TRASCORREVANO, ALMENO IN TEMPO DI PACE,
 
UNA VITA  FELICE  (E, QUINDI,  SERENA).
 
 
MA  ERA  PROPRIO  COSI’, SEMPRE?
 
D’ALTRA PARTE VOLENDO PARODIARE
 
 UNA FAMOSA ED IMPORTANTE AFFERMAZIONE,
 
 
SE SPARTA  PIANGE, ATENE NON RIDE!!!! 
 
per ora il senso di questo post è piuttosto "evanescente".
 
 
SPERO, PERO’ , DI AVERE IL TEMPO DI CHIARIRLO IL PRIMA POSSIBILE.
 
saluti!!
 
 
 

REM TENE, VERBA SEQUENTUR

 
 
Salve a tutti,
 
rieccomi di nuovo alle prese con l’aggiornamento del blog, un po’ in ritardo, rispetto al solito. D’altra parte, gli impegni scolastici sono, in questo periodo, "totalizzanti" (soprattutto in ragione del numero non esiguo di alunni per classe): centosedici compiti da correggere nell’arco di una settimana non rientrano certo nel novero di quelle che il grande Catullo definiva "nugae"!!!!
 
Cmq, non ci lamentiamo, anche perché, in fin dei conti, non ce ne sarebbe neppure il tempo!!
 
Il post odierno è davvero breve (qualcuno dirà: "meno male, cogitoergosum è rinsavito!!") e si ispira ad una celebre affermazione latina:
 
"rem tene, verba sequentur"
 
Essa, tradotta più o meno letteralmente, significa:
 
"padroneggia l’argomento, le parole seguiranno da sole".
 
Un caposaldo dell’antica oratoria, che si ricollega all’importanza del concetto e del contenuto, ma che presuppone anche un modo di pensare, tipico degli antichi Romani, fondato su una sorta di rigorosa praticità.
 
Questo motto, da alcuni attribuito a Cicerone, da altri a Catone il Censore, è senz’altro anche qualcosa di più che un semplice principio di retorica.
Costituisce, anzi, un insegnamento di vita, una valida guida per chiunque mostri esitazione o timore nel parlare, nel proporsi in pubblico e nel manifestare le proprie idee.
 
Che si tratti di un semplice discorso, di una interrogazione, di un compito o di un’esposizione non necessariamente scolastica, questo suggerimento tramandatoci degli antichi Romani non può non essere di straordinaria utilità ed attualità.
 
REM TENE, VERBA SEQUENTUR!!