
Nel 2008, come ho già scritto, ho fatto un viaggio in Polonia, dal 4 all’ 11 agosto, e ho avuto modo di ammirare una nazione che mi è sembrata assai più bella di quanto pensassi. (Alcune fotografie sono visibili su questo blog).
Più pesanti di tutte, credo, sono state le tirannie che hanno caratterizzato la vita dei Polacchi in tutto il secolo XX. Quella comunista, dal secondo dopoguerra fino al 1989, e quella nazista durante la seconda guerra mondiale.
Non ci sono differenze tra dittature e dittature: possono essere bianche, nere o rosse, di stampo fascista o comunista, di tipo militare o civile, ma sono tutte egualmente fondate sulla negazione dei diritti umani e, quindi, sull’annullamento dell’essere umano in quanto tale.
In questo post, però, vorrei soffermarmi sul periodo storico che per la Polonia coincise con l’invasione tedesca, per fare delle riflessioni anche di carattere generale. La visita ai campi di sterminio di Auschwitz non lascia adito a dubbi. In quel periodo, dal 1939 al 1945, l’ordine mondiale concepito da colui che sicuramente può essere definito come il più folle di tutti i tempi, cioè Hitler, prevedeva l’annientamento di tutti gli Ebrei d’Europa e l’asservimento di tutte le nazioni ritenute inferiori o suddite.
Queste sono senza dubbio delle valide ragioni per ravvivare sempre di più il ricordo di ciò che è accaduto tanti anni fa. Allo stesso modo, è giusto fare memoria anche di tante altre campagne di sterminio e stragi che hanno insanguinato il XX secolo. Penso anche al massacro delle Foibe, di cui si celebra il ricordo il 10 febbraio.
Allora, è sempre importante ricordare e, soprattutto, far ricordare. Il negazionismo si combatte attraverso il ricordo e la memoria storica.
Fino a quando ci sarà anche un solo imbecille che tenterà di negare quanto è successo,o, peggio, che continuerà ad inneggiare a determinati personaggi del passato, varrà sempre la pena di brandire contro costui l’arma pacifica, efficace, della memoria storica!!!

Auschwitz
Francesco Guccini
Son morto ch\’ero bambino
son morto con altri cento
passato per un camino
e ora sono nel vento
Ad Auschwitz c\’era la neve
il fumo saliva lento
nei campi tante persone
che ora sono nel vento
Nei campi tante persone
ma un solo grande silenzio
che strano, non ho imparato
a sorridere qui nel vento.
Io chiedo come puo` un uomo
uccidere un suo fratello
eppure siamo a milioni
in polvere qui nel vento.
Ancora tuona il cannone
ancora non e` contenta
di sangue la bestia umana
e ancora ci porta il vento.
Io chiedo quando sara`
che un uomo potra` imparare
a vivere senza ammazzare
e il vento si posera`.
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