Dalle tenebre alla Luce: 3 passi radicali (e quotidiani) per non farsi anestetizzare dal mondo

“Un tempo eravate tenebra, ora siete luce del Signore. Comportatevi, perciò, come figli della luce … perdonandovi a vicenda, come Dio ha perdonato voi”

Perdonare non significa dimenticare, bensì imitare Cristo come figli della luce. Spezziamo il cerchio del rancore e dei “musi lunghi” e facciamo noi il primo passo, imitando Cristo che, dalla croce, ha perdonato lui per primo!

Il Salmo 1 descrive il declino come una lenta paralisi: prima cammini, poi ti fermi, alla fine ti siedi nel cinismo. È l’anestesia del compromesso.

1. Il minuto del perdono: zero ritardi

«Perdonatevi a vicenda come Dio ha perdonato a voi». Gesto: entro 24h fai il primo passo. Manda quel “Facciamo pace?”.

Ritroviamo la nostra gioia nella Parola di Dio, facendoci imitatori di Cristo e camminando nella legge del Signore!

“Di impurità e di cupidigia neppure si parli – come deve essere tra santi – né di volgarità, insulsaggini, trivialità che sono sconvenienti … Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro, cioé nessun idolatra, ha in eredità il regno di Cristo e di Dio“. “Piuttosto, rendete grazie!” Quando la conversazione scade nel pettegolezzo, fai lo “switch”. Cambia discorso con una parola buona. Come nell’immagine qui sopra collocata: cancella il “…hai sentito di…??” e passa a qualcosa di bello.

Essere figli della luce lo si può vedere anche da come parliamo e da che cosa diciamo. Comportarsi da figlio della luce significa anche cambiare discorso quando ci accorgiamo che una conversazione sta degradando nel pettegolezzo o nell’offesa di una persona assente che non può difendersi.

Spezziamo la catena del pettegolezzo e del fango!

3. La sveglia del Vangelo: radici profonde

Gesù la vide, la chiamò a sè e le disse: “Donna sei liberata dalla tua malattia”

Non siamo solo noi a cercare lo sguardo di Dio, ma, assai più spesso, è il Signore che cerca noi per guarirci, e per darci la vera dignità di figli di Dio!

La nostra fede poggia su una certezza straordinaria e rassicurante: ciascuno di noi è cercato, amato e liberato da Cristo!

Per questo …. Non accontentarti di una vita mediocre. Sii luce per gli altri!!

Scegliamo se camminare come figli della luce e come imitatori di Cristo oppure scivolare nella vita scialba e mediocre di chi entra, senza accorgersene, nel consiglio dei malvagi”

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L’amore per Dio passa necessariamente per l’amore per il prossimo

Ama il tuo prossimo come te stesso

Spesso pensiamo che per amare il prossimo servano gesti eroici o che si debba partire come missionari dall’altro capo del mondo. Non è così. Possiamo essere “buoni samaritani” nelle nostre azioni ordinarie, ogni giorno, a casa, a scuola, a lavoro: essere gentili con chi incontriamo, anche quando siamo stanchi o di cattivo umore; aiutare concretamente chi fa fatica nei compiti, nel lavoro o si sente solo; portare pace dove c’è un litigio, spegnendo i pettegolezzi; perdonare chi ci ha offeso, senza covare rancore.
Ricordiamocelo: amare non significa semplicemente evitare il male, ma significa costruire attivamente il bene. Non è una questione di bei discorsi, ma di compiere piccole azioni concrete.Santa Teresa di Calcutta diceva che con il nostro amore quotidiano non risolveremo tutti i problemi del mondo, ma ciascuno di noi può essere “una piccola goccia d’acqua pulita nella quale le persone possano cogliere il riflesso dell’amore di Dio”.
Se ognuno di noi accetta di essere questa goccia, chi ci cammina accanto potrà incontrare l’amore di Dio attraverso di noi, per poi diventare a sua volta un riflesso di luce per gli altri.

Non io, ma Dio

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Lunedì 12 ottobre – XXVIII Settimana T.O. Anno II
Gal 4,22-27.31-5,1; Sal 112; Lc 11,29-32

Sia lodato Gesù Cristo.

“Questa generazione cerca un segno”. Quante volte lo cerchiamo anche noi? Vogliamo che Dio si adegui ai nostri schemi, che faccia un miracolo come lo vogliamo noi per poter credere senza rischiare.

Ma Gesù è chiaro: il vero Segno è già qui. È Lui stesso. È il segno di Giona: la sua Passione, Morte e Risurrezione. Non cerca sensazionalismo, chiede conversione.

Ce lo ricordano la Regina del Sud e gli abitanti di Ninive: questi hanno fatto di tutto per ascoltare una parola di sapienza e convertirsi. E noi che abbiamo di fronte uno molto di più grande di Salomone e di Giona – cioè il Figlio di Dio – restiamo indifferenti?

Sforziamoci di essere, come ci esorta san Paolo, figli della donna libera e non della schiava.

Essere schiavi oggi significa vivere per i “like”, per l’approvazione degli altri, per le mode. Ma è molto pericoloso, perché significa morire come fotocopie, come affermava San Carlo Acutis, un ragazzo del nostro tempo, libero davvero, che ha fatto del mondo dell’ informatica e del web un grande strumento di evangelizzazione. Carlo aveva capito tutto: il miracolo più grande, il segno più straordinario è l’Eucaristia, che lui definiva la sua “autostrada per il cielo”.

Il suo monito ci scuote ancora oggi: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie”.

Il segno che salva è ogni giorno, sull’altare.

Chiediamo a San Carlo la grazia di una fede originale, libera e coraggiosa.

Sia lodato Gesù Cristo.

#VangeloDelGiorno #Omelia #SanCarloAcutis #Libertà #Eucaristia

Siamo pronti??

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L’abito nuziale

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Molti i chiamati, pochi gli eletti: la scelta di vivere la chiamata di Dio da protagonisti

🌟

Nel Vangelo di oggi, Gesù paragona il Regno dei Cieli a una grande festa di nozze. Gli invitati ufficiali rifiutano per i propri affari, ma il Re (Dio) non si arrende: manda i servi a chiamare chiunque si trovi per strada. Cattivi e buoni. La sala si riempie.

Questo invito è rivolto anche a noi, e c’è un momento preciso in cui possiamo partecipare a questo banchetto: l’Eucaristia.

Ma attenzione al dettaglio: un uomo viene cacciato perché non indossa l’abito nuziale. Che cos’è quest’abito? È la nostra conversione, la nostra disposizione interiore.

Custodire questo abito non è facile, specialmente quando la vita picchia duro. Ma San Paolo ci dà la chiave: «Tutto posso in colui che mi dà la forza» 💪. La stoffa di questo vestito è l’abbandono fiducioso nelle mani di Dio.

La parabola si chiude con una frase forte: «Molti sono chiamati, ma pochi eletti».

L’invito di Dio per noi è sul tavolo, la notifica sul nostro smartphone spirituale si è appena accesa. Cosa vogliamo fare?

❌ Lasciare il messaggio tra le chat perse?

✅ O essere un eletto, indossare l’abito della festa e vivere da protagonista?

La risposta è scontata! Pronunciamo oggi il nostro “Sì” con coraggio. Facciamo del Signore la nostra bussola: bontà e fedeltà ci saranno compagne tutti i giorni della nostra vita.