Archivio dell'autore: CARLO MANZIONE cogitoergosum1969
PANTA RHEI
La giornata di oggi
la giornata di domani parte seconda
La giornata di domani
Mi raccomando
L’UNICA VERA SCONFITTA E’ QUELLA CHE NOI DIAMO A NOI STESSI
Ci siamo ormai lasciati alle spalle la prima impegnativa parte dell’anno scolastico. Dei risultati, più o meno soddisfacenti, sono stati conseguiti e valutati. Si poteva, in qualche caso, si doveva fare di più o fare meglio, in altri casi occorre consolidare e rafforzare i buoni traguardi già raggiunti.
C’è stato anche chi non ha fatto registrare i voti che avrebbe potuto avere, ma che certamente potrebbe avere nel secondo quadrimestre, affrontando in modo più attento lo studio nelle varie disicpline.
Che dire? Dobbiamo mettercela TUTTA: noi docenti , soprattutto, nel cercare sempre di rendere piacevole anche ciò che piacevole non sempre è, ma anche voi studenti nel mostrare disponibilità e serietà nell’impegno.
Il nostro dovere è quello di insegnare, il che non significa solo trasmettere conoscenze, ma anche, in senso più generale, guidare voi ragazzi nel vostro processo di crescita e di formazione.
Il vostro dovere è quello di studiare, ma anche di saper studiare, impiegando tutta la vostra buona volontà e la vostra intelligenza.
E’, forse, uno degli impegni più gravosi e difficili che la vita possa richiedervi, in quanto esige quella perseveranza e quello spirito di sacrificio che non tutti sono disposti a "sostenere". Così, al temine della giornata, ciascuno di noi e di voi dovrebbe chiedersi se ha fatto fino in fondo il proprio dovere e la risposta non possiamo che cercarla in noi stessi e nel nostro operato.
Se tutto ciò non avviene, è un vero peccato: anche le persone dallo "spirito vivace" e "piene di ingegno", se non si lasciano guidare dalla volontà, direi quasi dall’ostinazione, e dall’impegno, finiranno per sciupare le doti che la natura ha loro fornito e che la famiglia e l’ambiente hanno permesso di consolidare.
Per citare una bella frase di un nostro ex PRESIDENTE della Repubblica, il Senatore Oscar Luigi Scalfaro, "l’unica vera sconfitta è quella che noi diamo a noi stessi"! E ciò avviene quando un insuccesso o un risultato negativo ci spingono a dare "tout court" la colpa agli altri, a "gettare la spugna", ci avviliscono in modo eccessivo e non ci consentono di trarre e di accettare la lezione che anche da quell’insuccesso possiamo apprendere.
Allora, in questo caso, quando cioé ci sono le possibilità di fare meglio e di farlo bene, è il caso di NON ARRENDERSI MAI!!! CI VUOLE SOLO L’IMPEGNO PER ASSOLVERE AL PROPRIO DOVERE E PER FARLO CON ENTUSIASMO, DI MODO CHE RISULTI UNA NOSTRA SCELTA E NON UNA CONTROPRODUCENTE IMPOSIZIONE!!
"NON VI E’ ERRORE DAL QUALE NON CI SI POSSA RIPRENDERE, SE SI ACCETTA DI AVER SBAGLIATO E SI HA LA FORZA DI GUARDARE AVANTI E DI VOLER VINCERE. IMPORTANTE E’ RICONOSCERE" DOVE ABBIAMO SBAGLIATO E IN CHE MODO POSSIAMO CORREGGERCI.
VOI SARETE LA CLASSE DIRIGENTE DEL FUTURO, MA, SOPRATTUTTO, SIETE GIA’ DEI CITTADINI IN GRADO DI RENDERE MIGLIORE NON SOLO IL VOSTRO FUTURO, MA ANCHE IL VOSTRO PRESENTE, CON LA VOSTRA INTELLIGENZA E CON LA VOSTRA VIVACITA’!!
GLI ORRORI DELLA STORIA
Il pm Marco De Paolis del tribunale militare della Spezia ha chiesto il rinvio a giudizio per due ex ss Paul Albes e Hubert Bichler, accusati delle stragi di Sent’Erenzo ai Monti (Massa Carrara) compiute tra il 19 e il 27 agosto del ’44 sulle alpi Apuane dove furono uccise 350 persone tra cui anziani donne e bambini. Per la tarda serata e’ attesa invece la sentenza per le stragi nazifascista di Grotta Maona (Pistoia) dell’agosto del ’44 che vede accusato un ex tenente dell’esercito tedesco di 93 anni. Si tratta comunque degli ultimi procedimenti a carico di ex nazisti, relativi alle indagini sui fascicoli provenienti dall’"Armadio della vergogna". Secondo la riforma infatti, il tribunale militare della Spezia chiudera’ i battenti nel prossimo mese di luglio. Restano comunque ancora aperte 12 inchieste sulle stragi naziste compiute in Toscana ed Emilia nel ’44 come, Vinca, Vallucciole, Padule di Fucecchio, Nozzano e Casola in Lunigiana. Finora negli altri processi a carico di ex nazisti tra cui Marzabotto, Farneta, Civitella, Sant’Anna di Stazzena, il tribunale militare spezzino ha inflitto 25 ergastoli, molti dei quali confermati in appello, mentre nel febbraio del 2007 assolse Hantsche, accusato della strage di San Polo.
LE VERGOGNE E GLI ORRORI DEL NAZISMO E DEL FASCISMO DEVONO ESSERE CONDANNATI DALLA STORIA E DALLA GIUSTIZIA.
DITTATURE NERE O ROSSE: DUE FACCE DELLA STESSA ME(R)DAGLIA!!!
Un saluto a tutti gli amici del blog
domani solo latino
RIME ANTIFASCISTE
vacanze e corsi di recupero
E per famiglie e professori l’incubo delle ferie da programmare
Quasi due milioni di studenti
alla prova dei corsi di recupero
di SALVO INTRAVAIA
Al via corsi di recupero per saldare i debiti scolastici. Concluso il primo quadrimestre, in questi giorni, quasi un milione e 800 mila studenti sono alle prese con le lezioni pomeridiane di recupero per colmare le lacune accumulate durante la prima metà dell’anno scolastico. E’ la prima chance che, in base alla nuova normativa introdotta tre mesi fa dal ministro della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, viene data agli studenti delle superiori meno volenterosi. La seconda ciambella di salvataggio sarà lanciata ai ragazzi in estate, con esame finale tra la fine di agosto e i primi di settembre. Ma proprio su questo punto scattano le polemiche sindacali: le ferie estive dei prof sono ormai a rischio e le famiglie italiane dovranno programmare le vacanze estive in base agli impegni scolastici dei loro figli. Ma ci sono anche scuole, denuncia la Flc Cgil, che fanno pagare agli alunni un contributo "illegittimo" per seguire i corsi.
In questi giorni, intanto, quasi 2 milioni e 600 mila studenti hanno consegnato ai genitori la pagella del primo quadrimestre. E’ noto da tempo che questi primi risultati sono meno brillanti di quelli finali. E se, in base alle percentuali dello scorso anno, tra bocciati e promossi con debito i ragazzi in difficoltà furono un milione e 350 mila e facile pensare che al primo quadrimestre il numero raggiunga facilmente il milione e 800 mila. Le scuole organizzano corsi di 15 ore, con verifica finale, nelle materie dove i ragazzi presentano il maggior numero di difficoltà (Matematica in testa, ma anche Italiano e Lingua straniera) cominciando a spendere i 210 milioni di euro stanziati da Fioroni per il recupero dei debiti. E mentre la macchina dei recuperi sta partendo, dalla Cgil di Pescara parte una denuncia. "Non si giustifica in alcun modo la scelta di far versare una quota per partecipare ai corsi di recupero da parte degli studenti che manifestano debiti". La questione riguarda "le scelte che si stanno operando in alcuni istituti superiori della provincia di Pescara".
Ma le polemiche non riguardano soltanto questa prima tranche di corsi. Fra corsi svolti a giugno, a luglio o ad agosto, per la prima volta in assoluto, i professori della scuola superiore dovranno concordare le ferie come gli tutti altri impiegati statali. Così, i "tre mesi di ferie estive", inesistenti nei fatti ma un vero e proprio tormentone per i docenti, diventano un miraggio. I professori si possono anche rifiutare di svolgere i corsi estivi ma in parecchi casi è stato già deliberato dai collegi dei docenti che le lezioni di recupero vengano affidate agli stessi insegnanti che hanno seguito i ragazzi durante tutto l’anno. Per questa ragione, nei giorni scorsi, la Gilda degli insegnanti ha lanciato l’allarme chiedendo a Fioroni di intervenire.
Ma al ministero sono perentori. "A proposito dei corsi di recupero dei debiti formativi, si precisa che il loro svolgimento nei mesi di luglio ed agosto è pienamente legittimo". Discorso chiuso.
Così, dopo un decennio, le famiglie italiane saranno costrette nuovamente a programmare le vacanze estive facendo i conti con le pagelle dei figli. Infatti, per coloro che a giugno non avessero ancora colmato le carenze nella preparazione, tali comunque da non pregiudicare l’intero anno scolastico con la bocciatura, scatta la seconda fase: la sospensione del giudizio, il recupero durante l’estate e l’esame a fine agosto. Quello che da molti è stato definito "l’esame di riparazione".
Ma cosa devono aspettarsi studenti e genitori? Al liceo classico Visconti di Roma la delibera del Collegio parla chiaro. "Dopo gli scrutini finali – scrive il dirigente scolastico, Rosario Salamone – dal 16 giugno 2008 inizieranno i corsi di recupero per gli studenti con la "sospensione del giudizio", che dureranno fino al 12 luglio 2008 in orario antimeridiano o pomeridiano, secondo la scelta dei docenti. Dal 25 agosto al 30 agosto 2008 avranno luogo le verifiche e l’integrazione dello scrutinio finale". Modalità più articolate al liceo classico Giovanni XXIII di Marsala dove "i corsi avranno la durata di 16 ore ciascuno e si svolgeranno in orario antimeridiano nel periodo tra il 10 luglio ed il 31 agosto. Il corso sarà tenuto prioritariamente dal docente della classe. Con esame finale che slitta ai primi di settembre.
Tempi più rapidi al liceo scientifico Fermi di Bologna, dove "terminati gli scrutini finali, i corsi inizieranno dopo una settimana circa, con attività alternate tra lezioni di recupero, lavoro individuale e sportelli. La verifica finale obbligatoria, si svolgerà di norma, entro l’8 Luglio". Mentre all’industriale Galileo Ferrarsi di Verona "i corsi estivi, della durata di due settimane, si svolgeranno dal 7 luglio al 18 agosto". E gli esami cominceranno il 25 agosto per concludersi i primi di settembre.
(12 febbraio 2008)
L’età di pericle
L’età di Pericle
I Greci, con il concorso fondamentale di Atene, avevano sconfitto i Persiani anche a Platea e a Micale, però restava forte la paura che un nuovo attacco potesse essere condotto dai nemici d’oltremare. Fu così che, subito dopo il 480 a.C., Temistocle ottenne dai suoi concittadini l’appoggio per fortificare il porto del Pireo e rafforzare le difese della città con una imponente cinta muraria. Dopo di ciò, si decise di proseguire nelle direzione già avviata durante la fase dei combattimenti, della difesa comune contro il nemico persiano. Con l’impegno del conservatore Aristide, gli Ateniesi costituirono, nel 477 a. C., la confederazione politico – militare della Lega di Delo (o Lega delio – attica) con le città della penisola Calcidica, dell’area costiera della Tracia, dell’Ellesponto, della costa ionica dell’Asia Minore, delle Cicladi e dell’Eubea. Una grande ed inedita coalizione militare che nacque, almeno ufficialmente, su basi paritarie. Essa costituiva anche una "risposta" alla Lega Pelonnesiaca che faceva capo a Sparta, ma, soprattutto, dato il ripiegamento e l’isolazionismo politico di Sparta, consentiva ad Atene di avere, dietro il pretesto di dover controllare l’area e proteggerla da eventuali attacchi persiani, campo libero e ampio spazio di manovra sul mare .
Lo statuto della confederazione venne, poi, modificato, in senso eccessivamente ateno – centrico, dal figlio di Milziade, Cimone, il quale rese le altre poleis dell’alleanza “città tributarie”. Il successivo trasferimento, nel 454 a.C., del tesoro della Lega da Delo ad Atene, voluto da Pericle, snaturò ulteriormente le ragioni della alleanza delio – attica, ma conferì ad Atene la possibilità di disporre di una grandissima flotta, con la quale, già nel 466, dodici anni prima, Cimone aveva affrontato, presso il fiume Eurimedonte, con successo, la flotta persiana.
Esponente di punta della fazione aristocratica e conservatrice, Cimone dovette scontrarsi con un’ampia fetta di popolazione che chiedeva maggiore “intraprendenza” nei confronti con Sparta. Agli aristocratici che, ossessionati dalla difesa dei propri interessi economici, proponevano di stabilire relazioni pacifiche con Sparta, anche per usufruire del suo sostegno in caso di un ulteriore scontro con i Persiani, i democratici rispondevano che, se Atene avesse davvero voluto conquistare l’egemonia sul mare e mantenere, quindi, ciò che fino a quel momento aveva giustamente ottenuto, doveva abbattere il predominio spartano e combattere contro la potenza nemica. Sempre nel 466, inoltre, i rapporti tra Atene e Sparta si guastarono, allorché gli spartani rispedirono ad Atene il contingente militare inviato dalla città attica, su proposta di Cimone, a sostegno della polis peloponnesiaca contro una rivolta degli Iloti.
In seguito a ciò, Cimone subì l’ostracismo e Pericle, il nuovo astro nascente della politica ateniese, rimase il padrone assoluto dal 460 fino alla sua morte, avvenuta nel 429 a. C.. Dopo altri anni inesorabili di guerra, venne stipulata, nel 449, la pace di Callia con i Persiani, mentre la "tregua trentennale stipulata con Sparta, nel 446 a.C, sancì, nei fatti, la suddivisione dell’area in due sfere di influenza, con la rinuncia di Atene ad ogni intromissione nell’area del Peloponneso.
L’età di Pericle segnò un periodo di grande splendore per Atene, sia sul piano culturale che su quello politico. Tuttavia, rimarcò i propositi egemonici che fin dall’inizio si erano celati dietro la creazione della lega navale. Quest’ultima, infatti, diventò sempre più un’alleanza – capestro per le altre città confederate, ridotte al ruolo di sudditi, soprattutto dopo che il consiglio federale era stato esautorato e rimpiazzato dall’ecclesìa. Atene, simbolo della democrazia diventò, agli occhi delle altre poleis, una città dispotica e ciò l’avrebbe danneggiata non poco durante la guerra peloponnesiaca.
Anche sul piano culturale ed artistico l’età di Pericle fu di grande vivacità. Sotto il suo governo, infatti, Atene divenne il maggiore centro finanziario del mondo greco continentale; si determinarono condizioni di diffuso ed ampio benessere. La città attica, in breve tempo, esercitò il completo controllo economico sull’area ionica, strappandolo a Mileto. Lo stesso porto del Pireo vide notevolmente accresciuta la sua importanza strategica, fino al punto da essere considerato il “mercato della Grecia”.
Sul piano militare, Pericle fece costruire le lunghe mura attorno al Pireo, per garantire meglio la difesa ed il collegamento con Atene in caso di attacco militare.
Sul piano industriale, Atene intensificò le sue attività di esportazione di prodotti artigianali, come vasi, stoffe, mobili, ecc. Ma fiorente fu anche l’attività di estrazione di materie prime, come quella del marmo bianco, dell’argento e dell’oro. In breve, il Pireo divenne il punto di riferimento per le navi da ogni parte del Mediterraneo. La città importava ferro e bronzo da Cipro, tappeti e lane dalla Frigia, vini da Lesbo, porcellane dall’Oriente.
Sul piano politico, Pericle si preoccupò di consolidare la partecipazione democratica dei cittadini al governo della polis. C’era, però, il problema dei teti, cioè degli appartenenti alla IV classe, lavoratori salariati, che di fatto, pur vedendosi riconosciuto l’elettorato passivo, non avevano la possibilità di partecipare alla vita politica. Pericle, dunque, introdusse l’istituto della mistoforia: cioè della corresponsione di un compenso per coloro che ricoprivano incarichi politici. Così, decise di pagare con due oboli i membri dell’Eliea, cioè del tribunale popolare, con quattro oboli al giorno gli arconti, con cinque i bouleuti. In tal modo, si consentiva anche ai meno abbienti di partecipare alla vita politica. Infine, non lasciandosi intimorire da accuse di demagogia, impiegò i cittadini più poveri in lavori di grande utilità per lo stato, offrendo loro aiuti economici.
La grande leggenda di Sparta
Sparta, per il suo modello di educazione e di organizzazione politico – militare, ha sempre suscitato l’interesse e la curiosità di intellettuali e di uomini politici. Lo storico ateniese Senofonte (430 a.c. – 354 a.C.) ed il grande filosofo Platone (427 – 347 a.C.), ne avevano decantato le lodi. Ai loro occhi Sparta appariva esattamente l’opposto della Atene ricca, democratica e colta e il suo modello politico ed organizzativo veniva nostalgicamente rievocato come testimonianza del periodo dello splendore e della forza delle poleis. Di Sparta aveva colpito anche il fatto che, unica tra le "grandi" città greche, rifiutò l’uso della moneta che, anzi, provvide a rendere illegale.
Possiamo, dunque, dire che essa appariva come un porto, come un’ ancora di salvezza per gli aristocratici, ateniesi, che si sentivano minacciati dal progresso e dagli sviluppi politici del tempo? Sembra proprio di sì. Lo storico Senofonte esaltò nelle "ELLENICHE" questa scelta adottata dalla città peloponnesiaca, soprattutto sul piano etico e morale. Platone, invece, vagheggiando uno Stato ideale, fondato sulla giustizia e sul buon governo, lo identificò, per diversi aspetti, con Sparta, con la polis, cioé, che aveva abolito la proprietà privata e in cui l’intera comunità viveva secondo regole ferree, volte a radicare la virtù ed il coraggio nei suoi abitanti. L’eroismo e la virtù degli spartani, ma soprattutto delle spartane, vennero esaltate anche dallo storico Plutarco, vissuto tra il 46 d.C ed il 120 d.C.
Il caso emblematico di Sparta suscitò, poi, un largo interesse nel Rinascimento e nel periodo della Rivoluzione francese. In particolare, gli esponenti della Rivoluzione celebravano in Sparta e in Atene la mirabile fusione di operosità ed eroismo, che erano stati i tratti distintivi del mondo greco.
Ma Sparta, soprattutto nel primo Novecento, costituì, per altri aspetti, anche un modello negativo. Ciò accadde soprattutto in Germania, ai tempi dell’ascesa del nazismo al potere. La polis "leader" della lega pelopennesiaca, infatti, veniva additata come modello di purezza razziale e di ordine politico – costituzionale, per la presenza di una forte aristocrazia militare in grado di assoggettare le comunità conquistate (si veda, in proposito il rapporto tra Spartiati ed Iloti), per le leggi sui matrimoni che sembravano scaturire da idee legate alla purezza della razza, ma soprattutto per la rigida educazione militarista, tanto ammirata dai nazisti del Terzo Reich, non solo per il rifiuto netto della democrazia, ma anche per la soppressione dei bambini nati con deformazioni o con malattie congenite. Un atto deprecabile ed orrendo, ma che, evidentemente, gli spietati nazisti del III Reich apprezzavano ed imitavano alla perfezione. Ecco che cosa scrisse, nel 1937, lo storico Helmut Berve nell’opera intitolata "SPARTA": <<Educazione della gioventù, spirito di corpo, militarizzazione della vita, giusto posto assegnato all’individuo dopo prove che rasentano l’eroismo, doveri e valori per i quali noi lottiamo ancora oggi, tutto questo sembra aver trovato nell’antica Sparta una realizzazione eccezionale: l’ostinazione con cui un’aristocrazia piena della sua dignità si chiude, per la salvezza del suo alto ideale, ad un mondo dedito ad un prestigio esteriore, commercializzato, democratizzato, è profondamente commovente… Con l’aiuto del Fürher noi progettiamo di costruire un grande impero. L’esempio di Sparta ci deve ispirare>>. Naturalmente, queste affermazioni del Berve, soprattutto nella parte finale della citazione, risultano deliranti ed improntate a fanatismo, però costituiscono una ulteriore dimostrazione del mito e del fascino di questa città. Occorre, peraltro, affermare che i nazisti ammiratori della città peloponnesiaca, nel porre l’accento sul supposto razzismo spartano, commisero uno strumentale errore di valutazione, dal momento che il predominio degli spartiati sugli iloti, non può essere tout court ricollegato a motivazioni di purezza razziale. Quella degli Spartiati, infatti, più che una razza, era una classe sociale, un gruppo che aveva acquisito una posizione dominante nella città per ragioni militari.