ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO
IL CAVALIERE CALVO
La vie en rose! Omaggio a Edith Piaf
|
Non, je ne regrette rien
|
|
Non! Rien de rien … Avec mes souvenirs Balayés les amours Non ! Rien de rien … Non ! Rien de rien …
Da youtube posto i video del suo ultimo concerto all’Olympia:
|
NON ESAGERATE!!
Numeri scolastici: ANCHE IL NUMERO VUOLE LA SUA PARTE
= [ 7/5 – 3/5 – 4/5 ] : (-4/6) – ( 1/2 – 1/2) =
In matematica il minimo comune multiplo (mcm) di due interi a e b è il più piccolo intero positivo che è multiplo sia di a che di b. Se non esiste un intero positivo con queste proprietà, cioè se a = 0 o b = 0, allora mcm(a, b) è definito uguale a zero.
Il minimo comune multiplo è uno strumento utile per determinare la somma o sottrazione di due frazioni: in questo caso il denominatore della frazione risultante è il minimo comune multiplo delle due date. Ad esempio, nella somma
il denominatore è mcm(21, 6) = 42.
Se a e b non sono entrambi nulli, il minimo comune multiplo può essere calcolato usando il massimo comun divisore (MCD) di a e b e la formula seguente:
Quindi, l’algoritmo di Euclide per il MCD fornisce anche un veloce algoritmo per il calcolo del mcm. Ritornando all’esempio precedente,
|
|
Calcolo efficiente del mcm [modifica]
La formula
è adeguata per calcolare il mcm per piccoli numeri.
Poiché (ab)/c = a(b/c) = (a/c)b, è possibile calcolare il mcm usando la formula precedente in modo più efficiente, dapprima utilizzando il fatto che b/c o a/c sono più semplici da calcolare rispetto al divisione tra il prodotto ab e c: il fatto che c sia multiplo sia di a che di b consente di semplificare completamente il fattore c dalla frazione a/c oppure da b/c, prima di effettuare il prodotto ab.
Allora il mcm si può calcolare o così:
oppure così:
In questo modo, l’esempio precedente diventa:
Anche se i numeri sono grandi e non sono facilmente scomponibili in fattori, il MCD può essere calcolato velocemente usando l’algoritmo di Euclide.
Come ricordarsi di semplificare prima di moltiplicare [modifica]
Il metodo che segue rende impossibile dimenticarsi di semplificare prima di moltiplicare. Verrà illustrato con un esempio: come trovare il mcm(12, 8).
- Si deve ridurre ai minimi termini la frazione avente come numeratore e denominatore i due numeri di cui si deve trovare il minimo comune multiplo:
- Si esegue la "moltiplicazione a croce":
- Il prodotto 12 × 2 = 8 × 3 è il mcm: 24.
Metodo di calcolo alternativo [modifica]
Il teorema fondamentale dell’aritmetica afferma che ogni intero maggiore di 1 può essere scritto in un modo unico come prodotto di fattori primi. I numeri primi possono essere considerati come "atomi" che, combinati insieme, producono un numero composto.
Per esempio:
Il numero composto 90 è costituito da un atomo uguale al numero primo 2, due atomi uguali al numero primo 3 e un atomo uguale al numero primo 5.
Si può usare questo teorema per trovare facilmente il mcm di un gruppo di numeri.
Per esempio: calcolare il mcm(45, 120, 75).
Il mcm è il numero composto da tutti i fattori primi dei numeri dati, presi una sola volta con il massimo esponente. Quindi
Questo è il metodo che di solito viene insegnato nella scuola italiana.
Esempi
- Calcolo di mcm(3, 5, 7 ):
- i tre numeri sono primi, quindi
- mcm(3,5,7)=3·5·7=105
- Calcolo di mcm(7, 8, 20):
- i numeri non primi devono essere scomposti in fattori primi
- 7=7
- 8=2·2·2=2³
- 20=2·2·5=2²·5
- 8=2·2·2=2³
- allora il mcm risulta
- mcm(7,8,20)=7·2³·5=280.
- il fattore primo 2 è stato preso con esponente massimo 3.
Analogamente si ragiona se si vuole eseguire il mcm tra espressioni algebriche: si procede alla scomposizione in fattori (monomi, binomi, trinomi…, comunque espressioni algebriche non trasformabili in prodotto di espressioni algebriche di grado inferiore) primi tra loro e si ricava il mcm tra le espressioni algebriche applicando la stessa definizione data per i numeri, ricordando che mcm(4a,bc) non è detto che sia 4abc.
Esempio:
- Calcolo di mcm(2np, (p+q)², 4n²(q+p)³).
- Le espressioni sono già indicate come prodotti di espressioni algebriche semplici e allora il loro mcm risulta
- mcm(2np, (p+q)², 4n²(q+p)³)=mcm(4,n²,p,(p+q)³)
- Calcolo di mcm(x³, ab(x²-2x+1), (1-x)).
Si ha che
- x³= x³
- ab(x²-2x+1) = ab(x-1)² = ab(1-x)²
- (1-x)= -(x-1).
- E quindi il mcm in questo caso è
- mcm(x³, ab(x²-2x+1), (1-x))=mcm(ab,x³(1-x)²) =mcm(ab,x³(x-1)²)
GRAVE IL POLIZIOTTO FERITO A PARMA
UN AGENTE DELLA POLIZIA FERITO A PARMA
I SOLITI IGNOBILI TEPPISTI ROVINANO L’ULTIMA GIORNATA DELLA SERIE A
ARTICOLO DAL SITO: http://www.corriere.it/sport/08_maggio_18/tardini_parma_c6b82152-24c3-11dd-80ae-00144f486ba6.shtml
GRAVE IL POLIZIOTTO FERITO A PARMA!!
Ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza in ospedale di Parma per lesioni multiple alla milza
Poliziotto in gravi condizioni a Parma
per gli scontri con gli ultràs interisti
Ma non corre pericolo di vita. Scontri tra supporter nerazzurri e gialloblù e anche con la polizia
PARMA – È ricoverato in gravi condizioni nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale di Parma per lesioni multiple alla milza un poliziotto di 28 anni, rimasto ferito durante gli scontri che hanno preceduto la partita fra Parma e Inter. Per fortuna la sua vita non è in pericolo. Sono due, in tutto, gli agenti rimasti feriti: l’altro, colpito da un sasso che ha sfondato il vetro di un furgone, ha riportato lievi lesioni. Se la caverà in dieci giorni.
TIFOSI – Fra i tifosi feriti, un interista 21enne che si è bucato una mano scavalcando un cancello e tre parmigiani: due di loro , uno di 47 e uno di 34 anni, sono stati colpiti alla testa. Il terzo è stato ferito alle mani. Dopo la partita i tifosi dell’Inter, per festeggiare, hanno devastato l’asilo «Fantasia» in via Pezzani, a fianco dell’ingresso della curva ospiti. Hanno spaccato le finestre, rotto i vetri e divelto alcuni alberi: nello spazio esterno della scuola materna sono state divelte panchine, rotto un gazebo, e spaccato l’impianto di illuminazione. E’ stata anche forzata una finestra.
OPERATORE TV PARMA– E al termine dell’incontro fra Parma e Inter un cameraman di Tv Parma è stato aggredito a calci e pugni da alcuni tifosi nerazzurri. All’esterno dello stadio l’operatore stava iniziando a fare alcune riprese dei festeggiamenti, quando alle spalle è stato raggiunto da alcuni «tifosi» che prima hanno cercato di strappargli dalle mani la telecamera, poi lo hanno aggredito colpendolo anche con dei bastoni. L’operatore è riuscito alla fine a fuggire, grazie anche all’intervento della polizia.
PRIMA DELLA PARTITA – Già prima del fischio d’inizio c’erano stato scontri tra ultrà nerazzurri e la polizia prima di Parma-Inter. Dopo l’arrivo del pullman dell’Inter, quando qualche tifoso nerazzurro ha cercato di entrare nello stadio senza biglietto. Sono volate bottiglie e fumogeni e polizia e carabinieri, sotto un vero e proprio diluvio, hanno risposto con alcune cariche. Alla fine il bilancio è di cinque feriti, compreso un poliziotto che stava guidando un furgone che è stato sfondato. Tutti sono stati portati all’ospedale di Parma per essere medicati, ma nessuno è in gravi condizioni.
PRIMI DISORDINI – Le prime avvisaglie dei disordini si erano avute qualche ora prima quando alcune centinaia di tifosi dell’Inter, circa 500 secondo la polizia, si erano radunati fuori dallo stadio. Un gruppo era riuscito a scavalcare le transenne dello stadio e ad entrare, pur senza biglietto. Mentre alcune migliaia di tifosi interisti avevano incominciato a intonare cori di sostegno alla loro squadra e avevano acceso qualche fumogeno.
SCONTRI TRA TIFOSI – Successivamente uno scontro tra gruppetti di tifosi del Parma e dell’Inter è avvenuto in viale duca Alessandro, a 500 metri dal Tardini. Alcuni supporter nerazzurri che si erano radunati in piazzale Volta, avvicinandosi allo stadio, hanno ingaggiato tafferugli con tifosi gialloblù. La situazione è stata riportata alla normalità dall’intervento di alcune pattuglie della polizia che erano in sosta di fronte al Tardini. Ma ci sono preoccupazioni perchè gli scontri sono avvenuti nelle vicinanze di un cantiere per il ripristino del manto stradale dove alcuni tifosi avrebbero preso dei sassi.
MILLE TIFOSI NERAZZURRI NELLO STADIO – Sono circa mille i tifosi dell’Inter presenti all’interno dello stadio Tardini nonostante il divieto imposto loro dal prefetto di Parma, Paolo Scarpis. Gli ultrà dell’Inter sono radunati nel settore di fianco a quello normalmente destinato alla curva ospite e sono quindi a diretto contatto con il resto degli spettatori dello stadio. Fra le bandiere nerazzurre spunta anche uno striscione con la scritta «Vergogna» e in piccolo «Lega, Figc, Stampa, Tv» firma dei destinatari dello striscione.
CATANIA – Da registrare qualche intemperanza tra i tifosi anche a Catania, dove è in programma l’altra gara decisiva del campionato, quella fra la squadra siciliana contro la Roma, il pullman dei giallorossi è stato danneggiato all’ingresso allo stadio: il finestrino dal lato dell’autista è stato mandato in frantumi.
IL FOTO FILM DI INTER E ROMA!!! E ORA GLI EUROPEI!
autorizzazioni per Siracusa
E domani….
Inter campione. alla Roma non riesce il miracolo.
Il giorno dei destini incrociati!!
La pernice e l’uomo
OPERAZIONE BANCHI PULITI
importante leggere, per Siracusa
Orestea
Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
L’Orestea è una trilogia (formata dalle tragedie Agamennone, Coefore, Eumenidi e seguita dal dramma satiresco Proteo, oggi perduto) con cui Eschilo vinse gli agoni tragici (ossia concorsi per rappresentazioni teatrali) di Atene, chiamati Grandi Dionisie, nel 458 a.C.. Delle trilogie di tutto il teatro greco classico, è l’unica che ci sia pervenuta per intero. Le tragedie che la compongono rappresentano, in tre episodi, un’unica storia, le cui radici affondano nella tradizione mitica dell’antica Grecia: l’assassinio di Agamennone da parte della moglie Clitemnestra, la vendetta del loro figlio Oreste, che uccide la madre, la follia del matricida e la sua redenzione finale ad opera del tribunale dell’Areopago.
Indice[mostra] |
Agamennone [modifica]
| Agamennone | |
| di Eschilo
| |
| Tragedia
| |
Clitennestra esitante prima di colpire Agamennone (dipinto di P.N.Guérin, 1819) | |
| Titolo originale | Αγαμέμνων |
| Lingua originale | Greco antico |
| Versioni dell’autore in altre lingue | {{{Lingua2}}} |
| Genere | |
| Fonti letterarie | {{{Soggetto}}} |
| Ambientazione | Argo, Grecia |
| Composto nel | |
| Prima assoluta | 458 a.C. |
| Teatro: | Teatro di Dioniso, Atene |
| Prima rappresentazione italiana | |
| Teatro: | |
| Premi | Vittoria alle Grandi Dionisie del 458 a.C. |
|
Versioni successive
| |
|
Personaggi:
| |
|
| |
| Autografo: | {{{Autografo}}} |
| Trasposizioni operistiche | |
| Riduzioni cinematografiche | |
| Visita il Foyer | |
Agamennone, alla partenza per la guerra non ha venti favorevoli e quindi per propiziarsi gli dèi (in particolare Diana dea dei venti) aveva fatto uccidere la figlia Ifigenia, di bellezza eccezionale.
In realtà Ifigenia viene sostituita con una cerva all’ultimo momento e trasportata in terre lontane dalla dea Artemide, ma questo nessuno lo viene a sapere. Si alzano i venti, la flotta alza le vele. Clitennestra decide la vendetta, convincendo il cugino del marito, Egisto, suo amante, ad aiutarla in tale impresa. La prima tragedia della serie narra quindi dell’omicidio di questi e di Cassandra, di ritorno dalla Guerra di Troia, da parte della moglie Clitennestra, che con l’aiuto di Egisto cattura con una rete e uccide il marito.
Prologo (vv. 1-39): Il monologo della sentinella appostata sul tetto della casa degli Atridi (per ordine della stessa Clitemnestra) che veglia da quasi un anno aspettando il segnale luminoso che annuncerà la caduta di Troia e quindi il ritorno di Agamennone. Si lamenta delle fatiche che sopporta ormai da molto quando avvista il segnale ed esce per avvisare la regina.
Parodo (vv. 40-257): entra il coro, formato dai vecchi di Argo, che si chiede se Agamennone stia davvero tornando e rievoca gli antefatti della spedizione. Viene narrato il prodigio nefasto delle due aquile (gli Atridi) che uccidono una lepre pregna (Troia), interpretato correttamente da Calcante, come la guerra contro Troia e l’ira di Artemide. C’è poi il cosiddetto "inno a Zeus" (vv. 160-183). Continua la narrazione con la descrizione della flotta achea bloccata in Aulide, del dissidio interno di Agamennone che poi si convince a sacrificare la figlia e dello struggente sacrificio.
Primo episodio (vv. 258-354): Clitennestra entra in scena, il coro inizia un dialogo con lei chiedendole se è vero che Troia è caduta o se sia solo un sogno della regina. Clitennestra spiega tutto il percorso del segnale luminoso da Troia ad Argo poi esce.
Primo stasimo (vv. 355-488): il coro intona un inno a Zeus che è lodato come colui che punisce chi infrange la Giustizia, si parla del ratto di Elena, della punizione che colpirà i Troiani e dei morti della guerra, infine il coro dubita se la voce del ritorno sia vera.
Secondo episodio (vv. 503-680): entra in scena l’araldo che dopo aver invocato la terra patria e gli dèi dà notizia che Troia è caduta e che Agamennone sta tornando. È interrogato dal coro e riporta i disagi della guerra che però è finita con la vittoria achea. C’è poi un breve intervento di Clitemnestra che entra ed esce subito dopo (vv. 587-614): afferma di aver avuto ragione sul segnale e di voler aspettare il marito che in questo tempo ha servito con fedeltà. Il coro chiede poi notizie di Menelao e l’araldo afferma che la flotta al ritorno era stata colpita da una tempesta e che avevano perso le sue tracce, ma non dispera della sua sorte.
Secondo stasimo (vv. 681-781): il coro fa una riflessione sul nome di Elena (come “distruttrice di navi”), la paragona ad un leoncino allevato in una casa e che cresciuto ne causa la rovina (l’arrivo di Elena a Troia) e riflette sulla dike e sulla ate.
Terzo episodio (vv. 782-975): entrano su un carro Agamennone e Cassandra. Il coro si rivolge al re dicendogli che saprà riconoscere i sudditi che gli sono stati fedeli. Agamennone ringrazia gli dèi per la felice impresa. Entra Clitennestra che si presenta come sposa fedele che ha duramente sofferto durante l’assenza del marito e gli chiede di entrare a casa calpestando tappeti di porpora ( che stanno a significare il suo imminente omicidio: lo scorrere del suo sangue ). Agamennone è infastidito dal dilungarsi di Clitemnestra e dal cerimoniale che vuole imporre. Clitennestra lo convince con ambigue parole a fare come lei vuole.
Terzo stasimo (vv. 976-1034): il coro ha sentore di morte.
Quarto episodio (vv. 1035-1330): Clitennestra entra per convincere Cassandra ad entrare, ma quella non risponde e lei riesce. Cassandra poi scende dal carro e vede la pietra di Apollo Agyieus e comincia a lanciare oscure grida ad Apollo, lamentando poi le disgrazie sue e della sua città. La profetessa presagisce un nuovo dolore che colpirà la già delittuosa casa di Atreo: Agamennone sarà ucciso da Clitennestra nella vasca da bagno. Il coro prima non capisce intervenendo con sporadiche battute, poi inizia a comprendere. Cassandra poi descrive meglio le sciagure passate degli Atridi, la storia di come è diventata profetessa, preannuncia il delitto che compirà Clitennestra e profetizza la vendetta di Oreste. Quindi esce.
Quarto stasimo (vv. 1331-1371): il coro sente provenire da dentro la casa le grida di Agamennone colpito a morte e i vari corifei si interrogano su cosa fare, quando esce Clitemnestra con accanto i cadaveri del marito e di Cassandra.
Esodo (vv. 1371-1673): Clitennestra entra trionfale dichiarando il suo omicidio e la giustizia che lei stessa ha portato, vendicando la morte di Ifigenia e l’oltraggio che Agamennone le ha arrecato portando a casa Cassandra. Il coro auspica di morire, maledice Elena e Clitennestra, si lamenta per la sorte toccata al re e se avrà un funerale. Entra Egisto con alcune guardie del corpo che esulta per la fine del re e per aver quindi vendicato gli oltraggi subiti dal padre Tieste. Il coro lo maledice ed Egisto lo minaccia con la prigione e la fame, essendo lui il nuovo signore di Argo. Il coro invoca il ritorno di Oreste ed Egisto dà alle guardie l’ordine di intervenire, ma sono bloccate da Clitennestra che non vuole che venga versato altro sangue. Clitennestra ed Egisto con vicino i cadaveri si beano della loro vittoria, mentre il coro esce di scena.
Wikisource contiene il testo completo in greco antico della tragedia Agamennone
Coefore [modifica]
Questa sezione è solo un abbozzo. Se puoi, contribuisci ad ampliarla.
| Coefore | |
| di Eschilo
| |
| Tragedia
| |
Pilade e Oreste (dipinto di François Bouchot) | |
| Titolo originale | Χοηφόροι |
| Lingua originale | Greco antico |
| Versioni dell’autore in altre lingue | {{{Lingua2}}} |
| Genere | |
| Fonti letterarie | {{{Soggetto}}} |
| Ambientazione | Argo, Grecia |
| Composto nel | |
| Prima assoluta | 458 a.C. |
| Teatro: | Teatro di Dioniso, Atene |
| Prima rappresentazione italiana | |
| Teatro: | |
| Premi | Vittoria alle Grandi Dionisie del 458 a.C. |
|
Versioni successive
| |
|
Personaggi:
| |
|
| |
| Autografo: | {{{Autografo}}} |
| Trasposizioni operistiche | |
| Riduzioni cinematografiche | |
| Visita il Foyer | |
La seconda tragedia prende il nome dalle portatrici di libagioni, le coefore, che si recano alla tomba di Agamennone.
Dopo che Clitennestra ha ucciso il marito, è il figlio Oreste che vuole vendicarsi della madre. Nel prologo, Oreste, accompagnato da Pilade, giunge presso la tomba del padre Agamennone, davanti al palazzo di Argo.
Entrano in scena Elettra e le donne del Coro: a loro Clitennestra, sconvolta da un sogno (partoriva un serpente che le mordeva il seno succhiando, così, latte e sangue), ha ordinato di offrire libagioni al defunto.
Elettra invoca il dio Hermes, chiedendo pietà per sé e per il fratello Oreste, mentre le coefore la esortano anche a chiedere che venga un dio o un uomo capace di vendicare l’omicidio di Agamennone: Egisto e Clitennestra non meritano altro che la morte. Intanto Oreste si era già recato sulla tomba del padre. Se ne accorse solo Elettra che notò vicino alla tomba di Agamennone le impronte del fratello e sulla tomba un ciuffo dei suoi capelli.
A quel punto Oreste, che si era nascosto nel cimitero, si mostra, e i due fratelli, dopo qualche esitazione, si riconoscono, e Oreste spiega come sia stato il dio Apollo a ordinargli di vendicare il padre uccidendo Clitennestra, e proprio per questo scopo Oreste è tornato. I due invocano l’anima del padre perché li protegga, mentre si accingono a compiere la vendetta.
Oreste espone il suo piano, al quale dà esecuzione subitanea. Si presenta alla madre, che non lo riconosce, con la notizia della propria morte. Clitennestra appare triste (difficile dire se è tristezza vera o simulata), e manda a chiamare Egisto. Quando questi sopraggiunge, Oreste lo uccide e in successione anche la madre, che invano vuole risvegliargli la pietà, ricordandogli di quando si prendeva cura di lui da bambino.
La terribile vendetta è compiuta, ma appena ciò accade, appaiono le terribili Erinni, dee vendicatrici dei delitti. Spaventato, Oreste fugge inseguito da esse.
Eumenidi [modifica]
Questa sezione è solo un abbozzo. Se puoi, contribuisci ad ampliarla.
| Eumenidi | |
| di Eschilo
| |
| Tragedia
| |
Oreste inseguito dalle Erinni ("Il rimorso di Oreste", di W.Bouguereau, 1862) | |
| Titolo originale | Ευμενίδες |
| Lingua originale | Greco antico |
| Versioni dell’autore in altre lingue | {{{Lingua2}}} |
| Genere | |
| Fonti letterarie | {{{Soggetto}}} |
| Ambientazione | Delfi, poi Acropoli di Atene, Grecia |
| Composto nel | |
| Prima assoluta | 458 a.C. |
| Teatro: | Teatro di Dioniso, Atene |
| Prima rappresentazione italiana | |
| Teatro: | |
| Premi | Vittoria alle Grandi Dionisie del 458 a.C. |
|
Versioni successive
| |
|
Personaggi:
| |
|
| |
| Autografo: | {{{Autografo}}} |
| Trasposizioni operistiche | |
| Riduzioni cinematografiche | |
| Visita il Foyer | |
Braccato dalle Erinni per il matricidio, Oreste chiede aiuto ad Apollo, che lo invia ad Atene, dove – gli promette – troverà la soluzione ai suoi problemi. Là, grazie all’intervento di Atena, le Erinni accettano di sottoporre il caso ad una giuria ateniese di dodici membri, che è una premonizione di ciò che successivamente diventerà l’Areopago. Durante il giudizio avviene il colpo di scena: le Erinni, dee della vendetta di sangue, sostengono che, se Oreste non verrà condannato, nella città chiunque si riterrà libero di compiere ogni tipo di atto per la propria vendetta. Apollo e Atena sostengono che i due omicidi sono ben diversi per gravità. Il figlio ha lo stesso sangue del padre perché da lui generato e quindi aveva il diritto di vendicarsi.
Il tribunale giunge ad un verdetto pari di sei a favore e sei contro. Sarà la decisione finale, spettante ad Atena, a salvare Oreste. Temendo la vendetta delle Erinni sulla città, Atena le convince a diventare Eumenidi, ovvero divinità della giustizia anziché della vendetta, che è arbitraria e opinabile.
Nella tragedia Eschilo promuove sotto forma di allegoria il modello democratico ateniese: l’Areopago che viene a decidere – al posto delle Erinni, vendicatrici dei delitti tra consanguinei – della sorte di Oreste rappresenta infatti la nuova giustizia ateniese che si viene a sostituire alla precedente giustizia privata e tribale di cui il φθόνος δίκαιος, l’"omicidio giusto", costituisce un esempio. Un tipo di "promozione" simile è presente anche nelle Supplici.