Oggi i funerali

Oggi si sono svolti a Verona i funerali di Nicola Tommasoli, il ventinovenne ucciso da cinque balordi neonazisti. "Solo il silenzio parla, ma sono qui per farmi interprete di quel grande abbraccio collettivo al papà e alla mamma di Nicola, che ogni veronese vorrebbe riservare loro". Queste sono state le parole con cui il vescovo di Verona, Giuseppe Zenti ha salutato commosso la famiglia del giovane ucciso.
 
Che ciò sia da monito per le istituzioni affinché siano più vigili e attente a quello che succede nella società.
 
 

Per dilettarsi, spesso,

Per dilettarsi, spesso, le ciurme catturano…. 
 
L’albatros (il poeta albatro)
 
Baudelaire

 
Souvent, pour s’amuser, les hommes d’équipage
prennent des albatros, vastes oiseaux des mers,
qui suivent, indolents compagnons de voyage,
le navire glissant sur les gouffres amers.
A peine les ont-ils déposés sur les planches,
que ces rois de l’azur, maladroits et honteux,
laissent piteusement leurs grandes ailes blanches
comme des avirons traîner à côté d’eux.
Ce voyageur ailé, comme il est gauche et veule!
Lui, naguère si beau, qu’il est comique et laid!
L’un agace son bec avec un brûle-gueule,
L’autre mime, en boitant, l’infirme qui volait!
Le Poëte est semblable au prince des nuées
Qui hante la tempête et se rit de l’archer;
exilé sur le sol au milieu des huées,
ses ailes de géant l’empêchent de marcher.

………………………………………

Spesso, per dilettarsi, gli uomini della ciurma
catturano gli albatros, grandi uccelli marini
che seguono, indolenti compagni di viaggio,
la nave che scivola sugli amari flutti .

Appena deposti sulle assi della tolda
questi re dell’azzurro, maldestri e vergognosi
lasciano pietosamente le .grandi ali bianche
trascinarsi come remi accanto a sè.

Quant’è’è goffo e fiacco questo viaggiatore alato!
Lui, prima così bello, quant’è comico e brutto!
Uno tormenta il suo becco con un mozzicone acceso,
l’altro mima, zoppicando, l’infermo che volava.

Il Poeta assomiglia al principe delle nubi
che sfida la tempesta e sbeffeggia l’arciere;
esiliato al suolo in mezzo al baccano
le sue ali di gigante gli impediscono il cammino.

DATE DA RICORDARE, LEGGERE

509 a.C:  inizio repubblica a Roma
496 a.C.: Vittoria romana al lago Regillo
450 a.C.: Leggi delle XII Tavole
396 a.C.: Roma trionfa su Veio
343 a.C.: Inizia lo scontro con i Sanniti (I guerra sannitica)
341 a.C.: Si conclude senza risultati la I guerra sannitica
326 a.C.: Comincia la seconda guerra sannitica
321 a.C.: Sconfitta romana e Forche Caudine
316 a.C.: fine della tregua con i Sanniti
Seconda fase della seconda guerra sannitica
305 – 304 a.C.: I Romani vincono a Boiano e i Sanniti cedono la Campania
 
298 a.C.:Comincia la terza guerra sannitica che dura fino al
             290 a. C.
 
 

mediterraneo

 
 
Una bellissima e poetica canzone
Mediterraneo  (I Nomadi)
 
  
 
 
 
 
 
Se tu sei serena con lui, non lo tradire mai,

questo enorme spirito d’acqua, che illumina i marinai,

dove il mare annuncia roccia, e la roccia annuncia altro mare,

quella roccia è soltanto un’isola, dove poter sostare,

popolazioni millenarie, son passate di qua,

sopra un cargo, a difendere, la loro dignità,

ed il signore, di pelle scura, Principe dei Borboni

ha ancora addosso, sull’armatura,

l’odore dei limoni, l’odore dei limoni,

Mediterraneo, Mediterraneo, Mediterraneo, Mediterraneo.

Se sarai fedele a lui, lui ti accompagnerà,

lungo il corso della tua vita, tra penisole e città,

tra la gioia e la sconfitta, la vittoria ed il dolore

il tuo corpo avrà il suo fascino la tua pelle porterà il suo odore,

e su da Tangeri, a Gibilterra, tra i continenti, il mare,

e l’Atlantico, falso ed immobile, si sogna di rubare

e quante storie celano i porti, dietro alle case bianche,

di pescatori, di fibra dura,

quasi in odore d’Oriente, quasi in odore d’Oriente…

Mediterraneo, Mediterraneo, Mediterraneo, Mediterraneo,

Mediterraneo, Mediterraneo, Mediterraneo, Mediterraneo.

Lettere Classiche? Mi fa piacere

E mi fa piacere sentire che ci sia qualcuno che voglia laurearsi in LETTERE CLASSICHE!!!

“Il silenzio del mare”

"Il silenzio del mare" è il titolo di un celebre romanzo dello scrittore francese Vercors, pseudonimo di Jean Bruller.
 
La trama è ambientata nella Francia del periodo dell’occupazione nazista e vede come protagonisti l’ufficiale tedesco Werner von Ebrennac, che si insedia in un appartamento francese, e le due persone che vivono nella casa: il proprietario e la nipote.
 
La convivenza tra il rappresentante del paese invasore ed occupante e i suoi due ospiti avviene nelle forme "paradossali" della strategia della "Resistenza del silenzio". I due cittadini francesi si impongono di continuare a vivere la loro esistenza in modo normale, opponendosi alla presenza dell’uomo nazista con l’arma del silenzio.
 
L’ufficiale nazista, dal canto suo, anche se imbevuto fino all’estremo di visioni nazionaliste, frutto anche dell’educazione paterna, appare, tuttavia, sinceramente colpito dalla bellezza della cultura francese e vorrebbe che l’occupazione nazista della Francia portasse ad una fusione culturale della Germania con il Paese occupato.
 
Ma ben diversi risultano gli scopi di Hitler e dei nazisti e Werner, quando se ne avvede, deluso e profondamente rattristato, decide di abbandonare la casa in cui si era stabilito per recarsi sul fronte russo.
 
Comunica la sua decisione ai suoi "inquilini" e, a questo punto, proprio la nipote, che aveva evidenziato un atteggiamento molto ostile nei suoi confronti, in tale circostanza muta comportamento, commossa dalla decisione del tedesco di lasciare quella casa.
 
Una narrazione breve, ma intensa che fa riflettere e che, anche per questo, ha riscosso, negli anni, un successo straordinario. 
 
Il silenzio come simbolo potente di una lotta e di una resistenza non violenta. 
 
Il silenzio del mare come efficace metafora della quiete e 
del "non detto" che sottendono il manifestarsi  della forza vitale, eroica ed intransigente, del pensiero libero.
 
Un pensiero che, tacitamente, grida tutta la "fierté", la fierezza, della sua libertà!!     
 

Che fai tu …?

 

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
silenziosa luna?

Sorgi la sera, e vai,
contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
la vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
move la greggia oltre pel campo, e vede
greggi, fontane ed erbe;
poi stanco si riposa in su la sera:
altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?
 

L’interrogazione alla luna, silenziosa presenza e compagna di strada del pastore.

Vecchierel bianco, infermo,
mezzo vestito e scalzo,
con gravissimo fascio in su le spalle,
per montagna e per valle,
per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
al vento, alla tempesta, e quando avvampa
l’ora, e quando poi gela,
corre via, corre, anela,
varca torrenti e stagni,
cade, risorge, e piú e piú s’affretta,
senza posa o ristoro,
lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
colà dove la via
e dove il tanto affaticar fu vòlto:
abisso orrido, immenso,
ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
è la vita mortale.
 

La metafora della vita come cammino cieco verso la morte

Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso
la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.
Poi che crescendo viene,
l’uno e l’altro il sostiene, e via pur sempre
con atti e con parole
studiasi fargli core,
e consolarlo dell’umano stato:
altro ufficio piú grato
non si fa da parenti alla lor prole.
Ma perché dare al sole,
perché reggere in vita
chi poi di quella consolar convenga?
Se la vita è sventura,
perché da noi si dura?
Intatta luna, tale
è lo stato mortale.
Ma tu mortal non sei,
e forse del mio dir poco ti cale.
 

Il destino di sventura dell’uomo ed il suo incomprensibile trapasso verso la vecchiaia e la morte.

Pur tu, solinga, eterna peregrina,
che sí pensosa sei, tu forse intendi,
questo viver terreno,
il patir nostro, il sospirar, che sia;
che sia questo morir, questo supremo
scolorar del sembiante,
e perir dalla terra, e venir meno
ad ogni usata, amante compagnia.
E tu certo comprendi
il perché delle cose, e vedi il frutto
del mattin, della sera,
del tacito, infinito andar del tempo.
Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera,
a chi giovi l’ardore, e che procacci
il verno co’ suoi ghiacci.
Mille cose sai tu, mille discopri,
che son celate al semplice pastore.
spesso quand’io ti miro
star cosí muta in sul deserto piano,
che, in suo giro lontano, al ciel confina;
ovver con la mia greggia
seguirmi viaggiando a mano a mano;
e quando miro in cielo arder le stelle;
dico fra me pensando:
a che tante facelle?
che fa l’aria infinita, e quel profondo
infinito seren? che vuol dir questa
solitudine immensa? ed io che sono?
Cosí meco ragiono: e della stanza
smisurata e superba,
e dell’innumerabile famiglia;
poi di tanto adoprar, di tanti moti
d’ogni celeste, ogni terrena cosa,
girando senza posa,
per tornar sempre là donde son mosse;
uso alcuno, alcun frutto
indovinar non so. Ma tu per certo,
giovinetta immortal, conosci il tutto.
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell’esser mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors’altri; a me la vita è male.
 

La presunta saggezza della luna che conosce il senso recondito della realtà e lo scopo delle forze dell’universo.

O greggia mia che posi, oh te beata,
che la miseria tua, credo, non sai!
Quanta invidia ti porto!
Non sol perché d’affanno
quasi libera vai;
ch’ogni stento, ogni danno,
ogni estremo timor subito scordi;
ma piú perché giammai tedio non provi.
Quando tu siedi all’ombra, sovra l’erbe,
tu se’ queta e contenta;
e gran parte dell’anno
senza noia consumi in quello stato.
Ed io pur seggo sovra l’erbe, all’ombra,
e un fastidio m’ingombra
la mente, ed uno spron quasi mi punge
sí che, sedendo, piú che mai son lunge
da trovar pace o loco.
E pur nulla non bramo,
e non ho fino a qui cagion di pianto.
Quel che tu goda o quanto,
non so già dir; ma fortunata sei.
Ed io godo ancor poco,
o greggia mia, né di ciò sol mi lagno.
se tu parlar sapessi, io chiederei:
– Dimmi: perché giacendo
a bell’agio, ozioso,
s’appaga ogni animale;
me, s’io giaccio in riposo, il tedio assale? –
 

La greggia felice della sua semplice esistenza a confronto della dolorosa esperienza di vita dell’uomo, contrassegnata dalla noia.

Forse s’avess’io l’ale
da volar su le nubi,
e noverar le stelle ad una ad una,
o come il tuono errar di giogo in giogo,
piú felice sarei, dolce mia greggia,
piú felice sarei, candida luna.
O forse erra dal vero,
mirando all’altrui sorte, il mio pensiero:
forse in qual forma, in quale
stato che sia, dentro covile o cuna,
è funesto a chi nasce il dí natale.

 

dal sito: http://www.valsesiascuole.it/crosior/1_intertestualita/leopardi_notturno1.htm

 

Intanto

Intanto, invito chiunque abbia qualche idea per la ricerca di lunedì a comunicarla sul blog, anche nello spazio dei commenti di questo post!
 
Ricordo l’argomento: "Presenze greco – romane in Eboli e/o nel territorio circostante".

Ruflessioni insolite e nuove

 
Oggi, anzi stamattina, ho riflettuto su una cosa importante.
 
Ne ho parlato con qualcuno stesso stamattina prima della ripresa pomeridiana.
 
Non riporterò qui la mia riflessione odierna, anche perché era dettata e motivata (assai ben motivata) da una situazione contingente (anche se, a pensarci bene, non proprio del tutto contingente!).
 
Si tratta però di una riflessione che mai avrei pensato di fare fino a qualche giorno fa. E questo un po’ mi "spaventa", un po’ mi lascia perplesso!
 
 

Ultimi scampoli di questa giornata

Ultimi scampoli di questa giornata. Quella di domani sarà assai più lunga ed impegnativa di questa e non solo per me.
 
Buona notte e tutti in forze per domani!!
 
 
saludos
cogitoergosum

E’ una donna il nuovo Ministro dell’Istruzione e Università

 

E’ una donna, di 35 anni, il nuovo Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (il ricostituito MIUR).

 
Si tratta di Maria Stella Gelmini, qui nella foto tratta dal sito www.repubblica.it .
 

 
 
La giovane età potrebbe essere un fattore importante e positivo per una nuova politica della scuola tesa al suo rilancio e in coerenza con quanto di buono è stato già realizzato dal precedente governo.
 
In generale, speriamo che il nuovo governo faccia, con l’opposizione, le riforme di cui il Paese ha bisogno!!
 
 
 
 

Dome mi porti?

Dove mi porti, mia arte?
 
Dove mi porti, mia arte?
Im che remoto
deserto territorio
a un tratto mi sbalestri?
 
 
In che paradiso di salute,
di luce e di libertà,
arte, per incantesimo mi scorti?
 
 
Mia? Non è mia questa arte,
la pratico, la affino,
le apro le riserve
umane di dolore,
divine me ne appresta
lei di ardore
e di contemplazione
nei cieli in cui m’inoltro…
 
 
Oh mia indecifrabile conditio,
mia insostenibile incarnazione!
 
(Mario Luzi)

OGGI PURTROPPO…

OGGI, PURTROPPO, UN PREVEDIBILE IMPREVISTO HA IMPEDITO CHE SI REALIZZASSE, MA DOMANI, CHISSà!!!

E intanto… QUALCOSA è IN ARRIVO (FORSE)

E intanto, mentre IKARIAM, il mondo antico virtuale, procede a vele spiegate e, con esse, arrivano le prime alleanze virtuali, inizia la seconda parte della giornata, quella della riflessione dopo una mattinata che avrebbe dovuto riservare una sorpresa
 
NON ANCORA ARRIVATA, MA IN DIRITTURA D’ARRIVO
 
(PROBABILMENTE).
 
CI SARA’ TEMPO E MODO PER PARLARNE…. (QUALORA DOVESSE ESSERCI QUALCOSA DI CUI PARLARE).
 
 
 
 

e la sopresa

E la sorpresa?
 
 
la sorpresa? Boh!!
 
Si vedrà oggi (forse)!!