Notte Nazionale. IIS PERITO LEVI… UNA SCUOLA AL PASSO CON I TEMPI

Vigili e pronti aspettando il Signore

In questi ultimi giorni che ci avvicinano all’Avvento, la liturgia mette con forza in risalto il tema della vigilanza e dell’attesa della nuova venuta del Signore. Nella prima lettura si sottolinea la vittoria di Cristo sul demonio. Satana viene catturato e inchiodato dall’angelo Michele che discende dal cielo. Satana verrà imprigionato per mille anni, viene rinchiuso nell’abisso e viene posto un sigillo su di lui. Ciò lascia presagire mille anni di relativa pace, in cui le generazioni non saranno tentate dal male. Ma, dopo mille anni satana verrà liberato e questo sarà, forse, un grande “test” per l’umanità, un test attraverso il quale Dio metterà alla prova ogni singolo uomo in merito alla scelta di seguire Cristo o di lasciarsi ammaliare dalle tentazioni di Satana. Ne scaturirà un periodo turbolento e tremendo che terminerà con il Giudizio universale, quando scomparirà il purgatorio e ci saranno solo inferno e paradiso. A quel punto, i corpi risorgeranno e si uniranno alle rispettive anime. I dannati soffriranno tremendamente sia nell’animo che nel corpo. I giusti, invece, saranno presi da una gioia immensa nel contemplare Dio e saranno beati sia nell’anima che nel corpo e vedranno, nella Gerusalemme celeste “un cielo nuovo e una terra nuova”, quando il cielo e la terra di prima scompariranno e non ci sarà più il mare. Costoro risulteranno scritti nel libro della vita e, dunque, non saranno colpiti dalla seconda morte e non saranno gettati nello stagno di fuoco.
Tutto ciò non tarderà a realizzarsi e Gesù, nel vangelo, ci invita con forza a coglierne i segni. Lo fa attraverso la parabola del fico che, quando diventa verde, indica che l’estate è vicina. Il fico rappresenta anche la dolcezza della Parola di Dio che porta frutti veri e duraturi. Ma il fico che rinverdisce, in Gerusalemme, può rappresentare anche il segno del ritorno degli Ebrei a Cristo.
Attraverso questa parabola, Luca ci esorta a comprendere che il Signore sta per venire. Noi non sappiamo se verrà di notte o di giorno, non sappiamo in quale ora o in quale momento arriverà, ma i tempi sono questi, quindi dobbiamo vigilare, mantenere accesa la nostra lampada della fede e non tenere la fiaccola sotto il moggio, testimoniando con entusiasmo e zelo il vangelo di Cristo. E il Signore, inoltre, aggiunge: “non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.
Siamo anche noi la generazione alla quale Gesù si riferisce, perché a ogni uomo, in ogni epoca, viene rivolta questa parola, sempre viva e attuale. Gesù parla anche a noi oggi e ci chiede di fare la differenza la differenza. Allora, non c’è peggior sordo per chi non vuole sentire e peggior cieco per chi non vuole vedere e cogliere i segni che egli ci offre.

Ma noi, carissimi, dobbiamo avere orecchi per sentire e occhi per vedere e, soprattutto, dobbiamo guardare, in prospettiva, non tanto alla fine, ma al fine della nostra vita.

Restiamo sempre alla presenza di Dio, non allontaniamoci mai da lui e vigiliamo con la preghiera, con laa fede e con le nostre opere buone, per poter andare con gioia incontro al Signore che viene.
Guerre, sofferenze e tribolazioni sono, purtroppo, all’ordine del giorno! Ma non lasciamoci spaventare! Anche se anche se “il cielo e la terra passeranno”, la Parola di Cristo non passerà mai!
Lasciamoci ispirare dallo Spirito Santo, affinché noi possiamo nutrirci sempre di più della Parola per accogliere il Signore nel nostro cuore, nella nostra mente e nelle nostre azioni.

Arrivederci, Napoli… Città dai mille volti e dai mille colori!

Un Medico: Giuseppe Moscati parte 2°

Un Medico: Giuseppe Moscati prima parte

La vostra liberazione è vicina!

Le letture di oggi, giovedì 28 novembre 2024, ripropongono il tema dell’attesa, della fine dei tempi, della venuta del Signore, della punizione per i malvagi e del premio spettante ai giusti che loderanno Dio, intonando con le cetre i loro canti divini.

Il giudizio su Gerusalemme, che leggiamo nel passo del Vangelo di oggi, rievoca il tema della distruzione di Babilonia di cui Giovanni parla nella prima lettura, tratta dal Libro dell’Apocalisse.

Gerusalemme “sarà calpestata dai pagani finché i tempi dei pagani non siano compiuti”. Uno scenario da fine del mondo, dunque, è quello che ci propone la liturgia oggi, ma esso prefigura il ritorno della luce del Figlio di Dio. Anche se adesso buio e tenebre sembrano spadroneggiare, la luce tornerà a risplendere. E, così, nell’ultimo versetto del vangelo di oggi, Gesù ci conforta, ci invita a non avere paura e ci dice a chiare lettere: “quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevate il capo, perché la vostra liberazione è vicina”.
Oggi, cari fratelli e sorelle, ci sembra di vivere un momento assai cupo della storia dell’umanità e della nostra vita. Ci sembra di essere immersi nel momento più buio e tenebroso della notte. Ma Gesù vuol farci capire che proprio dopo questo momento, si avvicina e comincia a risplendere la luce dell’alba, il sole del nuovo giorno. Il cristiano, d’altronde, sa che la morte non è la fine di tutto, ma un nuovo inizio. Cieli nuovi e terre nuove ci attendono nella Gerusalemme celeste.

Pensiamo a Cristo: quando tutti lo credevano ormai morto, quando le speranze, anche dei più audaci e dei più ottimisti, si erano infrante contro quel macigno che sigillava l’ingresso del sepolcro, ecco che, proprio dietro a quella pietra, dove tutto prefigurava la morte, sfolgorava la luce più viva e più intensa che l’uomo abbia mai immaginato e abbia mai potuto vedere: quella della resurrezione di nostro Signore.
Badate bene, cari fratelli e sorelle, non c’è peccato così buio, non c’è momento così oscuro e tenebroso che la luce del risorto non possa spazzare via con il suo fulgore.
Cari fratelli e sorelle, la scintilla di Gesù, che brilla il vostro cuore, illumini sempre il vostro cammino e rischiari quello di chi vi sta accanto. Forti di questa scintilla, abbandoniamoci fiduciosi a Cristo, affinché l’attesa dei nuovi cieli e della nuova terra allontani da noi ogni trepidazione e ogni paura.

Padre santo,
che mantieni nei secoli le tue promesse,
rialza il capo dell’umanità oppressa dal male
e apri i nostri cuori alla speranza,
perché attendiamo vigilanti la venuta gloriosa di Cristo,
giudice e salvatore.
Preghiera tratta dal sito https://www.fraticanepanova.it/33-formazione/lectio-divina/469-la-vostra-liberazione-e-vicina.html

San Giuseppe Moscati – il medico santo

Giuseppe Moscati nacque il 25 luglio 1880 a Benevento. Fu il settimo tra i nove figli del magistrato Francesco Moscati e di Rosa De Luca, dei marchesi di Roseto. Fu battezzato il 31 luglio 1880. Si ritiene che la sua decisione di abbracciare la professione medica sia stata determinata dal fatto che negli anni dell’adolescenza Giuseppe si era confrontato, in modo diretto e personale, con il dramma della sofferenza umana. Nel 1893, infatti, suo fratello Alberto, tenente di artiglieria, fu portato a casa dopo aver subito un trauma inguaribile in seguito ad una caduta da cavallo. Per anni Giuseppe gli prodigò le sue cure premurose e, proprio in quella circostanza, sperimentò l’impotenza dei rimedi umani e l’efficacia dei conforti religiosi, che soli possono darci la vera pace e serenità. Fin dalla più giovane età, Giuseppe Moscati dimostra una sensibilità acuta per le sofferenze fisiche altrui; ma il suo sguardo non si ferma ad esse: penetra fino agli ultimi recessi del cuore umano. Vuole guarire o lenire le piaghe del corpo, ma è, al tempo stesso, profondamente convinto che anima e corpo sono tutt’uno e desidera ardentemente di preparare i suoi fratelli sofferenti all’opera salvifica Cristo, medico delle anime e dei corpi.

Con questo spirito, Giuseppe Moscati si comportò da vero apostolo di Gesù, senza mai predicare, ma annunciando, con la carità dimostrata nella sua professione di medico, l’amore di Cristo per i sofferenti, i malati e i bisognosi. In questo modo, condusse a lui, e attraverso di lui a Cristo, gli uomini oppressi e assetati di verità e di bontà. Si racconta che, un giorno, dopo aver guarito un operaio da un ascesso polmonare che era stato scambiato per tisi, poiché questi voleva pagarlo con i pochi risparmi che aveva, Giuseppe gli chiese un “onorario” insolito e straordinario allo stesso tempo, cioè di andare a confessarsi, aggiungendo: “non io, ma Dio ti ha salvato”.

In merito alla carità, egli soleva dire: «Non la scienza, ma la carità ha trasformato il mondo, in alcuni periodi; e solo pochissimi uomini son passati alla storia per la scienza; ma tutti potranno rimanere imperituri, simbolo dell’eternità della vita, in cui la morte non è che una tappa, una metamorfosi per un più alto ascenso, se si dedicheranno al bene».

La sua morte, avvenuta il 12 aprile 1927, a soli 46 anni, colse di sorpresa tutti e la notizia si diffuse di bocca in bocca con le parole: ” È morto il medico santo “.

Giuseppe Moscati fu beatificato da San Paolo VI nel corso dell’Anno Santo, il 16 novembre 1975, ed è stato canonizzato nel 1987 da San Giovanni Paolo II.

Giuseppe Moscati, da Santo, ancora oggi, gode di una grande devozione non solo a Napoli, ma in tutto il mondo.

Preghiera a San Giuseppe Moscati per ottenere una guarigione da una malattia: (dal sito https://blog.editriceshalom.it/i-miracoli-di-san-giuseppe-moscati-medico-del-corpo-e-dellanima/)

O medico santo e compassionevole,
san Giuseppe Moscati,
nessuno più di te
conosce la mia ansia
in questi momenti di sofferenza.
Con la tua intercessione
sostienimi nel sopportare il dolore,
illumina i medici che mi curano,
rendi efficaci i farmaci
che mi prescrivono.
Fa’ che presto, guarito nel corpo
e sereno nello spirito,
possa riprendere il mio lavoro
e dare gioia a coloro che vivono con me.
Mi confortano le tue parole
scritte a un amico ammalato:
«Voglio ancora animare
la vostra speranza
e trasformarla in sicurezza, guarirete!
Iddio poi vi domanderà conto
della vita che vi donerà».
Guarito, voglio sempre lodare il Signore.
Amen.

Il sogno di Nabucodonosor (Daniele 2, 35-41)

Pillole di Storia: Clistene e la sua riforma

La nascita della democrazia ateniese: Clistene e la riorganizzazione “decimale” della città   immagine dal sito http://www.slideshare.net/profmarista/storia-1liceogrecia Clistene fu, insieme a Solone, anche se per ragioni diverse, il padre della democrazia ateniese. Apparteneva alla famiglia aristocratica degli Alcmeonidi e fu eletto per la prima volta arconte nel 525 – 524. Fu, tuttavia, esiliato nella fase finale […]

Pillole di Storia: Clistene e la sua riforma

MISSION (IM)POSSIBLE

SENECA (DA HUB SCUOLA)

Dal blog La Geostoria di Ecateo

La nostra vera sfida: una MISSION (IM) POSSIBLE

Mission (im)possible: una battaglia da vincere non con la forza e con le armi, ma con la perseveranza e la coerenza del Vangelo

Nella prima lettura di oggi, 27/11/2024, tratta dall’Apocalisse di san Giovanni Apostolo, sono evocati i castighi di Dio per coloro che saranno trovati nel peccato, ma, di contro, anche la gioia di coloro che avranno mantenuto fino alla fine la fede in Cristo, vincendo la bestia e le sue tentazioni. Costoro si glorieranno nel lodare il Signore.

A costoro il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza. Essi, come afferma Gesù nel vangelo, anche se saranno perseguitati nel suo nome, si salveranno, non perderanno la loro vita, non moriranno in eterno. Potranno essere calunniati, accusati ingiustamente, maltrattati, vilipesi, ma il Signore sarà sempre al loro fianco.
Il vangelo di oggi ci fa capire che essere cristiani non è facile, non lo è mai stato e, forse, non lo sarà mai. Gesù fu perseguitato, i suoi discepoli furono perseguitati. Nella storia tanti fratelli e sorelle in Cristo hanno vissuto privazioni e sofferenze terribili per la loro fede in Cristo.

Ancora oggi, se ci pensiamo, nelle comunità cristiane ci sono i “martiri”, cioè i testimoni coerenti del Vangelo che, proprio per questo, vengono attaccati, derisi, contrastati e, in diversi Paesi del mondo, imprigionati e uccisi.

D’altronde, anche nei nostri ambienti, chi non ha dovuto, almeno una volta, difendersi da un’accusa ritenuta ingiusta, da un attacco inatteso? Spesso, quando più ci impegniamo in qualche cosa, quanto più ci mettiamo anima e corpo, tanto più sembra che ci attiriamo le critiche e diventiamo bersaglio di accuse altrui. Forse perché diamo il buon esempio a chi non vorrebbe impegnarsi in nulla o forse semplicemente perché diamo fastidio per il fatto che ci impegniamo in qualche cosa. Questa e tante altre ragioni potrebbero essere alla base di comportamenti scorretti verso di noi. D’altronde, l’invidia, le gelosie, i rancori lacerano i tessuti sociali, i luoghi di lavoro, le comunità, le famiglie, gli Stati e le Nazioni.

In Europa e in un mondo sempre più secolarizzati i cristiani subiscono sempre di più soprusi e ingiustizie. Questo perché al mondo e alla società sempre più secolarizzati non piace seguire i valori cristiani di amore, carità e di umanità.
Gesù, però, ci invita a perseverare, a pregare per i nostri nemici e per i nostri persecutori. Ma ci dice anche che la sfida del cristiano, oggi e sempre, è quella di rispondere con l’amore all’odio. Carissimi, questo non è buonismo fine a se stesso! Questo è vangelo!
Allora, carissimi fratelli e sorelle in Cristo, anche nelle comunità in cui viviamo e operiamo, non dividiamoci, non contrastiamoci gli uni con gli altri. Sosteniamoci a vicenda! Correggiamoci anche tra di noi, quando è necessario, ma sempre nell’ottica dell’amore fraterno. E, soprattutto, cerchiamo sempre il coraggio di perdonarci a vicenda!

Cristo unisce e Satana, il διάβολος, il calunniatore, divide.

È sulla strada dell’amore e dell’unione che incontreremo Gesù, non su quella dell’odio e della divisione.
Dobbiamo combattere ogni giorno una grande battaglia spirituale: non vinceremo con le armi, né tanto meno con la forza, ma con la perseveranza e la coerenza, con l’amore e la bontà.

Non abbiamo paura, non scoraggiamoci mai! Il Signore sarà sempre al nostro fianco e, ogni volta che ci servirà, il fuoco dello Spirito Santo soffierà sulla nostra anima e ci renderà capaci di superare il male con il bene e a trionfare, ben saldi e ancorati nella nostra fede in Cristo.

Certo, nel mondo attuale, sempre più dilaniato da guerre, sciagure e ingiustizie, ciò appare sempre più irrealizzabile. Ma noi cristiani abbiamo una grande possibilità: quella di rendere possibile una missione impossibile. La nostra capacità di amare e di perdonare può essere come la gomma di una matita che cancella gli errori scritti, da altri o da noi, nelle pagine della nostra vita!

Informazione e internet: alcuni aspetti da conoscere

Alcuni termini specifici da conoscere
BOT = software realizzato per eseguire le operazioni online in modo automatico e ripetitivo. Sono profili che mettono like, che creano in poco tempo tanti messaggi in poco tempo per favorirne la diffusione.
Troll = persona reale che interviene nelle discussioni per provocare o deviare la conversazione. I troll pubblicano messaggi o commenti offensivi.
Meme = contenuto ironico e satirico che si diffonde attraverso anche un processo di auto replica.

2016 = anno cruciale per la disinformazione. Comincia l’era delle post-verità. “Il termine post-verità, traduzione dell’inglese post-truth, indica quella condizione secondo cui, in una discussione relativa a un fatto o una notizia, la verità viene considerata una questione di secondaria importanza.” (da Wikipedia).

Disinformazione

Bufala notizia non verificata e non verificabile: inglese Hoax.
In ambito gastronomico: alcuni commercianti disonesti spacciavano la carne di bufala per carne di vitella.
Fake news = informazione in parte o del tutto non corrispondente al vero che viene divulgata, intenzionalmente o non intenzionalmente, su internet e attraverso i media e, in generale, le tecnologie digitali. Una fake news presenta un’apparente plausibilità, amplificata anche dai pregiudizi o dalle aspettative dell’opinione pubblica e resa credibile dalla mancanza della verifica delle fonti.
A partire dal gennaio 2017, fake news ha preso un significato traslato: il presidente Donald Trump si rifiutò di rispondere alla domanda di un giornalista (Jim Acosta) della CNN e lo definì una “fake news” vivente.
Dal 2017, dunque, secondo il report di Information Disorder, elaborato da Claire Wardle e Hossein Derakhshan nell’ottobre 2017, l’espressione fake news, dopo la battuta di Trump, cominciò ad essere impiegato dai politici non più in riferimento ad una singola notizia, ma nei confronti di un’intera testata giornalistica a loro sgradita.

Anche in virtù di questi slittamenti di significato, è preferibile sostituire, in maniera più completa, l’espressione fake news con i termini disinformazione, malinformazione e misinformazione.
Questo anche perché, se le fake news sono notizie completamente false, molte notizie possono anche avere un fondamento di verità, ma, se usate in modo decontestualizzato, possono essere dannose. Molte di quelle che definiamo “fake news” possono essere contenuti veri, decontestualizzati e diffusi sui social da profili veri usati per danneggiare un avversario politico. Oppure, può esserci un mix di fatti reali e fatti non verificati. Anche un meme che viene diffuso in modo virale può essere una fake news. Così come può essere dannosa la diffusione di un video riprodotto a velocità rallentata allo 0,75% per far sembrare ubriaca una persona che parla.
Per questo, l’espressione “fake news” è un termine troppo generico e semplicistico per indicare un fenomeno molto complesso.

  1. verità/falsità
  2. intenzionalità/non intenzionalità di provocare danno

La misinformazione è un’informazione fuorviante imprecisa o completamente falsa, diffusa senza l’esplicita intenzione di ingannare. Essa è percepita dai destinatari come una notizia seria e concreta perché fa leva sulle loro opinioni. Ad esempio, una notizia sulla terra piatta, che per noi è completamente falsa, per i terrapiattisti può essere veicolata come una notizia vera e concreta perché avvalora le loro opinioni.

La malinformazione, invece, è una informazione veritiera, ma è utilizzata, anche in modo decontestualizzato, per recare danno ad un esponente politico, ad un’organizzazione o a un intero Paese. Un esempio è quello di Sanna Marin, giovane primo ministro donna finlandese, che fu al centro di polemiche dopo la pubblicazione di un video in cui ballava in modo allegro e scatenato, ubriaca, in una festa privata. Anche la diffusione della corrispondenza privata di Hillary Clinton, che contribuì a farle perdere le elezioni presidenziali, è un esempio di mala informazione.

La disinformazione ha caratteristiche di falsità e di ingannevolezza e nocività. Può avere l’obiettivo di guadagnare soldi, creare pressione politica o solo per causare danni, problemi e confusione.
È molto pericolosa perché influisce sull’opinione pubblica e sulle decisioni e le azioni dei cittadini. Ne è un esempio il Pizzagate del 2016. Secondo questa grave disinformazione, esponenti del partito democratico americano, tra cui Bill e Hillary Clinton sarebbero stati coinvolti in un giro di pedofilia che sarebbe stato attivo nella pizzeria Comet Ping Pong. Questa disinformazione era stata diffusa da esponenti della destra, repubblicani, dello stesso partito di Trump, durante le elezioni presidenziali del 2016 per danneggiare la Clinton che era la candidata dei democratici.
Il 4 dicembre 2016 un ventottenne entrò armato nella pizzeria, terrorizzò i clienti e minacciò di sparare. La disavventura si concluse positivamente con l’arresto del giovane.
Questo è un esempio di come la disinformazione abbia conseguenze molto negative nel mondo virtuale, ma anche nella vita reale.
Quando la disinformazione viene diffusa sui social, può trasformarsi anche in misinformazione. Ciò accade, ad esempio, quando un contenuto disinformativo viene condiviso sui social da una persona che non è consapevole della falsità, dell’ingannevolezza e della nocività di quella notizia.
Ecco perché i disordini informativi non si possono ridurre alle sole categorie di vero/falso, ma devono sempre prendere in considerazione le intenzioni di chi li diffonde.

Information Disorder: agente – messaggio – referente
Ci sono tre diverse fasi di una possibile disinformazione:

  1. creazione, quando si crea un messaggio.
  2. riproduzione, quando il messaggio viene riprodotto, assumendo la veste di un prodotto mediale
  3. distribuzione, quando il prodotto è distribuito o condiviso sui social Nell’era dei social chi condivide è anche riproduttore di un messaggio.

Agente: chi è? Ufficiale / non ufficiale? Quanto è organizzato l’agente? Lavora in organizzazioni o singolarmente? Quali sono le motivazioni dell’agente: finanziario? Politico? (screditare un personaggio), sociale? Psicologico? Quale pubblico vuole raggiungere? È un bot? È un cyborg? L’agente vuole ingannare e nuocere a persone e organizzazioni o no?

Sette modi di fare disinformazione:

  1. contenuto ingannevole (uso ingannevole di una notizia per danneggiare)
  2. falsa connessione (titoli, immagini di copertina e citazioni non corrispondono al vero)
  3. satira o parodia (non implica, a priori, l’intenzione di danneggiare, ma la possibilità di ingannare, anche se inconsapevole, c’è)
  4. contenuto fabbricato (contenuto falso al 100%, intenzionalmente creato con l’obiettivo di creare un danno)
  5. contenuto manipolato (manipolazione di un’informazione o di un’immagine)
  6. contenuto diffuso da impostori (quando chi diffonde un messaggio si presenta come altra persona, si finge una persona diversa)
  7. Falso contesto (quando un’informazione vera viene condivisa insieme a informazioni decontestualizzate)
    I primi tre sono di danno basso. Gli altri quattro, invece, sono di danno alto.

Possibile classifica dei motivi per i quali si fa disinformazione, malinformazione o misinformazione:
a. motivi economici: è il caso dei siti clickbaiting, acchiappaclic. Sono anche siti sharebait
b. propaganda. Rientra in questa categoria anche la “post-verità”: notizia falsa o costruita ad arte e spacciata per attendibile allo scopo di influenzare l’opinione pubblica
c. “passion”, o interesse di parte. Si verifica ciò quando alcune questioni scottanti, come immigrazione, estremismo islamico, temi LGBT sono affrontati con un linguaggio troppo acceso, lasciandosi guidare dalla passione o dall’orientamento politico, piuttosto che dalla precisione e dall’attendibilità.
d. Politics (influenza politica)

Perché ri-condividiamo, anche inconsapevolmente, disinformazione, misinformazione e malinformazione?

  1. Teoria del deficit informativo: lo facciamo, anche inconsapevolmente, perché non siamo sufficientemente informati. Un esempio può essere questo: una persona è morta per il vaccino. Se ciascuno di noi condivide acriticamente questa informazione sui social, si finisce con il diventare diffidenti nei confronti del vaccino e non ci si fa più vaccinare. Se, però, ci informiamo meglio, magari possiamo scoprire che quella persona morta dopo il vaccino aveva in realtà delle patologie gravi e, quindi, possiamo scoprire che non il vaccino, ma magari un tumore o altro, può essere stata la causa di quel decesso.
  2. Teoria del “doppio processo” di Twersky e Kahneman. Secondo questa teoria, abbiamo due modi di pensare:
    a. sistema 1: processo automatico e sintetico che implica pochi sforzi
    b. sistema 2: processo analitico che richiede maggiori sforzi
    Siamo spesso “avari-cognitivi”, per cui usiamo il sistema 1, più superficiale. Questo, però, comporta la disinformazione perché, più è facile elaborare qualcosa, meno spazio diamo alla verifica dell’attendibilità di un contenuto. A causa della nostra avarizia cognitiva, preferiamo utilizzare metodi semplici e immediati, ma superficiali, piuttosto che metodi che richiedono ragionamento e riflessione. Questo significa che non pensiamo abbastanza quando dobbiamo risolvere qualcosa. Sono i nostri bias cognitivi (distorsioni). Se qualcosa ci sembra facile, allora appare come vero, secondo il principio dell’Easy = True. Ecco perché, la semplice ripetizione virale di una notizia, anche se falsa, la rende più facile da fruire e da elaborare, più familiare e più credibile.

Informazione e internet: la quarta rivoluzione informativa, l’Intelligenza Artificiale

Intelligenza Artificiale (dal 2016 a oggi e …. continua)
In questa fase chiunque può generare e manipolare informazione. Questa è l’epoca dei media sintetici, cioè, immagini, dei video o audio generati artificialmente da un computer tramite l’I.A.; essi appaiono estremamente realistici e difficilmente possono essere distinti dai media originali. Si tratta di una tecnologia che utilizza l’intelligenza artificiale per creare contenuti sintetici dall’aspetto autentico. La categoria dei media sintetici include anche contenuti deepfake, cioè, video (e non solo) falsi generati dall’intelligenza artificiale, che stanno diventando sempre più diffusi e convincenti; “arte” generata dall’IA, contenuti virtuali in ambienti di realtà virtuale (VR) e realtà aumentata (AR) e altri nuovi tipi di contenuti.
Quella del deepfake, parola coniata nel 2017, è una tecnica utilizzata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali, tramite una tecnica di apprendimento automatico, conosciuta come rete antagonista generativa. Il deepfake può anche essere usato per creare notizie false, bufale e truffe, per compiere atti di ciberbullismo o altri crimini informatici di varia natura oppure per satira.
In sintesi, possiamo dire che i dati sintetici non vengono creati dall’uomo sulla base di quanto c’è nel mondo reale, ma sono realizzati da algoritmi di calcolo e simulazioni basate su tecnologie di intelligenza artificiale generativa.
Attraverso i media sintetici, la disinformazione diventa virale e, dall’altro lato, si ha un vero e proprio “proliferare epidemico” delle informazioni, al punto che si può parlare di infodemia, o di pandemia di informazioni. Diventa assai difficile, se non impossibile il controllo delle fonti.
Tra il 2015 e il 2016 i gestori dei grandi social cominciano a impiegare gli algoritmi di raccomandazione, utilizzati per prevedere le scelte degli utenti, soprattutto su siti commerciali come Amazon, e offrire consigli mirati sula base dei gusti e degli acquisti effettuati precedentemente. Questa tecnologia, osservando e registrando le scelte fatte dal singolo utente, propone dei contenuti e dei suggerimenti che gli potrebbero piacere per spingerlo ad un determinato acquisto.
“Per prima cosa, gli algoritmi raccolgono i dati rilevanti, usando una serie di metodi impliciti ed espliciti. I primi consistono, per esempio, nel monitoraggio delle ricerche dell’utente e del suo comportamento online e nell’analisi degli interessi da questo espressi sui social. Un esempio di metodo esplicito è invece una richiesta di valutazione dei contenuti proposti. Più dati vengono raccolti, migliori sono le raccomandazioni da parte dell’AI”
Gli algoritmi, operando tutti i settori della comunicazione digitale, fanno in modo che sia sempre più difficile distinguere tra notizie vere e notizie false e spesso portano ad amplificare notizie, facendole passare come veritiere, notizie che sono del tutto infondate. Più correttamente gli algoritmi di raccomandazione intercettano le nostre preferenze, più velocemente ci imbriglia in una trappola di informazione da cui non sempre possiamo uscire. Nascono delle vere e proprie rete di disinformazione e di manipolazione delle notizie.