Informazione e internet: la terza rivoluzione informativa, quella dei social media

Social Media (2015-2016) – L’avvento dei social media ha segnato un cambio notevole: chiunque può diventare canale di creazione e trasmissione dell’informazione che assume una dimensione sociale più spiccata. Ma, nello stesso tempo, in real time, oltre all’informazione, comincia a circolare anche la disinformazione che diventa, purtroppo, sempre più strutturata e virale attraverso i post degli utenti. Un esempio ci è offerto dall’ammaraggio di emergenza nel fiume Hudson dell’airbus US Airways 1549. La foto dell’ammaraggio viene scattata da un turista presente su un battello dal quale vede la scena. La novità, rispetto al passato, è che, questa volta, l’immagine non viene inviata ai giornali, ma è pubblicata dallo stesso autore sul suo profilo Twitter. I motori di questo airbus erano stati entrambi danneggiati da un impatto con alcuni volatili. Quella foto e quella notizia vennero poi riprese dai media tradizionali e dai cittadini. Questo passeggero, da fruitore o, al massimo, fonte notizia diventa media, creatore della notizia.
Questa novità si ripresenta di lì ad un anno, tra il 2010 e l’inizio del 2011, con le famose primavere arabe, iniziate in Egitto il 29 gennaio del 2010 e propagatesi, nel giro di poco tempo, in Tunisia e, poi, nel Medio Oriente, grazie ai passaparola sui social e, in particolare, su Facebook, che riuscirono ad aggirare le drastiche censure dei regimi dei Paesi medio-orientali. I social, con i cittadini ormai diventati veri e propri “media”, riescono ad eludere le imposizioni e le censure nazionali e imprimono una forte spinta dal basso ai movimenti giovanili e popolari che chiedevano un processo di apertura, di rinnovamento e di democratizzazione in Paesi da tempo abituati a vivere sotto regimi tirannici.
Si può tranquillamente dire che si consolida un tipo di informazione che avevamo già visto con la seconda rivoluzione informativa, quella del Citizen Journalism. Il cittadino – attivista e protagonista di movimenti di istanze rinnovatrici, attraverso i suoi social, diventano media senza alcuna forma di legittimazione dall’alto.
Tuttavia, la capillare diffusione dei social comincia gradualmente a comportare anche una diffusione della disinformazione altrettanto capillare.
Così, nella circostanza del terribile uragano Sandy che, nell’ottobre 2012, sferzò violentemente gli Stati Uniti, le notizie e le foto che circoleranno sui social media si riveleranno in parte vere, in parte false, in parte difficili da verificare.
E, a questo punto, ci troviamo dinanzi ad un nuovo spartiacque: soprattutto per le notizie difficili da verificare, non si sa più cosa sia vero e cosa sia falso, proprio a causa dell’impossibilità di verificarle.
Quando, nel 2011, scoppia la guerra civile in Siria, si inaugura il fenomeno dei video journalist: cittadini che scendono in strada per fare riprese, non allo scopo di fare un’informazione corretta e veritiera, ma solo per attivismo e partigianeria. E ciò renderà ancora più devastante il fenomeno della disinformazione a scopi politici.
I cittadini del cosiddetto villaggio globale avranno modo di rendersene conto, di lì a poco, con la drammatica diffusione dell’Isis, il califfato islamico, che riuscì ad organizzare un vero e proprio media center, allo scopo di fare proselitismo attraverso quella che si può definire la strategia del video disintermediato, pubblicando sui social e anche su YouTube le immagini degli orrori e delle stragi commesse.
L’aggettivo disintermediato fa riferimento al processo della disintermediazione, attraverso cui i tradizionali canali di informazione vengono scavalcati grazie all’utilizzo dei social media. In pratica, questo significa che l’informazione è affidata sempre di più ai singoli cittadini e sempre di meno alla carta stampata e ai media tradizionali. Dalla disintermediazione alla disinformazione il passo è breve: nuovi fenomeni negativi, come i troll che diffondono in rete notizie false per depistare ed orientare l’opinione pubblica, gli algoritmi che condizionano il flusso delle notizie, facendo in modo che l’informazione si concentri solo su alcuni argomenti e solo attraverso alcuni punti di vista, stanno compromettendo sempre di più l’obiettivo di un’informazione attendibile, veritiera e libera.
Il fenomeno dei media disintermediati, rilanciato anche dalla comunicazione dell’Isis, anticipa, a sua volta, quanto accadrà con la quarta rivoluzione informativa, quella dell’Intelligenza Artificiale.

Informazione e internet: la seconda rivoluzione – Citizen Journalism

Citizen Journalism: la seconda rivoluzione nel mondo dell’informazione. Il cittadino comune si trasforma in “giornalista sul campo”. L’informazione assume un carattere marcatamente sociale, è ancora in real time, ma la documentazione e la diffusione avviene anche attraverso i telefoni cellulari. È un’informazione interattiva, con una dimensione sociale e, purtroppo, comincia a spianare la strada anche alla disinformazione. Ciò comincia ad avvenire con l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001, quando l’evento veniva raccontato in real time, da fonti di tutto il mondo, non più attraverso la televisione, ma attraverso internet e si svilupparono nuove modalità di racconto. Molte informazioni scaturirono dai messaggi che coloro che viaggiavano sugli aerei depistati inviarono ai familiari prima di morire. In Italia la notizia fu data non dai telegiornali, ma dal sito internet di Repubblica.it.

Si sviluppa, a partire dal 2005, un vero e proprio giornalismo dal basso, realizzato dai cittadini. Il Citizen Journalism, nel 2008, si organizzò, attraverso i social per spingere in avanti la campagna elettorale di Barack Obama. Questo fu un primo esempio di come i cittadini possano prendere parte attiva agli eventi politici nazionali e / o internazionali, muovendosi dal basso, magari standosene anche comodamente seduti sul divano di casa propria o organizzando, attraverso la rete, eventi mediatici come meet o flash mob con lo scopo di mobilitare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Sembra rinascere, dopo tanti secoli e qualche millennio, una nuova agorà “ateniese” fondata sulla partecipazione democratica e diretta di tanti cittadini, locale, regionale, globale e glocale. Alcuni spot adottati poi dai protagonisti di campagne elettorali non furono creati dal loro staff, ma da singoli attivisti sula rete e vennero poi mutuati dai politici. I cittadini, dunque, si attivano attraverso i social per “imporre” un nuovo modello politico, più aperto, più innovativo e, ovviamente, digitale. Si afferma un nuovo ruolo del cittadino: non più pubblico da influenzare e da informare, ma egli stesso parte attiva, fonte di informazione, oggi diremmo “influencer”, in grado di prendere parte attiva agli eventi mondiali. Io ricordo qualche esperienza personale piuttosto forte, in particolare una che risale alla fine degli anni ’90: durante la guerra del Kosovo, una sera, mentre stavo seguendo sui telegiornali le informazioni, attraverso la chat mIRC, parlavo quasi ogni sera con persone che in Kosovo o in Serbia vivevano in tempo reale gli avvenimenti della guerra e una volta, mentre stavo chattando con una persona che parlava e scriveva bene in italiano, questi mi disse che, proprio in quel momento, stavano arrivando dei bombardamenti, spiegandomi quali parti della sua zona stavano colpendo. È da notare che a chat mIRC, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000 era l’unico modo per chattare e comunicare in tempo reale con persone o gruppo di persone in tutto il mondo.

Nel luglio del 2010 Julian Assange pubblicò sulla piattaforma WikiLeaks l’Afghanistan War Diary, una raccolta di 90.000 documenti del governo americano, top secret, relativi all’impegno militare dei soldati americani in Afghanistan e che riportavano notizia anche di abusi compiuti dai Marines. A questo evento fece seguito, sempre nell’ottobre 2010 e sempre su WikiLeaks, la pubblicazione di ben 400.000 documenti scottanti di abusi americani in Iraq.
Il 18 novembre di quello stesso anno, il Tribunale Internazionale di Stoccolma emise un mandato di arresto internazionale nei confronti di Assange, con l’accusa di stupro, “suffragata” dalle testimonianze di due donne. Nel 2016 WikiLeaks pubblicò mail private e top secret atte a screditare Hillary Clinton, facendole perdere le elezioni a vantaggio di Donald Trump.

Questi esempi fanno emergere due aspetti del Citizen Journalism:
a. la democratizzazione dell’informazione, anche attraverso la messa a disposizione dell’opinione pubblica di documenti secretati
b. il danno che può implicare un’informazione senza filtri e, talvolta, non verificata.
Il 20 giugno del 2009, durante una rivolta contro il leader iraniano Ahmadinejad, viene uccisa Neda Agha Soltan nel corso della repressione della ribellione. Le immagini della sua morte vengono riprese con un cellulare e diffuse sul web da un medico presente a quegli avvenimenti. Il video diventa virale e, così, Neda diventa il simbolo della rivolta iraniana contro il regime. Si inizia a vedere il potere dei social che diventano non più amplificatori di notizie, ma come veri e propri media produttori di notizie, vere e proprie agenzie di informazione. In quello stesso giorno, però, inizia un incubo per un’altra donna, legata, come docente, alla stessa università dove Neda Soltan era iscritta come studentessa. Questa donna è Neda Soltani, colpevole, per così dire, di avere lo stesso nome della ragazza uccisa e un cognome molto simile. Da quel momento, dunque, l’immagine della professoressa compare in tutti i tg del mondo come vittima delle violenze del regime iraniano
Questo omicidio di Stato ha suscitato numerose e notevoli reazioni internazionali a causa di un video amatoriale che ha testimoniato gli ultimi istanti della sua vita. Il filmato che ha ripreso la sua morte è stato diffuso via Internet e il suo nome è velocemente diventato un grido di protesta scandito dagli oppositori che accusavano il presidente Ahmadinejad di brogli elettorali, ai danni dell’avversario e leader dell’opposizione Mir-Hosein Musavi. Il video amatoriale, ripreso con uno smartphone da un medico presente sul posto, fu diffuso sui social che, a partire da questo momento, diventano dei veri e propri media. Neda diventa, così, il simbolo della rivolta.
Un esempio di quanto pericolosa possa essere un’informazione senza filtri, cioè non controllata, ci è offerto dalla vicenda di un’altra donna, Neda Soltani, docente che insegnava nella stessa università della ragazza uccisa. I giornalisti di tutto il mondo andarono alla ricerca di qualche immagine e di qualche notizia sulla giovane che era stata assassinata dalle autorità iraniane. Ma, per errore, diffusero sui social la fotografia di un’altra donna, anche lei di nome Neda, che, in tal modo, fu scambiata dall’opinione pubblica mondiale per la ragazza che era stata uccisa e compare in tutte le immagini dei telegiornali del mondo. Neda Softani fu costretta dal regime iraniano a smentire la propria morte. Ma questa vicenda scombussolò la sua esistenza, fino al punto da costringerla a fuggire dal suo Paese per chiedere asilo politico all’estero. Vive tuttora in Germania.
Questo avvenimento anticipò quelle che sarebbero poi state le caratteristiche distintive della terza rivoluzione dell’informazione: quella dei social media.

Informazione e internet: quattro rivoluzioni informative

  1. Nascita del web 1.0 (dal 1991 fino al 2000)
  2. Citizen Journalism (dal 2000 al 2008)
  3. Social Media (dal 2005 al 2016)
  4. Intelligenza Artificiale (dal 2016 a oggi e …. continua)

1. Con la nascita del web 1.0 chiunque ha avuto la possibilità di diventare fonte informativa, di reperire e scrivere informazioni con grande facilità e diffonderle sulla rete. In precedenza, le fonti informative, quelle dei giornali e delle televisioni erano poche e ben riconosciute. Con l’avvento del web ciascuno di noi può trovarsi addirittura nella possibilità di offrire informazioni agli altri e anche ai giornali. Soprattutto negli ultimi anni, non di rado, quando su un giornale o su un mezzo televisivo è stata riportata una notizia, sono stati citati anche commenti, impressioni e giudizi lasciati dagli utenti sui social. I social diventano, ad opera di cittadini comuni o di personaggi famosi, canale di informazione e strumento di dibattito anche politico.
Un esempio eclatante è proprio quello avvenuto ieri: con un post su X, Elon Musk si è scagliato contro alcuni giudici italiani.
L’informazione cambia e diventa digitale e si verifica un incremento notevole delle fonti informative. Oltre per il digitale, dal 1991 in poi, l’informazione si caratterizza per la notevole pluralità delle fonti e per il fatto che essa è in real time, cioè, avviene in tempo reale, è un continuo work in progress, per cui, ad esempio, i quotidiani cartacei, già a metà della giornata in cui vengono acquistati, risultano rapidamente superati del continuo e più aggiornato flusso di notizie. Questo ha spinto anche i quotidiani ad adeguarsi alla nuova situazione, organizzandosi maggiormente con interviste e con approfondimenti.
Le caratteristiche di questo nuovo modello di informazione furono, in qualche modo, anticipate, il 2 agosto 1990, da un evento straordinario: la prima guerra del Golfo, scoppiata perché l’allora dittatore iracheno Saddam Hussein invase il piccolo Stato del Kuwait. Si formò una coalizione di 35 Stati, formatasi sotto l’egida dell’ONU e guidata dagli Stati Uniti, con l’obiettivo di ristabilire la sovranità del piccolo emirato del Kuwait, dopo che questo era stato invaso e annesso dall’Iraq. Questa coalizione combatté contro Saddam per difendere il piccolo Stato da lui invaso e occupato.
Tra i Paesi che vi presero parte ci furono anche paesi arabi come l’Egitto, l’Arabia Saudita, il Qatar, gli Emirati Arabi Uniti.
La prima guerra del Golfo divenne un evento mediatico senza precedenti e si configurò, a tutti gli effetti, come informazione real time, senza filtri e a ciclo continuo.
Fu un evento mediatico che segnò uno spartiacque nella storia dei media: fu infatti definita «la prima guerra del villaggio globale».
Per la prima volta, fu possibile, ad esempio, vedere i bombardamenti missilistici nello stesso momento in cui essi si verificavano. Grazie alle immagini della CNN, riprese e rilanciate sugli schermi dai media mondiali, entrano per la prima volta, in maniera brutale e diretta, nelle case di tutti i cittadini, le immagini delle bombe e dei crolli. Nascono, così, le emittenti all News, cioè, specializzate solo nelle notizie che vengono trasmesse in tempo reale 24 ore su 24. In questo periodo si affermano anche i telegiornali delle principali emittenti private (TG 5, TG 4 e Studio Aperto).
L’anno successivo, il 12 maggio del 1991, il ricercatore universitario del Cern (Conseil européen pour la recherche nucléaire) di Ginevra Tim Berners Lee inventò il World Wide Web, cioè la rete internet.
Fu un evento straordinario che segnò la prima grande rivoluzione nel mondo dell’informazione che cominciò a diventare digitale, più democratica, multifonte e policentrica. Si aprirono, da questo momento, spazi per nuovi punti di vista e ognuno può aprire pagine web, anche di contenuto informativo e divulgativo.
Così, nel 1996, nacque l’emittente all news Al Jazeera che trasmetteva dal Qatar e che divulgava le notizie del mondo da un punto di vista diverso non filooccidentale, ma,
chiaramente, filoarabo. L’informazione di Al Jazeera si caratterizzava per il linguaggio moderno, aggiornato e per essere in real time, sul modello della CNN.
In quello stesso periodo, inoltre, trovarono ampi spazi di espressione anche movimenti partiti dal basso che difficilmente avrebbero avuto voce in capitolo senza la rivoluzione del web.

I sette sigilli dell’Apocalisse

San Giovanni – L’Apocalisse

Dal sito https://www.youtube.com/watch?v=kl9SN40-ITg

Daniele spiega al re babilonese il sogno

Dal sito https://www.youtube.com/watch?v=N1TY2Y5MAsU

Dal Libro del profeta Daniele: Susanna

Dal sito https://www.youtube.com/watch?v=SWN5MeEjyDQ

LA SORPRENDENTE STORIA DEL PROFETA DANIELE NELLA BIBBIA

Dal sito https://www.youtube.com/watch?v=Lu2ihnLnjZo

Panoramica sul profeta Daniele

Dal sito https://www.youtube.com/watch?v=R5Hohf9J8dI

Il sogno di Nabucodonosor

dal sito https://www.youtube.com/watch?v=3Li0w8ZRpsQ

Con il Cardinale Martini alla scuola dei profeti: Daniele

Il sogno di Nabucodonosor spiegazione in Daniele 2, 35-41

In Daniele 2, 31-45, il re babilonese Nabucodonosor, nel secondo anno del suo regno (603 a.C.), vide in sogno una statua enorme. “Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo e i piedi in parte di ferro e in parte d’argilla”.

A questo punto del sogno, si staccò da un monte una pietra, senza che vi fosse alcun intervento umano. Questa pietra colpì i piedi della statua frantumandoli. Come per un effetto domino, andarono in frantumi tutte le altre parti e gli altri metalli della statua: Il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro che componevano gli altri pezzi della statua divennero come “pula che il vento disperde”.

Invece, la pietra che si era staccata dalla montagna e che aveva mandato in frantumi la statua divenne, a sua volta, una montagna talmente grande che “riempì tutta la terra”.
A questo punto, Daniele (ricordiamo che il suo testo racconta vicende risalenti al VI secolo a.C., al tempo dell’ esilio degli Ebrei in Babilonia) offre a Nabucodonosor la sua spiegazione del sogno, parlando di quattro regni destinati ad essere, via via, distrutti e abbattuti. Questi quattro regni possono essere i quattro imperi più grandi della storia antica:
1. l’impero babilonese (la testa), di cui Nabucodonosor era il sovrano
2. l’impero dei Persiani (braccia e busto), fondato da Ciro il Grande, della dinastia degli Achemenidi, sulle ceneri del regno dei Medi.
Ciro fu anche il e che liberò gli Ebrei dalla prigionia babilonese, consentendo loro di fare ritorno in patria
3. l‘impero di Alessandro Magno (cosce e gambe), poi destinato a dividersi dopo la morte del sovrano
4. l’Impero Romano (i piedi)
La pietra, che, staccatasi dal monte NON PER INTERVENTO UMANO, “stritolerà il ferro, il bronzo, l’argilla, l’argento e l’oro“, può rappresentare l’intervento divino che, nella spiegazione di Daniele, farà sorgere un nuovo regno, con l’avvento del Messia, che annienterà questi quattro regni (l’impero babilonese, l’impero persiano, quello macedone e quello romano).

Volendo fare un discorso più ampio, il profeta Daniele esorta Nabucodonosor, ma anche tutti noi, a pensare che la sovranità di Dio si estende sull’intero universo (a questo corrisponde la pietra che diventa una montagna così grande da riempire tutta la terra), in tutte le epoche, anche quelle future. Tutti i regni terreni, fondati sul comando e sulle azioni violente di un sovrano, sono effimeri e sono destinati a finire. Solo il Regno di Dio è destinato a durare in eterno.
Nei versetti immediatamente successivi (Dn 2 46-48), possiamo leggere la reazione del re babilonese alle parole del profeta : 46 “Allora il re Nabucodonosor piegò la faccia a terra, si prostrò davanti a Daniele e ordinò che gli si offrissero sacrifici e incensi. 47 Quindi rivolto a Daniele gli disse: «Certo, il vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei re e il rivelatore dei misteri, poiché tu hai potuto svelare questo mistero». 48 Il re esaltò Daniele e gli fece molti preziosi regali, lo costituì governatore di tutta la provincia di Babilonia e capo di tutti i saggi di Babilonia”.
Questa spiegazione del profeta Daniele contiene anche la profezia e la prefigurazione di Cristo Re dell’universo, di cui oggi, nella XXXIV domenica del Tempo Ordinario, abbiamo celebrato la solennità. Cristo è un re che non “comanda“, ma che “regge e sorregge” l’universo, attraverso la legge dell’amore e della carità.

Cristo Signore della Storia e del tempo

Cristo Signore della storia e del tempo (XXXIV domenica del T.O).

Siamo giunti alla XXXIV domenica del tempo ordinario, quella che chiude l’anno liturgico.
La solennità di oggi ci ricorda che Cristo è il Signore della storia e del tempo, l’Alfa e l’Omega, principio e fine di tutte le cose.
Nella prima lettura Daniele profetizza la venuta di Cristo, immaginandolo come un re forte e potente: “ecco venire sulle nubi del cielo uno simile a un figlio d’uomo…” al quale vengono dati potere, gloria e regno.
Il Vangelo, invece, ci presenta Gesù “umiliato” e “sconfitto” secondo la logica umana. Pilato è sconcertato di fronte a Gesù: glielo hanno consegnato affermando che è un elemento pericoloso, ma egli non vede in lui nulla di destabilizzante, piuttosto scorge un uomo indifeso che “pretende” di essere re. Gesù non nega di esserlo, ma anzi afferma con forza la sua regalità, dicendo: “Tu lo dici: io sono re!”. Però subito precisa di essere un re diverso da come Pilato lo immagina e afferma: “Il mio regno non è di questo mondo”.
Gesù non porta una corona regale (porterà, invece, una corona di spine), non ha un trono (il suo trono sarà la croce), non ha un territorio ben delimitato (il suo regno sarà senza collocazione geografica che non farà concorrenza ai regni umani).
Il regno di Gesù, quindi, è un  regno nuovo. … Un regno spirituale che deve realizzarsi anche nel cuore degli uomini che amano Dio e colui che Dio ha mandato. Gesù dice “io sono venuto per questo: per rendere testimonianza alla verità”.
La verità consiste nel conoscere Dio e nel vivere da figli di Dio, consapevoli che Dio è amore, che regnare è servire e che dare la vita non è perderla, ma guadagnarla.
Cristo, dunque, manifesta la sua regalità annunciando la verità e conducendo tutti gli uomini alla Verità suprema fino alla sua immolazione sulla croce.
È veramente per tutti noi Gesù il Signore della nostra vita?
Regna veramente nel nostro cuore?
È veramente Gesù il nostro re?
Ci lasciamo veramente guidare da lui …. dalla sua parola?
Il Vangelo è il manuale della nostra vita?
Se non regnasse Cristo nei nostri cuori, alla nostra vita mancherebbe qualcosa di importante e fondamentale. Senza Cristo la nostra vita sarebbe povera, senza speranza, senza orizzonti a cui guardare.
Non possiamo fare a meno di Gesù, perché lui è il “TU” con cui dobbiamo relazionarci.
Senza di lui, scrive s. Agostino, c’è solo inquietudine e, quindi, uno stato di insoddisfazione che non dà pace: “Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te” (“Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te”).
Lasciamo quindi che Cristo regni nella nostra vita, che sia lui a dirigerla e a governarla. Solo così la nostra vita sarà davvero bella, luminosa e pienamente realizzata.
Amen

Cristo Re dell’universo: alcune domande per noi

Nella solennità di Cristo Re dell’universo, possiamo e dobbiamo porci delle domande: Gesù regna veramente nel nostro cuore?
È veramente Gesù il nostro re?
Ci lasciamo veramente guidare da lui …. dalla sua parola?
Il Vangelo è il manuale della nostra vita?
Se non regnasse Cristo nei nostri cuori, alla nostra vita mancherebbe qualcosa di importante e fondamentale. Senza Cristo la nostra vita sarebbe povera, senza speranza, senza orizzonti a cui guardare.
Non possiamo fare a meno di Gesù, perché lui è il “TU” con cui dobbiamo relazionarci.
Senza di lui, scrive s. Agostino, c’è solo inquietudine e, quindi, uno stato di insoddisfazione che non dà pace: “Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te” (“Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te”).
Lasciamo quindi che Cristo regni nella nostra vita, che sia lui a dirigerla e a governarla. Solo così la nostra vita sarà davvero bella, luminosa e pienamente realizzata.

L’onnipotente potere dell’amore di Cristo

Gesù è un re che non vuole essere compiaciuto in qualche corte o adulato in qualche assemblea o corrotto con qualche dono. Chi ama, come ama Gesù, riversa il suo amore speciale su tutti, ma soprattutto sui più fragili, così come farebbe un genitore per un figlio malato.
La regalità di Cristo non riguarda un potere qualunque, ma l’onnipotente potere dell’amore. Chi ama può tutto, chi ama ha tutto. Questo porta alla vita eterna, dare spazio all’amore universale. Questo è il re, questo è l’agnello di Dio. Ecco il re che toglie il peccato del mondo. Questo è il re, il Signore dei signori. Il re dell’amore, della pace e della speranza.
La vera Chiesa è come Giovanni Battista: parla, predica, ma alla fine, con il suo dito, indica chiaramente Gesù. Giovanni Battista ci indica il re, colui che dobbiamo seguire.
La Chiesa deve fare come Giovanni Battista: deve indicare il re, il Signore.
La Chiesa deve indicare e deve scegliere il Messia e non più Barabba. Noi siamo quelli che dobbiamo indicare e far conoscere il Re dei Re, colui che toglie i peccati del mondo.