dramma della solitudine!
Esprimete il vostro giudizio su…
Le ricordate?
Aggiungo un altro brano storico: I will survive di Gloria Gaynor
Che bravi!!!
Bastardi al 100 %
“Tua madre dovrebbe conoscerla”
that was a hit before your mother was born
Though she was born a long, long time ago
Your mother should know
Your mother should know
Sing it again
Let’s all get up and dance to a song
that was a hit before your mother was born
Though she was born a long, long time ago
Your mother should know
Your mother should know
Lift up your hearts and sing me a song
that was a hit before your mother was born
Though she was born a long, long time ago
Your mother should know
Your mother should know
Your mother should know
Your mother should know
Sing it again
Da da da da da da da da da
da da da da da da da da da da da
Though she was born a long, long time ago
Your mother should know
Your mother should know
Your mother should know
Your mother should know
Your mother should know
Your mother should know
Tua madre dovrebbe conoscerla
Alziamoci tutti quanti e balliamo una canzone
Che era un pezzo di successo prima che tua madre nascesse,
sebbene lei sia nata molto tempo fa
tua madre dovrebbe conoscerla – tua madre dovrebbe conoscerla.
Cantiamola di nuovo
Innalzate i vostri cuori e cantate per me una canzone
Che era un pezzo di successo prima che tua madre nascesse,
sebbene lei sia nata molto tempo fa.
Tua madre dovrebbe conoscerla – tua madre dovrebbe conoscerla.
Innalzate i vostri cuori e cantate per me una canzone
Che era un pezzo di successo prima che tua madre nascesse,
sebbene lei sia nata molto tempo fa.
Tua madre dovrebbe conoscerla – tua madre dovrebbe conoscerla.
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Cantiamola di nuovo
Da da da da da da da da da
da da da da da da da da da da da
…. Sebbene lei sia nata molto tempo fa….
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
Tua madre dovrebbe conoscerla
C’è uno sciocco sulla collina….
Day after day, alone on the hill,
The man with the foolish grin is keeping perfectly still.
But nobody wants to know him,
They can see that he’s just a fool.
And he never gives an answer …..
But the fool on the hill,
Sees the sun going down.
And the eyes in his head,
See the world spinning around.
Well on his way, his head in a cloud,
The man of a thousand voices, talking perfectly loud.
But nobody ever hears him,
Or the sound he appears to make.
And he never seems to notice …..
But the fool on the hill,
Sees the sun going down.
And the eyes in his head,
See the world spinning around.
And nobody seems to like him,
They can tell what he wants to do.
And he never shows his feelings,
But the fool on the hill,
Sees the sun going down.
And the eyes in his head,
See the world spinning around.
Lo sciocco sulla collina
Giorno dopo giorno, solo su una collina,
l’uomo col ghigno da sciocco se ne sta perfettamente immobile
ma nessuno lo vuole conoscere, vedono che è solo uno sciocco
e lui non dà mai una risposta.
Ma lo sciocco sulla collina vede il sole tramontare
e con gli occhi della mente vede il mondo girare.
Strada facendo, testa in una nuvola,
l’uomo dalle mille voci parla assolutamente forte
ma nessuno lo sente mai
o sente il suono che pare emettere
e lui non sembra mai accorgersene
Ma lo sciocco sulla collina vede il sole tramontare
e con gli occhi della mente vede il mondo girare.
E non sembra piacere a nessuno,
possono dire cosa vuole fare
e lui non mostra mai i suoi sentimenti
Ma lo sciocco sulla collina vede il sole tramontare
e con gli occhi della mente vede il mondo girare.
Girare e girare e girare e girare e girare.
Lui non li ascolta mai,
sa che sono loro gli sciocchi
a loro lui non piace
Ma lo sciocco sulla collina vede il sole tramontare
e con gli occhi della mente vede il mondo girare.
Girare e girare e girare …
Billy Jean – M. Jackson
Maturità 2008 / 09: la versione di Cicerone e le traduzioni
Pag. 1/1 Sessione ordinaria 2009
Seconda prova scritta
M490 – ESAME DI STATO DI LICEO CLASSICO
CORSO DI ORDINAMENTO
Versione dal LATINO
Clemenza e severità
Nec vero audiendi qui graviter inimicis irascendum putabunt idque magnanimi et fortisviri esse censebunt; nihil enim laudabilius, nihil magno et praeclaro viro dignius placabiliate atque clementia. In liberis vero populis et in iuris aequabilitate exercenda etiam est facilitas et altitudo animi quae dicitur, ne si irascamur aut intempestive accedentibus aut impudenter rogantibus in morositatem inutilem et odiosam incidamus. Et tamen ita probanda est mansuetudo atque clementia, ut adhibeatur reipublicae causa severitas, sine qua administrari civitas non potest. Omnis autem et animadversio et castigatio contumelia vacare debet, neque ad eius qui punitur aliquem aut verbis castigat sed ad reipublicae utilitatem referri. Cavendum est etiam ne maior poena quam culpa sit, et ne isdem de causis alii plectantur, alii ne appellentur quidem. Prohibenda autem maxime est ira puniendo; numquam enim iratus qui accedet ad poenam mediocritatem illam tenebit quae est inter nimium et parum, quae placet Peripateticis, et recte placet, modo ne laudarent iracundiam et dicerent utiliter a natura datam. Illa vero omnibus in rebus repudianda est, optandumque ut ii qui praesunt reipublicae legum similes sint, quae ad puniendum non iracundia sed aequitate ducuntur.
Cicerone
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La traduzione pubblicata da http://www.corriere.it
E non dovranno davvero essere ascoltati quelli che penseranno necessario adirarsi duramente con gli avversari e che riterranno che ciò sia degno dell’uomo magnanimo e forte; niente infatti è più lodevole, niente è più degno dell’uomo grande e illustre dell’indulgenza e della clemenza.
In verità presso popoli liberi e nell’equità del diritto, si deve esercitare anche l’affabilità e quella che si dice imperscrutabilità dell’animo affinché, se ci adiriamo o con coloro che ci avvicinano in un momento inopportuno o ci fanno richieste in modo sfrontato, non cadiamo in una intrattabilità inutile e detestabile. E d’altra parte si deve lodare la mitezza e clemenza in modo tale che però, per il bene dello Stato, sia usata la severità, senza la quale una comunità non può essere amministrata. Ogni provvedimento e ogni rimprovero deve poi essere privo di offesa e non deve essere rapportato all’interesse di colui che punisce qualcuno o lo rimprovera a parole, ma a quello dello Stato. Bisogna anche evitare che la punizione sia maggiore della colpa e che, per le medesime imputazioni, alcuni siano puniti, altri neppure chiamati in giudizio.
Soprattutto poi si deve tener lontana l’ira dal punire; mai infatti chi si accosterà irato a comminare la pena manterrà quella via di mezzo che sta tra il troppo e il troppo poco, che piace ai Peripatetici -e giustamente piace- a condizione di non lodare l’iracondia e non dire che utilmente essa ci sia stata fornita dalla natura . Quella anzi deve essere respinta in tutti i campi e si deve desiderare che coloro che sono a capo dello Stato siano in tutto simili alle leggi, le quali sono condotte a punire non dall’iracondia, ma dal senso di giustizia.
Giorgio Sturaro e Laura Pizzetti
(Liceo Classico Setti Carraro)
Qui sotto potete leggere la traduzione tratta dal sito:
http://www.studenti.it/superiori/maturita/prove_svolte/2009_versione_latino.php
Non bisogna ascoltare coloro i quali credono che dobbiamo adirarci fieramente con i nostri nemici e anzi vedono appunto nell’adirarsi il carattere distintivo dell’uomo magnanimo e forte: no, le virtù più belle, le virtù più degne di un uomo grande e nobile sono la mitezza e la clemenza. Negli Stati liberi in cui regna l’uguaglianza del diritto bisogna anche dare prova di una certa arrendevolezza e di quella che è solita chiamarsi padronanza di sé per non incorrere nell’accusa di inutile e odiosa scontrosità se ci capita di adirarci con visitatori inopportuni o con sollecitatori sfrontati. E tuttavia la mite e mansueta clemenza è degna di lode solo a patto che per il bene superiore dello Stato si adoperi anche la severità senza la quale non esisterebbe nessun governo. Ogni punizione e ogni rimprovero però, devono essere privi di offesa e mirare non alla soddisfazione di colui che punisce o rimprovera, ma solo al vantaggio dello Stato.
Bisogna anche stare attenti che la pena non sia maggiore della colpa e che non avvenga che per le medesime ragioni alcuni siano duramente puniti, altri neppure richiamati al dovere. E’ da evitare soprattutto la collera nell’atto stesso del punire: chi si accinge al castigo in preda alla collera non manterrà mai quella giusta via di mezzo che intercorre fra il troppo e il poco, metodo che piace tanto ai Peripatetici ed è giustamente gradito, ma poi non dovrebbero lodare l’ira dicendo che essa è un utile dono della natura. No, l’ira deve essere tenuta lontana in tutte le cose e bisogna fare in modo che i governatori dello Stato assomiglino alle leggi che sono spinte a punire non per impeto d’ira, ma per dovere di giustizia.
In bocca al lupo per la terza prova!!!
Morto Michael Jackson
Oggi….
le tracce di italiano per controllarne lo svolgimento
Maturità 2008/09: saggio breve tecnico scientifico + altre tracce
4. AMBITO TECNICO – SCIENTIFICO
ARGOMENTO: Social Network, Internet, New Media.
«Immagino che qualcuno potrebbe dire: “Perché non mi lasciate da solo? Non voglio far parte della vostra Internet, della vostra civiltà tecnologica, o della vostra società in rete! Voglio solo vivere la mia vita!” Bene, se questa è la vostra posizione, ho delle brutte notizie per voi. Se non vi occuperete delle reti, in ogni caso saranno le reti ad occuparsi di voi. Se avete intenzione di vivere nella società, in questa epoca e in questo posto, dovrete fare i conti con la società in rete. Perché viviamo nella Galassia Internet.»
M. CASTELLS¸ Galassia Internet, trad. it., Milano 20072
«C’è una mutazione in atto ed ha a che fare con la componente “partecipativa” che passa attraverso i media. Quelli nuovi caratterizzati dai linguaggi dell’interattività, da dinamiche immersive e grammatiche connettive. […] Questa mutazione sta mettendo in discussione i rapporti consolidati tra produzione e consumo, con ricadute quindi sulle forme e i linguaggi dell’abitare il nostro tempo. Questo processo incide infatti non solo sulle produzioni culturali, ma anche sulle forme della politica, sulle dinamiche di mercato, sui processi educativi, ecc. […] D’altra parte la crescita esponenziale di adesione al social network ha consentito di sperimentare le forme partecipative attorno a condivisione di informazioni e pratiche di intrattenimento, moltiplicando ed innovando le occasioni di produzione e riproduzione del capitale sociale.»
G. BOCCIA ARTIERI, Le culture partecipative dei media. Una introduzione a Henry Jenkins, Prefazione a H. JENKINS, Fan, Blogger e Videogamers. L’emergere delle culture partecipative nell’era digitale, Milano 2008
«Ciò che conosciamo, il modo in cui conosciamo, quello che pensiamo del mondo e il modo in cui riusciamo a immaginarlo sono cruciali per la libertà individuale e la partecipazione politica. Il fatto che oggi così tanta gente possa parlare, e che si stia raggruppando in reti di citazione reciproca, come la blogosfera, fa sì che per ogni individuo sia più facile farsi ascoltare ed entrare in una vera conversazione pubblica. Al contempo, sulla Rete ci sono un sacco di sciocchezze. Ma incontrare queste assurdità è positivo. Ci insegna a essere scettici, a cercare riferimenti incrociati e più in generale a trovare da soli ciò che ci serve. La ricerca di fonti differenti è un’attività molto più coinvolgente e autonoma rispetto alla ricerca della risposta da parte di un’autorità.»
Y . BENKLER, Intervista del 10 maggio 2007, in omniacommunia.org
«Siamo in uno stato di connessione permanente e questo è terribilmente interessante e affascinante. È una specie di riedizione del mito di Zeus Panopticon che sapeva in ogni momento dove era nel mondo, ma ha insito in sé un grande problema che cela un grave pericolo: dove inizia il nostro potere di connessione inizia il pericolo sulla nostra libertà individuale. Oggi con la tecnologia cellulare è possibile controllare chiunque, sapere con chi parla, dove si trova, come si sposta. Mi viene in mente Victor Hugo che chiamava tomba l’occhio di Dio da cui Caino il grande peccatore non poteva fuggire. Ecco questo è il grande pericolo insito nella tecnologia, quello di creare un grande occhio che seppellisca l’uomo e la sua creatività sotto il suo controllo. […] Come Zeus disse a Narciso “guardati da te stesso!” questa frase suona bene in questa fase della storia dell’uomo.»
D. DE KERCKHOVE, Alla ricerca dell’intelligenza connettiva, Intervento tenuto nel Convegno Internazionale “Professione Giornalista: Nuovi Media, Nuova Informazione” – Novembre 2001
«Agli anziani le banche non sono mai piaciute un granché. Le hanno sempre guardate col cipiglio di chi pensa che invece che aumentare, in banca i risparmi si dissolvono e poi quando vai a chiederli non ci sono più. […] È per una curiosa forma di contrappasso che ora sono proprio gli anziani, e non i loro risparmi, a finire dentro una banca, archiviati come conti correnti. Si chiama “banca della memoria” ed è un sito internet […] che archivia esperienze di vita raccontate nel formato della videointervista da donne e uomini nati prima del 1940. […] È una sorta di “YouTube” della terza età.»
A. BAJANI, «YouTube» della terza età, in “Il Sole 24 ORE”, 7 dicembre 2008
«Una rivoluzione non nasce dall’introduzione di una nuova tecnologia, ma dalla conseguente adozione di nuovi comportamenti. La trasparenza radicale conterà come forza di mercato solo se riuscirà a diventare un fenomeno di massa; è necessario che un alto numero di consumatori prendano una quantità enorme di piccole decisioni basate su questo genere di informazioni. […] Grazie al social networking, anche la reazione di un singolo consumatore a un prodotto si trasforma in una forza che potrebbe innescare un boicottaggio oppure avviare affari d’oro per nuove imprese. […] I più giovani sono sempre in contatto, attraverso Internet, come non è mai accaduto prima d’ora e si scambiano informazioni affidabili, prendendosi gioco, al contempo, di quelle fonti su cui si basavano le generazioni precedenti. Non appena i consumatori – specialmente quelli delle ultime generazioni – si sentono compiaciuti o irritati per la cascata di rivelazioni che la trasparenza offre sui prodotti, diffondono istantaneamente le notizie.»
D. GOLEMAN, Un brusio in rapida crescita, in Intelligenza ecologica, Milano 2009
TIPOLOGIA C – TEMA DI ARGOMENTO STORICO
Nel 2011 si celebreranno i 150 anni dell’unità d’Italia. La storia dello Stato nazionale italiano si caratterizza per la successione di tre tipi di regime: liberale monarchico, fascista e democratico repubblicano.
Il candidato si soffermi sulle fasi di passaggio dal regime liberale monarchico a quello fascista e dal regime fascista a quello democratico repubblicano. Evidenzi, inoltre, le caratteristiche fondamentali dei tre tipi di regime.
TIPOLOGIA D – TEMA DI ORDINE GENERALE
Con legge n. 61 del 15 aprile 2005, il 9 novembre è stato dichiarato «Giorno della libertà», “quale ricorrenza dell’abbattimento del muro di Berlino, evento simbolo per la liberazione di Paesi oppressi e auspicio di democrazia per le popolazioni tuttora soggette al totalitarismo”.
A vent’anni dalla caduta del muro di Berlino, il candidato rifletta sul valore simbolico di quell’evento ed esprima la propria opinione sul significato di “libertà” e di “democrazia”.
AMBITO STORICO – POLITICO: cultura giovanile
AMBITO STORICO – POLITICO
ARGOMENTO: Origine e sviluppi della cultura giovanile.
DOCUMENTI
«Gli stili della gioventù americana si diffusero direttamente o attraverso l’amplificazione dei loro segnali mediante la cultura inglese, che faceva da raccordo tra America ed Europa, per una specie di osmosi spontanea. La cultura giovanile americana si diffuse attraverso i dischi e le cassette, il cui più importante strumento promozionale, allora come prima e dopo, fu la vecchia radio. Si diffuse attraverso la distribuzione mondiale delle immagini; attraverso i contatti personali del turismo giovanile internazionale che portava in giro per il mondo gruppi ancora piccoli, ma sempre più folti e influenti, di ragazzi e ragazze in blue jeans; si diffuse attraverso la rete mondiale delle università, la cui capacità di rapida comunicazione internazionale divenne evidente negli anni ’60. Infine si diffuse attraverso il potere condizionante della moda nella società dei consumi, una moda che raggiungeva le masse e che veniva amplificata dalla spinta a uniformarsi propria dei gruppi giovanili. Era sorta una cultura giovanile mondiale.»
E.J. HOBSBAWM, Il secolo breve, trad. it., Milano 1997
«La cultura giovanile negli ultimi quattro decenni s’è mossa lungo strade nuove, affascinanti, ma al tempo stesso, anche pericolose. I diversi percorsi culturali che i giovani hanno affrontato dagli anni cinquanta ad oggi sono stati ispirati soprattutto dai desideri e dalle fantasie dell’adolescenza; anche i rapporti spesso conflittuali con gli adulti e l’esperienza culturale delle generazioni precedenti, tuttavia, hanno profondamente influenzato la loro ricerca. Essi sono andati fino ai limiti estremi della propria fisicità, hanno esplorato nuove dimensioni della mente e della realtà virtuale, hanno ridisegnato la geografia dei rapporti sessuali, affettivi e sociali, hanno scoperto, infine, nuove forme espressive e comunicative. […] Le strategie sperimentate dai giovani, in sostanza, propongono tre differenti soluzioni. La prima, di marca infantile, è fondata sulla regressione e sulla fuga dalla realtà per affrontare il dolore ed il disagio della crescita. Essa, quindi, suggerisce di recuperare il piacere ed il benessere nell’ambito della fantasia e dell’illusione. L’esperienza eccitatoria della musica techno e d’alcune situazioni di rischio, il grande spazio onirico aperto dalle droghe e dalla realtà virtuale, la dimensione del
gioco e del consumo, sono i luoghi privilegiati in cui si realizza concretamente questo tipo di ricerca. […] La seconda strategia utilizza la trasgressione e la provocazione per richiamare l’adulto alle sue responsabilità e per elaborare le difficoltà dell’adolescenza. […] La terza strategia, infine, la più creativa, prefigura un modo nuovo di guardare al futuro, più carico d’affettività, pace e socialità. Essa s’appoggia sulle capacità intuitive ed artistiche dei giovani, e lascia intravedere più chiaramente una realtà futura in cui potranno aprirsi nuovi spazi espressivi e comunicativi.»
D. MISCIOSCIA, Miti affettivi e cultura giovanile, Milano 1999
«Oggi il termine “cultura giovanile”, quindi, non ha più il significato del passato, non indica più ribellione, astensionismo o rifiuto del sistema sociale. Non significa più nemmeno sperimentazione diretta dei modi di vivere, alternativi o marginali rispetto ad un dato sistema sociale. Cultura giovanile sta ad indicare l’intrinseca capacità che i giovani hanno di autodefinirsi nei loro comportamenti valoriali all’interno della società della quale sono parte.»
L. TOMASI, Introduzione. L’elaborazione della cultura giovanile nell’incerto contesto europeo, in L. TOMASI (a cura di), La cultura dei giovani europei alle soglie del 2000, Milano 1998
